Un decreto del presidente del consiglio dei ministri – DPCM – interviene sulle specifiche regole della piattaforma nazionale per il rilascio delle certificazioni verdi COVID-19, al fine di integrarle e adattarle rispetto ai nuovi obblighi di controllo in ambito lavorativo in vigore da oggi.
In particolare, il decreto prevede che il Ministero della salute renda disponibili per i datori di lavoro, pubblici e privati, alcune specifiche funzionalità software allo scopo di agevolare la verifica quotidiana delle certificazioni da parte dei datori di lavoro (art. 13, c. 10)
Oltre all’app “VerificaC19” (già oggi disponibile per qualsiasi smartphone), il DPCM contiene le specifiche tecniche per l’integrazione del sistema di lettura e verifica del QR code del certificato verde nei sistemi di controllo agli accessi fisici, inclusi quelli di rilevazione delle presenze, o della temperatura. In altre parole, sarà possibile integrare i sistemi automatizzati di rilevazione delle presenze con la banca dati delle certificazioni verdi, in modo che il controllo del green pass sia integrato con le presenze/assenze al lavoro.
È inoltre prevista la realizzazione di una specifica funzione sul Portale istituzionale INPS – destinata solo ai datori di lavoro con più di 50 dipendenti – che dialoga direttamente con la Piattaforma nazionale per il rilascio delle certificazioni verdi COVID-19.
È appena il caso di evidenziare che, oltre all’evidente ritardo nella predisposizione di tali strumenti da parte del Governo e delle amministrazioni competenti, si tratta di mezzi che verosimilmente troveranno scarsa applicazione nel settore primario, considerato che le imprese agricole raramente impiegano sistemi automatizzati di controllo per l’accesso ai luoghi di lavoro e che l’applicativo che verrà reso disponibile dall’INPS riguarda soltanto i datori di lavoro con più di 50 dipendenti.
Un’importante precisazione contenuta nel DPCM riguarda invece la possibilità di usare certificazioni equivalenti in caso di mancata disponibilità del green pass con QR code per motivi burocratici (per esempio stranieri con codice fiscale provvisorio che hanno effettuato la vaccinazione ma non riescono ad ottenere il green pass). Viene infatti chiarito che i soggetti in attesa di rilascio di valida certificazione verde, nelle more del rilascio e dell’eventuale aggiornamento, potranno avvalersi dei documenti rilasciati, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche e private, dalle farmacie, dai laboratori di analisi, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta (art. 13, comma 12).
A tale proposito va ricordato che la prima dose della vaccinazione è idonea a generare il green pass solo dopo 15 giorni. Quindi anche l’eventuale certificato che attesti l’effettuazione della prima dose potrà essere utilizzato per l’accesso al lavoro solo dopo tale periodo.
Infine si segnala che il Governo ha pubblicato delle FAQ di chiarimento sulla normativa green pass in commento al seguente link:

https://www.governo.it/it/articolo/green-pass-faq-sui-dpcm-firmati-dal-presidente-draghi/18223

Di seguito l’allegato alla Gazzetta Ufficiale di ieri 14 ottobre che pubblica il DPCM sul Green Pass

Gazzetta_Ufficiale_211014_246_Green_Pass

L’emanazione del bando 2021 dell’Operazione 4.1.1 “Miglioramento del rendimento globale e della sostenibilità” è considerata urgente per l’approssimarsi della fine del periodo di programmazione (che si concluderà il 31.12.2022, con rendicontazione dei contributi erogati che ARPEA dovrà fare alla unione Europea entro il cosiddetto periodo N+3).
L’operazione 4.1.1 ha lo scopo di migliorare il rendimento globale delle aziende agricole sostenendo l’acquisizione, la costruzione, la ristrutturazione, l’ampliamento e la modernizzazione dei fabbricati e dei relativi impianti nonché la dotazione di attrezzature e macchinari e l’impianto di coltivazioni legnose agrarie
Il sostegno della operazione 4.1.1 può essere concesso per la realizzazione di investimenti collettivi per uso condiviso da parte di più aziende agricole, investimenti riferiti alla fase della produzione agricola primaria fino alla raccolta compresa. Il contributo è pari al 40% della spesa ammessa; Il limite minimo di spesa ammissibile ai sensi della Operazione 4.1.1 per le domande presentate a valere sul presente bando è di euro 25.000,00, ridotto a 15.000,00 per le aree di montagna.
Al fine di assicurare la sostenibilità economica degli investimenti finanziati, l’importo massimo di sostegno (spesa pubblica complessiva) erogabile ai sensi della Operazione 4.1.1 a ciascuna azienda beneficiaria in riferimento ad ogni domanda presentata è pari a 5 volte la Produzione Standard dell’azienda medesima, con un massimo di 130.000 euro (150.000 per le Aree C2 e D in considerazione della diversa percentuale di contributo sulla spesa).
Per le domande di sostegno relative alla realizzazione di investimenti collettivi per uso condiviso da parte di più aziende agricole, detti importi massimi di sostegno (130.000 euro di contributo per le Aree ABC1 e 150.000 euro per le Aree C2D) devono essere moltiplicati per il numero delle aziende agricole aderenti all’investimento collettivo, conteggiando un massimo di 4 aziende.

Per maggiori informazioni: https://bandi.regione.piemonte.it/contributi-finanziamenti/psr-2014-2020-operazione-411-investimenti-nelle-aziende-agricole-bando-2021

In seguito alle richieste di Confagricoltura Piemonte volte a prorogare la semina degli erbai da sovescio e la distribuzione delle matrici organiche sul terreno, si riporta la risposta della Regione Piemonte presente nella circolare n.25882 del 12/10/2021:

Operazioni 10.1.1, 10.1.2 e 10.1.3 – Impegno facoltativo “erbai autunno-vernini da sovescio”

Viene segnalato che la semina entro il 15 ottobre degli erbai autunno-vernini, impegno aggiuntivo delle operazioni 10.1.1 (produzione integrata) , 10.1.2 (biodiversità nelle risaie) e 10.1.3 (agricoltura conservativa), risulta problematica per condizioni pedoclimatiche contingenti nell’areale interessato da produzioni cerealicole e, in particolare, nelle risaie per difficoltà dovute anche al ritardo con cui procede la campagna di raccolta. In proposito va tenuto presente che simili richieste vengono rivolte quasi ogni anno (si vedano le circolari relative alla situazione del 2019 e del 2020). Si ricorda che il termine per la semina degli erbai è fissato al 15 ottobre affinché la coltura intercalare abbia il tempo di insediarsi entro l’autunno e quindi di garantire un’adeguata copertura del terreno nel periodo invernale. Solo in questo caso l’erbaio può svolgere con piena efficacia l’azione prevista. Il monitoraggio sugli effetti degli interventi agroambientali e la valutazione dei funzionari incaricati dei controlli, infatti, hanno evidenziato che semine più tardive e periodi più brevi di sviluppo degli erbai non consentono l’interramento di una quantità di biomassa tale da determinare apprezzabili benefici ambientali. Peraltro si ricorda che gli erbai seminati successivamente al 15 ottobre non sono automaticamente esclusi, ma la loro riuscita deve essere verificata tramite un controllo in campo perché risultino
ammissibili a premio. Naturalmente non sempre le condizioni climatiche e pedologiche si prestano a una favorevole realizzazione degli erbai autunno-vernini. E’ stata quindi prevista un’applicazione flessibile di questo intervento, proposto come un impegno facoltativo che, qualora assunto, non dev’essere necessariamente attuato ogni anno. L’agricoltore che, in base alla propria organizzazione aziendale o all’andamento stagionale, ritenga di non essere in condizione di realizzarlo secondo le modalità previste, o di non poter sostenere le relative spese nell’incertezza sulla finanziabilità della domanda, può limitarsi ai soli impegni di base. Il bando a questo proposito è chiaro e prevede come comportarsi in questi frangenti: “Qualora circostanze impreviste (es. condizioni meteorologiche avverse) impediscano l’effettuazione degli interventi o ne compromettano la buona riuscita, il richiedente potrà presentare entro il 31/12 di ogni anno di attuazione dell’impegno
facoltativo, mediante l’apposita funzione informatica, una comunicazione di rinuncia totale o parziale all’impegno facoltativo per l’anno in questione, senza incorrere in ulteriori riduzioni di pagamento. Successive rinunce saranno ancora possibili, ma ai sensi del regolamento (UE) n. 809/2014 (art. 3) non potranno essere considerate se l’autorità competente avrà comunicato l’intenzione di effettuare il controllo o avrà riscontrato inadempienze”. Nei casi di mancata semina o di riuscita insoddisfacente dell’erbaio occorre quindi presentare la dichiarazione di rinuncia, che non comporta alcuna sanzione ma soltanto la mancata erogazione del premio riferito all’impegno facoltativo.
Tenuto conto della situazione in corso e del margine di incertezza derivante dal fatto che le graduatorie relative alle operazioni 10.1.2 e 10.1.3 sono in via di definizione, per i nuovi impegni relativi a tali interventi la possibilità di adesione all’impegno facoltativo sarà mantenuta nel 2022 anche in caso di rinuncia nel primo anno.

Azione 10.1.3 – Distribuzione di matrici organiche riferite al primo anno di impegno

In merito alle difficoltà segnalate nell’adempiere alla distribuzione di matrici organiche richiesta dell’azione 10.1.3/3, si prevede quanto segue considerando il non sempre facile reperimento del materiale e il margine di incertezza dovuto al fatto che la graduatoria relativa ai nuovi impegni è in
via di definizione.
Dato atto che di norma la distribuzione del materiale organico avviene in un’unica soluzione, che nei terreni ricadenti in zone vulnerabili da nitrati per molte situazioni e/o materiali il periodo di divieto assoluto va dal 15 novembre al 15 febbraio, che dal punto di vista degli effetti sul suolo una distribuzione nei primi mesi dell’anno può essere paragonabile alla distribuzione effettuata nel tardo autunno precedente, che l’impegno di apportare ogni anno una quantità minima di sostanza
organica può essere rispettato anche differendolo di pochi mesi, si ritiene ammissibile per le domande di nuova adesione che le quantità di matrici organiche non distribuite nell’autunno 2021 possano essere apportate entro il 31 marzo 2022. Si precisa che le relative comunicazioni di avvio delle operazioni in campo dovranno riportare l’indicazione del 2021 come anno di impegno di riferimento e che per l’anno di impegno 2022 dovrà essere effettuata almeno un’altra distribuzione
di matrici organiche, rispettando sia i quantitativi minimi richiesti dall’azione sia i massimali stabiliti per le zone vulnerabili da nitrati, ove applicabili.

Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte: “Serve un riequilibrio della distribuzione del valore aggiunto. Prezzi all’origine troppo bassi, costi di produzione in forte aumento e produzione di fieno in diminuzione mettono in difficoltà gli allevatori. Serve un sostegno economico agli allevatori di vacche da latte, così come è stato previsto per altre filiere produttive.

È necessario un adattamento del prezzo del latte alla stalla che tenga conto degli attuali costi di produzione e della necessità di una più equa distribuzione del valore aggiunto tra gli attori della filiera. Questa la richiesta ribadita ieri da Confagricoltura Piemonte alla riunione organizzata dall’assessorato regionale all’agricoltura per analizzare l’andamento del comparto, caratterizzato da un evidente squilibrio delle quotazioni: il latte all’origine non aumenta, mentre cresce il prezzo dei prodotti caseari finiti.
Il momento – ha sottolineato Cristina Donalisio, allevatore di Confagricoltura Piemonte delegata al comparto latte – è particolarmente difficile per i produttori che conferiscono le loro produzioni destinate all’ottenimento di latte alimentare e formaggi freschi, ma anche quello indirizzato alla produzione di alcuni formaggi a denominazione d’origine protetta non ottiene la giusta remunerazione“.
Le cause di questa situazione – precisa Confagricoltura Piemonte in una nota – sono da addebitarsi all’aumento dei costi di produzione per il rincaro delle materie prime per alimentazione degli animali, delle fonti energetiche e dei fertilizzanti. “Inoltre quest’anno – evidenzia Guido Oitana, presidente della sezione economica latte di Confagricoltura Piemontela siccità ha ridotto la produzione di fieno, che in alcune aree ha fatto registrare un calo del raccolto di oltre il 30% rispetto alla media degli ultimi cinque anni“.
Per il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia è necessario, così come è stato previsto per altre filiere produttive, che vengano erogati sostegni economici da parte dello Stato alle imprese attive nella produzione lattiera. “Alla Regione – ha dichiarato Enrico Allasia – abbiamo chiesto di mantenere attivo un confronto permanente per concertare le azioni da mettere in campo per lo sviluppo del comparto, per migliorare la comunicazione ai consumatori, sia dal punto di vista informativo, sia sotto il profilo promozionale e per individuare interventi volti al rafforzamento della redditività degli operatori della filiera“.
Confagricoltura ricorda che negli ultimi dieci anni il numero delle stalle da latte in Piemonte si è ridotto di oltre il 30%: erano 2.393 nel 2010, mentre attualmente sono 1.622. Per contro la produzione, grazie la capacità imprenditoriale e al miglioramento della selezione genetica, è aumentata. L’anno scorso in Piemonte sono stati prodotti 1.149.823 tonnellate di latte (pari a 1.149.823.000 litri all’anno, 3.150.200 litri di latte al giorno), con un aumento del 4,76% rispetto al 2019. Nei primi sei mesi di quest’anno l’aumento produttivo è stato del 2,31%: questo perché gli allevatori ricavano meno e, per cercare di far quadrare i conti, aumentano le loro produzioni.
Confidiamo che la Regione Piemonte si faccia parte attiva nei confronti del Ministero delle Politiche Agricole – ha aggiunto Allasia – per sostenere la definizione di un accordo con l’industria e la distribuzione organizzata che riconosca agli allevatori un equo compenso per i loro sforzi”.

Aumentare la produttività e la competitività. Sono queste le sfide che l’agricoltura ha di fronte per affrontare i nuovi scenari mondiali che chiedono da una parte di sfamare una popolazione in continuo aumento, dall’altra un sempre maggiore impegno per preservare le risorse naturali. Da qui la necessità per le imprese di diversificare sempre di più le proprie attività”. Così il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti intervenuto alla tavola rotonda “La nuova agricoltura. Agriturismo, vendite dirette, agroenergie: la rivoluzione delle attività connesse”, organizzata da Agribusiness 24, la recente piattaforma de Il Sole 24 Ore che raggruppa tutta l’offerta del gruppo nel settore food, dal campo normativo a quello industriale e finanziario, con analisi ed approfondimenti esclusivi.
Tra le attività connesse, particolarmente importante a parere del presidente di Confagricoltura c’è quella della produzione di energie rinnovabili. “Gli agricoltori – ha ribadito – devono continuare a produrre cibo, ma sempre più saranno chiamati a fornire servizi ecosistemici. In tale contesto le aziende agricole possono assumere un ruolo centrale nella transizione energetica, contribuendo non solo alla decarbonizzazione del settore attraverso la produzione di energia rinnovabile nei comparti della termica, elettricità e biocarburanti, da filiere a biomasse agricole e forestali, senza demonizzare il fotovoltaico da utilizzare nei terreni marginali e meno produttivi che esistono in ogni azienda, ma anche favorendo un incremento della capacità di assorbimento CO2 nei suoli e nei vegetali. Consentendo così di partecipare al processo di crescita della bioeconomia e dell’economia circolare e portando nuove opportunità di reddito nelle aree interne del Paese ove la disponibilità di biomasse è ampia ma scarsamente valorizzata”.
Per la transizione energetica il Recovery fund mette a disposizione 4,5 miliardi. “E’ un’occasione che non possiamo perdere – ha concluso Giansanti – gli agricoltori sono pronti ad investire nelle rinnovabili. C’è bisogno pero’ di iter procedurali e autorizzativi snelli e veloci, che ci consentano di utilizzare questi soldi nel breve tempo a disposizione. Sarebbe veramente grave se, per mancanza di coraggio, ci trovassimo un giorno a dover acquistare energie rinnovabili da altri Paesi a noi vicini”.