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Nell’anno della pandemia a salvare il bilancio del vino italiano, nella grande maggioranza dei casi, è stato soprattutto l’export. Un’indagine di WineNews su 35 delle più importanti cantine italiane (fatturato complessivo oltre 2,5 miliardi di euro) evidenzia diminuzioni dei fatturati tra il 10% e il 20%, con pochissime eccezioni.

Per maggiori informazioni: https://winenews.it/it/fatturati-tra-il-10-ed-il-20-con-pochissime-eccezioni-il-2020-del-vino-italiano_433430/

Va fatto tutto il possibile per chiudere un accordo commerciale con il Regno Unito. Il ‘no deal’ avrebbe un impatto pesantissimo sulle nostre esportazioni e sulla stabilità dei mercati agricoli a livello europeo”.
Lo dichiara il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, alla vigilia del Consiglio Europeo – che si riunisce domani – e della visita in programma stasera a Bruxelles del Premier britannico, Boris Johnson.
Saranno incontri decisivi per il futuro delle relazioni commerciali bilaterali – sottolinea Giansanti – dal 1° gennaio il Regno Unito uscirà dal mercato unico e dall’unione doganale. Senza un accordo, scatterebbero le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio con il ripristino dei dazi sugli scambi e dei controlli alle frontiere”.
Sarebbero a rischio le nostre esportazioni agroalimentari che ammontano a 3,4 miliardi di euro l’anno, con un’incidenza di oltre il 30% dei prodotti a indicazione geografica protetta. Vini, riso, formaggi, ortofrutta e olio d’oliva sono i prodotti più esposti”, rileva il presidente di Confagricoltura.
Considerato che le esportazioni agroalimentari della UE sul mercato britannico superano i 40 miliardi, dobbiamo anche mettere in preventivo una condizione di forte instabilità estesa a tutti i mercati agricoli”.
Basti evidenziare – aggiunge Giansanti – che il 20% dell’intera produzione ortofrutticola olandese è destinata al mercato britannico. Circa il 40% delle esportazioni complessive dell’Irlanda, soprattutto carni bovine e pollame, arriva nel Regno Unito. E l’export francese di zucchero oscilla annualmente tra 300 e 400 mila tonnellate. Di fronte a queste cifre è evidente che il crollo delle esportazioni farebbe saltare l’equilibrio tra domanda e offerta sul mercato europeo”.
La situazione di incertezza, aggravata dall’emergenza sanitaria, ha già determinato un preoccupante calo delle esportazioni della UE. Secondo i dati della Commissione, la diminuzione è stata di circa 360 milioni da gennaio a luglio di quest’anno sullo stesso periodo del 2019. “In particolare, la contrazione ha interessato vini e prodotti ortofrutticoli”, fa notare il presidente della Confagricoltura.
Facciamo affidamento sull’impegno delle Istituzioni della UE e del nostro governo – conclude Giansanti – ma in assenza di positive novità sulla conclusione del negoziato con il Regno Unito, chiediamo alla Commissione di rendere noto senza ritardi il piano di emergenza che è stato predisposto. In assenza di un accordo, le imprese agricole e tutti gli operatori della filiera agroalimentare dovranno avere a disposizione una solida rete di sicurezza per affrontare una fase particolarmente complessa”.

Calano le esportazioni di vino italiano, ma meno di quelle francesi : perdono quota Barolo e Barbaresco, ma Asti spumante e Moscato d’Asti aumentano le vendite del 10%. Il dato è emerso dall’analisi a cura dell’osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor presentato ieri durante l’edizione digitale wine2wine di VeronaFiere.
Quest’anno, in termini assoluti, la contrazione del valore delle importazioni mondiali di vino stimata (su base doganale) sarà di oltre 3 miliardi di euro rispetto al 2019, soprattutto per effetto delle mancate vendite per oltre 1,7 miliardi di euro del suo market leader, la Francia. Il forecast sull’Italia si ferma invece a -300 milioni di euro, complice anche il boom (+15%) delle esportazioni nel primo bimestre dell’anno, che ha attenuato il passivo.

In allegato un articolo su La Stampa di martedì 24 novembre 2020

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Iniziativa tempestiva e utile anche per il rilancio delle esportazioni agroalimentari italiane dopo l’emergenza sanitaria”.
E’ questo il commento del presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, al patto per l’export presentato oggi dal Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio.
In particolare, Confagricoltura accoglie positivamente l’inserimento di sei esperti agricoli nella rete diplomatico-consolare, che potranno ottimizzare il lavoro delle Ambasciate nella rimozione di barriere non tariffarie e nella promozione delle eccellenze della filiera agroalimentare. Una richiesta che Confagricoltura aveva da tempo caldeggiato, per colmare una lacuna dell’Italia rispetto ad altri Stati membri.
La pandemia ha fermato la corsa delle nostre esportazioni – spiega il componente di Giunta Giordano Emo Capodilista, con delega all’internazionalizzazione, che ha preso parte alla presentazione del patto – quest’anno potremmo registrare una contrazione superiore al 10%. Con la ripresa, la concorrenza sui mercati sarà ancora più agguerrita. Per questo è importante farci trovare pronti, con un piano teso a valorizzare l’eccellenza delle nostre produzioni. La crescita delle esportazioni di settore avvantaggia anche l’agricoltura, considerando che oltre il 70% dei nostri prodotti è destinato alla trasformazione”.
Nel trascorso decennio, ricorda Confagricoltura, l’export agroalimentare è praticamente raddoppiato. Attualmente, si attesta attorno ai 43 miliardi di euro.
Possiamo in tempi brevi, e con l’impegno di tutti, arrivare a 50 miliardi – conclude Emo Capodilista – assicurando così un significativo contributo alla ripresa dell’economia italiana in termini di reddito ed occupazione”.

E’ motivo di orgoglio e grande soddisfazione vedere che BIWA, il Best Italian Wine Awards che dal 2012 premia i 50 migliori vini d’Italia, annovera anche quest’anno molte etichette di aziende e cantine nostre associate”. Il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti commenta così la classifica pubblicata oggi, in vista della cerimonia ufficiale di premiazione a Milano delle aziende e delle personalità del mondo enologico che firmano questo successo.
Dal Piemonte alla Basilicata, dall’Alto Adige alla Sicilia, le migliori 50 etichette del BIWA celano il grande lavoro delle case vitivinicole per arrivare a una produzione di eccellenza: “Uno sforzo che inizia in vigna, con pratiche agronomiche sempre più sostenibili – afferma Giansanti – e che continua in cantina con tecnologia all’avanguardia, insieme a una marcata propensione ai mercati internazionali”.
Il settore vitivinicolo è di rilevante importanza per l’economia agricola e dell’industria alimentare in Italia: le aziende con vigneti sono 300mila con una superficie coltivata ad uva da vino di 652mila ettari, di cui 50mila con cantine di vinificazione, un fatturato di circa 10 miliardi di euro e un valore dell’export di 6.2 miliardi.
Gli ultimi dati, inoltre, confermano che il nostro Paese è stabile al primo posto mondiale con una produzione di 46 milioni di ettolitri ed esportazioni che per i primi cinque mesi del 2019 sono cresciute dell’11% in volume e del 5,5% in valore, soprattutto in Europa.
Confagricoltura – conclude il presidente – è impegnata a fianco delle proprie aziende a dare ulteriore impulso a questo comparto che traina l’export agroalimentare italiano. Le politiche commerciali internazionali condizionano profondamente l’andamento del settore: abbiamo sollecitato pertanto le istituzioni europee e il governo a fare ogni sforzo utile per evitare una ‘Hard Brexit’ che avrebbe gravi conseguenze per i nostri produttori vinicoli (e non solo), così come siamo attenti sul fronte dei dazi e degli accordi che regolano gli scambi commerciali tra i Paesi e i continenti”.