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La cessione del credito d’imposta per le imprese che investono in innovazione nell’ambito del piano Transizione 4.0, stralciata dal maxiemendamento del Dl Sostegni e oggetto, nella giornata di ieri, di un ordine del giorno approvato all’unanimità, non rientra nel testo definitivo del Dl Sostegni bis.
E’ quanto emerge dalla riunione del Consiglio del Ministri che ha varato il testo definitivo del Decreto. “Un’esclusione grave – ad avviso di Confagricolturache condizionerà gli investimenti delle imprese nella fase di ripartenza post Covid”.
Sono state invece accolte le misure, sostenute dalla Confederazione, relative al sostegno alla zootecnia con l’aumento delle compensazioni Iva per le cessioni di bovini e suini; l’esonero contributivo per i comparti più colpiti dalla pandemia, come il vitivinicolo e l’agriturismo; l’istituzione di un Fondo per il sostegno del settore bieticolo saccarifero; il rafforzamento dello strumento delle garanzie Ismea a favore degli imprenditori agricoli e della pesca; e l’incremento del Fondo di solidarietà nazionale.
Su quest’ultimo punto Confagricoltura aveva fortemente richiesto il rifinanziamento della misura, alla luce dei danni ingenti provocati dalle gelate di aprile, soprattutto ai comparti viticolo, frutticolo e apistico. “La dotazione di 105 milioni appare tuttavia sottodimensionata rispetto alla straordinarietà dell’evento e ai danni subiti dalle aziende agricole. In Francia – ricorda la Confederazione – è stato erogato un miliardo di euro a favore delle imprese del settore primario colpite dalle gelate”.
In attesa della pubblicazione del testo ufficiale – conclude Confagricoltura – l’auspicio è che, in fase di conversione, il Parlamento reintroduca la cessione del credito d’imposta 4.0 e un sostanziale rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale“.

La legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio per il 2020), all’articolo 1, commi da 185 a 197, ha introdotto un credito d’imposta per gli investimenti in nuovi beni strumentali. Tale credito di imposta è riconosciuto a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito, ad eccezione delle imprese sottoposte a procedure concorsuali. Il credito di imposta in questione, in considerazione del fatto che è riconosciuto a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato (incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti) non costituisce un aiuto di Stato. Per tale ragione, non trovano applicazioni le specifiche disposizioni, in materia di cumulo, previste dalla normativa di riferimento della misura Nuova Sabatini, fermo restando quanto previsto, in materia di cumulo, dalla normativa specifica del predetto credito di imposta e, in particolare, dal comma 192 di cui alla legge sopra citata, laddove è stabilito che “Il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive di cui al periodo precedente, non porti al superamento del costo sostenuto”. Il Ministero precisa, ancora, che poiché per la “Nuova Sabatini” le percentuali agevolative sono “basse” rispetto al costo sostenuto per l’acquisto del bene strumentale, nell’applicazione del cumulo in questione non si supererebbe il costo sostenuto per l’acquisto del bene.

Credito: cumulabilità delle agevolazioni “Nuova Sabatini” con altre agevolazioni pubbliche

Confagricoltura si è attivata col Ministero dello Sviluppo Economico per ottenere chiarimenti in merito alla cumulabilità delle agevolazioni previste dalla “Nuova Sabatini” con altre agevolazioni pubbliche. Il Ministero ha chiarito che le agevolazioni concesse alle imprese agricole non possono essere cumulate con aiuti de minimis ai sensi del regolamento (UE) n. 1408/2013 della Commissione, mentre possono essere cumulate con altri aiuti di Stato ai sensi degli articoli 107 e 108 del trattato, con i contributi finanziari forniti dagli Stati membri, inclusi quelli di cui al regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio e con i contributi finanziari comunitari in relazione agli stessi costi ammissibili, a condizione che tale cumulo non comporti il superamento delle intensità massime fissate dal regolamento (UE) n. 702/2014 della Commissione.
Le agevolazioni concesse alle PMI che operano nel settore della pesca e acquacoltura possono essere cumulate con altri aiuti esentati in virtù del regolamento (UE) n. 1388/2014 della Commissione o con gli aiuti de minimis che soddisfino le condizioni di cui al regolamento (UE) n. 717/2014 della Commissione, ovvero con altri finanziamenti comunitari relativi agli stessi costi ammissibili, a condizione che tale cumulo non porti al superamento dell’intensità di aiuto o dell’importo di aiuto più elevati applicabili in base al predetto regolamento (UE) n. 1388/2014 della Commissione. In ogni caso resta inteso che, qualora l’agevolazione “Nuova Sabatini” concedibile, sommata agli eventuali altri aiuti concessi sui medesimi investimenti, superi l’intensità massima prevista dai regolamenti applicabili per settore, il Ministero provvede a ricalcolare il contributo nei limiti delle intensità massime previste dagli stessi regolamenti di riferimento. Inoltre, si precisa che le agevolazioni “Nuova Sabatini” possono coesistere, sulle medesime spese ammissibili, con le norme che prevedono benefici di carattere fiscale (per esempio Super e Iper-Ammortamento) applicabili alla generalità delle imprese. Tali benefici, non essendo inquadrabili come aiuti di Stato, non concorrono a formare cumulo.

Torniamo sull’argomento del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi (Impresa 4.0) già diffusamente trattato in precedenti Newsletter, per analizzare le modifiche apportate dalla legge di stabilità 2021 recentemente approvata.

Come noto, l’agevolazione consiste nella formazione di un credito d’imposta, da utilizzare esclusivamente in compensazione sul modello F24 per il pagamento di tributo e contributi, calcolato sull’acquisto di macchinari ed attrezzature nuove.
La misura del credito varia a seconda della tipologia dell’acquisto effettuato (bene materiale od immateriale) e delle caratteristiche tecniche dell’investimento tali da poterlo annoverare o meno fra “i beni materiali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello Industria 4.0” (allegato A alla legge 232/2016).

Le modifiche apportate dalla legge di stabilità 2021

La legge di stabilità ha apportato importanti modifiche alla disciplina previgente. Analizziamo schematicamente le principali novità.

Incremento della misura del credito d’imposta

Per i beni acquistati dal 16 novembre 2020 al 31 dicembre 2021 il credito d’imposta viene fissato nella misura del 10% (in luogo del preesistente 6%) per i beni non rientranti nell’allegato A della legge 232/2016 e nella misura del 50% (in luogo del preesistente 40%) per i beni rientranti nell’allegato A della legge 232/2016 (ossia i beni materiali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello “Industria 4.0”).
Per i beni acquistati dal 1° gennaio 2022 e fino al 31 dicembre 2022 la misura del credito tornerà ad essere rispettivamente del 6% e del 40%.

Utilizzo del credito

Vengono ridotte da 5 a 3 le quote annuali cui dovrà essere suddiviso il credito d’imposta per il suo utilizzo.
Seppure sarebbe auspicabile una conferma da parte del Ministero, il credito non utilizzato nell’anno, dovrebbe potersi riportare negli anni successivi senza limitazioni.
Per quanto riguarda il credito d’imposta fissato ora nella misura del 10%, potrà essere utilizzato anche in un’unica soluzione (dunque senza la suddivisione in 3 anni) ma esclusivamente per le aziende con volume d’affari inferiore a 5 milioni di euro.
Altra importante novità riguarda la possibilità di portare in compensazione il credito a partire dall’anno di entrata in funzione o di interconnessione del bene.
Nella precedente stesura il credito poteva essere portato in compensazione dall’anno successivo alla messa in funzione o interconnessione.

Cessione beni acquistati attraverso il credito d’imposta

Nel caso di cessione del bene acquistato con i benefici del credito d’imposta entro il 31 dicembre del secondo anno successivo alla messa in funzione o interconnessione, dovrà essere proporzionalmente ridotto il credito spettante e restituita la quota eventualmente utilizzata in eccesso.

Dicitura in fattura

per gli acquisti effettuati dal 1° gennaio 2021 occorrerà che il fornitore indichi in fattura e negli altri documenti riguardanti l’acquisto agevolato i riferimenti della nuova norma apponendo una frase del tipo “Acquisto effettuato ai sensi dell’articolo 1 commi 1054 – 1058 legge 30 dicembre 2020 n. 178 (Legge di bilancio 2021 – credito di imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi)

I beni che danno diritto al credito e quelli esclusi

Sono agevolabili gli investimenti in beni materiali nuovi strumentali all’esercizio d’impresa, esclusi:
• Le autovetture
• i beni con un coefficiente di ammortamento ai fini fiscali inferiori al 6,5%, quindi con un ammortamento superiore a 15 esercizi;
• i fabbricati e le costruzioni.

Norme confermate

Rimangono in vigore tutte le previgenti norme non modificate dalla legge di bilancio 2021.
In particolare:
– la fruizione del credito è subordinato al rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro applicabili in ciascun settore e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori;
– è necessario effettuare apposita comunicazione al MISE (con modalità e termini in corso di definizione);
– è necessario indicare nel quadro RU della dichiarazione redditi la misura del credito maturato ed il suo utilizzo fino al momento dell’esaurimento;
– le fatture e gli altri documenti relativi all’acquisizione dei beni devono contenere l’espresso riferimento alla norma agevolativa (come detto più sopra);
– per i beni rientranti in “Industria 4.0”, va prodotta la perizia tecnica di un ingegnere o di un perito industriale iscritto al rispettivo albo professionale ovvero l’attestato di conformità di un ente di certificazione accreditato da cui risulti che i beni hanno caratteristiche tecniche tali da includerli negli elenchi di cui agli allegati A e B della legge 232/2016 e sono interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Per i beni di costo unitario non superiore a 300mila euro, è sufficiente una dichiarazione sostitutiva resa dal legale rappresentante o dal titolare dell’azienda;
– i pagamenti dovranno essere effettuati con modalità tracciabile (bonifico preferibilmente ma anche assegno).

Il Decreto “Rilancio” ha previsto l’introduzione di un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, turistico ricettiva e professionale.
La misura riguarda i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta 2019.
Il credito è concesso nella misura ridotta del 30 per cento per i canoni relativi a contratti di affitto d’azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell’attività.
Il credito d’imposta è commisurato all’importo del canone versato nel periodo d’imposta 2020 con riferimento a ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio e per le strutture turistico ricettive con attività solo stagionale (compresi gli agriturismi) con riferimento a ciascuno dei mesi di aprile, maggio e giugno, a condizione che si sia verificata una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento di almeno il 50 per cento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente.
Con la Circolare n. 14 del 6 giugno 2020 l’agenzia entrate ha fornito chiarimenti in merito al tenore della norma. L’Area Fiscale di Confagricoltura Asti ha analizzato schematicamente i principali aspetti.

Ambito soggettivo

Tra i soggetti destinatari della misura, oltre alle imprese tipicamente produttive di reddito d’impresa, si annoverano anche le imprese agricole ed agrituristiche.

Ambito oggettivo

Come detto, il credito d’imposta è stabilito nella misura del 60 per cento per i canoni di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico e professionale.
In ordine all’individuazione della tipologia contrattuale a cui ancorare l’attribuzione del credito d’imposta, la circolare fa riferimento in modo puntuale alla disciplina delle locazioni degli immobili urbani.
In realtà la norma emanata attraverso il decreto “Rilancio” non effettuava tale distinzione lasciando di fatto aperta la possibilità di usufruire del credito d’imposta anche per l’affitto di terreni agricoli.
In attesa di un eventuale chiarimento in tal senso da parte dell’Agenzia Entrate, Confagricoltura si è attivata nelle sedi parlamentari competenti promuovendo la presentazione di appositi emendamenti per l’inclusione dei terreni agricoli nell’ambito di operatività della misura in esame.

Requisiti per ottenere il beneficio

Il credito d’imposta spetta a condizione che i soggetti destinatari della misura abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi in ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio (2020) di almeno il cinquanta per cento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente (2019).

Fruizione del credito d’imposta e modalità di utilizzo

Il credito d’imposta è commisurato agli importi versati con riferimento ai mesi di marzo, aprile e maggio e per le strutture turistico-ricettive, con attività solo stagionale, con riferimento ai mesi di aprile, maggio e giugno.
E’ quindi necessario che il canone sia stato effettivamente corrisposto per poter fruire del credito. Nel caso, invece, in cui il canone non sia stato corrisposto, la possibilità di utilizzare il credito d’imposta resta sospesa fino al momento del pagamento.
Al fine di dimostrare l’avvenuto pagamento, è sufficiente conservare il bonifico o la matrice dell’assegno di pagamento con relativa quietanza emessa dal proprietario degli immobili.

Il credito d’imposta è utilizzabile:

a) in compensazione per il pagamento di tributi o contributi utilizzando il codice tributo 6920;
b) nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa;
c) mediante cessione al locatore o al concedente o ad altri soggetti, comprese le banche.
Il credito spettante e i corrispondenti utilizzi andranno indicati nella dichiarazione redditi (quadro RU) relativa al periodo d’imposta nel quale il credito è maturato.
L’eventuale eccedenza potrà essere riportata negli anni successivi; non è consentito il rimborso del credito.

Cessione del credito:

Come detto il credito può essere utilizzato direttamente dal contribuente o ceduto al locatore o ad altri soggetti comprese le banche.
A tal proposito si segnala che ai fini della concreta utilizzabilità della cessione dovrà essere pubblicato un apposito provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate con cui saranno definite le modalità attuative.

La circolare n. 14/E del 6 giugno 2020 dell’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sul credito d’imposta commisurato all’ammontare dei canoni di locazione, leasing o concessione di immobili ad uso non abitativo, o dei canoni dovuti in relazione a contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda che comprendono almeno un immobile a uso non abitativo. Il beneficio spetta anche alle imprese agricole e alle attività agrituristiche.
Di seguito il link alla circolare delle Entrate e a un articolo di commento pubblicato oggi sul Sole24Ore

Circolare 14 del 6 giugno 2020_ Credito Imposta locazioni DLRilancio

Il Sole 24 Ore_9 giugno 2020_credito di imposta locazione