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Con la circolare n. 16 del 16 giugno 2020, l’Agenzia delle Entrate fornisce importanti chiarimenti in ordine all’applicazione degli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA) per il periodo d’imposta 2019.
I soggetti che determinano il reddito con criteri forfettari (società che hanno optato per la determinazione catastale del reddito; agriturismi in regime forfettario e attività connesse tassate forfettariamente art. 56 bis del TUIR), sono comunque esclusi dall’applicazione degli ISA sulla base di quanto previsto dai decreti di approvazione degli stessi (art. 2, comma 1, lett. b) del DM 28 dicembre 2018 e art. 3, comma 1, lett. b) del DM 24 dicembre 2019).
Circa i benefici premiali correlati ai diversi livelli di affidabilità fiscale, si fa presente che gli stessi sono stati individuati con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2020. In particolare, si tratta:
· dell’esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione di crediti per un importo non superiore a 50.000 euro annui relativamente all’IVA e per un importo non superiore a 20.000 euro annui relativamente alle imposte dirette e all’imposta regionale sulle attività produttive;
· dell’esonero dall’apposizione del visto di conformità ovvero dalla prestazione della garanzia per i rimborsi dell’IVA per un importo non superiore a 50.000 euro annui;
· dell’esclusione dell’applicazione della disciplina delle società non operative;
· dell’esclusione degli accertamenti basati sulle presunzioni semplici;
· dell’anticipazione di almeno un anno, con graduazione in funzione del livello di affidabilità, dei termini di decadenza per l’attività di accertamento;
· dell’esclusione della determinazione sintetica del reddito complessivo, a condizione che il reddito complessivo accertabile non ecceda i 2/3 del reddito dichiarato.
Si evidenzia, poi, che l’art. 148 del Decreto Rilancio (D.L. n.34/2020) è intervenuto in materia di ISA, stabilendo una disciplina eccezionale, limitata a specifici periodi di imposta, in cui viene disposto che, con riferimento alle attività di analisi del rischio sulla base dell’indice di affidabilità, esse siano effettuate:
· limitatamente al periodo 2018, tenendo conto anche del livello di affidabilità fiscale derivante dall’applicazione degli ISA relativo al periodo di imposta 2019;
· limitatamente al periodo 2020, tenendo conto anche del livello di affidabilità fiscale più elevato derivante dall’applicazione degli ISA per i periodi d’imposta 2018 e 2019.
Come traspare dalla stessa formulazione della disposizione, le motivazioni che hanno portato all’individuazione di modalità specifiche per l’attività di analisi del rischio relativa ai periodi d’imposta 2018 e 2020, sono da ricercare, rispettivamente, nelle “difficoltà correlate al primo periodo d’imposta di applicazione degli ISA” e negli “effetti sull’economia e sui mercati conseguenti all’emergenza sanitaria”.
Pertanto, qualora il contribuente avesse ottenuto un basso punteggio ISA per il periodo di imposta 2018, occorrerà valutare la posizione del contribuente, anche sulla base del punteggio di affidabilità ottenuto per il periodo d’imposta 2019.
Il legislatore, infatti, non ha voluto basare l’analisi del rischio di evasione fiscale soltanto sul giudizio di affidabilità del contribuente relativo solo ad un’annualità in cui l’emergenza Covid-19 comporterà ricadute economiche sulle imprese, ma ha ritenuto di dover ampliare i termini di confronto in quanto se i risultati degli ISA per i periodi d’imposta 2018 e 2019 facessero emergere un punteggio indicativo di una sostanziale affidabilità del contribuente, si potrà ritenere di scarso interesse la posizione del contribuente ai fini dell’analisi del rischio di evasione fiscale.
Analoghe considerazioni anche per gli ISA relativi all’anno d’imposta 2020.

Per effetto di quanto previsto dall’art. 1, c. 44 della Legge 232/2016, “per gli anni 2017, 2018 e 2019, i redditi dominicali e agrari non concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, iscritti nella previdenza agricola”. La norma, dunque, ha introdotto l’esclusione, ai fini IRPEF e delle relative addizionali, anche per l’anno 2019.
Secondo quanto precisato con circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 8/E/2017 non possono beneficiare dell’agevolazione in parola i soci delle società in nome collettivo (Snc) e delle società in accomandita semplice (Sas), che abbiano optato per la determinazione del reddito su base catastale (ex art. 1, c. 1093, L. n. 296/2006), in quanto il reddito che viene loro attribuito mantiene la natura di reddito d’impresa, così espressamente qualificato in capo alle società dal decreto ministeriale n. 213 del 27 settembre 2007. Resta fermo, comunque, che possono beneficiare dell’agevolazione in esame anche le società semplici che attribuiscono per trasparenza ai soci persone fisiche, in possesso della qualifica di CD o IAP, gli stessi redditi fondiari (dominicali ed agrari).
Il reddito dei terreni va indicato nel quadro RA del modello Redditi 2020, riportando i redditi dominicali ed agrari. I redditi dominicali, devono essere dichiarati dal proprietario del terreno o dal titolare di altro diritto reale (per esempio l’usufruttuario), mentre il reddito agrario deve essere dichiarato dal titolare dell’impresa agricola, sia esso una ditta individuale o una società. Non sono comprese nel reddito agrario, ai sensi del 2°co. dell’art. 32 del TUIR, le attività agrituristiche, gli allevamenti eccedenti, le attività enoturistiche, etc. nonché quelle cosiddette connesse, secondo il disposto dell’art. 56-bis del TUIR, di produzione di beni e prestazioni di servizi, i cui redditi andranno pertanto dichiarati negli appositi quadri.
Nel caso di società semplici, in nome collettivo o società di fatto, ovvero, nel caso di imprese familiari, il reddito dei terreni andrà dichiarato dalla società, mentre il socio o il partecipante all’impresa familiare dovrà dichiarare tali redditi nel quadro RH del proprio modello Redditi. Se i terreni sono di proprietà dei soci o dei singoli familiari dell’impresa, essi dovranno dichiarare nella propria dichiarazione il reddito dominicale (quadro RA), mentre il reddito agrario corrispondente alla loro quota, sarà desumibile dalla compilazione del quadro RH.
Per le società semplici, l’esclusione dall’IRPEF dei redditi attribuiti per trasparenza dalla società ai soci, spetta soltanto per i soci in possesso delle qualifiche di CD e IAP, indipendentemente dalla qualifica IAP in capo alla società (segnalata nel quadro RA, colonna 10, Mod. Redditi SP). Della mancanza del requisito professionale di IAP o CD in capo a uno o più soci, per cui oltre all’attribuzione dei redditi dominicali e/o agrari in base alle quote di partecipazione agli utili, va operata l’ulteriore rivalutazione del 30%, di cui all’art. 1, c. 512, della Legge 228/2012, come modificato dall’art. 7 del D.L. n. 91/2014 convertito in Legge 116/2014, deve esserne data evidenza attraverso la compilazione del quadro RO, Sez. II.

IRAP, “abbuonato” il saldo 2019

A partire dal periodo d’imposta 2016, con l’art. 1, c.70, della L. n. 208/2015 (legge di stabilità per il 2016), è stata introdotta l’esclusione generalizzata dall’IRAP per i soggetti che esercitano le attività agricole ex art. 32 del TUIR, nonché nei confronti delle cooperative e loro consorzi, di cui all’art. 10 del DPR n. 601/73 e di quelle che forniscono servizi nel settore selvicolturale, restando comunque soggette al tributo, con applicazione dell’aliquota ordinaria del 3,9%, le attività di agriturismo, di allevamento eccedenti (con terreni insufficienti a produrre almeno un quarto dei mangimi necessari), le altre attività rientranti nell’art. 56 bis del TUIR (produzione di vegetali su più piani produttivi, trasformazione e manipolazione di prodotti non rientranti tra quelle indicati nell’apposito decreto ministeriale e prestazioni di sevizi, di cui all’art. 2135, c. 3, c.c.) e quelle di produzione di energia da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche oltre i limiti stabiliti dall’art. 1. c. 423, della L. n. 266/2005.
Ciò premesso, con l’articolo 24 del Decreto Rilancio, (D.L. n. 34/2020), la cui rubrica è “Disposizioni in materia di versamento dell’IRAP”, al fine di agevolare imprese e lavoratori autonomi durante il periodo emergenziale, è stata prevista la possibilità di non versare il saldo IRAP 2019 e la prima rata dell’acconto IRAP 2020 in presenza di precise condizioni. In particolare, la norma prevede, a favore dei soggetti che abbiano conseguito ricavi o compensi non superiori a 250 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello di entrata in vigore del Decreto medesimo, (2019), l’esonero dal pagamento del saldo IRAP 2019 e della prima rata dell’acconto IRAP 2020.
Il predetto art. 24, è formulato in termini “neutrali” non facendo alcun riferimento né agli esercenti attività di impresa, né ai professionisti. Infatti il primo comma prevede l’esonero dal versamento dell’IRAP senza effettuare riferimenti specifici ad alcun soggetto. In particolare, la disposizione prevede che “non è dovuto il versamento del saldo dell’imposta regionale sulle attività produttive relativa al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019 …”. In mancanza di una limitazione di tipo soggettivo, si ritiene che l’esonero dal versamento del saldo 2019 e dell’acconto 2020 IRAP, (seppur limitatamente alla prima rata), riguardi tutti i soggetti passivi ai fini IRAP, ivi compresi gli enti non commerciali. Ne consegue, pertanto, che, in mancanza di un’esclusione espressa per gli enti non commerciali, anche tali soggetti risultano ammessi al beneficio in esame.

La circolare n. 14/E del 6 giugno 2020 dell’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sul credito d’imposta commisurato all’ammontare dei canoni di locazione, leasing o concessione di immobili ad uso non abitativo, o dei canoni dovuti in relazione a contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda che comprendono almeno un immobile a uso non abitativo. Il beneficio spetta anche alle imprese agricole e alle attività agrituristiche.
Di seguito il link alla circolare delle Entrate e a un articolo di commento pubblicato oggi sul Sole24Ore

Circolare 14 del 6 giugno 2020_ Credito Imposta locazioni DLRilancio

Il Sole 24 Ore_9 giugno 2020_credito di imposta locazione

Imposte e tasse – Emergenza COVID 19 –  Risposte a quesiti.

Con apposita circolare emanata nei giorni scorsi, l’Agenzia dell’entrate ha fornito chiarimenti sulle disposizioni di carattere tributario previste dal decreto “Cura Italia”.

Si riepilogano, di seguito, le risposte di maggior interesse per il settore agricolo.

 

Sospensione versamenti per le imprese che esercitano più attività

Il decreto “Cura Italia” prevede la sospensione dal 17 marzo al 30 aprile 2020 dei versamenti delle ritenute alla fonte, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria, nonché dell’IVA (per quest’ultima, la sospensione riguarda i versamenti dovuti fino al 31 marzo 2020), per alcune categorie di imprese, maggiormente danneggiate dagli eventi epidemiologici, tra cui quelle del settore turistico-ricettivo, incluse le imprese agrituristiche.

Ciò premesso, l’Agenzia, in risposta a quesito su come operi la sospensione qualora un soggetto eserciti più attività nell’ambito della stessa impresa e solo una di dette attività rientri nei settori elencati dalle citate disposizioni, ha chiarito che per poter beneficiare dell’agevolazione, è necessario che le attività rientranti tra quelle oggetto di sospensione siano svolte in maniera prevalente rispetto alle altre esercitate dalla stessa impresa. La prevalenza si calcola in termini di fatturato relativo all’ultima dichiarazione presentata.

 

Emissione della fattura in presenza di attività per le quali è stata disposta la chiusura.

viene chiarito che nell’ambito della sospensione degli adempimenti non rientra l’emissione della fattura (analogica od elettronica), in quanto documento destinato alla controparte contrattuale, funzionale all’esercizio di alcuni diritti fiscalmente riconosciuti (es. detrazione dell’IVA o della deducibilità dei costi da parte del cessionario/committente).

L’Agenzia coglie, inoltre, l’occasione per prendere posizione, in ordine alla possibilità o meno che possa essere accordata la sospensione degli adempimenti, sugli altri obblighi IVA riguardanti la documentazione dei corrispettivi, e più precisamente:

  1. relativamente alla memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, costituendo entrambi le fasi un unico adempimento, ai fini dell’esatta documentazione dell’operazione e dei relativi corrispettivi, non può esserne invocata la sospensione, prevalendo, come detto per le fatture, l’esigenza della controparte di ricevere un documento variamente utilizzabile anche ai fini fiscali;
  2. rientra, invece, nelle ipotesi di sospensione, il caso in cui venga memorizzato il corrispettivo ed emesso il documento commerciale, mentre la trasmissione dei corrispettivi, non contestuale, sia legittimamente differita ad un momento successivo (es. assenza di rete internet e/o a problemi di connettività del dispositivo, ovvero l’adempimento di sola trasmissione telematica mensile dei dati dei corrispettivi, attualmente previsto per gli operatori con volume d’affari inferiore a 400 mila euro che non utilizzano ancora un registratore telematico continuando ad emettere scontrini o ricevute fiscali);

Resta fermo che quando l’esercizio commerciale non dovesse svolgere alcuna attività (come quando si deve osservare la chiusura per ordine dell’autorità), nessuna ulteriore operazione relativa alla memorizzazione o invio dei dati deve essere posta in essere, considerato, che,  “nel caso di interruzione dell’attività per chiusura settimanale, chiusura domenicale, ferie, chiusura per eventi eccezionali, attività stagionale o qualsiasi altra ipotesi di interruzione della trasmissione (non causata da malfunzionamenti tecnici dell’apparecchio), il Registratore Telematico, alla prima trasmissione successiva ovvero all’ultima trasmissione utile, provvede all’elaborazione e all’invio di un unico file contenente la totalità dei dati (ad importo zero) relativi al periodo di interruzione, per i quali l’esercente non ha effettuato l’operazione di chiusura giornaliera”.

 

Documenti di trasporto (DDT) e modelli INTRASTAT.

Su altri due adempimenti IVA, l’Agenzia si pronuncia affermando, per quanto attiene alla funzione del d.d.t. (Documento di trasporto), rispetto all’obbligo di emissione della fattura differita, che lo stesso documento non deve viaggiare necessariamente con i beni in esso indicati, potendo, secondo le esigenze aziendali, essere spedito nel giorno in cui è iniziato il trasporto oppure inviato elettronicamente tramite strumenti che consentono la materializzazione di dati identici presso l’emittente e il destinatario. E’ inoltre, precisato che la fattura “immediata” che va emessa  entro dodici giorni dall’effettuazione dell’operazione, può sostituire i citati d.d.t., nello “scortare” i beni trasportati durante il viaggio, ma può anche essere emessa separatamente da essi, risultando sufficiente la sua sola emissione. Pertanto, l’alternatività d.d.t./fattura immediata non deriva dall’emergenza epidemiologica in corso (la cui richiesta aveva formato oggetto del quesito), ma risulta già prevista dal nostro ordinamento.

Per quanto riguarda gli obblighi di invio dei modelli INTRASTAT, con cadenza mensile, o con cadenza trimestrale per i soggetti che effettuano operazioni per un ammontare non superiore in ciascun trimestre a 50.000 euro, devono ritenersi sospesi gli invii relativi agli elenchi in scadenza tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020, compresa la scadenza del 25 marzo u.s. per la presentazione del modello INTRASTAT relativo al mese di febbraio 2020, potendosi essere effettuati entro il prossimo 30 giugno senza applicazione di sanzioni.

Resta comunque ferma la facoltà, per gli operatori che si trovano nelle condizioni di poter fornire le predette informazioni, di inviare i predetti elenchi entro i termini ordinari.

 

Adempimenti e sospensione dei versamenti di ritenute d’acconto

In ordine agli adempimenti in materia di sospensione e versamenti di ritenute d’acconto, segnatamente per quanto riguarda gli obblighi in materia di ritenute e compensazioni per appalti e subappalti,  e per le ritenute su compensi da lavoro autonomo e provvigioni, viene chiarito:

  1. che gli adempimenti per il controllo in capo al committente dell’obbligo di versamento delle ritenute da parte degli appaltatori o subappaltatori, recentemente introdotto, sono sospesi esclusivamente in riferimento alle categorie di soggetti per cui risultano sospesi a loro volta i versamenti delle ritenute alla fonte e cioè per le imprese dei settori maggiormente danneggiati dall’emergenza COVID 19, per gli esercenti attività d’impresa, arte o professioni con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro nel periodo di imposta precedente, ovvero per coloro che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nei comuni individuati nell’allegato 1 al DPCM 1° marzo 2020. Pertanto, solo per le predette categorie di soggetti, essendo sospesi gli obblighi di versamento, devono, conseguentemente, ritenersi sospesi i controlli previsti a carico del committente in materia di ritenute e compensazioni in appalti e subappalti;
  2. per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto legge, non vi è l’obbligo da parte del sostituto d’imposta di operare le ritenute d’acconto, su compensi per lavoratori autonomi e provvigioni, per i  ricavi o i compensi percepiti nel periodo 17/03-31/03/2020. Nella compilazione della fattura (analogica o elettronica) da parte di tali soggetti va omessa l’indicazione della ritenuta d’acconto.

 

Imposta di registro – Termini per la registrazione degli atti e sospensione dei versamenti dell’imposta di registro in sede di registrazione di un contratto di comodato o di locazione

In considerazione della valenza generale della norma riguardante la sospensione degli adempimenti tributari diversi dai versamenti, che scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 maggio 2020, la cui ratio è motivata anche dalla esigenza di ridurre la circolazione delle persone sul territorio nazionale durante il periodo emergenziale, opportunamente si fa ricomprendere tra gli adempimenti tributari sospesi anche l’assolvimento dell’obbligo di registrazione in termine fisso,  degli atti pubblici, delle scritture private autenticate e non, sia in forma cartacea che in modalità telematica.

In tema della conseguente sospensione del versamento dell’imposta di registro in sede di registrazione di un contratto di comodato o di locazione di immobile, posto, che, come sopra detto, l’adempimento della registrazione di un atto i cui termini scadono tra l’8 marzo e il 31 maggio p.v., può essere effettuato entro il 30 giugno 2020, e poiché  la liquidazione dell’imposta da parte dell’Ufficio è subordinata alla richiesta di registrazione dell’atto, se il contribuente si avvale della sospensione e non richiede la registrazione, non è tenuto nemmeno al relativo versamento. Resta inteso che si è, comunque, tenuti al versamento delle rate successive dell’imposta di registro dovuta per i contratti di locazione già registrati.

 

Sospensione termini di presentazione della dichiarazione di successione

per la presentazione della dichiarazione di successione, il cui termine scada nel periodo 08 marzo-31 maggio 2020, torna applicabile la sospensione per cui l’adempimento può essere eseguito entro il 30 giugno p.v. Qualora ci si avvalga della sospensione non si è tenuti nemmeno al versamento delle imposte ipotecarie, catastali e degli altri tributi indiretti.

 

Sospensione dei termini di prescrizione e decadenza dell’attività degli uffici degli enti impositori 

In merito ai termini di prescrizione e decadenza dell’attività degli uffici, la proroga riguarda tutte le attività per le quali è prevista una decadenza dei termini quali accertamento imposte dirette, IVA ed imposta di registro nonchè imposta di successione e donazione.

Pertanto, ad esempio, per le attività di notifica degli atti di accertamento o di rettifica per le imposte dirette e IVA, i termini di decadenza per i periodi d’imposta 2015 (dichiarazione presentata) e 2014 (dichiarazione omessa), in scadenza al 31 dicembre 2020, sono prorogati al 31 dicembre 2022.