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La Commissione parlamentare Agricoltura e Sviluppo rurale (COMAGRI) del Parlamento Europeo il 14 ottobre ha approvato il progetto di relazione dal titolo Programma per lo sviluppo rurale di Next Generation EU e dello strumento per la ripresa, con 46 voti a favore, nessun voto contrario e 2 astensioni, predisposto dall’on.le Paolo De Castro.
Gli eurodeputati hanno aggiornato il testo proposto dalla Commissione Europea per anticipare tutte le risorse messe a disposizione per le comunità rurali dallo strumento di ripresa dell’UE negli anni 2021 e 2022, invece che, come proponeva la Commissione europea, dal 2022 al 2024. Circa il 30% degli 8,07 miliardi di euro (a prezzi correnti) dovrebbero essere resi disponibili nel 2021, il restante 70% nel 2022.
La COMAGRI intende garantire almeno il 37% dei fondi disponibili per la ripresa delle azioni legate all’ambiente e al clima. Almeno il 55% del fondo per la ripresa dovrebbe sostenere le start-up di imprese di giovani agricoltori e gli investimenti in azienda che contribuiscono ad una ripresa economica resiliente, sostenibile e digitale in linea con il Green Deal europeo. L’UE dovrebbe finanziare il 90% delle misure di recupero e resilienza ammissibili. Gli investimenti in agricoltura e nel settore della trasformazione che contribuiscono ad una ripresa economica sostenibile e digitale potrebbero essere cofinanziati dall’UE fino ad un totale dell’80% (dal 40%). Ciò salirebbe al 90% nelle regioni meno sviluppate (dal 50%) e nelle regioni ultraperiferiche, le isole minori del Mar Egeo ed alcune aree della Croazia (dal 75%). I deputati vogliono anche aumentare il livello massimo di sostegno che il FEASR fornisce alla produzione alimentare coperta dai regimi di qualità dell’UE da 3.000 a 5.000 euro per azienda all’anno. Il massimale per gli aiuti all’avviamento di imprese del FEASR per i giovani agricoltori dovrebbe salire da 70.000 a 100.000 euro. La COMAGRI ha inoltre aumentato il livello massimo di sostegno del FEASR, dal 70% all’80% dei costi ammissibili, per misure quali: l’assicurazione dei raccolti, degli animali e delle piante, i fondi di mutualizzazione per gli eventi climatici avversi, le epizoozie ed i parassiti che colpiscono le piante, e per lo strumento di stabilizzazione del reddito.
Il testo dovrà ora essere negoziato con il Consiglio dell’UE, al fine di arrivare ad una versione concordata che sarà integrata nel regolamento di transizione.

Il Parlamento Europeo intende modificare la norma che riguarda il divieto di utilizzare le stesse denominazioni di vendita delle carni per la commercializzazione di alimenti vegetariani e vegani. Divieto sancito da un emendamento, il numero 165, approvato dalla Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo nell’aprile 2019 con il parere sulla modifica del regolamento 1308/2013 sull’Organizzazione Comune dei Mercati agricoli.
L’emendamento era stato fortemente sostenuto da Confagricoltura, perché evita che il consumatore sia confuso, al momento dell’acquisto, da nomi e pubblicità ingannevoli. Quando acquistiamo cibo, in questo caso carne – afferma Confagricoltura – dobbiamo essere certi di comprare ciò che risponde realmente alle nostre esigenze, affidandoci a informazioni corrette sulle caratteristiche del prodotto.
Pubblicità accattivanti e precise strategie di marketing, utilizzano sovente le stesse denominazioni di vendita delle carni (salame, cotoletta, bistecca, wurstel, hamburger, bresaola, etc.) per la commercializzazione di alimenti a base di proteine vegetali, presentando questi prodotti come del tutto simili a quelli di origine animale.
Ogni prodotto alimentare ha le sue proprietà e caratteristiche nutrizionali che dipendono dal tipo di ingredienti utilizzati. Per questo motivo, ad avviso di Confagricoltura, l’uso dello stesso termine per denominare prodotti appartenenti a categorie alimentari diverse deve essere evitato, al fine di poter permettere una corretta valutazione al momento dell’acquisto e garantire la piena trasparenza nei confronti dei consumatori.
L’invito di Confagricoltura agli europarlamentari è quindi di confermare l’emendamento originale, come adottato ad aprile 2019, senza compromessi, perché non si può derogare al diritto dei consumatori di ricevere informazioni chiare e trasparenti sulle caratteristiche e gli aspetti nutrizionali dei prodotti che acquistano.

Agrinsieme esprime soddisfazione per l’importante risultato ottenuto ieri al Parlamento Europeo grazie anche all’azione degli eurodeputati italiani che hanno sventato una manovra che avrebbe fatto tardare le misure transitorie della PAC con il rischio di livellare i pagamenti diretti UE a danno degli agricoltori italiani e non solo.
Con il voto contrario dell’Assemblea si è infatti riusciti a contrastare l’iniziativa promossa e sostenuta da circa 150 deputati, che volevano rinviare a giugno il voto sul regolamento transitorio della politica agricola comune, introducendo modifiche che avrebbero potuto mettere a repentaglio l’assetto dell’agricoltura italiana.
Sarà quindi il testo approvato all’unanimità dalla ComAgri – spiega il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari – a costituire la base negoziale per il trilogo che sarà avviato nei prossimi giorni. L’auspicio è che possa rapidamente essere oggetto di un accordo tra Parlamento, Consiglio e Commissione Europea per garantire certezza giuridica agli agricoltori e alle cooperative europei e consentire un passaggio graduale alla futura politica agricola, destinata a entrare in vigore a gennaio 2023.
Siamo soddisfatti del risultato raggiunto – conclude Agrinsieme – ma questo grave episodio dimostra che dobbiamo vigilare affinché i principi di base della PAC siano mantenuti, anche alla luce delle prossime comunicazioni del pacchetto Green Deal che saranno presentate la settimana prossima dalla Commissione Europea”.