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Siamo contrari all’ennesimo aumento delle accise sulle sigarette previsto dal ddl Bilancio 2020, perché se fosse accolto rischierebbe di impattare con forza sull’intero mercato tabacchicolo, bloccando definitivamente lo sviluppo dell’intera filiera, colpendo le imprese e i lavoratori”. Lo sottolinea il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, in vista della ripresa dei lavori della Commissione Bilancio del Senato.
Non sono stati accolti emendamenti diretti ad annullare o abbassare le accise e questo – osserva il Coordinamento – non può che preoccupare la filiera tabacchicola italiana, che nel suo complesso, grazie a 50mila lavoratori e 3mila aziende agricole sull’intero territorio nazionale, fornisce un importante contributo alle finanze e al bilancio dello Stato”.
Ad avviso di Agrinsieme, “non va dimenticato che ulteriori rincari avrebbero un effetto controproducente in relazione al gettito erariale, perché spingerebbero molti consumatori verso un’altra tipologia di filiera: quella illecita che, come è noto, finisce per essere la principale beneficiaria di drastici interventi fiscali che hanno inevitabilmente ripercussioni sul prezzo finale di vendita”.
Gli operatori del mercato legale, dall’agricoltura alla trasformazione e dalla distribuzione alla vendita, non possono perdere posti di lavoro e stabilità sociale”, conclude Agrinsieme.

Apprezziamo l’impegno del Governo per evitare l’aumento dell’IVA e per la volontà di incidere sul cuneo fiscale, così come giudichiamo positive alcune misure specifiche per il settore primario in un periodo particolarmente complesso per motivi congiunturali, ambientali e sociali”. E’ quanto ha affermato ieri il vicepresidente di Confagricoltura, Matteo Lasagna, all’audizione in Senato sulla legge di bilancio: “Gli sforzi dell’esecutivo hanno permesso di mettere in campo interventi importanti, – ha specificato – quali la proroga dell’esenzione Irpef dei redditi dominicali e agrari per i terreni di coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali; il sostegno alle imprese duramente colpite dalla cimice asiatica; la decontribuzione per 2 anni per i giovani che avviano un’azienda agricole, i mutui a tasso zero fino a 300mila euro a favore dell’imprenditoria femminile e il fondo di competitività delle filiere agricole per sostenere il Made in Italy agroalimentare”.
Contestualmente Confagricoltura ha chiesto che nel passaggio parlamentare del DDL Bilancio e dell’annunciato collegato agricolo ci sia lo spazio per ulteriori misure necessarie per favorire gli investimenti in innovazione tecnologica da parte delle imprese, un passo fondamentale per intervenire a favore della sostenibilità ambientale, la sicurezza sul lavoro e la crescita del settore: “Escludere l’agricoltura da questo salto di qualità – ha spiegato Lasagna – significherebbe relegarla a un ruolo secondario, affossando le capacità di traino per il Paese. Non dimentichiamoci che il settore primario nel primo trimestre 2019 è andato meglio di altri, aumentando il proprio valore aggiunto del 2,9% e dimostrandosi fondamentale per lo sviluppo economico”.
Confagricoltura, pertanto, fa leva su queste reali potenzialità per non disperdere gli sforzi compiuti. L’Organizzazione, in particolare, chiede di estendere a tutte le aziende agricole l’accesso al super e iper ammortamento per l’acquisto di beni strumentali materiali nuovi; di dare continuità al bonus verde e incentivare gli investimenti in colture arboree; di favorire l’accesso al credito e la piena affermazione del contratto di rete.
Rimangono alcuni nodi importanti da sciogliere – ha concluso Lasagna – sono quelli relativi all’aumento delle accise sul tabacco, alla sugar tax e alle imposte sul consumo dei manufatti di plastica. Norme su cui bisogna riflettere attentamente, poiché rischiano di bloccare definitivamente lo sviluppo di intere filiere, colpendo le imprese, i lavoratori e i consumatori”.

 

 

Il Senato della Repubblica (foto tratta da: www.focusjunior.it ) 

E’ importante che il bonus verde venga confermato anche per gli anni 2020-2021 nell’ambito dei provvedimenti connessi alla manovra economica. Si deve dare continuità a uno strumento – già operativo nel 2018 e nel 2019 – che ha permesso di far crescere il verde privato, in giardini, terrazzi e balconi, con un positivo effetto a favore delle imprese vivaistiche e della manutenzione del verde, ma anche dell’ecosistema e del contrasto dei cambiamenti climatici”. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti in relazione al decreto fiscale che, nell’ultima versione, sembra aver escluso la misura.
Al contrario, più che eliminare il bonus verde, andrebbe rafforzato – ha proseguito Giansanti – aumentando il massimale di spesa ammissibile e la percentuale di detrazione, come già richiesto dalla mia Organizzazione. Il verde privato è fondamentale anche nell’ottica della mitigazione del clima e del miglioramento della qualità dell’aria”.
Il ministro Bellanova, solo pochi giorni fa – ha osservato il presidente di Confagricolturaha promesso il mantenimento di questa misura fiscale che fa bene ad un settore, come quello florovivaistico, che produce 2,7 miliardi di fatturato e dà occupazione a 180 mila persone. Un settore moderno, innovativo, che punta alla sostenibilità ed alla qualità della vita, che fa bene all’ambiente. Ci auguriamo che quella promessa venga mantenuta”.
Si parla tanto – ha proseguito il presidente della Federazione Nazionale del Florovivaismo di Confagricoltura Francesco Matidi ambiente, della necessità di impiantare 60 milioni di alberi, di aumentare il verde per mitigare i cambiamenti climatici, per aumentare la CO2 e poi, alla prova dei fatti, un provvedimento fiscale che va in questa direzione, che sta portando risultati importanti, rischia di essere dismesso. Sarebbe contraddittorio e lesivo degli stessi interessi della collettività. Siamo fiduciosi che in Parlamento si riesca a trovare una soluzione positiva”.

In relazione alla manovra, Confagricoltura esprime la sua forte contrarietà all’annunciata ‘rimodulazione’ dell’IVA che potrebbe riguardare, in modo particolare, i beni soggetti all’aliquota del 10%.
Molti prodotti agricoli (latte, bovini, suini, uova fiori, piante, carni, pesci, foraggi, ristorazione, ecc.) – osserva l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – rientrano nell’ambito di applicazione dell’aliquota ridotta ed un aumento per alcuni di essi avrebbe un impatto economico recessivo per le imprese agricole oltre che un effetto regressivo su consumi di beni essenziali”.
Con la crescita del PIL ai minimi termini, Confagricoltura chiede a viva voce che qualsiasi ipotesi di intervento sulla modulazione delle aliquote IVA sia rinviata – dopo un’attenta valutazione degli effetti economici che inevitabilmente comporta – a quando ci sarà un miglioramento del ciclo economico.