Nel corso della riunione della task force del settore florovivaistico del Copa-Cogeca (il Comitato delle Organizzazione agricole e delle cooperative europee) che si è svolta ieri a Bruxelles, Confagricoltura ha ribadito le richieste per sollevare uno dei comparti che maggiormente sta soffrendo le conseguenze dell’emergenza coronavirus.
E’ questa solo l’ultima azione di sensibilizzazione delle Istituzioni nazionali e comunitarie che Confagricoltura sta prevedendo a salvaguardia del comparto florovivaistico, al fine di prevedere adeguati indennizzi e contromisure per compensare le perdite di ricavo e di reddito subite dagli operatori.
Le misure messe in atto a seguito dell’emergenza epidemiologica Covid-19, hanno, infatti, provocato un crollo delle vendite dei prodotti florovivaistici ed una drastica riduzione dei fatturati delle aziende impegnate nella produzione, vendita e manutenzione del verde.
Confagricoltura segnala che, nonostante il recente chiarimento arrivato da Palazzo Chigi che consente la vendita al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti e di altri prodotti simili perché rientra nelle attività di produzione, trasporto e commercializzazione di prodotti agricoli ammesse dal DPCM del 22 marzo 2020, il settore continua a soffrire per l’ancora difficile collocazione del prodotto.
Inoltre, continua la sospensione dell’attività della cura e manutenzione del verde. Un comparto che fattura circa 1,8 miliardi annui a livello nazionale e dà lavoro a circa 40mila addetti. Ogni mese di fermo, quindi, rappresenta in media non meno di 150 milioni di euro di giro di affari; una cifra sottostimata se si considera che in questi mesi primaverili l’attività è decisamente superiore.
Per questo Confagricoltura ha chiesto al governo di soprassedere alla sospensione di questa attività, per lo meno per quanto riguarda la cura e manutenzione di parchi, giardini, verde pubblico, impianti sportivi, anche per evitare il degrado degli ‘investimenti verdi’. E di prevedere un adeguato ristoro – a valere di risorse nazionali o comunitarie – per il mancato fatturato in questo periodo di sospensione.
Confagricoltura ricorda che il settore florovivaistico italiano, con una superficie coltivata di 29mila ettari e 27mila aziende, produce un giro d’affari di circa 2,9 miliardi di euro l’anno (1,32 miliardi di euro di fiori recisi e piante in vaso e 1,55 miliardi di euro di piante ornamentali) ed impiega oltre 100mila addetti lungo tutta la filiera.
Sulla base di tali valori Confagricoltura ha presentato a Bruxelles le sue prime stime sui danni al comparto che, se l’emergenza dovesse proseguire, dovrebbero essere riviste in termini più preoccupanti. A tale dato dovrebbe poi aggiungersi quello relativo ai danni subiti dalle imprese dedite alle attività per la manutenzione del verde.
Tra le misure necessarie da mettere in campo rapidamente, Confagricoltura ha avanzato le seguenti richieste: moratorie mutui, finanziamenti e pagamenti per le aziende; cassa integrazione per i lavoratori derogando alle attuali regole; rinvio pagamento contributi previdenziali ed imposte; sostegno al reddito per gli agricoltori anche in forma associata, attraverso strumenti che valorizzino il prodotto ancorché non venduto sul mercato; sblocco dei pagamenti dei contributi per le aziende in graduatoria PIF e PSR che hanno già sostenuto gli investimenti. Alle Istituzioni comunitarie, inoltre, si chiede di prevedere idonee misure eccezionali tipo quelle previste dal Reg. n. 1308/2013 “Ocm unica” per alleviare le perturbazioni di mercato determinatesi a seguito della diffusione del Covid-19. Al termine del periodo di emergenza sarà necessario, infine, promuovere una campagna di sensibilizzazione della popolazione affinché tutti “si regalino un fiore” per ripartire e tornare a sperare in un futuro.

Il tempo sta per scadere. La carenza di manodopera in agricoltura rischia di compromettere i raccolti. Sarebbe un fatto gravissimo in una situazione di emergenza che vede salire ogni giorno il numero delle persone che chiede aiuti alimentari. Abbiamo avanzato le nostre proposte e siamo pronti a discutere con tutti, senza preclusioni. Lo strumento migliore è quello più rapido. In pochi giorni dobbiamo trovare una soluzione e dare una risposta alle pressanti richieste degli agricoltori che non vogliono perdere il risultato del loro lavoro”.
Il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, torna ad evidenziare l’urgenza di attivare quanto prima gli strumenti normativi necessari per l’impiego di personale nelle campagne: la raccolta delle primizie nei campi in alcune regioni è già iniziata e nelle prossime settimane entra nel vivo con la maturazione di gran parte delle produzioni ortofrutticole e delle lavorazioni per i raccolti d’autunno.
Confagricoltura ha già proposto ai Ministri delle Politiche Agricole e del Lavoro di facilitare il ricorso alla manodopera, dando da un lato la possibilità, solo per questa fase emergenziale, di impiegare persone che hanno perso il lavoro – cassintegrati o fruitori del reddito di cittadinanza – senza far perdere loro tali diritti acquisiti, garantendo condizioni sanitarie ottimali e l’inquadramento nell’ambito del contratto collettivo nazionale; dall’altro di poter utilizzare in campagna le persone che si trovano momentaneamente inoccupate a causa del blocco di molte attività produttive, individuando velocemente un percorso comune, all’interno dello stesso CCNL, volto a dare garanzie a tutti.
Da quando abbiamo avanzato tali proposte – afferma Giansanti – abbiamo ricevuto numerose richieste di persone pronte a lavorare in campagna in questo periodo di necessità. Mai come ora è evidente che occorre semplificare i passaggi burocratici. Occorrono soluzioni immediate per dare seguito a questa disponibilità di domanda e offerta e garantire i raccolti”.
In Italia, primo Paese europeo colpito dall’epidemia Coronavirus, non abbiamo ancora trovato una soluzione a un’emergenza annunciata. Il nostro appello alla politica – conclude Giansanti – è di non perdere altro tempo prezioso e di attivare gli strumenti più adeguati a dare risposte concrete”.

L’area fiscale e paghe di Confagricotura Asti ha elaborato un prospetto all’interno del quale sono riportati i diversi tipi di ammortizzatori sociali ai quali i lavoratori, a seconda delle categorie e della durata del rapporto di lavoro, potrebbero accedere. Sono specificate inoltre le condizioni e le modalità di presentazione delle domande.

DESTINATARI AMMORTIZZATORE  SOCIALE CONDIZIONI DURATA PRESENTAZIONE DOMANDA MODALITA’ DI PAGAMENTO DOCUMENTI NECESSARI NOTE
Impiegati agricoli a tempo indeterminato con almeno 181 gg. presso la medesima azienda CASSA INTEGRAZIONE SPECIALE OPERAI ED IMPIEGATI AGRICOLI (CISOA) almeno 181 gg. presso la medesima azienda max. 90 gg. nell’anno domanda da presentare all’INPS entro il 4° mese successivo alla sospensione dell’attività lavorativa anticipo da parte dell’azienda o diretto al lavoratore su semplice richiesta dell’azienda IBAN del lavoratore nel caso di pagamento diretto a quest’ultimo la domanda si intende accettata per silenzio assenso decorsi 20 giorni dalla presentazione
Operai agricoli a tempo indeterminato con almeno 181 gg. presso la medesima azienda CASSA INTEGRAZIONE SPECIALE OPERAI ED IMPIEGATI AGRICOLI (CISOA) almeno 181 gg. presso la medesima azienda max. 90 gg. nell’anno domanda da presentare all’INPS entro il 4° mese successivo alla sospensione dell’attività lavorativa anticipo da parte dell’azienda o diretto al lavoratore su semplice richiesta dell’azienda IBAN del lavoratore nel caso di pagamento diretto a quest’ultimo la domanda si intende accettata per silenzio assenso decorsi 20 giorni dalla presentazione
operai agricoli a tempo indeterminato, impiegati e quadri dipendenti di cooperativa agricole, zootecniche di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli propri o dei soci (es. cantina sociale) CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI ORDINARIA (CIGO) in forza al 23 febbraio 2020 max 9 settimane dal 23 febbraio al 31 agosto 2020 domanda da presentare all’INPS entro il 4° mese successivo alla sospensione dell’attività lavorativa anticipo da parte dell’azienda o diretto al lavoratore su semplice richiesta dell’azienda IBAN del lavoratore nel caso di pagamento diretto a quest’ultimo necessita consultazione sindacale
Impiegati a tempo indeterminato con meno di 181 gg. presso la medesima azienda o che hanno già usufruito di 90 gg. di CISOA nell’anno CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA (CIGD) in forza al 23 febbraio 2020 max 9 settimane dal 23 febbraio al 31 agosto 2020 domanda da presentare alla regione Piemonte entro il 2° mese successivo alla sospensione dell’attività diretto al lavoratore IBAN del lavoratore e modello SR 41 se l’azienda ha più di 5 dipendenti obbligo di accordo sindacale. Il numero di  5 dipendenti non si calcola per teste ma come “full time equivalent”. Esempio: due dipendenti part time a metà tempo (50%) equivalgono ad una unità.
operai agricoli a tempo indeterminato con meno di 181 gg. presso la medesima azienda o che hanno già usufruito di 90 gg. di CISOA nell’anno CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA (CIGD) in forza al 23 febbraio 2020 max 9 settimane dal 23 febbraio al 31 agosto 2020 domanda da presentare alla regione Piemonte entro il 2° mese successivo alla sospensione dell’attività diretto al lavoratore IBAN del lavoratore e modello SR 41 se l’azienda ha più di 5 dipendenti obbligo di accordo sindacale. Il numero di  5 dipendenti non si calcola per teste ma come “full time equivalent”. Esempio: due dipendenti part time a metà tempo (50%) equivalgono ad una unità.
operai agricoli a tempo determinato CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA (CIGD) in forza al 23 febbraio 2020 variabile sulla base delle giornate effettuate con un massimo di 9 settimane dal 23 febbraio al 31 agosto 2020 domanda da presentare alla regione Piemonte entro il 2° mese successivo alla sospensione dell’attività diretto al lavoratore IBAN del lavoratore e modello SR 41 se l’azienda ha più di 5 dipendenti obbligo di accordo sindacale. Il numero di  5 dipendenti non si calcola per teste ma come “full time equivalent”. Esempio: due dipendenti part time a metà tempo (50%) equivalgono ad una unità.

 

Prospetto ammortizzatori sociali

Salta la Pasqua e fioccano le disdette anche per la prossima estate per le quasi 24mila aziende agrituristiche italiane. Niente più vacanze e fine settimana in campagna, stop alle fattorie didattiche ed ai banchetti per matrimoni e comunioni.
Come tutto il Paese – mette in evidenza Augusto Congionti, presidente di Agrituristci siamo completamente fermati. I nostri agriturismi finora, tra disdette e mancati arrivi, hanno riscontrato perdite di fatturato per oltre 800 milioni di euro, senza contare quelle derivanti dalle fattorie didattiche e della vendita diretta che assommano ad oltre 40 milioni di euro. Ma i nostri imprenditori, come tutti gli agricoltori, non sospendono il loro lavoro e, in molti casi, reinventano la loro attività. In tutta Italia numerosi sono gli operatori che consegnano prodotti dell’azienda agricola e pasti pronti della cucina tipica a domicilio. E c’è anche chi fa di più, ospitando medici e infermieri in servizio nelle aree più colpite dal coronavirus“.
La Pasqua e i ponti del 25 Aprile e del 1° Maggio segnano di solito l’inizio della stagione negli agriturismi italiani. Un comparto che occupa circa 100mila addetti e ospita, annualmente, 3/4 milioni di arrivi per un totale di 13,4 milioni di presenze. Con il coronavirus si è azzerato tutto.
Normalmente – spiega Congionti – lavoriamo cinque/sei mesi a pieno ritmo e in molte regioni si raggiunge il pienone proprio già tra maggio e giugno, con gli ospiti stranieri, che certamente non torneranno presto nel nostro Paese. Non ci sono guadagni, mentre restano i problemi da affrontare, come quello della mancanza di liquidità e del notevole carico di tributi”.
E’ vero che ci sono molte disdette e che non arrivano ancora le prenotazioni per l’estate, però sono assolutamente convinto che, finita l’emergenza della pandemia, la vacanza preferita dagli italiani sarà proprio quella in agriturismo“, conclude il presidente di Agriturist. “Lo dico perché, dal mare alla montagna, passando per le colline, dopo il lungo periodo di quarantena, gli italiani cercheranno spazi aperti e vasti orizzonti. Le nostre aziende propongono un’offerta ricca, mai banale o monotona, che permette di scegliere, secondo i propri gusti e il proprio budget, tra sport, cultura, buona cucina, rilassandosi in piena campagna e ‘respirando’ la natura”.

Ieri Agrinsieme, il coordinamento tra Confagricoltura, Cia e Alleanza delle Cooperative, ha inviato una lettera alla Presidenza del Consiglio e ai Ministeri dell’Agricoltura, dello Sviluppo Economico e della Salute, per evidenziare, dopo i ripetuti interventi di Confagricoltura in sede legislativa, la necessità impellente di reinserire trae attività consentite e descritte nell’allegato 1 del DPCM 22 marzo 2020 (relativo alle misure per il contenimento e alla gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 e alle attività sospese), come modificato dal DM 25 marzo 2020, quelle rientranti nel codice ATECO 02 (Silvicoltura e altre attività forestali).
Nel motivare la richiesta si sono addotte diverse esigenze del comparto forestale, tra cui l’urgenza da parte delle imprese di completare le operazioni forestali previste dai piani di taglio. Per quanto riguarda le imprese dedite alla produzione di legna da ardere e del cippato per teleriscaldamento o cogenerazione, si è evidenziata l’esigenza di rispettare i tempi di allestimento dei cantieri e delle lavorazioni post raccolta (quali stoccaggio e stagionatura del legno) per garantire la qualità degli assortimenti e la continuità delle forniture e, per le aziende forestali delle filiere degli imballaggi in legno (pallet) sia per il settore agroalimentare ma anche per settori fondamentali quali per esempio quello farmaceutico.
Oltre a queste motivazioni si è fatto ovviamente riferimento alle funzioni di prevenzione e di protezione che le attività selvicolturali permettono di mantenere in equilibrio, nonché alla necessità di garantire la continuità aziendale ed occupazionale in territori marginali e nelle aree interne dove sovente le attività forestali rappresentano una delle principali attività produttive.