La Regione Piemonte, con una determinazione dirigenziale del 10 marzo scorso, ha aggiornato i disciplinari di produzione integrata 2021 – Operazione 10.1.1 del PSR – per la parte di difesa e diserbo, relativamente a nuove registrazioni ed estensioni di impiego delle sostanze attive, in conformità agli aggiornamenti delle Linee Guida Nazionali 2021. Le novità nella tabella al link che segue.

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Le imprese del vino hanno accolto con favore la richiesta presentata dall’Italia e da altri dodici Stati membri affinché l’Unione Europea mobiliti fondi straordinari per gestire la difficile situazione del comparto. A livello regionale Confagricoltura guarda con attenzione all’andamento dei consumi che, a causa delle ripetute chiusure del canale Ho.Re.Ca., si sono spostati dalla ristorazione alla Grande Distribuzione Organizzata, consentendo una sostanziale tenuta dei volumi, ma con conseguenti ripercussioni sulla valorizzazione dei vini piemontesi, in particolare sulle denominazioni più pregiate.
Come a livello nazionale, anche in Piemonte la situazione varia da zona a zona, in base alle denominazioni e alle peculiarità specifiche del comparto – dichiara Gianluca Demaria, presidente della sezione vitivinicola regionale di Confagricolturae per questo chiediamo che alle aziende venga data la possibilità di attingere a un ventaglio ampio di misure di sostegno, così da rispondere ad esigenze sovente differenti a seconda delle imprese. Ciò che è fondamentale, però, è la tempestività con cui devono essere introdotte: vanno messe in atto da subito senza perdere ulteriore tempo, ogni ritardo potrebbe minare, infatti, l’efficacia degli aiuti previsti. Gli interventi emergenziali vanno rimodulati per assicurarne una miglior fruizione, aumentando i contributi per la distillazione, rendendo più snelle e incentivanti le operazioni per la riduzione della resa in vigneto e aprendo l’intervento per lo stoccaggio anche ai vini imbottigliati”.
In questo scenario fanno tuttavia ben sperare le note tutto sommato positive che giungono da Moscato d’Asti e Asti Spumante, che nel corso del 2020 hanno migliorato la commercializzazione, così come dei vini ottenuti da uve Barbera, che godono di un favorevole periodo di mercato con buone richieste e prezzi interessanti.

Ringraziamo il ministro Patuanelli per aver accolto la nostra richiesta relativa alla mobilitazione di fondi straordinari della UE, per gestire la difficile situazione del settore vitivinicolo”. Il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti commenta così l’annuncio che la richiesta – promossa dalla Spagna – e sostenuta, oltre che dall’Italia da altri dodici Stati membri, sarà discussa nel corso della sessione del Consiglio Agricoltura della UE in programma il 22 e 23 marzo.
Il settore vitivinicolo è tra i più colpiti dall’impatto economico della pandemia per le ripetute chiusure del canale Ho.Re.Ca. a livello globale”, rileva Giansanti.
I dati disponibili indicano che le giacenze di vini a livello europeo sono sensibilmente aumentate rispetto ai livelli in essere all’inizio dello scorso anno. Secondo le cifre del Ministero delle Politiche Agricole, si attestavano in Italia a gennaio a 61 milioni di ettolitri, il 3,6% in più sullo stesso mese del 2019.
Senza fondi aggiuntivi dell’Unione – sottolinea Giansanti – sarà difficile, per non dire impossibile, varare con risorse adeguate le misure idonee a tonificare il mercato e le quotazioni”.
Ci aspettiamo dalla Commissione Europea – conclude il presidente di Confagricolturauna valutazione sulla situazione dei mercati agricoli in ambito europeo, a seguito degli ulteriori interventi di contenimento resi necessari devoluzione della pandemia”.
Per altri settori produttivi, oltre a quello vitivinicolo, potrebbe risultare necessaria la messa in opera di misure di sostegno come quelle varate lo scorso anno”.

In tutte le zone del Paese è stato eliminato il divieto di asporto dopo le 18,00 per gli esercizi commerciali al dettaglio di bevande da non consumarsi sul posto. Il governo ha dato ascolto al nostro appello a difesa del settore vitivinicolo, che già ha perso a causa del Covid più di 2 miliardi di euro”. A esprimere piena soddisfazione per i contenuti del nuovo Dpcm, in vigore dal 6 marzo al 6 aprile, sono le organizzazioni della filiera vitivinicola di Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani, Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Copagri, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi, che nei giorni scorsi avevano inviato una richiesta in tale direzione al Premier Mario Draghi e al Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli.
Dar modo alle enoteche di riprendere la regolare attività rimette in moto una macchina produttiva che impegna nelle aziende vitivinicole italiane circa 210 mila addetti, fra i quali 50.000 giovani”, fa notare la filiera del vino, secondo cui “la scelta di responsabilità del governo arriva a ridare impulso a un mercato già fortemente penalizzato per le limitazione sull’HoReCa”.
La filiera del vino, infine, “confermando piena e totale disponibilità al dialogo costruttivo con il nuovo Governo, torna a sostenere la necessità di fare un passo in avanti anche sul fronte della ristorazione, valutando la possibilità di apertura bar e ristoranti anche a cena nelle Regioni in zona gialla e per il pranzo in quelle in zona arancione”.

Federico Castellucci è stato confermato alla guida della Federazione Nazionale Vitivinicola di Confagricoltura e sarà ancora affiancato da Christian Marchesini alla vicepresidenza. La rielezione è avvenuta all’unanimità nella riunione che ha anche analizzato la situazione del comparto dopo un anno di emergenza sanitaria e alla luce delle misure emergenziali proposte da Bruxelles e dal Governo nazionale.
Il contesto – afferma Castellucci – è ancora assai difficile e la pandemia ha evidenziato la differenza fra le grandi imprese multicanale e quelle che forniscono vini essenzialmente a ristoranti ed enoteche”. Alcune hanno giacenze molto alte – il Mipaaf parla di 61 milioni di ettolitri al 31 gennaio scorso, il 3,6% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno – per le difficoltà sui mercati dovuti al blocco del canale HoReCa, dove le aziende piccole e medie distribuiscono la maggior parte dei vini premium e superpremium. Questo ha determinato uno spostamento di fatturato dalle piccole alle grandi imprese, con una diminuzione del valore del prodotto. “Nella GDO – continua il presidente della Federazione Vino di Confagricolturase in un primo tempo sono aumentate le vendite, pur con prezzi più bassi, ora, a causa delle diminuite capacità di spesa dei consumatori, si registra un rallentamento e le aspettative per i prossimi mesi non sono rosee”. L’export – secondo Ismea – nei primi dieci mesi del 2020 è diminuito del 3,4% sullo stesso periodo del 2019, con una perdita di 5,11 miliardi di euro. Per quanto concerne i prezzi, invece, i listini segnalano una riduzione di oltre il 7,5%, con punte più alte su alcuni mercati di riferimento.
Gli interventi emergenziali messi in atto, ad avviso di Confagricoltura, andrebbero rimodulati per essere realmente efficaci: “Per la distillazione, ad esempio, – spiega Castellucci – il premio va aumentato per risultare appetibile: infatti, a fronte dei 50 milioni dedicati, ne sono stati usati soltanto 23”. “Analogamente, pochi hanno aderito alla riduzione delle rese dei vigneti, deliberata troppo tardi e senza un coinvolgimento coordinato della filiera: sono stati utilizzati soltanto 39 dei 100 milioni assegnati, senza contare che i contributi da parte di AGEA non sono ancora pervenuti ai viticoltori”.
E così pure lo stoccaggio ha presentato alcune criticità – evidenzia Confagricoltura – poiché ha finito per riguardare per lo più i vini rossi, essendo poco interessante per i vini giovani non da invecchiamento. La FNP auspica che l’attivazione della misura per il 2021 si apra ai vini imbottigliati e con un premio più consono, così da avere un effetto più incisivo sugli equilibri di mercato.
Il vino è uno dei settori che ha sofferto maggiormente per l’emergenza Covid – conclude Castellucci – Gli imprenditori vitivinicoli italiani non intendono tuttavia piangere su sé stessi ma, per aumentare la capacità di ripresa dell’economia, di cui il settore vino è parte determinante per l’agroalimentare, attendono dal Governo Draghi interventi snelli, in linea con l’auspicata semplificazione, ed efficaci, per non perdere quote di competitività rispetto ai Paesi nostri concorrenti”.