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Dopo anni di difficoltà e perdite produttive, finalmente un segnale di speranza che viene accolto con grande soddisfazione dagli apicoltori italiani: è stato pubblicato il decreto del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali che ripartisce i fondi a sostegno della filiera apistica per un totale di 7,75 milioni di euro. Misura attesa da tempo e alla cui definizione si è particolarmente impegnata la Federazione Apicoltori Italiani (FAI). “Un lavoro durato mesi – sottolinea il presidente, Raffaele Cironecon un’attenzione costante affinché gli incentivi fossero resi disponibili a tutti gli apicoltori, vale a dire ‘stanziali’ (con alveari in postazioni fisse) o ‘nomadi’ (con alveari destinati alla transumanza); un’azione organizzativa grazie alla quale abbiamo scongiurato il rischio di ingiustificata esclusione dagli aiuti per migliaia di aziende a rischio di chiusura”.
Occorre quindi dare atto ai competenti Uffici del Ministero di aver tenuto nella dovuta considerazione le richieste avanzate nell’interesse di tutti gli operatori del comparto apistico nazionale, che potrà così vedersi indennizzate, anche se solo in parte, le gravi perdite produttive registrate nel corso del 2021: anno in cui si erano dovute affrontare ingenti spese per l’alimentazione di soccorso agli alveari.
Potranno così beneficiare dell’aiuto – ricorda Cirone – gli apicoltori che alla data del 31 dicembre 2021 hanno regolarmente censito i propri alveari nella Banca Dati Nazionale dell’Apicoltura, titolari di partita IVA e iscritti nella categoria degli ‘apicoltori professionali’ che producono con finalità di commercializzazione”.

Quinta celebrazione per la “Giornata mondiale delle Api”, proclamata nel 2018 dall’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, su iniziativa della Repubblica Slovena con il determinante sostegno e il voto favorevole dell’Italia. A ricordarlo la Federazione Apicoltori Italiani (FAI), sigla storica che dal 1953 rappresenta il comparto in tutte le Istituzioni italiane, europee e internazionali.
Quella del 2022 – sottolinea il presidente della FAI, Raffaele Cironesarà per noi la “Giornata Mondiale dell’Ape per un’Agricoltura più produttiva e sostenibile”: è infatti la funzione di impollinatore (ben oltre il 90% di tutti gli altri insetti utili presenti nei nostri ecosistemi), che rende questo insetto (Apis mellifera Ligustica-Spinola, 1806), originario della nostra Penisola e ormai diffuso in tutti i Continenti, un prezioso alleato dell’uomo“. Sinergia grazie alla quale l’apicoltura si consolida come fondamentale fattore di produttività dell’agricoltura: la presenza di alveari sul territorio, genera in Italia ben 2 miliardi di euro di valore della produzione agro-alimentare, cui si deve aggiungere il valore dell’apporto ecosistemico che le api garantiscono con il servizio di impollinazione alla biodiversità, stimato in 150 miliardi di euro.
Nonostante le numerose criticità cui il settore va spesso incontro, l’Italia garantisce l’incremento costante del patrimonio apistico nazionale. I numeri parlano da soli: l’ultimo censimento 2021 ha sfiorato la ragguardevole quota di 2 milioni di famiglie di api, oltre 70.000 allevatori ufficialmente dichiarati, di cui 50.000 per autoconsumo e 20.000 imprenditori agricoli sebbene ‘senza terra’. Un capitale naturale, composto da oltre 100 miliardi di api il cui valore è stimato in ben 500 milioni di euro, di gran lunga superiore alla produzione lorda vendibile dell’intero comparto.
Numeri che collocano l’Italia ai vertici delle statistiche dell’Unione europea a 27 Stati membri e che non sfuggono all’attenzione del Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli e del Sottosegretario all’Agricoltura, con delega all’Apicoltura, Gian Marco Centinaio, con i quali la FAI ha un canale sempre aperto di confronto e costruttiva collaborazione.
“La Giornata Mondiale delle Api – ricorda infine la FAI – deve essere l’occasione per intensificare e perfezionare la collaborazione tra apicoltori e agricoltori: sono loro che insieme operano in concreto ogni giorno e non solo nel momento delle celebrazioni. Aiutare l’ape mellifera e gli impollinatori a ritrovare una naturale collocazione in tutte le aziende agricole italiane che, non va mai dimenticato, sono poi gli spazi dai quali il comparto apistico nazionale trae slancio e valore produttivo per alimentare una filiera indispensabile quanto delicata è l’impegno concreto di questo tempo difficile, in cui viene messa in discussione persino la sicurezza alimentare“.

Nell’anno apistico peggiore di sempre l’Italia ha gli alveari vuoti, ma anche i magazzini di scorta stentano a riempirsi. E’ quanto emerge dall’analisi dei dati Istat del primo semestre 2021, con importazioni che tendono al ribasso e scendono a 8.550.990 kg. Si conferma così – informa la Federazione Apicoltori Italiani (FAI), aderente a Confagricoltura – l’andamento su base annua del 2020, con l’import in calo nell’ultimo triennio e il miele straniero transitato alle nostre dogane ridotto da 27.874.961 a 22.303.640 kg (- 20%).
Da sottolineare, secondo la FAI, che l’85% del miele acquistato da operatori commerciali e confezionatori italiani risulta di provenienza europea (UE a 27 Stati membri), ma non è detto che sia stato anche prodotto nei Paesi dichiarati d’origine. Metà di quello che mangiamo è miele che proviene dall’Ungheria, che si consolida come nostro primo partner commerciale: il prodotto sdoganato come magiaro è costato circa 15 milioni di euro a fronte dei primi 4.239.445 kg di quest’anno, vale a dire 3,5 euro/kg.
Tra i paesi europei si fa notare anche la Spagna, nostro secondo partner europeo, che raddoppia il quantitativo esportato in Italia, sfiorando i 700.000 kg, per un controvalore di 1.840.255 euro, pari a 2,6 euro/kg.
Crolla, infine, l’import di miele dalla Cina che si ritrova per ora declassata al terzo posto nella lista dei fornitori extra-europei di miele all’Italia; Ucraina e Serbia viaggiano ormai su quantitativi ben superiori ai 314.070 kg del miele proveniente dal Paese del Dragone, nonostante il modico costo di 1,38 euro/kg.
Un quadro sempre più complesso, difficile da decifrare e dietro il quale si potrebbe nascondere la pratica della nazionalizzazione di miele cinese venduto per europeo, informa la Federazione Apicoltori Italiani. Situazione che vede comunque l’Italia stretta in una morsa che rischia di rivelarsi fatale per i nostri apicoltori: costretti a competere in un mercato dove scarseggia la materia prima, i reali costi di produzione non vengono riconosciuti, si legittimano sistemi produttivi sleali se non addirittura illegali. Condizioni che, nel protrarsi di annate improduttive come quella del 2021, potrebbero innescare abbandoni di massa nel segmento dell’apicoltura da reddito.

La Giornata mondiale dell’ape è per il nostro Paese la ‘Giornata Mondiale dell’Ape Italiana’, sottospecie di ape autoctona propagata in poco più di un secolo su tutto il pianeta: un’ape diffusa, apprezzata e allevata su scala planetaria. Un caso unico che spiega le ragioni dell’orgoglio e dell’impegno della comunità apistica nazionale nel tutelare e salvaguardare questo prezioso patrimonio della nostra biodiversità”. Così Raffaele Cirone, presidente della FAI-Federazione Apicoltori Italiani, in occasione della quarta edizione della Giornata dedicata alle api. “L’apicoltura italiana – ricorda – costituisce un fondamentale settore del comparto agricolo, sia per la capacità produttiva raggiunta sia per la nota funzione impollinatrice che le api svolgono a favore degli ambienti rurali, naturali e urbani”.
Gli apicoltori censiti in Italia sono in costante aumento: circa 65.000, cui se ne aggiungono almeno altri 10.000 che, specie tra i giovani, nonostante la pandemia, stanno manifestando il proposito di avvicinarsi a questo allevamento seguendo i necessari corsi di formazione.
Altra buona notizia, in controtendenza con un certo clamore mediatico che vedrebbe le api mellifere come specie di via di estinzione, è l’incremento costante del patrimonio apistico nazionale che, nonostante le numerose avversità, nell’ultimo censimento 2020 ha raggiunto la quota di 1.950.000 alveari. “Un capitale naturale – evidenzia Cirone – il cui valore è stimato in ben 500 milioni di euro, di gran lunga superiore alla produzione lorda vendibile dell’intero comparto”.
Il punto critico dell’apicoltura italiana, comunque, resta quello della produzione del miele, il cui valore potenziale annuo è atteso in circa 25.000 tonnellate e che invece, da ormai cinque anni, è soggetto a una costante riduzione dovuta alle avversità atmosferiche e ai cambiamenti climatici. Situazione di estrema gravità che la FAI ha segnalato al Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, e al Sottosegretario all’Agricoltura, con delega all’Apicoltura, Gian Marco Centinaio. La mancata produzione dei mieli primaverili italiani è ormai strutturale: come tale va gestita, adottando interventi compensativi per gli Apicoltori affinché non abbandonino questa attività.
Al di là del valore apistico, infatti, la presenza di alveari sul territorio, genera in Italia ben 2 miliardi di Euro di valore della produzione delle colture di interesse agro-alimentare, cui si deve aggiungere quello dell’apporto ecosistemico che le api garantiscono con il servizio di impollinazione alla biodiversità dei nostri ambienti naturali, stimato in 150 miliardi di euro.
La Giornata Mondiale delle Api – ricordano infine Confagricoltura e FAI – deve essere l’occasione per agevolare e consolidare il ruolo che apicoltori e agricoltori per primi, operano in concreto ogni giorno, aiutando l’ape mellifera e gli impollinatori a ritrovare la loro naturale collocazione in tutte le aziende agricole italiane.

Nell’ambito del Progetto “ApinCittà”, che la FAI-Federazione Apicoltori Italiani svolge in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri-Comando Carabinieri Forestali, per il biomonitoraggio di ecosistemi urbani mediante alveari, verranno effettuati campionamenti di miele prelevati in apiari situati entro il territorio nazionale e provenienti preferibilmente da città capoluogo di provincia o da centri cittadini con rilevante numero di abitanti.
Il miele da analizzare dovrà provenire da alveari censiti all’Anagrafe apistica nazionale e sui campioni conferiti saranno effettuate analisi dei parametri fisico-chimici di legge, analisi melissopalinologiche (per la valutazione della biodiversità vegetale) e analisi dei metalli pesanti (per la valutazione della qualità dell’aria).
I referti saranno prodotti in forma anonima e cumulativa in sede di divulgazione dei risultati del monitoraggio operato. Su richiesta potranno essere forniti, esclusivamente al diretto interessato, i referti personalizzati e riferiti al campione conferito e accettato.
I campioni – la cui aliquota di miele dovrà essere di almeno 250 e di massimo 500 grammi – dovranno essere prelevati evitando ogni forma diretta e indiretta di contaminazione, confezionati in vasetti di vetro, muniti di apposito sigillo di garanzia, adeguatamente imballati. Ciascun campione sarà analizzato gratuitamente e dovrà pervenire entro il 7 settembre 2020 mediante consegna a mano, pacco postale o corriere espresso da recapitarsi al seguente indirizzo: FAI-Progetto Apincittà – Corso Vittorio Emanuele II, 101 – 00186 ROMA.
L’iniziativa è eseguita nell’ambito del Programma nazionale del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, con assegnazione alla FAI per l’Annualità 2020 del Regolamento UE 1308/2013 – Sottomisura D.3.
Superate le disponibilità, eventuali campioni in esubero saranno accettati con riserva, conservati in idonee condizioni e inseriti, compatibilmente con le disponibilità finanziarie, in successiva annualità del Progetto di biomonitoraggio. Ulteriori informazioni potranno essere richieste contattando la FAI-Federazione Apicoltori Italiani ai seguenti recapiti: – Telefono 06.6852556; posta elettronica <segreteria@federapi.biz>.