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Con il voto favorevole dell’Assemblea plenaria del Parlamento Europeo è giunto ai passaggi conclusivi il processo di riforma della PAC. Le discussioni svolte negli ultimi mesi hanno confermato le criticità che avevamo espresso sull’intesa politica raggiunta lo scorso mese di giugno”.
Lo ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, dopo la votazione favorevole dell’Europarlamento sulle tre proposte di regolamento che entreranno in vigore il 1° gennaio 2023.
Agli agricoltori viene giustamente chiesto un maggiore impegno per la sostenibilità ambientale – prosegue Giansanti – ma con risorse finanziarie in diminuzione. Per l’agricoltura italiana, fino al 2026, il taglio ammonta al 15% in termini reali rispetto al periodo di programmazione chiuso lo scorso anno”.
E’ mancata inoltre una sostanziale ed effettiva semplificazione delle regole a vantaggio degli agricoltori e delle amministrazioni pubbliche”.
L’attenzione è ora rivolta sulla messa a punto dei programmi strategici nazionali per l’applicazione della nuova PAC che gli Stati membri devono inviare alla Commissione europea entro dicembre” – rileva il presidente della Confagricoltura.
Abbiamo già proposto al ministero e alle Regioni di concentrare le risorse finanziarie sull’agricoltura professionale che produce per il mercato e crea occupazione”.“La transizione ecologica – conclude Giansanti – richiede investimenti, un’ampia diffusione delle innovazioni tecnologiche e una crescente integrazione con le altre parti della filiera agroalimentare. Per raggiungere la neutralità climatica secondo gli impegni definiti a livello internazionale va salvaguardata la redditività delle imprese”.

L’Italia è il primo paese produttore di pasta a livello mondiale. Più del 60% della produzione è destinato all’esportazione, ma solo il 60-70% del grano duro utilizzato arriva dalle imprese agricole italiane. Possiamo e dobbiamo fare di più per rafforzare ulteriormente la filiera”. È la dichiarazione del presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, in occasione della “Giornata mondiale della pasta” che si celebra 25 ottobre.
Da tempo la Confagricoltura è impegnata nei contratti di filiera, per aumentare la produzione interna di grano duro e per rispondere alle esigenze delle industrie di trasformazione anche sotto il profilo della qualità”, sottolinea Giansanti. Nei primi sette mesi di quest’anno – secondo i dati provvisori di Istat – le importazioni sono ammontate a poco meno di 1,5 milioni di tonnellate, per un valore di 690 milioni di euro.
Con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) – prosegue il presidente di Confagricolturaabbiamo l’occasione irripetibile per far fare alla cerealicoltura italiana un passo in avanti decisivo. Con l’auspicio che l’applicazione nazionale della nuova Pac non penalizzi le imprese agricole professionali, da cui dipende la gran parte dell’offerta nazionale di grano duro”.
A livello congiunturale, i mercati stanno attraversando una fase straordinaria con un livello delle quotazioni per il grano duro (circa 540 euro a tonnellata) che supera del 130% la media dei prezzi registrati negli ultimi cinque anni.
Sull’evoluzione dei mercati – segnala Confagricoltura – pesa la situazione degli stock a livello mondiale che sono sul livello più basso da cinque anni, soprattutto a seguito della contrazione dei raccolti in Canada.
Allo stesso tempo, le nostre imprese – rileva Giansanti – stanno facendo i conti con un forte incremento dei costi di produzione, a partire da quelli direttamente legati all’energia. Per il balzo avanti del prezzo del gas, ad esempio, il prezzo dei fertilizzanti azotati si è triplicato nel giro di un anno”.
Conclude Massimiliano Giansanti: “Nella Giornata mondiale della pasta, proponiamo a tutti i rappresentanti della filiera – dalla produzione della materia prima, all’industria fino alla distribuzione – di sederci attorno ad un tavolo, per concordare il modo migliore per fronteggiare questa situazione eccezionale”.

Prima riunione, l’8 settembre scorso, del tavolo del partenariato economico-sociale per l’attuazione della riforma della politica agricola comune, la sede dove si discuteranno i vari aspetti del recepimento della normativa nazionale e della stesura del piano strategico nazionale 2023- 2027 che definirà gli obiettivi ed i vari strumenti della politica agricola comune dopo il periodo transitorio.
La prima riunione è stata dedicata a due aspetti: alla definizione delle “esigenze” che vanno elencate con le relative priorità per individuare i fabbisogni del settore e delineare delle politiche coerenti a tali indirizzi nonché alla presentazione degli “eco-schemi”, assoluta novità della riforma, che il Mipaaf intende attivare.
Agli “eco-schemi” saranno dedicate risorse per il 25% minimo del massimale nazionale dei pagamenti diretti e cioè circa 900 milioni di euro per anno (su 3,6 miliardi). La proposta ministeriale prevede sette “eco-schemi” che spaziano da contributi per la riduzione degli antibiotici in zootecnia, al finanziamento all’agricoltura biologica ed integrata al finanziamento della gestione sostenibile dei pascoli, all’inerbimento delle colture arboree e destinazione di superfici per colture a perdere.
Confagricoltura ha formulato le prime indicazioni rinviando alle osservazioni che saranno poi inviate e intanto ha rimarcato che le proposte ministeriali mancano di alcuni elementi essenziali per la valutazione, quali l’importo unitario e la ripartizione del massimale finanziario tra le varie misure di “eco-schemi”. In ogni caso, per una valutazione definitiva, sarà essenziale verificare l’implementazione di tutti i vari aspetti della PAC (per esempio l’applicazione del regime dei pagamenti diretti che prevede notevoli novità) che sono tra di essi correlati. Non si potrà esprimere quindi un giudizio se non su una definizione complessiva, e possibilmente più dettagliata, del recepimento nazionale della riforma che entrerà in vigore a partire dal primo gennaio 2023.

Venerdì 25 giugno è scaduto il termine per la presentazione delle domande PAC. Le modifiche alla domanda unica, apportate ai sensi dell’articolo 15 del regolamento (UE) n. 809/2014, dovranno essere inoltrate entro il 12 luglio 2021.

Tra aiuti diretti e misure per lo sviluppo rurale, il 60% dei fondi europei per l’agricoltura sarà finalizzato con la nuova PAC al miglioramento della sostenibilità ambientale, ma il bilancio è stato ridotto in termini reali rispetto a quanto assegnato al settore nel periodo 2014-2020”. Lo rileva il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, con riferimento ai lavori in corso del Consiglio Agricoltura della UE. I Ministri hanno dato il via libera all’accordo provvisorio sulla riforma della PAC raggiunto la scorsa settimana.
Per l’agricoltura italiana la riduzione totale dei trasferimenti ammonta, fino al 2027, a 6,2 miliardi di euro, il 15% in meno sul periodo 2014-2020.
La nuova sfida ambientale impone agli agricoltori di investire in capitale umano e tecnologie – evidenzia Giansanti – un’esigenza che non si concilia con la contrazione delle risorse finanziarie dell’Unione; tanto più in contesto economico sempre più competitivo e mercati caratterizzati da elevata competitività, anche per la presenza di operatori della finanza”.
La lotta al cambiamento climatico, la tutela delle risorse naturali e la sovranità alimentare sono obiettivi strategici per l’Unione e per gli Stati membri”, prosegue il presidente di Confagricoltura.
L’esito del negoziato sulla riforma della PAC non ha risposto in pieno, sul piano delle risorse finanziarie e degli strumenti, alle attese della società e degli agricoltori. Inoltre, come ha rilevato il Ministro Patuanelli, non sono stati fatti sostanziali passi in avanti verso la semplificazione e la semplicità delle regole”.
L’accordo sulla nuova PAC prevede la messa a punto di piani strategici che i singoli Stati membri dovranno sottoporre alla Commissione Europea entro la fine dell’anno. La novità assoluta è che il piano dovrà includere anche i programmi per lo sviluppo rurale finora rientranti nell’esclusiva competenza delle Regioni.
Abbiamo l’occasione – conclude il presidente di Confagricolturaper dare un filo conduttore coerente e condiviso tra amministrazione centrale e regioni alle scelte complesse da fare per l’agricoltura italiana”.