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Con una nota tecnica congiunta trasmessa alla Prefettura di Torino le organizzazioni agricole Confagricoltura, Cia e Coldiretti si impegnano:
– a supportare le imprese nella tempestiva predisposizione delle istanze necessarie alla denuncia dei danni subiti a causa della fauna selvatica ed al conseguente riconoscimento dell’indennizzo ai sensi dell’articolo 26 della Legge n. 157/92;
– ad attivare adeguate attività di informazione e puntuali segnalazioni nei confronti degli istituti venatori, degli Enti Gestori delle Aree Protette e delle Amministrazioni provinciali competenti affinché possano essere attivati, tempestivamente, gli opportuni ed efficaci interventi di selezione e contenimento della fauna selvatica, con lo scopo di ridurre l’incidenza dei danni provocati alle produzioni agricole e contribuire alla salvaguardia dell’incolumità pubblica;
– a rilevare, in relazione alle situazioni di cui al punto precedente, le eventuali necessità di urgenza stante la segnalazione di danneggiamenti in atto, in modo tale possa essere garantito, dagli enti attuatori, un tempestivo intervento in termini di contenimento;
– a segnalare, ogni qualvolta si ravvisino condizioni di criticità ed emergenza derivanti dalla presenza di un elevato numero di esemplari di fauna selvatica tale da generare un potenziale rischio in termini di incolumità pubblica, al Prefetto competente le aree interessate, affinché possano essere attivate le azioni necessarie, anche, eventualmente, di carattere straordinario prevedendo il coinvolgimento dei Sindaci;
– a collaborare attivamente con la Regione Piemonte nella individuazione e definizione delle modalità di intervento più adeguate ed efficaci per contenere l’incidenza dei danni provocati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole;
– a collaborare con le Province e la Città Metropolitana di Torino nell’organizzare ed erogare i corsi utili per la formazione dei proprietari o conduttori di fondi in applicazione di quanto disposto dalla D.G.R. n. 20-8485 del 01 marzo 2019;
– a partecipare attivamente alla cabina di regia istituita dalla Regione Piemonte in relazione all’attività di puntuale e periodico monitoraggio, in termini di attuazione ed efficacia, della fase attuativa dei piani di prelievo selettivi e dei piani di contenimento.

Ha avuto luogo nella giornata di mercoledì, presso il palazzo della Provincia di Asti, l’incontro tra i vertici dell’ente provinciale – il presidente Paolo Lanfranco e il consigliere con delega ad Agricoltura e Caccia e Pesca, Davide Massaglia – e le associazioni di categoria che hanno ancora una volta affrontato lo spinoso problema legato ai cinghiali. Nel corso della riunione, che ha visto la partecipazione di Asti Agricoltura (presente il direttore Mariagrazia Baravalle), Cia e Atima sono state avanzate ulteriori proposte e strategie finalizzate alla repressione di questo flagello.
Le 3 organizzazioni hanno dichiarato che l’unico modo per affrontare concretamente il problema relativo alla fauna selvatica è quello di operare in modo unitario sotto la supervisione della Provincia di Asti.
In merito a questo problema sono state concordate alcune proposte e strategie che sono state sottoposte all’attenzione dei vertici provinciali. Tra le priorità c’è sicuramente la necessità di aggiornare il vademecum per gli agricoltori al fine di una corretta informazione su autodifesa ed autocontrollo con conseguente formazione, e la rotazione delle squadre di caccia al cinghiale sul territorio, con eventuale utilizzo di sistemi di incentivazione economica.
Le associazioni presenti, all’unisono, hanno insistito sull’importanza della mappatura delle presenze di ungulati sul nostro territorio. Il passo successivo è quello dell’abbattimento selettivo vero e proprio mediante un’azione organizzata con l’ausilio, ciascuno in base alle proprie competenze, dei cacciatori, delle Guardie Venatorie (provinciali e volontarie), degli agricoltori e degli OFS (Operatori Faunistici Specializzati). Per quanto riguarda la figura dell’OFS le organizzazioni agricole presenti ritengono che sia necessario far conoscere e rafforzare questo ruolo con corsi di formazione appositi, l’istituzione di un albo “mobile”, il mantenimento del ruolo in base ai risultati raggiunti, criteri di scelta autonoma e un’adeguata dotazione finanziaria.
Tutte e tre le organizzazioni agricole concordano inoltre in modo inequivocabile sull’erogazione immediata dei ristori alle aziende: “è necessario garantire alle aziende danneggiate tempestivi ed adeguati ristori, che tengano anche conto, ad esempio, del costo lavoro necessario per le risemine e non solo del costo del seme
In ultima analisi, i rappresentanti delle organizzazioni presenti hanno espresso la volontà ad ospitare presso le loro sedi la formazione degli OFS nonché eventuali corsi per il conseguimento del porto d’armi per uso caccia, ma non solo: “la nostra intenzione è di istituire nei nostri uffici un vero e proprio sportello per raccogliere le istanze e le problematiche dei nostri associati in merito alle questioni legate al problema della fauna selvatica, fornendo adeguata informazione e supporto in termini di difesa delle produzioni, riduzione e rimborso dei danni”.
La Provincia ha ascoltato le istanze e si è già attivata per dar corso pratico alle proposte.

 

 

Nella foto i partecipanti al tavolo operativo sull’emergenza cinghiali. Da sinistra: Marco Pippione (direttore Cia), Paolo Pregno (presidente Atima), Mariagrazia Baravalle (direttore Asti Agricoltura), Alessandro Durando (presidente Cia), Gianluca Ravizza (direttore Atima)

 

 

Proposte per arginare il problema derivante dalla fauna selvatica: è stato questo il tema dell’incontro che si è svolto mercoledì pomeriggio presso la Prefettura di Asti, dove una delegazione di Asti Agricoltura si è recata per discutere dello spinoso problema che sta affliggendo il territorio astigiano.
Il rappresentante di Asti Agricoltura Roberto Bocchino e il tecnico specialista Enrico Masenga sono stati accolti da Barbara Buffa, Dirigente Area ordine e sicurezza pubblica e tutela della legalità territoriale e dal Capo di Gabinetto del Prefetto, Lara Maria Quattrone, alle quali hanno esposto le varie problematiche legate al comparto agricolo sollevate dalle proprie aziende associate che continuano a subire ingenti danni da parte di animali selvatici, in primis i cinghiali.
I due delegati di Asti Agricoltura hanno manifestato forte preoccupazione per la pericolosa presenza di ungulati che nel corso dell’ultimo anno ha subito un forte incremento causato anche dalla pandemia da Covid-19. La sospensione dell’attività venatoria – una delle misure restrittive volute dal Governo durante il primo lock-down – ha rallentato il controllo su queste specie.
Se originariamente il problema era concentrato quasi esclusivamente all’interno delle zone boschive, negli ultimi anni i cinghiali sono stati avvistati anche nelle aree di pianura, dove hanno distrutto gran parte dei raccolto”, afferma Masenga. “Oltre a questo si è scoperto che i cinghiali potrebbero trasmettere alcune malattie sia ai bovini che ai suini”.
Asti Agricoltura, che invoca adeguati indennizzi per i danni diretti e indiretti subiti dalle aziende agricole, auspicando una semplificazione delle procedure per la valutazione dei danni e del conseguente tempestivo ristoro, ritiene comunque opportuno cercare di risolvere il problema alla radice”, afferma Bocchino.
Asti Agricoltura, in difesa delle proprie aziende associate e di tutto il comparto agricolo – dichiarano all’unisono il presidente e il direttore di Asti Agricoltura Gabriele Baldi e Mariagrazia Baravallechiede interventi concreti e immediati, finalizzati ad arginare questo problema, per salvaguardare il settore primario – i cui frutti vanno a beneficio di tutta la collettività – e gli agricoltori, veri e propri custodi del territorio”.

In Piemonte l’attività venatoria è temporaneamente sospesa, per un’interpretazione che Confagricoltura giudica eccessivamente restrittiva, delle misure disposte dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 novembre scorso. Anche le operazioni di controllo selettivo della fauna selvatica sono di fatto azzerate.
I danni da selvatici sono in costante aumento e la popolazione di ungulati, cinghiali in particolare, è da tempo fuori controllo – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasiaper cui è indispensabile riprendere con urgenza le attività di selezione e controllo”.
Confagricoltura ricorda che è necessario un approccio realistico al problema, senza preclusioni ideologiche, nell’esclusivo interesse di tutelare le coltivazioni agricole, la fauna selvatica e la popolazione.
Le autorità tedesche – informa Confagricoltura – hanno approvato un progetto di legge che modifica la legislazione nazionale in materia di caccia, protezione della natura e armi, autorizzando l’uso di tipi di mirini progettati per il tiro di notte per contrastare la diffusione della peste suina africana (PSA) tra i cinghiali. Le misure includono anche una migliore formazione per i cacciatori.
La Germania ha annunciato, lo scorso 31 ottobre, il rilevamento del primo caso di PSA in Sassonia, a sud del Brandeburgo, precisando che il cinghiale ucciso non mostrava sintomi e che il virus era stato trovato mediante un test di routine. Con il rilevamento di questo caso, il totale di casi di PSA in Germania è salito a 117. Dobbiamo evitare il contagio si diffonda ai nostri territori – afferma Allasia – rafforzare i controlli per tutelare la biosicurezza, applicando le linee guida della Commissione Europea, contenendo le enormi popolazioni di cinghiali che sono portatori sani della peste suina”.

Con la riapertura della stagione venatoria, si torna a parlare di cinghiali e dei danni provocati da questi ungulati all’interno del territorio astigiano e non solo.
A riaccendere i riflettori sul contenimento dei cinghiali è stato l’incidente mortale avvenuto la scorsa settimana sull’autostrada A26 in prossimità di Novara, dove hanno perso la vita due giovani casalesi. Purtroppo il numero degli esemplari è in netta crescita dopo l’interruzione della caccia durante la scorsa primavera, causa Covid; automaticamente sono quindi aumentati a dismisura anche i danni riscontrati alle colture agricole, oltre ai già citati problemi alla circolazione stradale. A tutto questo va ad aggiungersi anche una sempre più carenza di adesioni tra i le “nuove leve” dei cacciatori: è quindi questa categoria ad essere una “specie” in via di estinzione. “Se entro 10 anni non cambiano le leggi, ci troveremo con meno di mille cacciatori in tutta la provincia”, afferma il consigliere provinciale con delega alla Caccia, Davide Massaglia.
Da ampie parti si leva l’accorato appello a mettere fine a questo problema chiedendo insistentemente alle istituzioni di affrontare in modo incisivo ed energico questo vero e proprio flagello con abbattimenti di massa di cinghiali e di tutti gli animali selvatici che vagano all’interno del territorio.
L’assessore regionale all’Agricoltura Marco Protopapa è intervenuto sul tema interpellando anche il Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova.
Confagricoltura Asti che, tramite il suo direttore Mariagrazia Baravalle, aveva già apprezzato tutte le attività di controllo della fauna selvatica, in particolare i piani di contenimento deliberati dalla Provincia di Asti la scorsa primavera, plaude anche ad una nuova iniziativa proposta dell’ente astigiano che ha deciso di ricorrere alle gabbie per la cattura dei cinghiali – utilizzate prevalentemente nella zona del Vercellese – ed è pronta ad avviare a breve la sperimentazione.
Una è già stata acquistata – dichiara il consigliere Massaglia – e nelle prossime settimane cominceremo i test”.