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Più attenzione e consapevolezza nel consumo del cibo con una notevole riduzione degli sprechi”, è quanto emerge da autorevoli dati statistici in merito alle abitudini alimentari degli italiani. Oggi si celebra infatti la seconda “Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari”, proclamata dalle Nazioni Unite per sensibilizzare il mondo intero, cittadini e Istituzioni, sulla centralità della questione dello sperpero di cibo. L’Italia è tra i Paesi più attenti allo spreco alimentare e alle corrette abitudini alimentari, tanto che nel 2020 ha sprecato l’11,78% di cibo in meno rispetto all’anno precedente.
La pandemia e il conseguente periodo di lock-down che abbiamo vissuto lo scorso anno, hanno contribuito a creare una maggiore consapevolezza nella gente sull’importanza del cibo“, affermano Gabriele Baldi e Mariagrazia Baravalle, rispettivamente presidente e direttore di Asti Agricoltura. “La convinzione che l’approvvigionamento delle risorse alimentari fosse scontato ha cominciato a vacillare durante i mesi di marzo e aprile del 2020, a pandemia appena scoppiata. Questo ha creato una maggiore comprensione da parte delle persone sul duro lavoro e sacrificio che esiste dietro alla produzione di ogni singola materia prima e sulla grande importanza che riveste quotidianamente il comparto agricolo per il nostro approvvigionamento alimentare. E’ giunto il momento di dare il giusto riconoscimento a tutte le aziende agricole e alle figure professionali che operano in questo settore”, dichiarano i vertici della Confagricoltura di Asti.
Un settore che da sempre è impegnato nella lotta allo spreco del cibo, applicando i principi dell’economia circolare, cercando di riutilizzare gli scarti, con la consapevolezza che ciò avviene sempre attraverso l’uso di risorse naturali ed energetiche che non vanno sprecate.
L’obiettivo dell’agricoltura però, non è solo quella dello “spreco zero”, ma anche della “fame zero” e della sostenibilità. A fronte di un progressivo aumento della popolazione mondiale nei prossimi decenni, la vera sfida è produrre di più, in quantità e qualità, ma con minore impatto sulle risorse naturali e senza aumentare la SAU.
E’ doveroso garantire un’equa redistribuzione nella filiera della ricchezza che proviene dalla produzione, trasformazione e commercio del cibo – concludono Baldi e Baravalle – perseguendo le pratiche sleali nel commercio e preservando al dieta mediterranea, sinonimo di salute e biodiversità”.

Oggi 5 febbraio è la Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare. Confagricoltura rileva che negli ultimi anni sta aumentando la consapevolezza degli italiani rispetto alle questioni ambientali e al consumo di cibo. Significativi i dati che emergono oggi dal rapporto ‘Il caso Italia’ del Waste Watcher International Observatory, che pongono l’Italia tra i Paesi più attenti allo spreco alimentare e alle corrette abitudini alimentari durante la pandemia. Secondo la rilevazione, solo in Italia nel 2020 si è sprecato l’11,78% di cibo in meno rispetto all’anno precedente.
Si tratta di un dato incoraggiante – dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonteche non deve però fare abbassare la guardia su un fenomeno che resta comunque ancora diffuso e non riguarda solo il consumo domestico, ma l’intera filiera agroalimentare, lungo la quale ci sono ancora molte, troppe dispersioni”. Confagricoltura ribadisce il contributo fondamentale che possono dare le imprese agricole nella lotta allo spreco e nell’attuazione del Piano nazionale contro gli sprechi alimentari, di cui il nostro Paese si è dotato già da qualche anno. “L’agricoltura da sempre applica i principi dell’economia circolare – aggiunge Allasia – cercando di recuperare attraverso il riutilizzo degli scarti agricoli: il lavoro è ancora lungo e va accompagnato da un cambiamento di abitudini e costumi, su cui anche Confagricoltura sta contribuendo, di cui si iniziano a intravedere i primi segnali”.
Il direttore di Confagricoltura Piemonte Ercole Zuccaro illustra un caso concreto. “Ogni giorno, in base alle elaborazioni del nostro centro studi su dati Istat, in Piemonte per l’alimentazione umana si impiegano 1.105.000 chili di carne, 728.000 di litri di latte e 2.720.000 uova: sprecare anche solo l’1% di questi volumi significa, per esempio, porre fuori dal circuito virtuoso 11.050 chilogrammi di carne, utili a sfamare oltre 44.000 persone, l’equivalente della popolazione della città di Biella. Per questo – spiega Zuccaro – dobbiamo contenere gli sprechi lungo tutto il circuito produttivo a partire dai campi, investendo maggiormente sull’innovazione, sull’agricoltura di precisione, sulla digitalizzazione, sul risparmio energetico e su un utilizzo sempre più attento dell’acqua”.

Gli abitanti del Piemonte ogni giorno consumano:

  • 1.105.000 chilogrammi di carne
  • 804.000 chilogrammi di frutta
  • 774.000 chilogrammi di agrumi
  • 3.674.000 chilogrammi di pomodori freschi e conservati
  • 728.000 litri di latte
  • 2.720.000 uova

 

(Elaborazioni Confagricoltura Piemonte su dati Istat)

In occasione della Giornata nazionale contro lo spreco alimentare, Confagricoltura richiama l’attenzione delle Istituzioni e degli stakeholder sul tema di grande attualità.
Cresce la consapevolezza degli italiani rispetto alle questioni ambientali e al rapporto col consumo di cibo, consapevolezza grazie alla quale per la prima volta si registra nel 2019 una diminuzione dello spreco del cibo domestico: il 25% in meno rispetto all’anno precedente, con un risparmio di 1,5 miliardi di euro (secondo i dati del rapporto Waste Watcher 2020 di Last Minute Market/Swg).
Si tratta di un importante passo avanti, afferma Confagricoltura, che non deve però fare abbassare la guardia su un fenomeno che resta comunque ancora diffuso. Lo spreco domestico è diminuito, ma non eliminato. E il fenomeno non riguarda solo il consumo domestico, ma l’intera filiera agroalimentare, lungo la quale ci sono ancora molte, troppe dispersioni.
Circa il 14% degli sprechi avviene infatti prima che i prodotti alimentari raggiungano il livello di vendita al dettaglio, nella fase successiva alla raccolta; il 20% va perduto nelle fasi di trasformazione (fonte: Annuario dell’agricoltura italiana 2018 – CREA).
Nel complesso il cibo sprecato è quattro volte superiore alla quantità necessaria a sfamare 820 milioni di persone che in tutto il mondo soffrono la fame (dati FAO 2019).
Per questo occorre incrementare l’impegno congiunto, dell’intero sistema, per promuovere stili di vita sani e consumi alimentari più consapevoli. Un altro tassello importante su cui investire è sicuramente quello della prevenzione, in ciascuna fase della filiera.
Confagricoltura ribadisce il contributo fondamentale che possono dare le imprese agricole nella lotta allo spreco e anche nell’attuazione del Piano nazionale contro gli sprechi alimentari, di cui il nostro Paese si è dotato già da qualche anno. “L’agricoltura non spreca cibo, anzi da sempre applica i principi dell’economia circolare, cercando di recuperare e riutilizzare tutto ciò che può essere “riciclato” – sottolinea il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. Il lavoro da fare è ancora lungo e va accompagnato da un cambiamento di abitudini e costumi, su cui anche Confagricoltura sta spingendo e di cui si iniziano a intravedere i primi segnali.
Solo agendo in maniera coordinata, con uno sforzo collegiale dei governi e con l’impegno dei cittadini – sottolinea Giansanti – il problema dello spreco potrà essere aggredito in modo efficace”.

 

(foto tratta da: www.radiobombo.com)

 

L’innovazione è lo strumento fondamentale per combattere gli sprechi alimentari”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, lunedì 5 febbraio, in occasione della Giornata Nazionale per la Prevenzione dello Spreco Alimentare. “Oggi stanno cambiando gli stili di vita anche nell’alimentazione“, ha spiegato Giansanti, “e le imprese agricole devono sempre di più recepire le nuove esigenze dei consumatori, orientati a monodosi, prodotti pronti all’uso e porzionati, che permettono di calibrare le diete e ridurre gli sprechi”.
L’innovazione inoltre contribuisce a ridurre lo spreco nei campi“, ha proseguito il presidente di Confagricoltura, “bioeconomia, agricoltura di precisione, digitalizzazione e agroenergie, infatti, danno un forte contributo in questo senso, ad esempio attraverso il risparmio energetico e un utilizzo attento dell’acqua e della chimica (sempre più ridotto perché avviene in modo mirato)”.
Confagricoltura ha sostenuto fortemente la legge anti spreco 166/2016. Ad essa ora andrebbe unito un provvedimento che favorisca pure la diffusione di nuovi macchinari per la raccolta e la conservazione, che faciliti il riuso dei prodotti agricoli non commercializzabili per altri fini.

 

 

Immagine tratta da: www.viagginews.com