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La concentrazione di eventi climatici di eccezionale portata mette a rischio la tenuta delle imprese agricole. Siccità, nubifragi, grandine, trombe d’aria, ma anche incendi, spesso di natura dolosa, hanno conseguenze devastanti per il settore primario. E’ evidente che la gestione del rischio climatico è diventata una questione di primo piano per il futuro dell’agricoltura italiana, ma anche europea”. Il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, interviene sulla concentrazione di fenomeni meteorologici che stanno interessando tutta la Penisola e che colpiscono in modo puntiforme il territorio, devastandolo in alcune zone e risparmiandolo a pochi chilometri di distanza. La pioggia tanto attesa, laddove caduta, è arrivata in quantità abbondante in troppo poco tempo, senza permettere ai campi di essere assorbita. Raffiche di vento e grandine hanno dato il colpo di grazia. Confagricoltura è al lavoro per monitorare gli eventi, segnalando le criticità che necessitano di interventi straordinari, anche alla luce della situazione di difficoltà che sta vivendo il settore primario, a causa della siccità e dell’aumento dei costi produttivi.
I danni sono pesanti e la disponibilità finanziaria dell’apposito fondo ristori è inadeguata – dichiara Giansanti – nonostante l’aumento di 200 milioni disposto dal governo con il DL Aiuti Bis. La normativa in vigore risulta inadeguata, troppo complessa e lenta – evidenzia il presidente di Confagricolturagli interventi pubblici devono essere più veloci per assicurare, oltre all’indennizzo dei danni, la ripresa dell’attività produttiva”.
Quest’anno abbiamo registrato eventi climatici eccezionali che in passato capitavano nell’arco di un decennio. E la situazione si è registrata anche in altri Stati europei. Non si tratta più di episodi sporadici; è necessario un nuovo approccio alla questione, che comprenda la cura e la gestione del territorio con tutti i soggetti coinvolti, sfruttando anche le ricerche in materia di intelligenza artificiale e di elaborazione sempre più puntuale di modelli previsionali per contrastare, anche con forme di difesa attive, i fenomeni meteorologici estremi”.

Torna il maltempo sull’Astigiano e come al solito il comparto ad aver subito le conseguenze più pesanti è quello agricolo che sembra non conoscere un attimo di tregua. Forti temporali si sono abbattuti nella serata di ieri, lunedì 6 giugno, favorendo veri e propri nubifragi. La cellula temporalesca si è formata pochi chilometri ad est di Torino, con piogge intense, venti fino a 70-80 km/h e grandinate anche di medie dimensioni. In alcune zone sono stati segnalati chicchi fino a 4 centimetri.
L’area maggiormente colpita è stata quella del nord Astigiano, nello specifico nei comuni di San Paolo Solbrito, Villanova d’Asti, Buttigliera, Montafia e Dusino San Michele. I tecnici della Confagricoltura di Asti sono già al lavoro per quantificare i danni derivanti da questa ondata di maltempo. Le aziende agricole della zona del Pianalto astigiano associate alla Confagricoltura lamentano diversi danni alle colture di mais, grano e orzo, ormai prossime alla raccolta con previsione di un raccolto completamente compromesso. Numerosi anche i danni alle coperture di aziende agricole causati dal forte vento che ha letteralmente scoperchiato tetti di abitazioni e fabbricati rurali.
Situazione meno grave ma comunque sotto controllo nell’area del sud Astigiano. I comuni più colpiti sono: Nizza, Mombaruzzo e Fontanile, dove si sono verificate forti piogge con la presenza di grandine che ha causato danni su vigneti con un’incidenza indicativa del 20/30%, anche se deve ancora essere effettuata una stima reale dei danni.
La pioggia è sicuramente un fenomeno ben accetto in un’annata alquanto siccitosa, ma le precipitazioni di ieri non sono comunque sufficienti a compensare il grave deficit idrico che si è accumulato nei mesi primaverili”, afferma Enrico Masenga, coordinatore del settore tecnico della Confagricoltura di Asti. “Inoltre la pioggia, se accompagnata da fenomeni atmosferici estremi, come la grandine e il forte vento, rappresenta una minaccia di gran lunga più grave e compromettente della siccità stessa. Siamo di fronte a fenomeni avversi causati da temperature al di sopra della media stagionale che sono la riconferma di cambiamenti climatici sempre più all’ordine del giorno”.

Non c’è un attimo di tregua per l’agricoltura piemontese, in particolare quella astigiana in questa pazza estate costellata dal maltempo. Forti temporali accompagnati da enormi chicchi di grandine hanno devastato in pochi giorni quasi tutto il nord astigiano.
La scorsa settimana una violentissima grandinata della durata di circa 30 minuti si è abbattuta sull’area del moncalvese, decimando quasi tutta la produzione di vigneti e noccioleti, in prossimità della loro maturazione. Nella giornata di ieri il maltempo si è spostato nell’area dei comuni intorno a San Damiano d’Asti e Revigliasco. In questa zona sono caduti oltre 38 millimetri di acqua, rendendo necessario l’intervento da parte dei vigili del fuoco per infiltrazioni in molte abitazioni e le temperature sono scese con punte al di sotto dei 10 gradi. Anche in questo caso è stata la grandine la protagonista in negativo, con chicchi grandi come uova, che ha causato pesanti danni a mais, in piena fioritura, soia, girasoli e su campi di grano ancora da trebbiare.
Molte le aziende associate ad Asti Agricoltura che hanno segnalato numerosi danni all’interno dei loro appezzamenti.
Il 70% della produzione viticola e corilicola è andata perduta e in alcune zone il danno è stato quasi del 100% – afferma sconsolata Cristina Bello, titolare dell’azienda agricola di San Martino Alfieri – erano circa 10 anni che non si verificavano disagi di questa natura”. “Purtroppo le conseguenze di questi temporali non saranno circoscritte a quest’annata”, afferma Enrico Masenga, consulente tecnico specialistico di Asti Agricoltura, che insieme agli altri tecnici dell’Organizzazione agricola astigiana sono al lavoro già da giorni per la stima dei danni. “Gli enormi chicchi di grandine hanno compromesso anche la struttura delle piante e nelle prossime settimane saranno necessari aggiustamenti e soprattutto interventi di sanificazione per evitare la diffusione di malattie. Tutto ciò andrà ad inficiare la produzione anche per gli anni successivi”.
Questi cambiamenti climatici sempre più nefasti per la nostra agricoltura necessitano di ulteriori interventi oltre ai risarcimenti standard previsti dalle assicurazioni che comunque non coprono completamente il danno subito”, dichiara il direttore di Asti Agricoltura Mariagrazia Baravalle. “Apprezziamo l’impegno e la tempestività della Regione Piemonte nel richiedere nuovamente lo stato di emergenza per la seconda volta in pochi giorni. Tuttavia è necessario trovare nuove soluzioni finalizzate ad un ulteriore risarcimento in seguito ad eventi atmosferici sempre più frequenti”.

 

Alcuni grappoli di uva completamente devastati dalla grandine

Fortunatamente il peggio dovrebbe essere passato: le previsioni indicano ancora qualche pioggia debole sul Piemonte per domani pomeriggio, ma senza gravi rischi. In queste ore è in corso il conto dei danni per l’ultima ondata di maltempo, che tra ieri sera (venerdì) e questa mattina ha flagellato la nostra regione con una violenza inaudita.
Eccezionale l’entità delle precipitazioni: nelle ultime 24 ore le stazioni meteo hanno registrato 630 mm di pioggia, superando così il record storico di pioggia sull’intera regione dal 1958. Nell’Astigiano il Tanaro è esondato allagando abitazioni e attività produttive.

I danni all’agricoltura

Il nostro primo pensiero va alle famiglie dei dispersi, con la speranza che vengano ritrovati sani e salvi. Il bilancio per l’agricoltura è pesante e anche questa volta – dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemontee dimostra in modo inequivocabile che, aldilà del cambiamento climatico in atto, occorre investire in modo deciso sulla prevenzione, per evitare che si ripetano fenomeni di questo genere”.
In provincia di Asti – afferma Enrico Masenga, consulente tecnico specialistico di Confagricoltura Astil’esondazione del Tanaro, soprattutto nella zona tra la piana di Asti, Castello di Annone e Azzano d’Asti, ha causato pesanti conseguenze su prati e campi che sono stati completamente allagati, con danni significativi per la soia, in buona parte ancora da trebbiare, e il mais. La soia è completamente sommersa e non è più possibile raccoglierla. Il mais, in alcune zone, è coperto d’acqua fino alla pannocchia e quindi non più utilizzabile. In altri punti l’acqua si è fermata sotto e lo si potrà raccogliere mediante mietitrebbie cingolate, ma i costi saranno elevati e molto probabilmente il prodotto verrà destinato ad usi secondari. Si registrano inoltre danni a vigneti e frutteti in collina, a causa di frane e smottamenti”.
Nei prossimi giorni, quando l’acqua si sarà ritirata si potranno valutare i danni, che al momento si prospettano comunque importanti – dichiara Ercole Zuccaro, direttore di Confagricoltura Piemontesoprattutto nella nostra regione, dove il territorio è particolarmente fragile. Servono programmi di manutenzione dei corsi d’acqua per mettere in sicurezza intere aree, prevenendo dissesti idrogeologici che ogni anno causano vittime e danni ingenti alle imprese e all’agricoltura”.

 

A sinistra, esondazione del Tanaro nella zona tra la piana di Asti, Castello di Annone e Azzano d’Asti; a destra campi di soia completamente allagati (foto: Enrico Masenga)

Le imprese agricole che non sono assicurate contro le calamità atmosferiche e naturali non possono ottenere risarcimenti in caso di danni, anche gravi. Il rimborso, per legge, non può essere corrisposto per i danni conseguenti da “eventi assicurabili”. Le Regioni possono però chiedere al Governo di dichiarare lo stato di calamità, qualora il danno sia pari ad almeno 2/3 della produzione lorda vendibile: in tal caso scattano alcuni benefici fiscali.
Come precisa infatti l’Agenzia delle Entrate se un fondo rustico costituito per almeno 2/3 da terreni qualificati come coltivabili a prodotti annuali non sia coltivato, neppure in parte, per un’intera annata agraria e per cause non dipendenti dalla tecnica agraria, il reddito dominicale, per l’anno in cui è chiusa l’annata agraria, è ridotto al 30%.
In caso di perdita per eventi naturali di almeno il 30% del prodotto ordinario del fondo, il reddito dominicale, per l’anno in cui si è verificata la perdita, si considera inesistente.
A tal fine, la perdita deve essere causata da eventi naturali e non da atti dolosi o colposi. Inoltre, la perdita deve essere misurata avuto riguardo al prodotto dell’intero fondo. L’evento dannoso deve essere denunciato dal possessore danneggiato entro tre mesi dalla data in cui si è verificato ovvero, se la data non sia esattamente determinabile, almeno 15 giorni prima dell’inizio del raccolto. La denuncia deve essere presentata all’Agenzia del Territorio, che provvede all’accertamento della diminuzione del prodotto, sentito l’Ispettorato provinciale dell’agricoltura e la trasmette all’Agenzia delle Entrate.
Se l’evento dannoso interessa una pluralità di fondi rustici, l’Agenzia del Territorio, su richiesta dei sindaci dei Comuni interessati o di altri soggetti, provvede alla delimitazione delle zone danneggiate e all’accertamento della diminuzione dei prodotti e trasmette agli uffici dell’Agenzia delle Entrate.
IlSole24Ore, commentando le disposizioni previste dagli articoli 31 e 32 del TUIR, precisa che “l’impatto di queste norme è oggi meno significativo rispetto al passato. Ciò a causa dell’introduzione dell’Imu e delle agevolazioni introdotte per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza i cui redditi agrari, grazie alla previsione di cui all’articolo 1, comma 44 della legge 232 del 2016 sono stati di fatto azzerati per il quadriennio 2017-2020 e dimezzati per il 12021. Nel caso di terreni non affittati, l’Imu sostituisce le imposte sui redditi e le addizionali sul reddito dominicale mentre il reddito agrario continua a essere assoggettato alle ordinarie imposte sui redditi. Se il terreno non affittato è esente dall’Imu risulta dovuta l’Irpef. Per i terreni affittati sono dovute sia l’Irpef che l’Imu”.

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