Il Ministero delle Politiche Agricole ha preparato un Decreto che stanzia 100 milioni di euro per la riduzione della produzione del 15% (in base alla media aziendale degli ultimi 5 anni) di uve destinate alla produzione di vini Igt, Doc e Docg, mediante la rimozione parziale dei grappoli non ancora giunti a maturazione ovvero la mancata raccolta di una parte degli stessi, in quanto pratiche agronomiche strettamente connesse all’obiettivo del miglioramento della qualità. L’aiuto, per produzioni inferiori a 100 quintali di uva per ettaro (la resa media del Piemonte è inferiore) dovrebbe essere fissato attorno ai 700 euro per ettaro per le uve Doc e a 900 per ettaro per le uve Docg. Il provvedimento passerà a breve al vaglio della Commissione Politiche Agricole della Conferenza Stato Regioni.

Giacomo Pondini, 44 anni, toscano, è il nuovo direttore del Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti Docg. Proviene dal Consorzio del Brunello di Montalcino di cui è stato direttore dal 2015 e succede a Giorgio Bosticco, in pensione dal settembre 2019.
Romano Dogliotti, presidente del Consorzio esprime parole di elogio per il neo direttore: “Eravamo alla ricerca di una persona in perfetta sintonia con il mondo del vino e, nello stesso tempo, in possesso di una preparazione di profilo internazionale, in grado di rispondere adeguatamente alle sfide che la nostra denominazione deve affrontare. Giacomo Pondini ha queste caratteristiche per formazione accademica, professionale e umana. Sono certo che insieme faremo un eccellente lavoro in modo da conferire al Consorzio la guida che gli compete“.
Arrivare alla direzione del Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti Docg è un’opportunità di crescita professionale e umana“, è il primo commento di Pondini che aggiunge: “Da parte mia, come sanno gli esponenti del Consorzio con cui ho avuto modo di confrontarmi in queste settimane, posso assicurare il massimo impegno per far crescere e tutelare una denominazione storica e importante non solo per il Piemonte, ma per l’Italia del vino nel suo complesso“.
Laureato in Scienze Politiche con Indirizzo Internazionale, con un Master in Carriere Diplomatiche e Organizzazioni Internazionali all’Università di Parma, dopo un incarico nell’aerea commerciale all’ambasciata italiana in Namibia all’inizio degli anni Duemila, Pondini è entrato nel mondo dell’enogastronomia ricoprendo vari ruoli in aziende vitivinicole nella zona del Chianti per poi approdare al Consorzio del Morellino e, in seguito, a quello del Brunello.

Congratulazioni vivissime da parte di Confagricoltura Asti che augura Buon Lavoro al neo direttore.

 

Il neo direttore del Consorzio dell’Asti D.O.C.G. Giacomo Pondini (foto: La Nuova Provincia)

Ieri mattina si è riunita in videoconferenza la Sezione Vitivinicola di Confagricoltura Piemonte presieduta da Gianluca Demaria, per esaminare le criticità del comparto. E per Asti ha partecipato il nostro rappresentante, Flavio Scagliola, vicepresidente della Sezione Vitivinicola regionale.
Successivamente il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia ha indirizzato una lettera all’assessore regionale all’Agricoltura Marco Protopapa per chiedere un’attenzione particolare al mondo del vino, che risulta fra i settori maggiormente colpiti dalle misure restrittive dovute all’emergenza Covid-19. L’aumento delle giacenze di alcune tipologie di prodotto, dovute alla mancata vendita per la chiusura del canale HORECA e alle difficoltà sui mercati esteri, hanno indotto il Governo nazionale a emanare alcune misure volte a gestire le eccedenze e a contenere la futura produzione: la distillazione di crisi, la riduzione volontaria delle rese per i vini DOP e IGP e la riduzione obbligatoria delle rese per i vini generici.
La riduzione volontaria delle rese per le uve destinate alla produzione di vini doc e docg (vendemmia verde) – ha scritto Allasia – è di interesse per le nostre imprese, ma molto dipenderà dal valore del contributo che il Ministero deciderà di attribuire per la riduzione della produzione”.
Il Piemonte produce, per oltre il 90% del totale, vini di alta qualità a doc e a docg. “Per questo la nostra organizzazione – spiega il direttore di Confagricoltura Asti Mariagrazia Baravalle, riprendendo quanto affermato dalla direzione piemontese – chiede di sostenere in modo diversificato la riduzione parziale delle rese: inoltre è necessario che anche la produzione di vini generici, realizzata in quantità limitata in Piemonte e più diffusamente in altre realtà, venga disincentivata per favorire un riequilibrio delle giacenze”.
I produttori di vino di Confagricoltura Asti, sottolineano come sia importante, in questo frangente, agire rapidamente, possibilmente anche con l’impiego di un apposito stanziamento regionale per la distillazione di crisi di alcune tipologie di vini. Si tratta di una misura necessaria soprattutto per quelle denominazioni che manifestano segnali di eccessiva pesantezza di mercato, per evitare che in vendemmia si possano generare fenomeni speculativi tali da mettere in grave difficoltà sia i viticoltori che vendono le uve, in quanto non vinificatori, sia i vitivinicoltori che, avendo esaurito la loro capacità di stoccaggio, non saprebbero come collocare il nuovo raccolto.
Infine Confagricoltura ha chiesto alla Regione di sostenere lo stoccaggio privato, con un contributo volto a ridurre il costo dell’intervento, anche in questo caso soltanto per talune denominazioni, da valutare insieme ai consorzi di tutela, alle organizzazioni dei produttori e alle organizzazioni professionali agricole.

Oggi pomeriggio la videoconferenza della Regione Piemonte

Apprezziamo l’impegno della Regione nell’affrontare l’emergenza che si è creata nel comparto vitivinicolo, ribadendo la necessità di decisioni rapide, per poter mettere in atto tutte le iniziative necessarie nei tempi utili”.
Confagricoltura, che ha partecipato oggi pomeriggio, venerdì 29 maggio, alla videoconferenza organizzata dalla Regione Piemonte per discutere sulle misure da adottare per far fronte alle difficoltà che si sono create in seguito alla pandemia che negli ultimi due mesi ha di fatto ha bloccato le esportazioni e le vendite nel canale dei pubblici esercizi e della ristorazione, sottolinea l’importanza di intervenire con un piano di azioni coordinate, dalla distillazione di crisi alla vendemmia verde, fino alla promozione, per salvaguardare le specificità di un territorio che produce oltre il 90% dei vini a denominazione di origine controllata e controllata e garantita.
Nel corso della videoconferenza la Regione ha illustrato le proposte del Ministero delle Politiche Agricole, che puntano ad attivare bandi a livello nazionale per la distillazione di crisi, ma soltanto per i vini da tavola, e per la riduzione delle rese di uva in vista della prossima vendemmia, destinando a queste iniziative risorse per 150 milioni di euro.
Si tratta di uno stanziamento insufficiente per la gravità del momento – dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonteche ben difficilmente riuscirà a tonificare il mercato“.
L’assessore regionale all’Agricoltura Marco Protopapa e il vice presidente Fabio Carosso hanno annunciato che la Regione interverrà con un contributo finanziario aggiuntivo di circa 4 milioni di euro, da destinare sia all’incremento del contributo nazionale sulla distillazione, destinato ai vini doc e docg a condizione che l’operazione sia praticabile, sia attivando una misura strutturale per favorire lo stoccaggio dei vini da invecchiamento.
Alla Regione – conclude Allasia – abbiamo ancora ribadito la necessità di intervenire sul Ministero perché si possa arrivare a decisioni rapide, in quanto i viticoltori hanno bisogno di poter programmare l’eventuale vendemmia verde e anche la distillazione di crisi. Ciò che dobbiamo impegnarci, tutti insieme, a far comprendere al Ministero, è che la nostra viticoltura è particolarmente onerosa. Solo per fare un esempio: per coltivare un ettaro (10.000 m²) di vigneto in Piemonte occorrono mediamente 600 ore di lavoro all’anno, mentre in altre realtà di pianura e completamente meccanizzate, le ore di lavoro scendono a 90 e, in alcuni casi, addirittura sotto le 50 per ettaro. È perciò indispensabile tener conto di questa specificità, per evitare che la nostra viticoltura venga penalizzata”.

Il settore vitivinicolo risulta fra quelli maggiormente colpiti dalle misure restrittive dovute all’emergenza Covid-19. L’aumento delle giacenze di alcune tipologie di prodotto dovute alla mancata vendita per la chiusura del canale HORECA e alle difficoltà sui mercati esteri hanno condotto il governo ad emanare alcune misure volte a gestire le eccedenze e a contenere la futura produzione: la distillazione di crisi, la riduzione volontaria delle rese per i vini DOP e IGP e la riduzione obbligatoria delle rese per i vini generici.
Di seguito si riporta una sintesi, a cura della Federazione Vitivinicola di Confagricoltura, della discussione in atto sui provvedimenti indicati ed una nota di aggiornamento sulla modifica del DM promozione che consentirà una maggiore flessibilità nell’applicazione della misura.

Distillazione di crisi

Il recente Reg. 592/2020 ha aperto alla possibilità per gli stati membri di inserire nelle misure del piano di sostegno anche la distillazione di crisi.
Il testo prevede la distillazione volontaria per i vini senza DOP e senza IGP – anche se in via ufficiosa in questi giorni si sta discutendo di una probabile apertura anche ai vini DOP e IGP – ad un prezzo di 2,5 euro ettogrado. Il premio sarà pagato direttamente ai produttori che partecipano alla distillazione e non sarà sostenuto alcun costo di trasporto con evidente vantaggio dei produttori più vicini agli impianti di distillazione. Alla misura sono assegnati 50 milioni derivanti dalla rimodulazione e dalle economie delle risorse del PNS 2020. Il MIPAAF ha tenuto a precisare che non saranno decurtati fondi specifici dalla promozione ma solo le eventuali economie generate dalla misura stessa. ll decreto relativo al provvedimento di distillazione andrà in conferenza stato regioni il 4 giugno prossimo.

Riduzione volontaria delle rese per le uve destinate alla produzione dei vini DOP e IGP Art.223 DL Rilancio

Il governo ha destinato 100 milioni di euro per le imprese viticole che volontariamente si impegnano a ridurre la produzione di uva destinata alla
produzione dei vini DOP e IGP di almeno il 15 % rispetto al valore medio delle quantità prodotte dall’azienda stessa negli ultimi 5 anni, eliminate le campagne con produzione più alta e più bassa. Le verifiche saranno condotte sui dati contenuti in dichiarazione di produzione e nei registri telematici. Seguirà un decreto ministeriale attuativo con gli eventuali criteri di priorità e le procedure per l’ottenimento del contributo. Il MIPAAF informa che i premi saranno suddivisi per fasce IGT, DOC e DOCG e che non sarà possibile ricaricare sui vini generici la mancata produzione delle altre tipologie. Un
controllo sarà fatto anche sulla resa di produzione delle uve destinate alla produzione dei vini generici che non potrà essere più alta della media degli ultimi 5 anni, si terrà conto anche degli andamenti climatici dei prossimi mesi. La domanda sarà probabilmente precompilata sulla base dei valori dichiarati negli ultimi 5 anni, pagamento dovrebbe effettuarsi entro fine novembre. Il decreto inerente le modalità applicative per la riduzione volontaria dovrebbe essere approvato nella seconda conferenza stato regioni di giugno.

Riduzione obbligatoria delle rese per le uve destinata alla produzione di vini senza DOP e senza IGP. Art.224 comma 3 DL Rilancio

L’art 224 del DL rilancio modifica la Legge 238/2016, c.d. Testo Unico, abbassando la resa massima di uva per la produzione di vini generici da 50 t a 30 t. E’ prevista altresì l’individuazione mediante successivo Decreto Ministeriale di aree vitate dove, in deroga, sarà consentita una resa massima di 40 t. Per questo decreto si prevedono tempi più lunghi. La riduzione delle rese, sarà obbligatoria a partire dal 1 gennaio 2021 e comunque non prima dell’adozione del decreto di proroga con l’individuazione delle aree vitate a cui si applicherà la resa di 40 tonnellate.

DM promozione

Il decreto ampiamente discusso in conferenza stato regioni dovrebbe essere arrivato ad una sua stesura definitiva. Il testo apporterà alcuni elementi di flessibilità all’ applicazione della misura molto attesi dalle imprese beneficiarie. Fra le principali novità la possibilità di svolgere i programmi di promozione fino al 31 marzo 2021 e non fino al 31 dicembre 2020, l’eliminazione delle penalità e dell’obbligo di effettuare almeno l’80 % delle azioni previste e la possibilità di una variante al ribasso per rimodulare la propria offerta entro il 15 luglio, infine la possibilità di introdurre una
variante straordinaria per spostare le risorse fra i paesi previsti dal programma. Con successivo decreto direttoriale saranno inseriti altri elementi di flessibilità con la modifica del massimale di spesa per alcune operazioni come le pubbliche relazioni e l’expertise che passerebbe dal 5 al 20% e lo svolgimento di attività di promozione anche a distanza su piattaforme telematiche. Per i programmi 2020/2021 si prevederà come termine ultimo di presentazione delle offerte il 30 settembre 2020 con avvio attività’ al 1° aprile 2021. Il testo del decreto dovrebbe andare in conferenza stato
regioni il 4 giugno.

Riflessi operativi sindacali

Come anticipato, la discussione sulla riduzione volontaria delle rese per le uve destinate alla produzione di vini DOP ed IGP e’ in atto in questi giorni fra Regioni e MIPAAF. Questa misura e’ di estremo interesse per le nostre imprese ma molto dipenderà dal valore del premio che il MIPAAF deciderà di attribuire per la riduzione della produzione. Confagricoltura ha promosso un emendamento al testo del DL rilancio che mira a fissare un contributo pari al costo sostenuto per realizzare le riduzione volontaria della produzione ed al mancato ricavo delle uve oggetto di riduzione, tenendo conto della tipologia dei vini cui esse sono potenzialmente in grado di essere destinate. Il costo stimato per una riduzione parziale delle rese non e’ inferiore a 500 euro per ettaro e questo dovrebbe essere il premio di base a cui mirare per le IGT e poi man mano in funzione al valore delle uve dovrebbe essere più alto per
le DOC con almeno 900 euro e per le DOCG con almeno 1300 euro. L’auspicio e’ che il plafond venga interamente utilizzato per la misura a cui e’ stato destinato e non venga dirottato verso altre misure e verso altre produzioni in caso di economie. Inoltre la riduzione obbligatoria delle rese delle uve destinate alla produzione di vini generici dovrebbe essere operativa, come detto, dal 1° agosto 2020 e non dal 1° gennaio 2021 affinché l’effetto si possa sentire su questa campagna e contemporaneamente, quindi, non si invalidi l’efficacia della misura della distillazione.
E’ importante in questi giorni sensibilizzare le Regioni sulle riflessioni riportate, pertanto si invitano le Federazioni regionali a contattare le proprie amministrazioni di riferimento per sensibilizzare i decisori politici regionali circa le istanze confederali.

La filiera del vino, che unisce le associazioni di categoria Confagricoltura, CIA, Alleanza delle Cooperative Italiane, Copagri, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi, ha scritto una lettera al Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Teresa Bellanova, che completa le due precedenti già indirizzate al Governo, la prima in materia di misure economiche e fiscali a sostegno della liquidità delle imprese e la seconda sulla concessione di proroghe nella tempistica delle domande OCM e di deroghe nell’esecuzione dei programmi, investimenti e promozione. In questo momento, ribadiscono le organizzazioni, la priorità è garantire liquidità, fondamentale per la sopravvivenza dell’impresa e dei suoi dipendenti, in attesa della ripartenza delle attività economiche.
Nello specifico, sono quattro le ipotesi avanzate dal mondo del vino per far fronte all’impatto dell’emergenza sul mercato vitivinicolo, in particolare nel segmento on-trade e nella vendita diretta in cantina, caratterizzato da una riduzione delle vendite.
La prima proposta riguarda l’uso dell’alcol per l’emergenza con l’opportunità per i produttori vinicoli di destinare vino da tavola in giacenza alla distillazione, al fine di ricavarne alcol ad uso medicale, a disposizione della Protezione Civile. Le distillerie si dovrebbero fare carico del prelievo del prodotto, del trasporto e della distillazione. Resta inteso che, in questa catena, nessun anello dovrà conseguire un profitto.
A ciò si aggiunge la necessità di fissare una misura di distillazione per far fronte alle giacenze e alla potenziale mancanza di capienza nelle cantine per le uve e i mosti per la prossima vendemmia. Le organizzazioni ritengono però che debbano essere poste alcune specifiche condizioni per l’attivazione: innanzitutto, deve restare volontaria e non obbligatoria, inoltre dovrà essere finanziata da adeguate risorse economiche, preferibilmente all’interno di un nuovo budget di emergenza per il settore a livello europeo, con l’obiettivo di porre rimedio allo shock di mercato e alle conseguenze patite dai produttori, evitando distorsioni nel segmento dell’alcol uso bocca. Allo stesso tempo, la misura della distillazione dovrà essere seguita, già a partire dalla prossima campagna vitivinicola, da una modifica delle disposizioni nazionali in materia di rese massime di uva per ettaro per i vini non a indicazione geografica, che tenga tuttavia conto delle diverse specificità produttive territoriali.
Tra le proposte più significative avanzate dalla filiera del vino a sostegno del settore agricolo c’è anche la misura della vendemmia verde. La filiera auspica che la misura possa essere attivata dalle regioni, con l’obiettivo di ridurre la produzione per la successiva campagna vendemmiale e che il Ministero proceda a una rimodulazione dell’attuale dotazione del PNS. In via generale, lo strumento della vendemmia verde è destinato all’eliminazione del prodotto mentre si potrebbe esplorare la possibilità di introdurre una nuova misura transitoria destinata alla riduzione volontaria delle rese con un risarcimento al viticoltore o procedere con una modifica della misura stessa. Data la mancanza di forza lavoro nella fase dell’anno nella quale la vendemmia verde è normalmente attivata (mese di giugno), il mondo del vino chiede inoltre lo spostamento del calendario, dando la possibilità di esercitarla anche nel mese di luglio.
L’ultima richiesta della filiera riguarda invece la possibilità, per alcune produzioni vitivinicole temporaneamente eccedenti o con difficoltà di sbocco sul mercato, di ricorrere all’ammasso privato per una parte del quantitativo in giacenza. Questa misura potrebbe essere di supporto per alcune produzioni da invecchiamento che non troverebbero subito mercato nei mesi estivi quando auspicabilmente potrebbe riaprire il canale horeca.

 

Filiera_Vino_Lettera a Ministro Bellanova