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Confagricoltura di Asti interviene sulle iniziative messe in atto per il contrasto alla diffusione della peste suina africana. “Apprezziamo lo sforzo che la Regione sta compiendo, anche se la tempistica ed il coordinamento con il Ministero devono essere migliorati – dichiara Gabriele Baldi, presidente di Asti Agricolturama ci teniamo ad evidenziare che non si stanno solo predisponendo le azioni necessarie per le aree infette ma la Provincia di Asti sta portando avanti un eccellente tavolo di coordinamento con associazioni agricole, mondo venatorio, ATC, Servizio Veterinario dell’ASL AT, guardie venatorie, OFS, al fine di consentire il depopolamento e il contenimento dei cinghiali anche nelle aree per ora fortunatamente indenni”.

Riteniamo necessario – aggiunge Mariagrazia Baravalle, direttore dell’organizzazione astigianache però si manifesti una più elevata sensibilità del mondo venatorio verso la problematica. Infatti l’ATC in questo momento può operare, non essendo periodo venatorio, solo con la caccia di selezione ma, nonostante le agevolazioni messe in campo dall’ATC stesso, tale attività riscontra una scarsa adesione. Anche la partecipazione ed i risultati conseguiti delle squadre di caccia al cinghiale, che possono operare grazie al piano di contenimento di cui la Provincia di Asti è stata antesignana, costituendo così un modello seguito poi dalla Regione, non sono ancora soddisfacenti, con risultati altalenanti ed a macchia di leopardo”.

Enrico Allasia, presidente Confagricoltura Piemonte: “Si mettano in atto tutte le iniziative utili per evitare che i cinghiali escano dall’area infetta; se mai questo dovesse avvenire verrebbe messo a rischio il patrimonio suinicolo, che rappresenta un volume d’affari di 240 milioni di euro soltanto nella nostra regione” 

L’ordinanza del 25 marzo scorso del Commissario Straordinario alla Pesta Suina Africana Angelo Ferrari, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 5 aprile, contiene una serie di disposizioni importanti per il controllo della malattia. Ne dà notizia Confagricoltura Piemonte, chiarendo che la zona infetta dovrà essere adeguatamente segnalata con appositi cartelli e munita o attrezzata con dispositivi di cattura dei cinghiali (in media uno ogni 2.000 / 2.500 ettari di territorio). Inoltre l’ordinanza prevede il rafforzamento delle barriere fisiche già esistenti (autostrade) e la costruzione di una seconda barriera artificiale parallela alle autostrade per delimitare una “zona cuscinetto” o “zona bianca”. L’operazione dovrebbe essere realizzata entro il prossimo mese di giugno.
Dalla lettura del provvedimento – dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemontel’impianto della seconda barriera rappresenta il presupposto essenziale per autorizzare in deroga l’attività di caccia di selezione al cinghiale, fatte salve indicazioni diverse che in futuro dovessero provenire dal gruppo operativo di esperti. Per questo -aggiunge Allasia – siamo preoccupati per il contenimento dell’epidemia, in quanto con la stagione della riproduzione gli animali tendono a spostarsi anche di diversi chilometri. Chiediamo pertanto alle autorità sanitarie e ai rappresentanti del mondo politico e istituzionale di mettere in atto tutte le iniziative utili per evitare che i cinghiali escano dall’area infetta; se mai questo dovesse avvenire verrebbe messo a rischio il patrimonio suinicolo, che rappresenta un volume d’affari di 240 milioni di euro soltanto nella nostra regione
L’ordinanza – chiarisce Confagricoltura – prevede che le attività all’aperto, attualmente vietate nella zona infetta, potranno essere autorizzate secondo precise modalità contenute nel piano di controllo ed eradicazione della Peste Suina Africana che la Regione Piemonte sta predisponendo.
Il provvedimento del commissario contiene le misure di controllo per la zona di restrizione I e in particolare il rafforzamento della sorveglianza passiva dei cinghiali (almeno una volta ogni due settimane) , la regolamentazione dell’attività venatoria e l’utilizzo delle trappole.

Il territorio astigiano, fortunatamente, non è coinvolto da abbattimenti suinicoli di rilievo, come invece accade nella zona infetta, ma i danni prodotti dalla Peste Suina Africana (PSA), insieme alle restrizioni sanitarie e agli aumenti dei costi di produzione, richiedono interventi straordinari a tutela delle aziende della filiera suinicola e dell’indotto ad essa collegata. Per questo motivo Confagricoltura ha lanciato un appello alle banche con due richieste specifiche per dare alle aziende la possibilità di dilazionare i propri impegni in un arco di tempo sufficientemente ampio: la sospensione dei pagamenti delle rate dei finanziamenti in scadenza, e il consolidamento e la trasformazione a medio e lungo termine delle esposizioni e delle scadenze bancarie.
Il settore sta assistendo impotente ad un graduale calo del prezzo del prodotto iniziato nelle ultime settimane dello scorso dicembre e che, nelle prime otto di quest’anno, ha raggiunto il -14% e la causa scatenante della contrazione è stata proprio il riscontro, a inizio gennaio, del focolaio di Peste Suina a scavalco tra Piemonte e Liguria.
Il punto nevralgico della situazione rimane la necessità di contenere il numero dei cinghiali sul territorio, il cosiddetto “depopolamento” come viene ora definito nei recenti documenti” è la principale riflessione del Presidente della Confagricoltura di Asti, Gabriele Baldi, che aggiunge con rammarico: “Si tratta di una problematica che evidenziamo da tempo (intendiamo anni), purtroppo senza ottenere risultati tangibili e si è dovuti giungere a questa emergenza per arrivare ad una convergenza di intenti del sistema agricolo con quello sanitario e, si spera, anche con il mondo venatorio”.
L’associazione agricola astigiana esprime anche un plauso alla Provincia di Asti che ha avviato una campagna di abbattimenti utilizzando varie modalità (squadre, ofs, azioni notturne) e prevedendo una verifica quindicinale con le organizzazioni agricole delle esigenze e dei capi abbattuti, agendo così tempestivamente, prima ancora del decreto della Regione Piemonte, che ricalca in vari punti la strada tracciata dall’Amministrazione astigiana.
Auspichiamo veramente che, nella lotta alla Peste Suina, il numero di cinghiali abbattuti superi di gran lunga quelli dei suini abbattuti: ciò consentirebbe di tutelare il settore suinicolo ma anche di preservare il buon esito delle prossime semine, per le quali ci sono forti preoccupazioni” conclude il Direttore della Confagricoltura di Asti, Mariagrazia Baravalle.

Il direttore generale della Direzione Generale della sanità animale e dei farmaci veterinari del Ministero della Salute Pierdavide Lecchini, intervenendo in Commissione Igiene e Sanità del Senato sui recenti casi di peste suina africana ha affermato che “dal punto di vista del trattamento possibile non disponiamo di un vaccino. La Peste suina africana ha un vasto potenziale di diffusione grazie alla notevole capacità di resistenza nell’ambiente esterno, per cui la sua presenza sul territorio comporta pesanti ripercussioni con danni ingenti sia per la salute animale che per il comparto suinicolo e il commercio internazionale. Nei Paesi indenni – ha aggiunto Lecchini – la prevenzione dell’infezione si effettua attraverso la sorveglianza passiva degli allevamenti domestici e sulle carcasse di cinghiale rinvenute, nonché tramite il rispetto delle misure di biosicurezza negli allevamenti e il controllo dei prodotti importati e il corretto smaltimento dei rifiuti alimentari. Nei Paesi infetti il controllo si effettua attraverso l’abbattimento e la distruzione dei suini positivi e di tutti gli altri presenti nell’allevamento infetto. Fondamentale è l’individuazione precoce dell’ingresso della malattia e la delimitazione tempestiva delle zone infette, oltre al controllo e tracciamento dei suini e alle operazione di pulizia e disinfezione”.
In Italia fino ad oggi la malattia era presente dal 1978 in Sardegna, dove negli ultimi anni si registra un netto miglioramento della situazione epidemiologica. Per questo dal 2020 è in vigore il piano di sorveglianza nazionale e di eradicazione in regione Sardegna della malattia. “Vi è dunque un piano di controllo e sorveglianza della malattia a livello nazionale ed un piano specifico di sorveglianza per la Sardegna“.
È utile precisare che il profilo genetico del virus isolato e trovato nelle recenti carcasse mostra somiglianza genetica con quello circolante in Europa, mentre è completamente diverso da quello circolante in Sardegna. La zona infetta attualmente include 80 comuni in Piemonte e 37 in Liguria. La decisione esecutiva della commissione europea pubblicata il 17 gennaio include questo ambito territoriale”, ha aggiunto Lecchini. “La distanza tra i siti di ritrovamento delle tre carcasse iniziali fa supporre che la malattia sia già abbastanza diffusa e pertanto si rendono necessarie misure rigorose per limitarne l’ulteriore diffusione. Le regioni limitrofe, Lombardia ed Emilia Romagna, rappresentano il fulcro dell’intera produzione suinicola nazionale, col rischio dunque di gravi danni per l’intera produzione“.
Il gruppo operativo degli esperti ha proposto l’applicazione del divieto di caccia e di altre attività all’aperto nelle zone infette ed è stata approvata dall’Unità centrale di crisi tenutasi il 10 gennaio scorso.
Al momento alcuni Paesi terzi hanno già comunicato il blocco delle importazioni di prodotti a base di carne suina dall’Italia: Taiwan, Giappone, Cina, Serbia, Cuba e Brasile. Al momento non c’è alcun blocco invece da USA e Canada.
In attesa dell’evoluzione della situazione la direzione generale sicurezza alimentare e nutrizione ha chiesto alle regioni di sospendere le certificazioni sanitarie di carne suina macellata e prodotti a base di carne suina qualora questi siano destinati a paesi terzi coi quali sussiste un accordo sanitario che prevede l’indennità del territorio nazionale per peste suina nazionale”, ha dichiarato Lecchini.
Le misure sono distinte in misure da applicarsi nella zona infetta, nell’area confinante per una superficie di 10 km e per il restante territorio nazionale. Nel dispositivo sono definiti anche i flussi informativi al fine di consentire il costante monitoraggio del fronte epidemico e la verifica delle misure adottate.
Tra le misure nella zona infetta troviamo il divieto di attività venatoria, la ricerca trova delle carcasse, la gestione e smaltimento delle carcasse, il divieto di movimentazione di carne e prodotti a base di carne. C’è poi il censimento delle attività per i suini detenuti, la macellazione immediata per i suini detenuti negli allevamenti bradi, semi bradi o familiari, l’esecuzione virologica dei suini deceduti.
Nel territorio confinante per 10 km si predispone un rafforzamento della sorveglianza, la regolamentazione dell’attività venatoria, il censimento degli stabilimenti, i divieti di movimentazione, i controlli virologici degli animali deceduti, il rafforzamento delle misure di bio sicurezza degli allevamenti e la macellazione tempestiva dei suini detenuti negli allevamenti familiari.
Riguardo al territorio nazionale c’è un censimento già in atto, il divieto di movimentazione dei cinghiali catturati presenti in aree protette, la verifica dei livelli di bio sicurezza degli allevamenti.
La commissione europea ha adottato il 17 gennaio una decisione esecutiva specifica per l’Italia in cui si stabilisce che tutte le misure specifiche stabilite dai regolamenti di salute animale dell’UE e dalle decisioni applicative successive vengono applicati nei territori della zona infetta.
Tutta l’attenzione è posta nell’evitare la possibile migrazione del virus dal selvatico al domestico. Questo implicherebbe un assoluto blocco delle esportazioni, attualmente riusciamo a gestire le relazioni coi nostri partner perché la diffusione della malattia è sotto controllo”, ha concluso Lecchini.

Destano forti preoccupazioni anche nella nostra regione le notizie provenienti dalla Germania, che segnalano un nuovo caso di peste suina africana nel distretto di Ludwigslust-Parchim, in una carcassa di cinghiale ritrovata un’ex area di addestramento militare, nei pressi di Redlin, al confine con lo stato del Brandeburgo”. Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, interviene ancora una volta sulla questione dell’eccessiva proliferazione della fauna selvatica, chiedendo a tutti gli enti interessati il massimo sforzo per contenere il fenomeno.
Nei mesi scorsi, grazie all’intervento del prefetto di Torino che si era attivato su segnalazione della nostra organizzazione, si era istituito un tavolo di coordinamento tra tutti i soggetti interessati – spiega Allasia – per individuare iniziative congiunte per limitare la presenza abnorme di cinghiali che oltre a danneggiare pesantemente i raccolti crea problemi di ordine sanitario all’ecosistema”.
Le notizie provenienti dalla Germania allarmano non soltanto gli agricoltori, ma tutti i cittadini. Al momento, come riferisce il sito https://www.regierung-mv.de/ del governo federale del Meclemburgo-Pomerania Occidentale, non è noto come la peste suina africana sia entrata nel distretto di Ludwigslust-Parchim. Tuttavia, la stessa variante del virus è stata confermata nell’allevamento di suini domestici di Lalendorf e nel focolaio di Marnitz, che è ora diffusa nell’Europa orientale, negli Stati baltici, in Polonia e nel Brandeburgo.
Dobbiamo evitare in tutti modi che la peste suina africana si propaghi: sarebbe un danno enorme per i nostri allevamenti e per la sicurezza alimentare – aggiunge Enrico Allasia – e per questo chiediamo a tutte le istituzioni di moltiplicare gli sforzi per sviluppare un’attività di selezione dei cinghiali che riporti il numero di ungulati a un livello compatibile per il nostro territorio”.