L’entrata in vigore della nuova PAC potrebbe essere rimandata dal 2021 al 2023 se entro il 30 ottobre non saranno pronti nuovo bilancio UE e riforma. E’ la posizione approvata il 28 aprile dalla Commissione Agricoltura dell’Europarlamento sul regolamento transitorio della politica agricola comune che prolunga l’efficacia dei regolamenti PAC oltre il 2020. Gli eurodeputati chiedono anche un fondo anti-crisi da oltre 400 milioni di euro in aggiunta alla normale dotazione finanziaria. La posizione adottata martedì dalla Commissione agricoltura con il voto da remoto dovrà essere negoziata con il Consiglio UE: l’obiettivo è di arrivare a un accordo entro il 30 giugno.
Il protrarsi del negoziato su bilancio UE e riforma PAC ha spinto la Commissione Europea a proporre, alla fine del 2019, un periodo transitorio di un anno prima dell’entrata in vigore della nuova PAC, dal 2021 al 2022. Gli eurodeputati chiedono di fatto l’entrata in vigore nel 2023, visto che è molto improbabile che la riforma sia pubblicata in Gazzetta UE a ottobre. La commissione Agri propone inoltre che, se il budget pluriennale UE 2021-27 non fosse approvato in tempo, i tetti di spesa PAC restino quelli del 2020, mettendo di fatto gli agricoltori al riparo dai tagli proposti dalla Commissione Europea per il periodo finanziario post 2020. Tra le altre misure approvate, un accesso più facile al fondo contro le perdite di reddito degli agricoltori, la possibilità di autoregolamentazione per i produttori organizzati di olio e, per il vino, l’estensione del periodo di validità dei diritti di impianto delle viti fino al termine del periodo transitorio.