La programmazione del Psr va dal 2014 al 2020. Al 30 giugno 2017 siamo giunti a metà del percorso. La Rete Rurale Nazionale – in pratica il Ministero delle Politiche Agricole – ha tracciato il bilancio, che afferma, in modo inequivocabile, che il Piemonte è 14° in Italia per capacità di spesa, con poco più del 6%. La media italiana è del 10%. Davanti al Piemonte ci sono, solo per fare qualche esempio, Sardegna, Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata, Molise.

Che cosa significa? Che non riusciamo a spendere velocemente le risorse disponibili e corriamo il rischio di dover restituire soldi a Bruxelles. Lo abbiamo già detto e scritto nei mesi scorsi: oggi certifichiamo uno stato di crisi che le imprese agricole non possono più accettare. Abbiamo manifestato davanti all’Assessorato regionale all’Agricoltura il 4 novembre scorso e in quell’occasione l’assessore Ferrero ci ha fornito una serie di rassicurazioni. Nei giorni scorsi Confagricoltura, a livello provinciale e regionale, ha rimarcato quanto sta accadendo

Sabato 2 settembre l’assessore regionale all’Agricoltura Giorgio Ferrero, ospite del TGR del Piemonte, ha provato a fornire giustificazioni e rassicurazioni. Non potendo smentire i numeri ha dichiarato: “Dipende da come leggiamo i dati”. Ma la preoccupazione degli agricoltori continua a crescere. Per quanto riguarda due misure del PSR fondamentali per lo sviluppo delle imprese agricole si è speso pochissimo, per non dire nulla. Per la misura 4, relativa agli investimenti aziendali (vale a dire interventi per la costruzione di stalle, magazzini, impianti e macchinari), la Regione ha erogato solo lo 0,28% del totale; per la misura 6 relativa all’insediamento dei giovani agricoltori lo 0%, cioè neanche 1 euro; per la misura 16 relativa alla cooperazione – gruppi operativi lo 0%, cioè neanche 1 euro. Questi sono numeri, non opinioni.

Perché la Regione non riesce a spendere? Perché l’impianto del PSR non è coerente con la realtà produttiva piemontese, perché i bandi sono mal congegnati, perché gli applicativi informatici non funzionano a dovere e perché ci sono interpretazioni restrittive in fase di istruttoria: così si esclude dalle graduatorie un gran numero di aziende. Chi ha presentato le domande di contributo è rimasto in molti casi per lungo tempo “sospeso” e nell’impossibilità di realizzare l’investimento programmato, accumulando così ritardi dannosi per la competitività aziendale. 

Oggi prendiamo atto che la macchina non funziona e chiediamo alla Regione di rimettere in discussione la strategia e le misure di intervento, modificando la destinazione delle risorse e snellendo le procedure. Noi diciamo che se ci sono – e ci sono – richieste di finanziare gli investimenti aziendali e l’insediamento dei giovani (stiamo parlando di iniziative che creano occupazione, lavoro e producono ricchezza), devono essere finanziate. Per rivedere l’allocazione delle risorse la Regione può e deve negoziare con Bruxelles la revisione del PSR: è un’ operazione che ci sentiamo di supportare e che richiede un impegno corale, non soltanto dell’assessorato ma di tutta la giunta regionale. Crediamo che il settore primario meriti questa attenzione.