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Ha avuto luogo nella giornata di mercoledì, presso il palazzo della Provincia di Asti, l’incontro tra i vertici dell’ente provinciale – il presidente Paolo Lanfranco e il consigliere con delega ad Agricoltura e Caccia e Pesca, Davide Massaglia – e le associazioni di categoria che hanno ancora una volta affrontato lo spinoso problema legato ai cinghiali. Nel corso della riunione, che ha visto la partecipazione di Asti Agricoltura (presente il direttore Mariagrazia Baravalle), Cia e Atima sono state avanzate ulteriori proposte e strategie finalizzate alla repressione di questo flagello.
Le 3 organizzazioni hanno dichiarato che l’unico modo per affrontare concretamente il problema relativo alla fauna selvatica è quello di operare in modo unitario sotto la supervisione della Provincia di Asti.
In merito a questo problema sono state concordate alcune proposte e strategie che sono state sottoposte all’attenzione dei vertici provinciali. Tra le priorità c’è sicuramente la necessità di aggiornare il vademecum per gli agricoltori al fine di una corretta informazione su autodifesa ed autocontrollo con conseguente formazione, e la rotazione delle squadre di caccia al cinghiale sul territorio, con eventuale utilizzo di sistemi di incentivazione economica.
Le associazioni presenti, all’unisono, hanno insistito sull’importanza della mappatura delle presenze di ungulati sul nostro territorio. Il passo successivo è quello dell’abbattimento selettivo vero e proprio mediante un’azione organizzata con l’ausilio, ciascuno in base alle proprie competenze, dei cacciatori, delle Guardie Venatorie (provinciali e volontarie), degli agricoltori e degli OFS (Operatori Faunistici Specializzati). Per quanto riguarda la figura dell’OFS le organizzazioni agricole presenti ritengono che sia necessario far conoscere e rafforzare questo ruolo con corsi di formazione appositi, l’istituzione di un albo “mobile”, il mantenimento del ruolo in base ai risultati raggiunti, criteri di scelta autonoma e un’adeguata dotazione finanziaria.
Tutte e tre le organizzazioni agricole concordano inoltre in modo inequivocabile sull’erogazione immediata dei ristori alle aziende: “è necessario garantire alle aziende danneggiate tempestivi ed adeguati ristori, che tengano anche conto, ad esempio, del costo lavoro necessario per le risemine e non solo del costo del seme
In ultima analisi, i rappresentanti delle organizzazioni presenti hanno espresso la volontà ad ospitare presso le loro sedi la formazione degli OFS nonché eventuali corsi per il conseguimento del porto d’armi per uso caccia, ma non solo: “la nostra intenzione è di istituire nei nostri uffici un vero e proprio sportello per raccogliere le istanze e le problematiche dei nostri associati in merito alle questioni legate al problema della fauna selvatica, fornendo adeguata informazione e supporto in termini di difesa delle produzioni, riduzione e rimborso dei danni”.
La Provincia ha ascoltato le istanze e si è già attivata per dar corso pratico alle proposte.

 

 

Nella foto i partecipanti al tavolo operativo sull’emergenza cinghiali. Da sinistra: Marco Pippione (direttore Cia), Paolo Pregno (presidente Atima), Mariagrazia Baravalle (direttore Asti Agricoltura), Alessandro Durando (presidente Cia), Gianluca Ravizza (direttore Atima)

 

 

Continua l’infausto compito degli agricoltori di quantificare i danni provocati dalla fauna selvatica, in modo particolare da cinghiali e caprioli. I danni nell’ultimo anno sono aumentati a livello esponenziale, complici i vari lock-down (soprattutto quello primaverile dello scorso anno) che hanno favorito una maggiore proliferazione di questi animali, dovuta ad una quasi assente circolazione di mezzi e di persone. Un grande problema non solamente per le colture agricole, ma anche per la viabilità su strada, la quale negli ultimi anni è stata teatro di parecchi incidenti, talvolta anche mortali.
I provvedimenti di chiusura stabiliti dal Governo per contrastare la pandemia hanno inoltre rallentato il controllo su questi ungulati e causato sospensioni all’attività venatoria, compreso il contenimento. Proprio da questa ultima attività è arrivata la risposta più concreta come si evince dai dati comunicati dalla Provincia di Asti, dai quali emerge che sono state organizzate più di 1000 battute di caccia specifiche che hanno portato all’abbattimento di 1431 cinghiali sul territorio astigiano nel 2020 e di altri 297 nei primi mesi del 2021.
Il presidente di Asti Agricoltura Gabriele Baldi ha elogiato questa lodevole iniziativa, ringraziando la Provincia di Asti per l’impegno profuso: “Ringraziamo e ci complimentiamo con la Provincia per i risultati raggiunti e per altre iniziative atte a fronteggiare questo flagello, come ad esempio le gabbie per la cattura dei cinghiali di recente sperimentazione anche sul nostro territorio”, ha affermato Baldi. “Adesso non bisogna abbassare la guardia, ma anzi proseguire con quest’opera di abbattimento in modo ancora più massiccio e incisivo per riuscire a contenere questo problema e salvaguardare il nostro territorio”.
Siamo di fronte a una vera e propria emergenza che richiede la collaborazione di tutti gli attori locali in modo tale da dare una risposta immediata sia al comparto agricolo che a tutta la collettività”, ha dichiarato il direttore di Asti Agricoltura Mariagrazia Baravalle. “Chiediamo adeguati indennizzi per i danni diretti e indiretti che subiscono le aziende agricole e auspichiamo una semplificazione delle procedure per la valutazione dei danni e del conseguente tempestivo ristoro”.

Filiera della carne di cinghiale

Nell’ottica di un eventuale coinvolgimento diretto dell’agricoltore, nei giorni scorsi si è parlato anche di filiera della carne di cinghiale. Durante un incontro (in videoconferenza) ci si è soffermati sulla necessità di coinvolgere anche macellai, agriturismi e ristoranti, tramite una promozione mirata prendendo spunto da altri progetti già preesistenti in Italia. Allo stato attuale permangono però ancora diversi ostacoli legati in parte alla difficoltà di fare rientrare l’attività di macellazione e vendita di carne di fauna selvatica nell’ambito di una attività agricola o connessa e, dall’altra, all’assenza ad oggi di una filiera che sia in grado soprattutto di acquistare e/o utilizzare il prodotto.
E’ evidente come siamo favorevoli ad ogni iniziativa che possa ridurre la pressione dei capi sul territorio portando nel contempo benefici agli agricoltori che, loro malgrado, sono coloro che ‘sfamano’ i cinghiali dal momento che questi ultimi si cibano del prodotto seminato dagli agricoltori medesimi”, ha affermato il presidente Baldi.

Referendum sulla caccia

Posizione molto critica da parte di Confagricoltura in merito all’apertura da parte della Corte di Cassazione verso un eventuale iter che porterebbe alla promulgazione di un referendum abrogativo della legge sulla caccia (157/1992).
Secondo il direttore Baravalle: “Se malauguratamente venisse abrogata la legge, si creerebbe un preoccupante vuoto normativo. Le imprese agricole sarebbero invase da una fauna selvatica completamente fuori controllo, con una crescita di rischi anche per i cittadini. E’ necessario mettere da parte una mentalità ambientalistica troppo radicale e poco ragionata e rimettere al centro l’interazione tra natura ed economia, valorizzando contemporaneamente la biodiversità e le attività produttive locali che coesistono da sempre”.

 

“8 marzo 2021 per le donne in divisa: consegna di alberelli di mimosa”: sarà questo il titolo dell’evento che avrà luogo venerdì 5 marzo, alle ore 10, presso il Palazzo della Provincia di Asti, organizzato dalla Commissione provinciale per le Pari Opportunità, in collaborazione con Asti Agricoltura e Garden Pregno Asti e con il patrocinio della Provincia di Asti e della Consiglierà di Parità della Provincia di Asti.
In prossimità dell’8 marzo, l’evento di venerdì – inserito all’interno del consueto calendario di iniziative che si protrarranno per tutto il mese – è stato organizzato con l’intento di sottolineare il ruolo fondamentale svolto dalla donna nella società odierna e per dare il giusto riconoscimento alle figure femminili che sul territorio astigiano all’interno di questo periodo complicato, caratterizzato dalla pandemia, hanno fornito il loro prezioso contributo, trovandosi a fronteggiare in prima linea il Covid-19. Un ruolo chiave riconosciuto anche dal Parlamento Europeo che per creare maggiore consapevolezza in merito alle situazioni affrontate dalle donne durante questo periodo di crisi, il prossimo 8 marzo celebrerà la Giornata internazionale della Donna, in occasione della sessione plenaria che avrà luogo proprio in tale giorno.
Le realtà astigiane vogliono quindi, con questo gesto simbolico di consegna delle mimose, ringraziare tutte le donne in divisa appartenenti ai seguenti corpi: Polizia di Stato, Polizia Giudiziaria, Carabinieri, Gruppo Carabinieri Forestale, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Vigili del Fuoco, Polizia Municipale, Croce Verde, Croce Rossa Italiana. Il tutto con uno sguardo rivolto anche a tutte le mogli, le madri di famiglia, le lavoratrici e le imprenditrici che hanno stoicamente e silenziosamente portato avanti le loro attività in mezzo ad innumerevoli difficoltà.
In Italia le aziende ‘in rosa’ sono oltre 200 mila, circa il 28% del totale – afferma il presidente di Asti Agricoltura Gabriele Baldi e la nostra provincia non fa di certo eccezione proponendo esempi virtuosi di aziende guidate da donne intraprendenti e coraggiose. La nostra organizzazione si è sempre prodigata assiduamente al fine di facilitare e agevolare la conciliazione tra vita familiare e lavorativa per le donne e per sconfiggere anche qualsivoglia stereotipo di genere. Asti Agricoltura plaude alla tenacia, alla creatività, alla concretezza e alla competenza delle donne: qualità che il mondo femminile esprime quotidianamente in ogni settore del mondo del lavoro“.
Asti Agricoltura, rappresentanza astigiana della Confagricoltura, ha aderito con entusiasmo all’iniziativa“, dichiara il direttore di Asti Agricoltura Mariagrazia Baravalle. “Nel settore agricolo la donna svolge tradizionalmente un ruolo fondamentale, ponendosi come vera e propria “spina dorsale” nel settore primario e la nostra associazione si è sempre impegnata per creare le condizioni indispensabili a sostenere il lavoro femminile in tutte le sue declinazioni. Ci uniamo nel riconoscere come fondamentale l’impegno e il sacrificio delle donne in divisa e nel manifestare loro stima e rispetto riconoscendole come forze determinanti e particolarmente preziose soprattutto in questo periodo pandemico“.

In allegato la locandina e il programma della giornata

Locandina 5 Marzo 2021

Programma cerimonia 5 marzo 2021

L’andamento dell’annata agraria, che si è chiusa l’11 novembre, è stato analizzato in una conferenza stampa on-line organizzata da Confagricoltura Piemonte, con gli interventi di presidente e direttore regionale di Confagricoltura Enrico Allasia ed Ercole Zuccaro, dell’assessore regionale all’Agricoltura Marco Protopapa, del presidente di Unioncamere Piemonte Gian Paolo Coscia, del presidente di ANBI Piemonte(l’associazione che rappresenta i consorzi irrigui e di bonifica) Vittorio Viora, del presidente dell’Ente Risi Paolo Carrà, del presidente nazionale dell’UNCEM (Unione dei comuni montani) Marco Bussone e del componente della Giunta nazionale Confagricoltura Luca Brondelli di Brondello.
Confagricoltura evidenzia un andamento positivo delle produzioni vegetali, con prezzi in rialzo – ma non ancora a livelli ottimali – per i cereali. Raccolto non abbondante per la frutta, ma con produzioni di alta qualità. Ottima la vendemmia. L’emergenza Covid-19 manda in crisi il comparto zootecnico: prezzi cedenti per polli, suini, latte e per la carne di razza Piemontese. Scarso il raccolto di miele.

L’inverno tiepido, il più caldo degli ultimi 63 anni, con precipitazioni leggermente inferiori alla media, non ha favorito la ripresa vegetativa. Anche in primavera le temperature sono state superiori alla media e le piogge leggermente inferiori alla media. Aprile e maggio hanno fatto registrare alcune precipitazioni eccezionali. L’estate è trascorsa calda con temperature un po’ sopra la media, con precipitazioni abbondanti, alcune delle quali anche di fortissima intensità, specialmente nel mese di agosto, con venti forti e violente grandinate che in ogni caso non hanno compromesso i raccolti. L’autunno, a parte l’alluvione del 2-3 ottobre, ha finora fatto registrare temperature più o meno in media, così come le precipitazioni, con scarsi passaggi di perturbazioni atlantiche.
Per quanto riguarda l’andamento delle produzioni vegetali – chiarisce Confagricoltura – il raccolto di grano tenero è stato scarso (dal 10 al 15% in meno rispetto al 2019), con prezzi in rialzo da settembre, a livello soddisfacente. Produzioni in calo anche per l’orzo, che in alcune zone registra perdite di rese del 20-30%. Ottime qualità e produzioni abbondanti per il mais, con prezzi in rialzo. Annata difficile per il riso: le zone di produzione – spiegano i tecnici di Confagricoltura Piemonte – sono state colpite da una violenta grandinata il 24 settembre, al confine tra Pavia e Novara, e delle fortissime piogge cadute il 2 e 3 ottobre: la produzione sarà inferiore di circa il 10 – 15% rispetto l’anno scorso. Il raccolto è di buona qualità e i prezzi sono interessanti. Buona la produzione di leguminose, con prezzi incoraggianti per la soia.
Nel comparto frutticolo produzioni in calo, fino al 40% in meno rispetto al 2019, per pesche e nettarine, con qualità e prezzi soddisfacenti. Bene anche albicocche e susine, mentre per il kiwi continuano a registrarsi problemi fitosanitari agli impianti; i danni da gelo primaverile hanno ridotto la produzione. Soddisfacente la produzione di nocciole, ma con prezzi cedenti rispetto all’anno scorso. Buono il raccolto di castagne e di piccoli frutti; tiene la produzione di fragole, con la diffusione di coltivazioni fuori suolo.
Interessante la produzione orticola, con vistosi incrementi dei consumi e dei prezzi. Buona la campagna 2020 del peperone di Carmagnola, seppur con una produzione leggermente in calo rispetto all’anno scorso.
Annata eccellente, favorita dal buon clima estivo, per le coltivazioni foraggere e per i pascoli montani.
Ottima la vendemmia, con produzioni nella media e qualità eccellente, soprattutto per i vini rossi.
Sul fronte gli allevamenti zootecnici Confagricoltura evidenzia che sono aumentate le produzioni di carne avicole. Dopo l’innalzamento dei prezzi in primavera per il lockdown, a settembre il prezzo dei polli da carne era in flessione del 9,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Buona anche la produzione di uova di galline, in aumento di quelle allevate a terra.
Per quanto riguarda i bovini da carne l’emergenza sanitaria Covid-19 ha impattato pesantemente sui consumi e sui prezzi. Con il blocco del canale della ristorazione i danni maggiori si sono registrati nel comparto degli allevamenti di razza Piemontese: i bovini sul mercato all’ingrosso hanno ridotto di circa il 40% il prezzo rispetto all’anno precedente.
In difficoltà – fa rilevare Confagricoltura – anche il mercato del latte bovino: anche in questo caso l’emergenza sanitaria ha fatto diminuire il consumo di latte fresco e i produttori hanno perso circa il 20-25% del prezzo rispetto all’anno scorso.
In crisi anche il mercato dei suini: oggi gli allevatori producono ben sotto i costi di produzione. Scarsa la produzione di miele, a causa del meteo instabile e delle conseguenti fioriture intermittenti nel periodo primaverile.
L’emergenza sanitaria ha acuito le difficoltà del settore primario, già fortemente indebolito. Le produzioni zootecniche hanno subito un calo generalizzato della domanda, in particolare per quanto riguarda carne suina e bovina e latte fresco, a causa del prolungato lockdown primaverile. Il colpo – spiegano i dirigenti di Confagricoltura Piemonte – è stato accusato pesantemente anche dal comparto vitivinicolo, che oggi fa registrare giacenze in cantina superiori al livello fisiologico e guarda con preoccupazione ai prossimi mesi, periodo tradizionale di feste che quest’anno si terranno sicuramente in forma limitata.
In questo contesto – rileva Confagricoltura – diventa indispensabile favorire la competitività delle imprese, consolidare le strutture aziendali, non trascurare gli investimenti in innovazione e sviluppo, assicurare una promozione coordinata del nostro agroalimentare in Italia e all’estero.
Per Confagricoltura la Regione e il Governo nazionale dovranno impegnarsi su questo su questi obiettivi, per dar modo alle imprese di poter ripartire con fiducia non appena le condizioni lo permetteranno. In questa situazione diventa perciò indispensabile sfruttare tutte le risorse a disposizione, a partire da quelle del programma di sviluppo rurale che continua a manifestare forti deficit per quanto riguarda la capacità di spesa: la chiusura del periodo di programmazione è fissata al 31 dicembre e anche se sarà possibile effettuare successivamente i pagamenti già impegnati, al 30 settembre erano stati erogati soltanto il 55% dei fondi a disposizione per il periodo 2014-2020. Confagricoltura Piemonte ha già manifestato alla Regione le preoccupazioni degli imprenditori agricoli, chiedendo di accelerare la conclusione delle istruttorie avviate e la liquidazione dei contributi alle aziende.
Per quanto riguarda la prossima programmazione Confagricoltura ha avanzato alla Regione una serie di proposte, che puntano al rafforzamento delle imprese e al sostegno a progetti immediatamente cantierabili, che per fortuna ci sono.
Per l’organizzazione degli imprenditori agricoli è necessario uno sforzo comune, nel quale deve prevalere il senso di responsabilità per far ripartire, proprio con l’agroalimentare, la nostra economia in modo da far crescere l’occupazione e assicurare una giusta remunerazione per gli agricoltori che operano sul territorio.
Confagricoltura rivolge inoltre un appello alle istituzioni per la difesa e la salvaguardia del territorio, evidenziando due emergenze.
La prima: sono sempre più gravi i danni provocati dai selvatici, cinghiali in particolare, alle coltivazioni agricole: la proliferazione eccessiva di questa specie va contenuta in ogni modo.
Infine l’ultima alluvione di inizio ottobre ha purtroppo confermato che il clima sta cambiando e che è necessario fronteggiare questa emergenza con un impegno concreto: bisogna assicurare un’adeguata manutenzione a fiumi e torrenti, favorire il ripristino delle reti irrigue minori, investire per la creazione di invasi. Per Confagricoltura è tempo di superare i blocchi ideologici che paralizzano gli interventi sul sistema idrogeologico per favorire una vera tutela dell’ambiente naturale e delle attività agricole che sono il vero presidio del territorio.

In allegato riportiamo l’elenco con i dati riferiti alla provincia di Asti desunti dall’Anagrafe Agricola Regionale

Bilancio annata agraria 2019-2020_Provincia di Asti_dati anno 2020 Anagrafe Agricola Unica Regione Piemonte

La Provincia di Asti ha convocato tutte le organizzazioni agricole locali per discutere di questo annoso problema

Partiamo da un dato di fatto: i risultati della gestione degli anni scorsi non possono essere considerati soddisfacenti da parte delle istituzioni. Attestano infatti che il problema è in crescita e che va affrontato a muso duro, con azioni concrete e senza ulteriori giri di parole. Consapevoli di scontentare qualcuno, anche nell’ambiente venatorio, vogliamo essere chiari: obiettivo della Provincia, senza ambiguità, è difendere la sicurezza dei cittadini e le produzioni agricole. In Piemonte si registrano 1200 incidenti all’anno e non è passato neppure un mese dall’ultimo incidente in cui hanno perso la vita due giovani ragazzi a Novara. Alla polemica pseudo ambientalista credo che come risposta possa bastare questo; la presenza di un numero eccessivo di capi di fauna selvatica, quali quelli attuali, costituisce una minaccia anche per l’ambiente e la biodiversità, non certo un valore da proteggere su basi ideologiche. Abbiamo grande rispetto di chi intende la caccia come sport, ma la questione per le istituzioni deve essere posta e affrontata sotto un altro profilo: dobbiamo tutelare la sicurezza e l’interesse pubblico,
e farlo con urgenza e senza quella timidezza che talvolta impone l’opportunità politica. Non ci fermeremo dunque davanti alle critiche di alcuni cacciatori, non rappresentativi della gran parte di essi cui va il ringraziamento per un’attività preziosa ed insostituibile. Non è più accettabile infatti che alcune squadre garantiscano un numero di abbattimenti molto basso in aree dove i cittadini e gli amministratori comunali evidenziano danni ingenti e pericoli per l’incolumità pubblica; squadre che talvolta sembrano voler difendere il monopolio di intervento, considerando la propria area come piccoli feudi di loro esclusivo diritto, ostacolando e lamentandosi per gli abbattimenti che potrebbero garantire altri.
La Provincia non ha mai inteso criticare nessuno, e non l’ha fatto, ma ha chiesto ad ATC di lavorare insieme per superare la gestione diversificata tra “periodo venatorio” e “periodo di controllo”; solo così potremo essere davvero efficaci in una materia che vede la responsabilità condivisa tra tanti (troppi?) soggetti, con una conseguente confusione che fa comodo a pochi a danno di tanti.
Attendiamo la risposta e cercheremo insieme soluzioni. Ma è tempo che ciascuno si assuma le proprie responsabilità, agli occhi di tutti, anche a costo di bruciarseli con qualcuno. Con la Regione, istituzione titolare della materia, sarà necessario proseguire il lavoro di confronto per mettere le Province nelle condizioni di essere operative, dotandole di agenti di vigilanza venatoria e risorse.
Se con i colleghi Presidenti delle Province valutassimo impossibile raggiungere risultati concreti a difesa del territorio e dei cittadini saremo costretti a trarne le conseguenze e sottrarci da responsabilità che non sono nostre.