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Il decreto legge 21 ottobre prevede anche novità in merito all’estensione del termine di pagamento per le cartelle di pagamento notificate dal 1° settembre 2021 al 31 dicembre 2021. Dopo diversi sospensioni disposte durante il periodo della pandemia dei termini di pagamento degli importi iscritti a ruolo dall’Agente della riscossione, ove la stessa Agenzia delle Entrate – riscossione, con circolare  n. 25/E/2020 (punto 3.09.1),  ha evidenziato che la sospensione è da intendersi riferita ai termini dei versamenti, anche rateali, derivanti dalle cartelle di pagamento, nonché ai termini dei versamenti unicamente rateali dei carichi derivanti da avvisi di accertamento esecutivi affidati alla Agenzia della Riscossione, con la norma in esame viene fissato un termine più lungo di 150 giorni, invece dei canonici 60 giorni, per il pagamento delle cartelle di pagamento notificate dal 1°settembre al 31 dicembre 2021. Pertanto, fino allo scadere del predetto termine dei 150 giorni dalla notifica, non saranno dovuti interessi di mora e l’agente della riscossione non potrà dare corso all’attività di recupero coattivo del debito iscritto a ruolo.
Tale differimento, tuttavia, non vale ai fini del computo dei termini per la proposizione del ricorso che resta di 60 giorni dalla notifica della cartella. Peraltro, prima dello spirare del termine potrà essere richiesta la dilazione dei ruoli, per cui, se la stessa viene presentata entro il prossimo 31 dicembre, trova applicazione l’innalzamento dei 60.000 euro a 100.000 euro del limite entro cui non occorre dimostrare la difficoltà economica per ottenere la dilazione, nonché il termine del mancato pagamento di 10 rate anziché di 5 rate, anche non consecutive, per la verifica della decadenza.
Nell’ottica di attenuare gli effetti economici negativi della pandemia il decreto interviene anche sul numero di rate, che, se non pagate, determinano la decadenza da provvedimenti di rateizzazione precedentemente concessi, estendendolo da 10 a 18 rate, limitatamente ai piani di rateizzazione in essere alla data di inizio del periodo di sospensione di cui all’art. 68 del D.L. n. 18/2020 (8 marzo 2020).
Più in particolare, il comma 2, dell’art. 3 del decreto dispone che i debitori decaduti, alla data di entrata in vigore del decreto legge in commento (22/10/2021), dai piani di dilazione in essere alla data dell’8 marzo 2020, sono automaticamente riammessi ai medesimi piani, per i quali il termine di pagamento delle rate sospese è fissato al 31 ottobre 2021. Peraltro, a tali piani, ai fini della verifica della decadenza, si applicano le disposizioni di cui al primo comma, cioè l’aumento da 10 a 18 rate delle rate non pagate. Sul punto, si ricorda che il 30 settembre è scaduto il termine ultimo di pagamento per i versamenti affidati all’Agente della riscossione con scadenza tra l’8 marzo 2020 e il 31 agosto 2021, che viene pertanto prorogato dalla norma in esame al prossimo 31 ottobre.
Per completezza si precisa che per le dilazioni richieste dopo l’8 marzo 2020 e fino al 31 dicembre 2021, resta invece confermato che la soglia di decadenza dal beneficio del termine è di dieci rate non pagate. Per quanto riguarda, infine, i contribuenti già decaduti dal beneficio della dilazione prima dell’inizio della pandemia (08/03/2020), l’art. 13 decies, c. 5, del D.L. n. 137/2020 (decreto Ristori) aveva già previsto la possibilità di presentare una nuova richiesta di rateizzazione entro il prossimo 31 dicembre, senza la necessità di saldare le rate scadute alla data di presentazione.
A norma del comma 3 dell’art. 3, restano validi gli atti e i provvedimenti adottati dall’Agente della riscossione nel periodo dal 1° ottobre 2021 alla data di entrata in vigore del decreto legge in commento e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base degli stessi. Restano, inoltre, acquisiti, per quanto attiene ai versamenti delle rate sospese eventualmente eseguiti nello stesso periodo, gli interessi di mora corrisposti e le sanzioni e le somme aggiuntive già corrisposte.

Il decreto legge n. 46 del 21 ottobre scorso interviene sull’art. 68 del D.L. n. 18/2020 per ridefinire i termini di pagamento delle rate delle definizioni delle cosiddette “Rottamazione ter” (ex art. 3 del D. L. 119/2018) e “saldo e stralcio” (ex art. 1, c. 184, della L. 145/2018), ai sensi delle quali l’effetto di inefficacia delle stesse definizioni, per mancato tempestivo pagamento anche di una sola rata, non si produce nei casi di tardività non superiore a cinque giorni, in applicazione del principio del lieve inadempimento, prevedendo un nuovo termine del 30 novembre 2021 per effettuare il pagamento, senza incorrere nella predetta inefficacia, delle rate scadute nel 2020 e nel periodo che va dal 28 febbraio al 31 luglio 2021.
Si ricorda che le rate oggetto del nuovo differimento avrebbero dovuto essere versate entro i seguenti termini, a norma del D.L. n. 73/2021 (Sostegni bis”):
a) il 31 luglio 2021, per le rate in scadenza il 28 febbraio e il 31 marzo 2020;
b) il 31 agosto 2021, per la rata in scadenza il 31 maggio 2020;
c) il 30 settembre 2021, per la rata in scadenza il 31 luglio 2020;
d) il 31 ottobre 2021, per la rata in scadenza il 30 novembre 2020;
e) il 30 novembre 2021, per le rate in scadenza il 28 febbraio, il 31 marzo, il 31 maggio e il 31 luglio 2021.
La proroga del pagamento risolve anche la problematica che si venuta a creare per effetto della disciplina sulla rottamazione dei ruoli fino a 5.000 euro prevista dall’art. 4 del D.L. n. 41/2021, che ha previsto l’annullamento automatico per tutti i carichi affidati agli Agenti per la riscossione, inferiori alla predetta soglia, che si perfeziona entro il prossimo 31 ottobre, riguardanti le annualità dal 2000 al 2010 (sul punto v. circ. confederale n. 16472 del 27/09/2021). Infatti, con la proroga dei termini delle rate da rottamazione dei ruoli al 30 novembre i contribuenti hanno il tempo di verificare sul sito dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione, con un apposito programma, le rate dovute omettendo i ruoli che hanno i requisiti oggettivi per essere annullati automaticamente, senza correre il rischio di pagare somme maggiori rispetto a quelle dovute, che non verrebbero rimborsate, né somme inferiori a quanto dovuto, circostanza che impedirebbe il perfezionarsi della rottamazione.

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta ad Interpello n. 669 del 6 ottobre 2021 ha chiarito che a seguito di accordo bonario, coattivo o volontario, tra soggetto espropriato ed espropriante, il prezzo corrisposto, comprensivo dell’eventuale indennità aggiuntiva, sconta lo stesso trattamento fiscale riservato all’indennità di esproprio.

Di seguito il link alla risposta all’interpello

Agenzia delle Entrate

In risposta ad appositi quesiti formulati dalle associazioni di categoria, tra cui Confagricoltura, l’Agenzia delle Entrate – con la circolare n. 9 del 23 luglio scorso – ha fornito importanti chiarimenti in ordine agli aspetti applicativi della normativa riguardante il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi, di cui alla legge di bilancio 2021 e alla legge di bilancio 2020.

In particolare:

 

Trasferimento del credito d’imposta dalle società di persone ai propri soci

Questo chiarimento risulta particolarmente importante in quanto in molti casi le società agricole non hanno la possibilità di compensare il credito d’imposta con debiti tributari (che spesso si riducono alla semplice imposta sul valore aggiunto) o previdenziali (limitati molte volte ai soli contributi sui lavoratori dipendenti).

Consentendo la trasferibilità del credito della società ai soci, si apre per questi ultimi la possibilità di compensare il credito stesso con debiti tributari e previdenziali del socio (es. imposte proprie o contributi INPS CD/IAP).

 

Utilizzo del credito d’imposta negli anni successivi anche oltre il triennio canonico di riferimento

Nel caso dunque non fosse possibile esaurire il credito nel triennio sarà possibile utilizzarlo negli anni successivi. Anche questo chiarimento risulta particolarmente importante in quanto evita di fatto il rischio di perdere parte del credito maturato per il solo fatto di non riuscire ad utilizzare in compensazione l’intero importo spettante.

 

Possibilità di trasferire il credito d’imposta nel caso di conferimento d’azienda e di altre operazioni straordinarie e di successione dell’imprenditore mortis causa

Anche per la circostanza riguardante la cessione/donazione d’azienda o della trasformazione in diversa natura giuridica (es. da ditta individuale a società o viceversa) viene confermata la possibilità di trasferire il credito nell’ambito dell’operazione straordinaria.

La stessa possibilità viene consentita nel caso di trasferimento a seguito di decesso dell’imprenditore e passaggio dell’azienda ad un erede.

 

Modalità di fruizione del credito d’imposta per gli acquisti effettuati nel periodo dal 16 novembre 2020 al 30 giugno 2021

Come noto per gli acquisti effettuati nel periodo dal 16 novembre 2020 al 30 giugno 2021., viene a verificarsi una parziale sovrapponibilità della nuova disciplina (credito d’imposta del 50% con utilizzo triennale nel caso di beni 4.0 oppure del 10% con utilizzo in unico esercizio nel caso di beni non 4.0) con quella previgente (credito d’imposta del 40% con utilizzo quinquennale nel caso di beni 4.0 o del 6% con utilizzo quinquennale nel caso di beni no 4.0).

Secondo l’Agenzia Entrate il coordinamento delle due discipline agevolative sul piano temporale deve avvenire distinguendo il caso degli investimenti per i quali alla data del 15 novembre 2020, vale a dire anteriormente alla decorrenza della nuova disciplina, si sia proceduto all’ordine vincolante e sia stato versato l’acconto del 20%, dal caso degli investimenti per i quali alla suddetta data non risultino verificate tali condizioni.

Nel primo caso, si ritiene che gli investimenti, sempre se effettuati (vale a dire completati) entro il 30 giugno 2021, restino incardinati nella precedente disciplina di cui alla legge di bilancio 2020 (credito d’imposta del 40% con utilizzo quinquennale nel caso di beni 4.0 o del 6% con utilizzo quinquennale nel caso di beni no 4.0); nel secondo caso si rende applicabile la nuova disciplina introdotta dalla legge di bilancio 2021 (credito d’imposta del 50% con utilizzo triennale nel caso di beni 4.0 oppure del 10% con utilizzo in unico esercizio nel caso di beni non 4.0).

 

Utilizzo credito nel caso di non coincidenza fra messa in funzione ed interconnessione del bene

Viene chiarito il meccanismo che consente di utilizzare il credito d’imposta in misura ridotta nel caso di non coincidenza fra la messa in funzione del bene e la sua interconnessione alla rete dati. Quindi, nel caso in cui il bene entri comunque in funzione, pur senza essere interconnesso, il contribuente può godere del credito d’imposta “in misura ridotta” fino all’anno precedente a quello in cui si realizza l’interconnessione oppure può decidere di attendere l’interconnessione e fruire del credito di imposta “in misura piena” da tale momento.

 

Viene inoltre confermata la possibilità di utilizzo del credito d’imposta nell’ambito delle reti d’impresa e la facoltà dell’utilizzazione del credito stesso per gli acquisti dei beni “ordinari” in un’unica soluzione.

 

L’area fiscale di Asti Agricoltura è a disposizione per fornire ulteriori indicazioni e chiarimenti in merito.

L’Agenzia delle Entrate ha approvato il modello da utilizzare per richiedere il contributo a fondo perduto di cui al Decreto Sostegni-bis, alternativo a quello automatico.
Dal 7 luglio e fino al 2 settembre gli intermediari abilitati potranno presentare le istanze per conto dei contribuenti. Possono beneficiare di questo contributo tutte le imprese e i professionisti, comprese le imprese agricole tassate in base al reddito catastale agrario. I requisiti necessari sono due:

– aver conseguito nel 2019 ricavi o compensi non superiori a 10 milioni di euro;
– aver avuto un calo mensile medio del fatturato e dei corrispettivi dal 1° aprile 2020 al 31 marzo 2021 di almeno il 30% rispetto al periodo 1° aprile 2019-31 marzo 2020.

È alternativo rispetto al contributo automatico, cioè quello erogato a tutti i soggetti che avevano ottenuto il contributo di cui al decreto Sostegni nei mesi di maggio e aprile scorsi. Questi soggetti potranno chiedere l’eventuale maggior importo di questo contributo rispetto al precedente.
L’importo del contributo spettante si calcola applicando specifiche percentuali alla differenza tra le due medie mensili; non è previsto un importo minimo. Si può scegliere tra l’accredito del contributo su conto corrente e il riconoscimento di un credito di imposta da utilizzare in compensazione nel modello F24. I nostri uffici sono a disposizione degli Associati per tutti i conteggi e gli adempimenti necessari.