La decisione delle autorità di Taiwan ha tutta l’aria di essere un’inaccettabile ritorsione commerciale contro un provvedimento di emergenza sanitaria finalizzato a ridurre il contagio del coronavirus”. Questo il commento del presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti alla decisione della nazione insulare di bloccare le importazioni di carni suine e salumeria dall’Italia, dal momento che il nostro Paese ha bloccato i voli verso la Cina.
Ufficialmente il provvedimento di Taipei è una misura precauzionale per evitare il rischio veterinario di introduzione della peste suina africana (PSA) sull’isola a causa di un peggioramento delle condizioni veterinarie della Sardegna. “In realtà – ha osservato Giansanti – la situazione della PSA nella nostra isola è sotto controllo e le autorità veterinarie, con i produttori, stanno facendo un ottimo lavoro per la sua totale eradicazione; cosa di cui la stessa Tapei è ben consapevole”.
E’ nostra intenzione evidenziare al più presto ai Ministri degli Affari Esteri e delle Politiche Agricole, Di Maio e Bellanova, la situazione che si è creata e le preoccupazioni che lo stop si possa allargare a tutta la Cina – ha concluso il presidente di Confagricolturaservirà un attento lavoro diplomatico perché non si metta a rischio un accordo commerciale faticosamente raggiunto dal nostro Paese due anni fa, fornendo tutte le rassicurazioni richieste da Pechino sulla salubrità e sulla qualità delle carni suine e dei salumi italiani”.

L’Art. 1 comma 225 della Legge di Bilancio, frutto dell’azione sindacale di Confagricoltura che ha proposto e sostenuto la norma nelle sedi competenti, prevede, con l’aggiunta del comma 3 bis all’art. 56 bis del TUIR, che per le attività dirette alla commercializzazione di piante vive e prodotti della floricoltura, acquistate da imprenditori agricoli florovivaistici, nei limiti del 10% del volume di affari, da altri imprenditori florovivaistici, il reddito sia determinato applicando all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni rilevanti ai fini IVA il coefficiente di redditività del 5%. Si tratta di un rilevante risultato atteso che per la categoria delle imprese florovivaistiche è ricorrente il caso in cui per soddisfare le esigenze della clientela si acquistino varietà di prodotti dal altri produttori florovivaistici che ordinariamente richiederebbero la determinazione del reddito in via analitica.

Martedì 18 febbraio la Regione Piemonte ha approvato un provvedimento sollecitato da Confagricoltura che nelle settimane scorse aveva sensibilizzato tutti i capigruppo in Consiglio Regionale. Il provvedimento dispone che il divieto di abbruciamento di materiale vegetale, nel periodo compreso tra il 1° novembre e il 31 marzo dell’anno successivo, possa essere derogato, limitatamente alla combustione dei residui colturali, per un massimo di trenta giorni, anche non continuativi, per i Comuni montani, e per un massimo di 15 giorni, anche non continuativi, per le aree di pianura. Le deroghe potranno essere decise dai sindaci con propria ordinanza, fermo restando i limiti posti dal decreto legislativo 152/2006, che all’art. 182 prevede che i Comuni e le altre amministrazioni competenti in materia ambientale abbiano in ogni momento la possibilità di sospendere, differire o vietare l’abbruciamento delle sterpaglie in tutti i casi in cui sussistano condizioni meteorologiche, climatiche o ambientali sfavorevoli, con particolare riferimento al rispetto dei livelli annuali delle polveri sottili (PM10).
Positivi i commenti della Giunta Regionale: il presidente Alberto Cirio ha sottolineato come la Regione abbia voluto modificare la legge introdotta dall’amministrazione precedente adottando un criterio di buonsenso, per permettere alle migliaia di agricoltori piemontesi di poter svolgere serenamente il proprio lavoro; il vicepresidente e assessore alle Foreste Fabio Carosso ha spiegato come tale modifica normativa sia nata soprattutto dall’esigenza di sostenere l’economia agricola nelle zone montane e collinari, favorendo la corretta gestione dei terreni, nell’ottica anche di una prevenzione dei rischi idrogeologici e di un mantenimento delle coltivazioni agrarie tradizionali con valenza economica, sociale e paesaggistica. In particolare, ciò che che si vuole evitare è che si vengano a creare situazioni di pericolo idrogeologico a causa di accumuli incontrollati di residui vegetali in zone destinate al deflusso dell’acqua.

 

Fonte: Regione Piemonte

 

Foto: Regione Piemonte

Siamo soddisfatti per la conferma anche per il 2020 degli incentivi agli impianti di produzione di energia elettrica alimentati a biogas, con potenza elettrica non superiore a 300 kW e facenti parte del ciclo produttivo di un’impresa agricola e di allevamento. Portiamo a casa un nostro grande risultato, che sottolinea l’importanza strategica delle bioenergie, un modello di sviluppo che mette al centro la sostenibilità, l’economia circolare e l’innovazione tecnologica. In Italia si contano quasi 2 mila impianti e più di 12 mila occupati”. Questo il commento del presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, in relazione alla conversione in legge del DL Milleproroghe, che ha concluso il suo iter nelle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Bilancio della Camera e che lunedì verrà approvato dall’aula (il governo ha posto la fiducia per accelerare i tempi di approvazione).
Il Milleproroghe ha anche confermato il ‘bonus verde’, come avevamo sollecitato – ha proseguito Giansanti – era importante dare continuità a uno strumento che comunque riteniamo potrà essere ulteriormente migliorato”.
E’ stata accolta anche la nostra richiesta di prorogare di un anno l’esenzione della certificazione antimafia – ha proseguito il presidente di Confagricolturabisogna attrezzarsi a dovere per un obbligo che interessa circa un milione di agricoltori beneficiari dei fondi europei”.
Grazie all’azione di Confagricoltura è stato prorogato il passaggio al nuovo sistema di denuncia contributiva mensile all’INPS per le giornate di lavoro svolte dagli operai agricoli (Uniemens agricolo). La proroga si è resa necessaria per le difficoltà procedurali connesse al nuovo sistema. Però in tre mesi non si risolvono problemi molto complessi”.

Cresce il numero delle reti d’impresa in Italia e quello delle imprese agricole che vi aderiscono. Lo evidenzia l’analisi del Centro Studi di Confagricoltura che conferma un aumento complessivo, nel 2019, del 15% delle reti d’impresa e dell’8% delle aziende agricole coinvolte. In termini numerici si tratta di 6.855 imprese agricole su quasi 35.000 reti presenti in tutta la Penisola.
Il Piemonte è la terza regione in Italia in cui le reti di impresa si sono sviluppate maggiormente (+ 19,20%), dopo Valle d’Aosta (+68,8%) e Liguria (+ 19,8 %). Seguono Trentino Alto Adige, Basilicata, Calabria e Friuli Venezia Giulia, tutte con un incremento superiore al 15%.
Va alla Campania il primato per numero di aziende agricole (1.003) aderenti alle reti d’impresa; a seguire il Lazio con 905, il Friuli con 800 e la Toscana con 682. Per il 97% dei casi le imprese agricole hanno allevamenti e coltivazioni. Appena il 2,2% è attivo nel comparto della selvicoltura e lo 0,77% in quello dell’acquacoltura.
A crescere è stato il numero sia di imprese agricole aderenti a “reti contratto”, ovvero quelle in cui le imprese mantengono ciascuna la propria individualità giuridica, che registrano un + 7,2%, sia di quelle coinvolte in “reti soggetto”, che mettendosi in rete costituiscono un’entità giuridica associativa autonoma (+ 11%).
Le reti di impresa, dopo un timido esordio – commenta Confagricolturasi sono rivelate uno strumento giuridico valido a rispondere alle esigenze di aggregazione che mette insieme competenze e settori di attività molto diversi tra loro, ma complementari, in grado di contrastare la frammentazione del tessuto imprenditoriale italiano, incentivando al tempo stesso l’innovazione per operare in un mercato globale sempre più strutturato e complesso“.

 

 

(foto: www.teatronaturale.it)