Sempre più spesso negli ultimi tempi si sente parlare di energie rinnovabili e impianti di biogas. Si tratta di veri e propri sistemi innovativi in grado di convertire gli scarti organici in energia, producendo inoltre fertilizzanti riutilizzabili in maniera affidabile ed efficiente. Essi rappresentano un’interessante opportunità in quanto preservano l’ambiente evitando la dispersione in atmosfera del metano originato dalla decomposizione delle deiezioni solide e liquide.
Confagricoltura, da sempre molto sensibile a questi principi di ecosostenibilità, ha costituito la Federazione nazionale “Bioeconomia: prodotti e processi innovativi”, presieduta da Ezio Veggia, già vicepresidente nazionale di Confagricoltura e attuale commissario straordinario di Confagricoltura Asti. Un modello che mette al centro il suolo, elemento imprescindibile dal quale derivano le coltivazioni (biomasse) per una corretta alimentazione degli animali.
Confagricoltura Asti ha sempre appoggiato le idee innovative di coloro che intraprendono progetti ecosostenibili che da alcuni anni sul territorio vanno sempre più diffondendosi: modelli incentrati principalmente sull’attività zootecnica, che producono energia rinnovabile utilizzando il letame, insieme con altre biomasse. Questi impianti vanno preservati e incentivati in quanto la loro attività va anche a beneficio dell’intera collettività. Essi infatti sono attenti all’ambiente circostante e operano secondo le norme previste dalla legge in materia di sicurezza, rispettando i parametri legati alla qualità dell’acqua, dell’aria e del suolo. La loro attività è certificata da organismi specifici di controllo e sono soggetti periodicamente a sopralluoghi e controlli accurati da parte di ASL e Arpa che garantiscono il corretto funzionamento dell’impianto. E’ quindi ormai assodato come la zootecnia vada legata sempre più all’energia e all’ambiente, tutto ciò anche per confutare le accuse di essere aziende ad elevato impatto ambientale. Queste attività sono riconosciute ufficialmente dal Consorzio Italiano Biogas che è impegnato nella ricerca per fornire al settore dati veritieri sul tema delle bioenergie, cercando di dare un contributo tangibile al raggiungimento degli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto.

Come precisa l’assessore all’Agricoltura, Giorgio Ferrero, “questa legge non fa scelte pro o contro la caccia, non intende penalizzare nessuno, bensì governare con buon senso tentando di dare risposte ai problemi che le nuove sensibilità e la proliferazione incontrollata di alcune specie sta ponendo ai cittadini e ai territori piemontesi. E’ anche una legge innovativa, perché coniuga la tutela della fauna con l’attività venatoria aggiornandola ai nuovi scenari che si sono determinati con il proliferare della fauna selvatica dannosa non solo alle coltivazioni, ma anche all’ incolumità dei cittadini, penso ai cinghiali e ai caprioli. Se da una parte crescono le specie protette e si fa una particolare attenzione alla tipica fauna alpina, dall’altra, su autorizzazione delle Province o della Città metropolitana, i proprietari dei fondi in possesso di licenza di caccia potranno intervenire sui loro terreni per tutelare le colture”.

Il presidente Sergio Chiamparino ha voluto rivolgere “congratulazioni e ringraziamento all’assessore Ferrero e a tutti coloro che hanno collaborato, a cominciare dalla maggioranza, che ha avuto un forte ruolo propositivo per dare finalmente al Piemonte una regolamentazione dell’attività venatoria senza alcun intento punitivo verso i cacciatori e nel pieno rispetto della tutela dell’ambiente e di tutti i cittadini”.

Una delle principali novità è senza dubbio il divieto di cacciare durante tutte le domeniche di settembre, che, commenta Ferrero, “permetterà ai cittadini di frequentare con meno paure boschi e prati e garantisce comunque ai cacciatori la possibilità di esercitare l’attività venatoria”. Inoltre, introduce la possibilità per i proprietari dei fondi di vietare la caccia sui propri terreni, obbliga i cacciatori a indossare un giubbotto retroriflettente o bretelle ad alta visibilità ed a superare obbligatoriamente una prova di tiro in poligono almeno ogni 30 mesi per l’uso della carabina nella caccia di selezione, inserisce misure straordinarie di controllo della fauna selvatica su richiesta delle organizzazioni sindacali agricole e dei sindaci, con la possibilità di coinvolgimento anche dei proprietari e conduttori dei fondi danneggiati, purchè in possesso di abilitazione venatoria.

Sono 15 le specie escluse dalla caccia: 11 anatidi (fischione, canapiglia, mestolone, codone, marzaiola, folaga, porciglione, frullino, pavoncella, combattente, moriglione), il merlo, l’allodola, la pernice bianca e la lepre variabile, oltre quelle oggetto di tutela per norma nazionale. Viene introdotta una sanzione specifica verso chi abbatte la femmina di fagiano di monte, la pernice bianca, la lepre variabile, l’allodola, il merlo e le 11 specie di anatidi non cacciabili in Piemonte, e vengono completamente riviste le sanzioni.

Vengono riorganizzati gli ambiti territoriali di caccia (Atc) e i comprensori alpini (Ca) riportando in legge la riorganizzazione realizzata di recente con atti amministrativi: si passa così da 38 a 22 enti gestori, con una diminuzione da 20 a 10 dei componenti i comitati di gestione (quindi gli amministratori diminuiscono complessivamente da 760 a 380). Previsto un equilibrio di rappresentanza nella nomina dei componenti di Atc e Ca per evitare, come avveniva in passato, che con una forzatura della legge nazionale che prevede l’equilibrio tra le categorie (cacciatori 30%, agricoltori 30%, rappresentanti dei Comuni 20%, associazioni ambientaliste 20%), le rappresentanze fossero vicine al 90% di cacciatori. L’affidamento del controllo amministrativo – contabile sull’attività di ogni Atc e Ca viene affidato ad un collegio di cinque revisori dei conti nominati dal Consiglio regionale, anziché i 38 attualmente scelti dai Comitati di gestione.

La legge comprende anche: l’adesione a un solo comprensorio per la tipica fauna alpina; l’introduzione del limite del 5% per l’adesione di cacciatori foranei negli Atc e Ca, elevabile negli Atc di pianura al 10% previo parere della Commissione regionale competente (tali limiti non si applicano per la caccia al cinghiale ed il completamento dei piani di abbattimento dei caprioli; limite massimo di immissione della fauna selvatica al 15 marzo per quella riprodotta in natura ed al 31 luglio per quella riprodotta in cattività (dopo l’abrogazione della precedente legge regionale era uso immettere animali cosiddetti “pronta caccia”, allevati di varia provenienze, alcuni giorni prima dell’apertura ed anche a caccia aperta; la regolamentazione della possiblità di addestramento, allenamento e prove relative alla falconeria e di appostamenti temporanei per il prelievo di ungulati; il riconoscimento dell’attività dei centri di recupero animali selvatici; il divieto di allevamento, immissione e importazione di cinghiali e relativi ibridi, di usare di richiami vivi, di effettuare ripopolamenti con fauna selvatica allevata all’estero, di usare sui cani collari a scarica elettrica durante l’addestramento e la caccia.

(fonte: Regione Piemonte)

Facendo seguito alla circolare n. 15785 del 20 dicembre 2017, si informa che il Ministero della Salute (Direzione Generale per l’Igiene e la Sicurezza degli Alimenti e della Nutrizione) ha emesso un comunicato relativo alle disposizioni previste dal regolamento di esecuzione (UE) n. 2324/2017 concernenti il rinnovo della sostanza attiva glifosato che proroga le autorizzazioni dei prodotti fitosanitari a base della stessa sostanza attiva.

Il comunicato, nel ricordare che l’autorizzazione della sostanza attiva è stata rinnovata fino al 15 dicembre 2022, rimarca che, nello stabilire la durata del periodo di approvazione, si è tenuto conto anche del fatto che sono in corso ulteriori studi sulla sostanza; di conseguenza, al fine di tener conto della rapida evoluzione scientifica e tecnica, è stato deciso di rinnovare l’autorizzazione del glifosato per un periodo inferiore (5 anni) rispetto a quello normalmente consentito (15 anni).

Ora che l’autorizzazione della sostanza attiva è stata rinnovata, i titolari di ciascun prodotto fitosanitario già autorizzato in precedenza dovranno presentare apposita istanza, ai sensi dell’articolo 43, del reg. (CE) n. 1107/2009, entro tre mesi dal rinnovo dell’approvazione della sostanza attiva in questione e, pertanto, entro il 16 marzo 2018 (in ogni caso fino a tale data le autorizzazioni dei prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosato sono provvisoriamente prorogate).

Si sottolinea che, in relazione a quanto indicato nel comunicato, non sono state modificate le condizioni specifiche per l’utilizzo dei prodotti fitosanitari a base di glifosato riportate negli allegati I e II del Reg. (UE) n. 2324/2017 (peraltro già attuate in parte con il decreto dirigenziale del 9 agosto 2016).

Pertanto le disposizioni nazionali non si discostano da quanto deciso a livello europeo. Ora occorre evitare che misure più restrittive per l’uso della sostanza vengano introdotte nei disciplinari regionali di produzione integrata, come peraltro già avvenuto in passato.

(fonte: Confagricoltura nazionale)

 

Il ministero dell’Ambiente, sul proprio sito istituzionale, rende noto che, in linea con i principi di trasparenza e partecipazione, chiama sul suo sito cittadini e istituzioni, mondo della ricerca, associazioni e in generale tutti i portatori d’interesse a confrontarsi sul testo del Piano, in vista dell’elaborazione della versione finale del documento.

“Il Piano di Adattamento – spiega il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – è uno strumento strategico irrinunciabile per un Paese come l’Italia che vive ogni giorno gli effetti dei mutamenti climatici. Adattare per tempo il nostro territorio non significa solo scongiurare costi umani e naturali molto pesanti, ma anche renderlo più resiliente e competitivo sotto il profilo economico. Per questo – conclude Galletti – il nostro è un Piano che si integra coerentemente con le altre strategie in campo: dalla SEN alla Strategia per lo Sviluppo Sostenibile, da quella sull’Economia circolare al Piano Clima-Energia. Tutte insieme – conclude il ministro – indicheranno un vero e proprio orizzonte eco-industriale per il Paese”.

Elaborato dal lavoro del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, il Piano costituisce il quadro aggiornato delle tendenze climatiche in atto a livello nazionale e sugli scenari climatici futuri, individuando possibili azioni di adattamento e relativi strumenti di monitoraggio e valutazione dell’efficacia.

Il testo analizza gli impatti e le vulnerabilità territoriali, evidenziando quali aree e settori siano maggiormente a rischio. Attraverso un set di indicatori, definisce le macro-regioni climatiche e le cosiddette “aree climatiche omogenee”: le prime vivono e hanno vissuto condizioni climatiche simili, le seconde sono caratterizzate da uguale condizione climatica attuale e da una stessa proiezione climatica di anomalia futura.

L’avvio di questa consultazione segue in ordine di tempo la prima raccolta di indicazioni sulla percezione degli impatti, delle vulnerabilità e sulle azioni di intervento già realizzata nei mesi di febbraio e marzo tramite un questionario online sul sito del Dicastero.

Gli interessati possono partecipare alla consultazione inviando le proprie osservazioni e contributi all’indirizzo di posta elettronica

pianonazionaleadattamento@minambiente.it attivo presso il Ministero dell’Ambiente.

La consultazione resterà aperto fino al 15 ottobre 2017

(fonte: il quotidiano della PA)