Siamo fortemente preoccupati per gli effetti economici sul settore agroalimentare dovuti al conflitto in atto in Medio Oriente e in particolare dalla chiusura prolungata dello stretto di Hormuz, snodo commerciale strategico per il passaggio di numerose materie prime essenziali, che, direttamente e indirettamente, sono necessarie per le nostre coltivazioni e alle nostre produzioni alimentari”.
Così il presidente di UniEat* Massimiliano Giansanti, sulla situazione che sta generando un’ampia, grave crisi. Su quella rotta transita oltre un quarto del petrolio a livello mondiale e delle miscele di idrocarburi, di polimeri di etilene in forme primarie e di fertilizzanti (elaborazione dati Centro Studi Unione Italiana Food), “con evidenti ripercussioni sui costi energetici (petrolio e gas naturale), packaging, trasporti e sostanze fondamentali per la coltivazione delle materie prime che sono poi alla base dei nostri prodotti alimentari”.
Una riduzione così drastica della disponibilità di fertilizzanti finisce inevitabilmente per incrementare vertiginosamente i costi necessari alle rese delle coltivazioni e alla qualità delle stesse e, conseguentemente, delle materie prime agricole.
Sul fronte agricolo le conseguenze sono già visibili: il prezzo dell’urea ha registrato aumenti superiori al 20% a livello globale e di oltre il 50% a livello nazionale tra gennaio e primi di aprile, mentre almeno 21 navi cariche di fertilizzanti, per un volume vicino al milione di tonnellate, risultano bloccate o rallentate lungo le rotte commerciali. Parallelamente, il ruolo dei Paesi del Golfo nella produzione di energia e di zolfo, essenziale per i fertilizzanti fosfatici, evidenzia quanto la produttività agricola europea dipenda da input esterni.
Il FMI avverte che l’escalation nel Golfo potrebbe causare una recessione globale, con un aumento dell’inflazione, descrivendo la situazione come una “crisi energetica” paragonabile a quella del 1974 e la stessa FAO, pochi giorni fa, ha parlato di “catastrofe alimentare globale”.
Come Associazione che esprime una filiera così ricca e numerosa – aggiunge il presidente Giansanti – ribadiamo che queste condizioni lasciano agricoltura e industria in una pericolosa incertezza. Si tratta di un vero e proprio shock per il sistema agroindustriale che mette a rischio la tenuta delle filiere con inevitabili ripercussioni sul consumatore finale: le aziende stanno cercando il più possibile di assorbire queste variazioni, ma non potranno farlo ancora a lungo”.
Per UniEat occorrono pertanto interventi nell’immediato per compensare per quanto possibile gli operatori dall’aumento costi, ma anche maggiori relazioni di filiera per cercare, specie in queste fasi di turbolenza dei mercati, di concordare accordi quadro per stabilizzare le condizioni di fornitura e la relativa formazione dei prezzi, anche al fine di valorizzare ancora di più i prodotti agroalimentari nazionali, a partire dalle materie prime utilizzate.

 

*UNIEAT, nata dalla sinergia tra Unione Italiana Food e Confagricoltura, unisce il mondo dell’industria – che comprende micro, piccole, medie e grandi imprese del food – e il settore primario, per valorizzare il modello mediterraneo e le sue filiere.  rappresenta una compagine del valore di 106 miliardi di euro, che offre lavoro a 650mila addetti. I principali obiettivi: rafforzare efficienza produttiva, competitività sui mercati esteri, sostenibilità, logistica e stoccaggio; far crescere l’export; promuovere e valorizzare la dieta mediterranea, integrando le filiere, garantendo sempre elevati standard qualitativi dei prodotti al consumatore finale.

Confagricoltura conclude la sua partecipazione alla 43esima edizione di Macfrut, la fiera internazionale del settore ortofrutticolo, con un consuntivo molto positivo grazie ai tanti momenti di confronto avuti con produttori e rappresentanti della politica. Il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, non ha fatto mancare la sua presenza all’inaugurazione dello stand confederale.
Tante le delegazioni istituzionali e i buyer provenienti dall’estero, sia Ue che extra Ue. Un segno dell’impegno a trovare nuovi mercati dal momento che il comparto ortofrutticolo sta affrontando difficoltà commerciali legate alle tensioni in atto a livello mondiale.
Non sono mancati gli stimoli positivi necessari per tenere viva la competitività del settore che – come ricordato dal vicepresidente di Confagricoltura Sandro Gambuzza, all’inaugurazione della fiera – non è un dato acquisito, ma deve essere alimentato con strategie adatte al contesto attuale. Difficile prevedere come evolverà la marginalità delle imprese alla luce degli aumenti dei costi di produzione e considerato che, tra marzo e aprile, i prezzi all’origine dei prodotti agricoli segnano una sostanziale stabilità.
L’analisi realizzata dal Centro Studi di Confagricoltura a riguardo evidenzia infatti che gli effetti dei forti rincari dei mezzi di produzione utilizzati dagli agricoltori non si sono ancora fatti sentire sui prezzi all’origine dei prodotti agricoli. Mentre vengono segnalate tensioni sui listini all’ingrosso, in realtà ai cancelli delle aziende agricole a marzo i prezzi dei prodotti agricoli hanno subito un incremento di appena 0,2% rispetto al mese precedente.
Una flessione dei prezzi si registra per alcuni segmenti, come cavolo, carciofi, pere, fragole e colture anche energivore, come la coltivazione di ortaggi in serra. Una quiete destinata tuttavia a non durare, visti gli incrementi dei costi di produzione, come le quotazioni dei fertilizzanti, tra cui spicca l’urea, ormai oltre +75% rispetto al 2025.
Altra criticità è la mancanza di manodopera per il settore, in cui la ricerca di personale diventa sempre più difficile. La leva della formazione può a tal fine essere un elemento utile, in considerazione anche dell’innovazione e della tecnologica che hanno cambiato il lavoro nei campi negli ultimi anni.
Il comparto ortofrutticolo, nonostante queste difficoltà, rimane uno dei più rilevanti della nostra agricoltura: su un valore complessivo della produzione agricola italiana che ha superato i 68 miliardi di euro nel 2025, quello dell’ortofrutta fresca (esclusi, quindi, i trasformati industriali) sfiora i 17 miliardi.

Non più solo brindisi rituali ma un consumo più contemporaneo, capace di intercettare un pubblico nuovo e maggiormente consapevole. È con questo obiettivo che il Consorzio Asti Docg ha ufficializzato il debutto dell’Asti Rosé, protagonista nella giornata di martedì 14 aprile con un primo brindisi simbolico nel corso della terza giornata di Vinitaly.
La nuova tipologia è stata inserita ufficialmente nel disciplinare lo scorso 23 marzo, al termine di un iter avviato a fine 2023. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il prodotto potrà essere declinato in tutte le varianti, dal dolce all’extra brut, lasciando alle aziende ampi margini di personalizzazione stilistica anche in funzione dei mercati di destinazione. Il nuovo prodotto, imbottigliabile a partire da trenta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è un blend composto da uve Moscato destinate all’Asti Docg (dal 70% al 90%) e uve Brachetto destinate al Brachetto d’Acqui Docg (dal 10% al 30%). Ad oggi sono una decina le aziende che hanno avviato la preproduzione o la sperimentazione, ma il numero è destinato ad ampliarsi nei prossimi mesi. Le prime stime indicano una produzione iniziale compresa tra i 5 e i 10 milioni di bottiglie, cifre variabili in base alla risposta del mercato. E proprio l’interesse già manifestato da distributori e importatori delle bollicine aromatiche piemontesi conferma come Europa (Regno Unito incluso), Nord America e – compatibilmente con le attuali contingenze – Russia rappresentino al momento i principali sbocchi, senza dimenticare il mercato interno.
L’ingresso dell’Asti Rosé nel disciplinare rappresenta un passaggio rilevante, che valorizza la storia e l’identità enologica del nostro territorio – ha dichiarato Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg – si tratta di unicum nel panorama italiano, capace di unire due vitigni entrambi aromatici. A Vinitaly celebriamo oggi simbolicamente questo traguardo, primo passo di un percorso destinato a svilupparsi nei prossimi mesi“.
Con questa nuova tipologia – conclude Ricagno – vogliamo individuare nuovi consumatori e nuove occasioni di consumo, superando una lettura tradizionale legata a momenti specifici e aprendo la denominazione a modalità di fruizione sempre più versatili e attuali”.
Sul fronte del target, le prime rilevazioni del Consorzio individuano come pubblico di riferimento una fascia prevalentemente femminile, tra i 35 e i 50 anni: consumatrici con una buona familiarità con il vino, attente alla qualità e inclini alla sperimentazione.

Fonte: ufficio stampa Consorzio Asti docg isopress

Lo Studio Fossa, azienda di consulenza di Asti che si occupa di igiene, ambiente, sicurezza e formazione nei luoghi di lavoro, organizza un Corso di formazione/aggiornamento per Addetti Antincendio. Il corso si svolgerà nella giornata di martedì 12 maggio.
Il corso antincendio aziendale è un obbligo di legge (D.Lgs. 81/2008 e D.M. 2 settembre 2021) per i lavoratori designati, con durata di 4, 8 o 16 ore in base al livello di rischio. Include prove pratiche obbligatorie, come l’uso di estintori, e deve essere aggiornato ogni 5 anni per garantire la sicurezza.
Il D.M. 2/9/21 sostituisce lo storico D.M. 10/3/98, introducendo alcune novità di rilievo sulla formazione degli addetti antincendio e le modalità di erogazione dei corsi antincendio per conseguire l’attestato antincendio.
In allegato la scheda di iscrizione al corso, in cui sono riportati orari, costi e sede di svolgimento.

Per ulteriori informazioni o chiarimenti, è possibile contattare Asti Agricoltura ai seguenti recapiti: 0141434966 – cerruti.marco@confagriasti.com

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Dalla Camera di Commercio Alessandria – Asti

La Camera di Commercio di Asti – Alessandria comunica che dal 14 aprile, fino al 24 aprile 2026, sono aperte le candidature per aderire alla Fase 1 del progetto “Target ESG: dalla strategia al reporting”, il percorso gratuito promosso dal sistema camerale piemontese a supporto delle PMI nel processo di misurazione e rendicontazione delle performance ESG.

Il percorso intende accompagnare le PMI in un primo approccio strutturato ai temi ESG, sempre più rilevanti per l’accesso al credito, la competitività e le relazioni di mercato.

L’obiettivo è infatti supportare le aziende nella valutazione dei propri impatti ambientali, sociali e di governance (ESG) e nella loro comunicazione efficace verso stakeholder quali clienti, investitori, istituti di credito, consumatori e altri soggetti interessati.

La partecipazione è completamente gratuita e prevede un percorso che si sviluppa da maggio 2026 a gennaio 2027 con:

– formazione online sui temi ESG;
– accesso gratuito a 2 licenze premium (rating e reporting ESG) su una piattaforma digitale avanzata;
– tre laboratori online di accompagnamento alla compilazione del rating e reporting ESG con esperti di settore;
– un servizio di help desk online attivo 24/7.

Inoltre, per alcune delle imprese selezionate, saranno previsti:

– il servizio di Verifica del rating ESG;
– tre sessioni di consulenza individuale con esperti di settore, finalizzati al perfezionamento del Bilancio di sostenibilità.

Per partecipare alla Fase 1 è necessario:

– compilare e firmare digitalmente il modulo di adesione (disponibile nel bottone blu in fondo alla mail);
– inviarlo via PEC all’indirizzo: areaprogettiunioncamerepiemonte@legalmail.it, indicando nell’oggetto “Richiesta di partecipazione alla Fase 1 del progetto Target ESG”.

Per tutti i dettagli e i requisiti di partecipazione è possibile consultare il sito di Unioncamere Piemonte.

Per info contattare gli uffici della Camera di Commercio: 0131 313275 -204.