Al fine di avere un quadro chiaro sull’efficacia dei programmi di sviluppo rurale nella programmazione 2007-2013 per proporre eventuali modifiche della legislazione, la Commissione europea ha lanciato una rivolta ai cittadini e alle parti interessate https://ec.europa.eu/eusurvey/runner/9112b2a7-7499-4321-b709-a610021d818a?draftid=ee75ea99-afe9-4dd8-8314-0bad5b2d60fa&surveylanguage=IT

La consultazione, che durerà fino al 20 aprile 2018, ha l’obiettivo di valutare che cosa ha funzionato e che cosa meno durante il precedente periodo di programmazione; ciò al fine di migliorare la politica di sviluppo rurale in futuro. Tra le domande del questionario, vi sono quelle relative alla misura in cui i programmi di sviluppo rurale abbiano migliorato la competitività dell’agricoltura e della silvicoltura, contribuito a migliorare l’ambiente e le campagne, nonché a migliorare la qualità della vita nelle zone rurali e a diversificare l’economia rurale. Gli esiti della consultazione saranno tenuti in considerazione nell’elaborazione delle proposte legislative che faranno seguito alla pubblicazione della Comunicazione sul futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura dello scorso novembre. Tutti gli agricoltori sono invitati a contribuire alla consultazione, compilando il questionario in linea con le esigenze più volte espresse dalle imprese. Per Confagricoltura lo sviluppo rurale è una politica fondamentale per garantire investimenti, innovazione, tutela del territorio, occupazione e tenuta economica nelle aree più svantaggiate o remote. È necessario, tuttavia, intervenire affinché i fondi di sviluppo rurale si concentrino maggiormente ed esclusivamente sulle imprese agricole e non vadano dispersi. È, inoltre, necessario fare in modo che i Piani di Sviluppo Rurale siano più snelli, più flessibili e che non generino spreco di risorse, evitando per quanto possibile il disimpegno (e quindi la perdita) di importanti risorse. Confagricoltura chiede un alleggerimento della programmazione e una maggiore flessibilità per gli Stati membri negli aspetti puramente gestionali (calcolo dei premi, criteri di ammissibilità delle spese, modifiche dei PSR, etc). Infine, una ulteriore forma di flessibilità potrà essere immaginata a livello delle somme che comunque, nonostante la semplificazione, potranno andare al disimpegno: si potrebbe immaginare che lo Stato membro possa decidere di riutilizzare le somme anche attraverso un trasferimento di quei fondi dal 2° al 1° pilastro.