Tutte le persone, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal proprio reddito o provenienza geografica, hanno il diritto ad un ambiente sano, equilibrato e sostenibile”. È proprio ispirandosi a questo principio che 20 milioni di cittadini americani nel 1970, a seguito di un disastro ambientale, si mobilitarono per una manifestazione a difesa della Terra: venne così istituita una giornata in celebrazione del pianeta che ne evidenziasse l’unicità e ricordasse ai suoi abitanti l’importanza di salvaguardare i diversi habitat per garantire la sopravvivenza di tutte le specie, umana compresa.
Il tema di quest’anno è “Pianeta contro Plastica”, per sottolineare la necessità di ridurre la produzione di questo materiale del 60% entro il 2040.
Gli eventi di celebrazione della Terra si inseriscono nel contesto più ampio del G7 Clima, Energia e Ambiente che si terrà a Torino dal 28 al 30 aprile prossimi. Il programma sarà articolato in cinque principali aree tematiche: economia circolare, energie rinnovabili, azione climatica e acqua.
La riduzione del 60% della produzione di tutte le materie plastiche entro il 2040 e l’investimento in tecnologie e materiali innovativi per costruire una realtà priva di plastica sono due obiettivi che crediamo possano essere raggiungibili”, afferma Lella Bassignana, presidente di Agripiemonteform, emanazione di Confagricoltura Piemonte, che si occupa di formazione, ricerca e sviluppo in ambito agricolo e rurale. “Occorre promuovere una diffusa consapevolezza e un altrettanto adeguata divulgazione dei danni causati dalla plastica alla salute umana, animale e a tutta la biodiversità, come per esempio quelli dell’industria dell’abbigliamento, che produce ogni anno oltre 100 miliardi di capi utilizzando petrolio grezzo. Al contrario, purtroppo, il fenomeno del FastFashion, letteralmente della moda usa e getta, non accenna a diminuire ed è anzi in costante aumento”.
È stato appena riconosciuto il ruolo sociale dell’imprenditore agricolo e la sua funzione in tutela del paesaggio e dell’ambiente – evidenzia Bassignana – questo ci inorgoglisce e rimarca l’impegno che da sempre portiamo avanti con le nostre aziende agricole: formare in maniera coerente gli imprenditori agricoli e sensibilizzare le future generazioni, affinché adottino stili di vita rispettosi dell’ambiente e in sintonia con gli obiettivi dell’Agenda 2030 per uno sviluppo globale sostenibile”.

Nell’audizione di lunedì presso le Commissioni Congiunte di Bilancio sul DEF, Confagricoltura ha evidenziato una evidente difficoltà delle imprese agricole nella loro tenuta competitiva, dovuta a varie motivazioni, tra le quali l’aumento dei costi.
Secondo l’ISTAT, al netto delle variazioni dei prezzi, nel 2023 si riducono in volume la produzione dell’agricoltura (-1,4%) e, ancora di più, il valore aggiunto ai prezzi base (-2%); in calo anche le unità di lavoro (-4,9%). Le stime hanno evidenziato per il settore primario una variazione più moderata rispetto al 2022, con una graduale mitigazione degli effetti derivanti dall’instabilità dei mercati internazionali delle materie prime agricole e dei prodotti energetici. Tuttavia, l’andamento è stato fortemente influenzato dai fattori climatici avversi che hanno compromesso molte colture. L’annata, infatti, è risultata negativa (-2,4% in volume).
La decisione del Governo di presentare la versione semplificata del DEF, senza quadro programmatico, accoglie un suggerimento della Commissione europea che Confagricoltura interpreta con favore. Ciò consentirà, infatti, di concentrarsi sui problemi oggettivi che l’Italia dovrà affrontare e che condizioneranno le scelte in tema di politica di bilancio per i prossimi anni.
Risulta necessario creare interventi che diano una spinta rapida e mirata agli investimenti e alla aggregazione. Nello specifico, servono incentivi al fine di massimizzare il contributo delle Banche nell’attuazione anche degli investimenti connessi al PNRR: rafforzare gli strumenti di garanzia pubblica a favore delle imprese, per mitigare l’aumento dei tassi di interesse e facilitare gli interventi degli Istituti di credito; implementare gli strumenti di finanza agevolata per erogare contributi a fondo perduto e in conto interessi sul modello, ad esempio, della cosiddetta ‘Nuova Sabatini’”, ha affermato Alessandra Ausanio per Confagricoltura.
La Confederazione ha posto l’accento su due elementi fondamentali: favorire l’aggregazione delle imprese agricole e agroalimentari attraverso lo strumento delle filiere intese come Reti di Impresa; incentivare le agroenergie come fonti rinnovabili.
La crescita delle agroenergie rappresenta a nostro avviso lo strumento più efficace per traguardare gli obiettivi di decarbonizzazione del Paese nei diversi settori di produzione e un volano per la nostra economia”, ha proseguito Ausanio.
L’inserimento tra le attività connesse della produzione di energia elettrica e calorica da fonti agroforestali e fotovoltaiche, di carburanti e prodotti chimici di origine agroforestale, costituirebbe il giusto riconoscimento alle imprese agricole del ruolo, sempre più determinante, che svolgono nel campo della produzione di energie da fonti rinnovabili, contribuendo in modo rilevante alla transizione ecologica in contrasto al climate change.
Si fa quindi necessario un definitivo chiarimento relativo alla tassazione di biogas e biomasse, come richiesto da tempo da Confagricoltura”, ha concluso Ausanio.
La Confederazione, infine, si è espressa in modo fermamente contrario alla tassazione sulla cessione del diritto di superficie, introdotta dall’ultima Legge di Bilancio, proponendo come correttivo l’esclusione dei contratti preliminari sottoscritti prima di dicembre 2024 e l’inserimento di una imposta sostitutiva.

La Commissione UE ha pubblicato il 19 aprile scorso un provvedimento che va a modificare la direttiva nitrati (direttiva 91/676/CEE), in merito all’utilizzo di determinati materiali fertilizzanti derivanti dagli effluenti di allevamento. In particolare, gli Stati membri potranno autorizzare l’uso di fertilizzanti provenienti da effluenti di allevamento sottoposti a trasformazione con un limite di azoto pari a 270 kg per ettaro all’anno, purché siano soddisfatte alcune condizioni di natura tecnica.
Confagricoltura condivide la ratio della modifica presentata: facilitare l’utilizzo dei Renure (Recovered Nitrogen from Manure Products), con le dovute garanzie e condizioni, al fine di recuperare dai reflui degli allevamenti l’azoto, elemento fondamentale per sostenere la fertilità del suolo.
Per la Confederazione, la proposta avanzata dalla Commissione al Consiglio Europea potrebbe essere la strada giusta per andare incontro sia all’obiettivo europeo di riduzione degli input chimici con fertilizzanti a base organica, sia alle necessità del settore primario di ridurre i costi legati ai processi produttivi delle sue imprese.
Più in generale, Confagricoltura valuta positivamente la decisione della Commissione di iniziare a mettere mano ad una direttiva vecchia ormai di 33 anni, ma resta in attesa di una revisione organica del testo. Una revisione che Palazzo della Valle ha inserito tra i dieci punti che compongono il documento consegnato alle istituzioni europee durante l’assemblea straordinaria a Bruxelles del 26 febbraio scorso.

Un settore agricolo competitivo, sostenibile e resiliente rappresenta un interesse strategico fondamentale per l’Unione europea”, si legge nelle conclusioni del Consiglio europeo straordinario che si è svolto il 17 e 18 aprile, a Bruxelles.
Prendiamo atto con favore della presa di posizione dei capi di Stato e di governo, ma per rilanciare la competitività dell’agricoltura e continuare a garantire la sicurezza alimentare, è indispensabile un cambiamento radicale ed urgente della PAC”, dichiara il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti.
La produzione, la competitività, la tutela dei redditi degli agricoltori vanno riportate al centro dell’attenzione. Durante la legislatura in scadenza, la maggiore sostenibilità ambientale, l’adattamento al cambiamento climatico, la tutela delle risorse naturali sono state perseguite con l’imposizione di divieti e vincoli all’attività delle imprese e crescenti adempimenti burocratici. Sono, invece, vere e proprie opportunità di crescita e di rafforzamento della produttività delle imprese grazie alla diffusione delle innovazioni tecnologiche”.
Nel rapporto curato da Enrico Letta sul mercato unico presentato al Consiglio europeo, sono stati messi in evidenza i ritardi accumulati dall’Unione nei confronti degli Stati Uniti e della Cina in termini di competitività e produzione delle innovazioni tecnologiche più avanzate.
Nel quadro delle politiche di ingenti aiuti pubblici alle imprese, l’agricoltura non è stata messa da parte”, evidenzia il presidente di Confagricoltura.
La Cina ha avviato un programma di acquisti di terreni agricoli, specialmente in Africa, per la produzione di materie prime agricole destinate ai consumatori cinesi. Sono stati costituiti rilevanti stock pubblici di grano e semi oleosi per la sicurezza alimentare, mentre si punta ad aumentare la produzione interna di cereali di almeno 50 milioni di tonnellate”.
Negli Stati Uniti – prosegue Giansanti – sono stati stanziati 20 miliardi di dollari per incentivare gli investimenti delle imprese a favore della sostenibilità ambientale e per una minore pressione sulle risorse naturali. I primi risultati positivi sono già arrivati. Secondo i dati dell’Ente per la protezione dell’Ambiente, nel 2022, le emissioni di CO2 sono tornate sui livelli in essere nel 2012. Nel 2022 rispetto all’anno precedente, il taglio delle emissioni dell’agricoltura e degli allevamenti è stato il più alto tra tutti i settori produttivi”.
Spetta ora all’Unione europea cambiare decisamente rotta e prospettive”, conclude il presidente di Confagricoltura.

Si è conclusa mercoledì la cinquantaseiesima edizione del Vinitaly, il salone internazionale del vino e delle bevande spiritose che si svolge a Verona dal 1967. Certificato nel Mondo, biologico, prodotto in piccoli volumi, altro prodotto di assoluto pregio per l’Italia, il vino piemontese è stato protagonista in alcuni eventi organizzati da Confagricoltura Cuneo e Torino
Presente anche la delegazione della Confagricoltura di Asti, nella giornata di lunedì 15 aprile, composta dal presidente Gabriele Baldi, il direttore Mariagrazia Baravalle e dalla referente dell’Ufficio Vino Alessia Fusco

Si tratta della vetrina più interessante a livello nazionale per i produttori e per gli estimatori del settore, un grande hub di confronto tra imprenditori, docenti universitari ed esperti del comparto. Anche nel 2024, il Vinitaly di Verona si è confermato il miglior veicolo per promuovere il vino italiano e i tanti primati che i produttori riescono ad ottenere nel Mondo.
Il Piemonte è stato protagonista sia nello spazio allestito dal Consorzio Piemonte Land (di cui fanno parte 14 Consorzi piemontesi), dove si è tenuto il passaggio di consegne da “Erbaluce Vitigno dell’anno 2023” a “Brachetto vitigno dell’anno 2024” e la presentazione del programma di iniziative per la sua valorizzazione, sia nel padiglione di Confagricoltura, dove le Unioni provinciali di Cuneo e Torino hanno condotto due degustazioni di vini, in abbinamento con i prodotti del territorio e di altre Regioni (Lombardia e Toscana).
A margine della manifestazione, il presidente Enrico Allasia si è così espresso: “È innegabile che il settore stia soffrendo poiché, oltre alla flessione dell’export, incide soprattutto il cambio delle abitudini di consumo degli italiani, passate dai 54 litri annui di fine secolo scorso agli attuali 37. Complice la crisi in atto, i consumatori apprezzano vini più leggeri, più freschi. Da evidenziare però che i bianchi strutturati hanno acquisito un pregio analogo a quello dei grandi rossi nella percezione del pubblico e vengono proposti soprattutto nei grandi eventi. Le notevoli giacenze che le cantine italiane stanno gestendo dal post-Covid in poi non accennano a diminuire e per reagire è necessario commercializzare bene il prodotto a disposizione, capitalizzando l’ottima reputazione di cui il vino italiano, insieme a tutto l’agrifood nazionale, gode all’estero”.
Confagricoltura Piemonte, partecipando ai diversi Tavoli tecnici organizzati dall’Assessorato Agricoltura e Cibo, si è fatta portavoce delle richieste delle aziende vitivinicole che si trovano ad affrontare quotidianamente problemi dovuti al cambiamento climatico, per esempio grandinate alternate a forti periodi di siccità e alle fitopatie che ne conseguono, chiedendo di intervenire a loro tutela, con provvedimenti mirati.
Abbiamo evidenziato l’esigenza di ragionare sul medio lungo periodo condividendo i dati strutturali di settore per evitare di rincorrere sempre le emergenze che non consentono alle imprese di investire e innovare. Eventi come il Vinitaly fanno nascere riflessioni e offrono spunti per delineare le strategie di valorizzazione del comparto e del settore primario in generale”, ha concluso Allasia.

Alla kermesse veronese era presente anche la Confagricoltura di Asti, nella giornata di lunedì 15 aprile, composta dal presidente Gabriele Baldi, il direttore Mariagrazia Baravalle e dalla referente dell’Ufficio Vino Alessia Fusco. L’organizzazione agricola astigiana, come ogni anno si reca al Vinitaly per fare visita alle proprie aziende associate presenti durante la fiera

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