Roma, 16 ottobre 2019 – “Quella della canapa industriale è una coltura che vanta una tradizione secolare nel nostro Paese, che fino alla metà del Novecento ne era il maggior produttore europeo e il secondo a livello mondiale. Parliamo di una coltura dal grandissimo potenziale, agricolo e non solo dal momento che da essa possono essere ottenuti numerosi prodotti derivati, che è inoltre fondamentale per diversificare il reddito, poiché rappresenta una risposta concreta alle diverse sfide che si trova a dover affrontare il primario, in termini ad esempio di sostenibilità economica, ma anche ambientale vista la minore richiesta di risorse naturali e energetiche che la coltivazione della canapa comporta”. Lo ha sottolineato il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, intervenendo in audizione in Commissione agricoltura della Camera nell’ambito della discussione di alcune risoluzioni sull’uso agricolo dei prodotti derivati dalla cannabis sativa.
Il rilancio della canapa industriale deve pertanto rappresentare una priorità. La sua importanza è legata anche alla multifunzionalità e alla bioeconomia: gli utilizzi della canapa industriale, infatti, vanno dalla biocosmesi alle bioenergie, passando per la bioedilizia, per la nutraceutica e per i biotessuti, senza dimenticare la biocarta e la bioplastica; dai semi di canapa, inoltre, si estrae un olio saturo di grassi essenziali e una farina priva di glutine”, ha ricordato il Coordinamento.
A livello normativo, la Legge 242/2016 con disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa ha dato un grande impulso allo sviluppo della coltura, che attualmente occupa diverse migliaia di produttori agricoli, anche se è necessario sgomberare il campo dalla confusione e dall’incertezza che affliggono il settore; a tal proposito, appare necessario implementare le macrocategorie di prodotti che si possono ottenere dalla pianta di canapa nella sua interezza e integrare il percorso normativo sulle singole destinazioni d’uso”, ha osservato Agrinsieme.
Occorre in particolare impegnare il Governo affinché venga adottata un’apposita iniziativa normativa volta a chiarire e integrare l’attuale quadro normativo sia per quanto riguarda la coltivazione che la successiva trasformazione. In particolare, auspichiamo venga definitivamente chiarita la possibilità di utilizzare tutte le parti della pianta e quindi semi, foglie, fusto e infiorescenze nei diversi ambiti. Allo stesso scopo, sono auspicabili interventi volti a promuovere investimenti in ricerca varietale, meccanizzazione dei sistemi di raccolta e trasformazione della canapa industriale, nonché l’individuazione di misure ad hoc nei PSR. Fondamentale infine la costituzione di un tavolo di settore al Mipaaf, che faciliterebbe la promozione di accordi di filiera con i produttori dei settori alimentare, tessile, edile e cosmetico, nonché norme e regolamenti specifici concordati con tutti gli attori interessati”, ha concluso il Coordinamento.

Folta partecipazione di pubblico in occasione del convegno “Nocciolo: dal vivaio alla tavola” organizzato mercoledì scorso in collaborazione con ISAGRO presso l’azienda “Vivai Nicola” di Mombercelli. Gli oltre 60 partecipanti provenienti da tutto il territorio regionale e non solo (presenti due aziende del mantovano e del pavese) hanno assistito con interesse all’intervento di Enrico Masenga, consulente tecnico specialistico di Confagricoltura Asti, Claudio Aloi, consulente Isagro (azienda specializzata della produzione e commercializzazione di agrofarmaci) e Marco Nicola, titolare di Vivai Nicola che, al termine della mattinata, ha fatto visitare ai presenti la sua azienda.

Nelle foto alcuni momenti dell’incontro

 

 

Desidero richiamare l’attenzione sull’impegno delle donne in agricoltura, che rappresentano il 31% delle titolari di imprese agricole individuali e il 35% in quelle a conduzione societaria, in questo contesto, infatti, l’agroalimentare italiano fattura oltre 140 miliardi di euro. Chiediamo pertanto l’impegno delle istituzioni per favorire la crescita dell’imprenditoria femminile del settore”. Lo ha detto Alessandra Oddi Baglioni presidente di Confagricoltura Donna, in occasione della Giornata internazionale dedicata alle donne rurali, che si celebra oggi.
Confagricoltura Donna, proprio per sottolineare l’importanza dell’agricoltura in rosa, riassume tre storie d’azienda al femminile e lancia su Facebook e Instragram una campagna per far conoscere le imprenditrici e i loro prodotti.
Daniela Milana, di Ispica (Ragusa), nell’azienda biologica di famiglia produce 100 mila kg di carote al giorno, grano, mais, ortaggi e, ovviamente, il ciliegino e il datterino, il pomodoro oblungo e quello a grappolo, e dal prossimo anno l’uva da tavola. “Ho sempre coltivato un’idea – spiega – quella di promuovere la mia terra. Produciamo con cura e attenzione per far conoscere la qualità dei nostri prodotti, il profumo del mare e dei nostri territori. Pensiamo al futuro: è difficile trovare personale che conosca l’inglese, e abbiamo investito sui più piccoli prima con un asilo bilingue e ora, grazie alla sensibilità del preside, anche l’elementare offre il bilinguismo e un orto didattico”.
Sabina Cantarelli, di Tuoro sul Trasimeno (Perugia): “La nostra è un’azienda al femminile creata da mia madre alla fine degli anni ’50. E’ stata un’antesignana: una delle prime ad imbottigliare e già negli anni ’80 ha recuperato i casali per l’agriturismo. Il nostro territorio è particolare perché ha il lago Trasimeno al centro e si sviluppa in un sistema di colline dolci, creando un microclima favorevole per il vino”. Sabina, che è presidente della strada del Vino Trasimeno, punta sull’integrazione tra vigneti e turismo. “I nostri Wine Tours uniscono sempre la visita alle cantine a quella di un borgo. Valorizziamo valori e territorio con le opportunità del web”.
Chi ha l’agricoltura nel DNA ha un amore innato per la terra e per i suoi prodotti. È la nostra vita.” Lo sottolinea Silvia Stringa che, a Voghera (Pavia), conduce con sua sorella Laura la società agricola G.L.S, un’impresa “in rosa da 25 anni”. Sono 120 ettari in cui si producono cereali da seme, pomodori da industria, erba medica, patata e cipolla. “In azienda – racconta – pratichiamo la lotta integrata per tutte le nostre colture e la gestione ottimale delle risorse idriche. Innovazione e sperimentazione sono le nostre parole d’ordine: abbiamo sempre condotto attività sperimentale con l’obiettivo di ottenere i migliori standard”.

Confagricoltura, Cia e Alleanza delle Cooperative, riunite nel coordinamento di Agrinsieme Piemonte hanno scritto una lettera agli assessori regionali all’Agricoltura e all’Ambiente per chiedere un incontro sull’ampliamento delle zone vulnerabili da nitrati. La Regione Piemonte, entro il 30 novembre prossimo, dovrà adottare le proprie determinazioni per la chiusura della procedura di infrazione 2018/2249. L’ipotizzata designazione dell’areale a monte idrogeologico di ciascuno degli 8 pozzi non conformi, localizzati nella pianura cuneese, in quella pinerolese e nel biellese, pur consentendo di rispondere alle richieste della Commissione Europea – scrive il coordinamento di Agrinsieme – espone le imprese agricole a pesanti oneri di ordine operativo e gestionale. Per Confagricoltura, Cia e Alleanza delle Cooperative la presenza di azoto, pur tenendo presente la pressione esercitata dall’attività agricola, sia determinata anche dall’esistenza di numerosi scarichi civili. Ed è proprio partendo da queste considerazioni che occorre ribadire i risultati dello studio ISPRA che evidenziano come la zootecnia in molti casi non sia determinante nella contaminazione delle acque da nitrati; risultati evidenziati anche da altre ricerche effettuate in alcune regioni interessate da importanti realtà zootecniche. Le organizzazioni agricole chiedono anche alla Regione di valutare attentamente, sia in termini di interventi di carattere finanziario, sia per quanto concerne la durata del periodo di adeguamento, le azioni che dovranno essere attivate per il sostegno e l’accompagnamento delle imprese agricole che dovessero risultare interessate dall’ampliamento delle zone vulnerabili.

 

 

(foto tratta da: terraoggi.it)

L’agenzia di stampa Agricolae.eu riporta una dichiarazione del Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova che non lascia spazio ai dubbi sulla volontà di snellire gli adempimenti burocratici a carico delle imprese. “Semplificare è la prima parola che ognuno di noi ascolta da qualsiasi interlocutore del settore. Semplificare è anche una delle missioni più complicate a livello politico. Perché se l’etichetta della burocrazia è semplice da evocare, è molto complicato eliminarla. Su questo non vorrei prendere impegni generici. Credo sia il momento di aprire la possibilità alle aziende di segnalare direttamente e puntualmente quali circolari, quali adempimenti vanno a far sì che più che coltivare cibo, gli agricoltori facciano crescere montagne di carta. Ad esempio chiedendo loro più volte dati che sono già in possesso di una Amministrazione pubblica. Su questo aspetto dobbiamo intervenire il più rapidamente possibile, anche grazie alla tecnologia, con la condivisione dei dati tra articolazioni dello Stato”.
Bene! Adesso attendiamo i passaggi operativi.