La Federazione regionale degli imprenditori agricoli conferma il clima di incertezza e vulnerabilità che avvolge le imprese agricole, alle prese con gli effetti di un Green Deal che vorrebbe sostenere la trasformazione dell’Ue in una società equa e prospera con un’economia moderna e competitiva, e una PAC – Politica agricola comune – ideologica, non improntata alle modalità assistenzialistiche ma proiettata all’offerta di virtuose opportunità.
“Stiamo vivendo una stagione complicata – afferma Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – è necessario intervenire affinché si difenda il reddito degli agricoltori e si assicuri la sovranità alimentare in Europa, garantendo un giusto prezzo per i prodotti agricoli acquistabili dai cittadini“.
Il settore primario è chiamato ad affrontare crescenti sfide in merito a sostenibilità economica e ambientale, eventi meteo-climatici sempre più estremi, producendo in ogni caso ciò di cui necessitano i consumatori giorno dopo giorno. “Il tema dell’approvvigionamento è fondamentale: registriamo forti squilibri e inefficienze lungo la filiera dal campo alla tavola. In un anno, il costo del carrello della spesa è aumentato vertiginosamente mettendo in crisi le famiglie ma anche i produttori stessi che non ricevono il giusto riconoscimento a fronte di spese sempre più ingenti”, evidenzia Allasia.
“Oggi siamo davanti a un bivio in cui la Commissione europea deve decidere se investire su un settore come quello primario, strategico sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista sociale”, rimarca il presidente della Federazione piemontese.
“Chiediamo un’attenzione al settore agricolo al pari del settore dell’industria e del commercio. La priorità è assicurare agli agricoltori europei un giusto reddito e soprattutto realizzare un’adeguata politica agricola europea nell’accezione più ampia. Quindi, di più politiche che abbiano una visione strategica forte, capace di accompagnare un settore cardine nell’asset della comunità stessa”, conclude Allasia.
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I dati sul settore cerealicolo messi a disposizione dal Copa Cogeca, l’organo di rappresentanza degli agricoltori e delle cooperative agricole dell’UE, destano forti preoccupazioni. La produzione di cereali, in Europa, quella dei 27 Paesi, dovrebbe raggiungere i 257.3 milioni di tonnellate per far fronte alla domanda di mercato, ma attualmente registra un calo del 4.7% (circa 10 milioni in meno) sul raccolto del 2023. Anche a livello nazionale la situazione produttiva è analoga.
“Le piogge sul Piemonte da aprile in poi hanno lasciato ben poche finestre temporali utili alle lavorazioni: hanno causato ritardi nella semina o addirittura la risemina di alcuni cereali, richiedendo l’impiego di varietà con periodi di crescita più brevi e precoci. Tuttavia, nonostante la scarsa produzione, la qualità si è mantenuta su buoni livelli”, puntualizza Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte che prosegue evidenziando come il settore cerealicolo e la sua filiera facciano parte di una commodity; pertanto, scontano dei prezzi di un listino mondiale, che poco remunerano le nostre realtà produttive, sostenibili e garantite.
A questa situazione già penalizzante, occorre anche aggiungere che non si arresta la tendenza in crescita del prezzo dei mezzi chimici, carburante, energia elettrica e semente, contribuendo sensibilmente all’incremento dei costi di produzione mentre, allo stesso tempo, il sistema degli anticipi e degli acconti degli aiuti Pac sta scontando ridimensionamenti e ritardi rispetto alla precedente programmazione.
“In sostanza la materia prima è pagata in modo inadeguato, nonostante la qualità regga – sottolinea il presidente – ma i costi per produrre aumentano”. “Gli agricoltori possono tracciare tutte le attività in campo per arrivare a certificare la salubrità del prodotto ma continuano ad essere penalizzati poiché il valore aggiunto non viene distribuito in modo equo lungo tutta la filiera”, sottolinea Allasia.
“Un altro problema da trattare in modo risoluto riguarda l’autosufficienza alimentare del nostro Paese”, evidenzia Allasia. “Occorre lavorare insieme, produttori agricoli e trasformatori, per superare le criticità di questa e di altre filiere significative del sistema agroalimentare nazionale, attraverso contratti tra le parti, per valorizzare la materia prima nazionale, anche collaborando con istituti di ricerca e università”.
Un ulteriore aspetto da migliorare – ritiene Confagricoltura Piemonte – è quello della logistica: una diminuzione dei costi lungo la catena della distribuzione andrebbe a tutto vantaggio dei consumatori finali, rendendo il carrello della spesa più leggero in termini economici.
“In altre parole – ricapitola Allasia – è necessario lavorare su progetti per filiere più competitive, capaci di creare reddito, favorire l’aggregazione di prodotto, migliorare la logistica di trasporto e di stoccaggio e, nel contempo, in grado di puntare su ricerca e innovazione al fine di dare al consumatore un prodotto sempre più di qualità“.
In relazione alla manifestazione che si è svolta lunedì mattina davanti alla sede torinese di Confagricoltura Torino, il presidente dell’organizzazione provinciale agricola Gianluigi Orsolani respinge totalmente le accuse mosse dai contestatori e sottolinea di non essere a conoscenza, all’interno del tessuto produttivo agricolo associato, di comportamenti che abbiano a che fare con lo sfruttamento dei lavoratori, “un fenomeno che Confagricoltura condanna con fermezza anche con il codice etico per le aziende associate, mantenendo relazioni positive con le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori agricoli e stipulando contratti collettivi nazionali, territoriali e aziendali per promuovere un lavoro agricolo sostenibile e dignitoso”.
In Piemonte, evidenzia Confagricoltura, gli operai agricoli impegnati nelle campagne, negli allevamenti, nelle imprese vitivinicole, nei caseifici e nelle attività di trasformazione primaria dei prodotti dell’agricoltura sono circa 40.000, per il 65% italiani.
“La nostra organizzazione – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia – contrasta ogni forma di sfruttamento e lavora per creare le condizioni per ridurre ai minimi termini il problema, anche con suggerimenti dal punto di vista legislativo. Alle istituzioni abbiamo anche indicato alcune proposte: occorre migliorare l’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, potenziare i trasporti pubblici nelle aree rurali e fornire alloggi dignitosi ai lavoratori stagionali, individuando forme di finanziamento per la ristrutturazione dei fabbricati rurali, in particolare per l’ospitalità dei lavoratori migranti”.
Confagricoltura, che anche nelle sedi istituzionali è particolarmente attiva per la promozione della legalità e per la tutela dei lavoratori, si dice dispiaciuta per la contestazione violenta che si è consumata davanti alla sede dell’organizzazione degli imprenditori agricoli, poiché si sarebbe aspettata una forma di confronto più democratica. “Ci adoperiamo quotidianamente con le imprese nostre associate – aggiunge Allasia – per svolgere attività di informazione dei datori di lavoro in materia di assunzione e inquadramento dei lavoratori dipendenti, anche diffondendo buone pratiche in materia di integrazione e valorizzazione dei lavoratori migranti. La nostra attività di informazione e formazione delle imprese agricole che si avvalgono di manodopera straniera è tesa a migliorare l’integrazione dei lavoratori, con la consapevolezza che buona parte del successo delle nostre imprese dipende proprio dal clima di collaborazione che si instaura con i lavoratori”.
Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, a margine dell’assemblea invernale della Confederazione tenutasi la scorsa settimana a Roma, ha sottolineato con la stampa come il quadro attuale del comparto agricolo sia caratterizzato da luci e ombre: alcuni settori, come ortofrutta e latte, reggono bene, altri, come la corilicoltura, invece, stanno registrando numeri negativi. È necessario investire in innovazione, ma servono più risorse. Comunità energetiche e crediti di carbonio rappresentano una grande opportunità per favorire la decarbonizzazione.
“Gli agricoltori inoltre hanno necessità di ricevere in tempi brevi risposte su alcune tematiche che influenzano l’andamento delle aziende, alle prese con le criticità causate dal cambiamento climatico e dall’attuale scenario economico. Per esempio, appare indispensabile conoscere le regole applicative per il registro pubblico dei crediti di carbonio e le opportunità legate al modello di produzione e consumo delle comunità energetiche rinnovabili.
Qual è la situazione del settore agro-alimentare piemontese in questa fase complessa che ha visto, prima la pandemia e la crisi energetica, e ora l’aumento vertiginoso del costo del denaro?
“Si è appena conclusa l’annata agraria e il quadro che emerge è fatto di luci e ombre. Da un lato sicuramente le imprese agricole piemontesi hanno fatto passi da gigante in tema di transizione ecologica, ma dall’altro ci sono diverse criticità legate al cambiamento climatico e alla fase economica particolarmente complesso che stiamo vivendo. Purtroppo, abbiamo due guerre in atto, l’inflazione in crescita e grandi difficoltà nell’accesso al credito. Oltre questo ci sono poi tutti gli obblighi introdotti dalle normative europee, come la nuova Pac o il nuovo complemento per lo sviluppo rurale 2023 -2027. Naturalmente non mancano i dati positivi. L’ortofrutta tutto sommato quest’anno ha tenuto bene, registrando numeri migliori rispetto agli anni precedenti. Stesso discorso per il comparto del latte, anche se ora – dopo un periodo di fermento nel 2021 e nel 2022 – sta registrando un lieve rallentamento. Viceversa, la corilicoltura, ovvero la coltivazione delle nocciole, è invece in crisi a causa di eventi meteorologici estremi che hanno ridotto in modo rilevante le produzioni. Sulla viticoltura la situazione è invece a macchia di leopardo. Nelle zone in cui la siccità si è fatta sentire le rese sono state esigue. A volte non abbiamo raggiunto i minimi richiesti per etto in base ai disciplinari di produzione. Anche il settore della zootecnia da carne sta attraversando una fase difficile. La carne di razza piemontese, nonostante la qualità e gli sforzi della filiera, fa fatica a veder riconosciuto il costo di produzione. E’ necessario rivedere il sistema produttivo, adottando un disciplinare di alimentazione e di allevamento in grado di uniformare ancora di piu’ la qualità. Allo stesso tempo bisogna puntare sempre di piu’ sulla promozione, anche attraverso l’aiuto della Regione”.
Come state supportando le imprese?
“Le dinamiche che entrano in gioco nell’attuale scenario sono complesse: da quelle climatiche a normative, fino ad arrivare a quelle economiche legate all’aumento del costo del denaro. In generale come associazione cerchiamo di valorizzare le eccellenze delle nostre imprese, prodotti che – grazie alla loro elevata qualità – rappresentano un fattore chiave di competitività. Supportiamo le imprese negli investimenti in innovazione e sostenibilità, orientandole tra i vari strumenti di finanziamento. In quest’ottica una delle sfide è quella di sfruttare al meglio le risorse che vengono ad esempio dalla Pac o dal Psr per avere filiere produttive efficienti e all’avanguardia”.
In questo contesto quale opportunità può rappresentare per il settore il Pnrr?
“Il piano sicuramente è uno strumento importantissimo, perché andrà a finanziare progetti di elevata complessità, fondamentali per l’innovazione del nostro Paese. Tuttavia il focus è soprattutto su progetti di grandi dimensioni, che a volte rischiano di tagliare fuori buona parte delle nostre aziende agricole più piccole”.
Come avete accolto invece il divieto sul cibo sintetico?
“Su questo tema bisogna evitare di adottare un approccio ideologico e valutare i risvolti concerti per le imprese agricole. Noi ovviamente siamo per la valorizzazione del prodotto agricolo naturale in tutte le sue accezioni e riteniamo fondamentale rimarcarne la differenza rispetto a un cibo realizzato in laboratorio. Il prodotto agricolo è infatti un cibo salubre, che si porta dietro tutta la storia del territorio, la tradizione e l’eccellenza del Made in Italy. Detto questo, non si può certo fermare la ricerca scientifica e l’innovazione, ma è fondamentale che il consumatore sia adeguatamente informato”.
La Regione Piemonte ha pubblicato il bando 2023 del Progetto integrato che sostiene gli investimenti produttivi agricoli per la competitività delle aziende agricole (Srd 01) e l’insediamento dei giovani agricoltori (Sre 01), a valere sul nuovo Sviluppo rurale 2023/2027. Qual è l’importanza di questo strumento per il settore?
“Il Piano di sviluppo rurale è un po’ la cartina di tornasole di quello che la Regione vuole fare in ambito agricolo. Questo piano, nei numeri e nella forma, conferma la stessa linea adottata da quello precedente, perché la cifra a disposizione è la stessa.
Tuttavia, le risorse risultano molto inferiori, perché oggi abbiamo uno scenario molto diverso, con un’inflazione galoppante. Ci saremmo aspettati qualcosa di più, anche perché la necessità di far fronte agli eventi meteorologici estremi ha richiesto molti investimenti alle imprese agricole.
Va ricordato che, secondo nella visione dell’Ue, il comparto agricolo ha un ruolo centrale nella tutela ambientale e della dimensione sociale.
Gli agricoltori sono “custodi dell’ambiente” e devono rispettare degli impegni precisi per quanto riguarda i servizi ecosiostemici legati alla tutela del territorio. Tuttavia, questi aspetti, che richiedono investimenti, spesso non vengono presi in considerazione quando vengono stanziate risorse per il settore”.
Un altro tema centrale quando si parla del binomio agricoltura sostenibilità è quello dei crediti di carbonio. Quale opportunità rappresentano per il settore agricolo?
“Si tratta di uno strumento importante. L’Italia ha istituito il Registro pubblico dei crediti di carbonio generati su base volontaria dal settore agroforestale nazionale, ora però è necessario che arrivino anche le regole applicative, che attualmente ancora mancano. Si tratta di un’opportunità che stiamo perdendo e che invece ci aiuterebbe molto a portare avanti il percorso di transizione ecologica”.
Dopo il via libera dell’Ue il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Pichetto Fratin ha firmato e trasmesso alla Corte dei conti il decreto per le Comunità energetiche rinnovabili (Cer). Che impatto ha il provvedimento per il mondo agricolo?
“Le comunità energetiche rappresentano una grandissima opportunità per il mondo agricolo, soprattutto in quei territori interni dove un modello di produzione e consumo di energia basato sul concetto generale di comunità e di condivisione potrebbe fare realmente la differenza. Oggi gli agricoltori sono abituati a lavorare in maniera autonoma, come singola azienda. Le comunità energetiche invece pongono l’accento sulla capacità di mettere a fattor comune risorse e competenze in un contesto collaborativo. In generale, lo ribadisco, si tratta di una grande opportunità da cogliere che, in determinate aree, diventa addirittura una necessità”.
Fonte: Cuore Economico
“La gestione attiva e razionale delle risorse boschive ha un forte impatto sul raggiungimento dell’obiettivo della riduzione del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030. Gli agricoltori da sempre hanno una visione ecosostenibile delle foreste: lasciamo a loro il compito di mantenere l’equilibrio di questi territori”. Lo ha detto Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte e della Federazione Nazionale di Prodotto Risorse boschive e coltivazioni legnose di Confagricoltura, ospite lo scorso martedì 31 ottobre al Forum organizzato a Roma da Legambiente.
“Se verremo maggiormente coinvolti nella gestione dell’ambiente anche dal punto di vista decisionale, come accadeva nel passato, agiremo con strumenti adeguati sul lungo periodo e soprattutto, mediante una comunicazione efficace, con messaggi su misura per un pubblico diverso dagli addetti ai lavori, sensibilizzeremo anche i più scettici, che hanno percezioni errate o distorte del ruolo dell’agricoltura, riguardo alla necessità e ai benefici di effettuare interventi di taglio e manutenzione dei boschi”, ha evidenziato il presidente.
Il futuro del settore è rappresentato da un’impresa multifunzionale e multisettoriale che, grazie anche alla valorizzazione dei prodotti forestali non legnosi (ad esempio sughero, resina, pinoli e noci), potrebbe garantire un’economia circolare sostenibile con benefici per tutta la collettività. Occorre inoltre considerare che attualmente in tutto il mondo vengono prodotti e commercializzati volumi record di prodotti a base di legno: secondo gli ultimi dati diffusi dalla FAO, in Europa si registra un aumento del 13% dell’asportazione di legname tondo industriale in un quinquennio, con una crescita costante della produzione di segato come principale assortimento esportato, ma anche un incremento delle importazioni per oltre 5 miliardi di metri cubi. nonostante questo, la superfice forestale europea continua a crescere.
“È necessario intercettare finanziamenti dedicati e risorse tecniche affinché la quantità e la qualità delle foreste nell’UE si mantengano e, anzi, si rafforzi la loro protezione, il ripristino e la resilienza”, sottolinea Allasia.
Alla luce della radicalizzazione dei cambiamenti climatici e dei fenomeni ad essi correlati (incendi, fitopatie, tempeste di vento, etc.). Confagricoltura Piemonte è impegnata in una campagna di informazione per dimostrare l’inesistenza di contraddizioni tra il garantire una maggiore produzione di legname e raggiungere gli obiettivi di conservazione dell’ambiente e del paesaggio.
“Una gestione forestale sostenibile aiuta a prevenire l’abbandono della terra, gli incendi, a mitigare gli effetti delle tempeste di vento e di altre minacce, quali gli attacchi di parassiti su larga scala, che mettono a repentaglio le formazioni forestali in tutta Europa. Siamo sensibili alla tema e ne parleremo il 10 novembre prossimo all’Ecomondo di Rimini, in un convegno dal titolo ‘Energia dal bosco per la decarbonizzazione e la transizione energetica’ per il quale auspico la partecipazione di moltissimi addetti e non ai lavori”, conclude il presidente della Federazione piemontese.
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