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Per cercare di contenere i danni della peste suina africana entro quest’anno si dovrebbero abbattere 50.000 cinghiali, ma avanti di questo passo sarà impossibile centrare l’obiettivo: per questo è necessario intensificare gli interventi, per evitare che si metta a repentaglio un comparto che in Piemonte dà lavoro a 1.400 aziende che allevano 1,4 milioni di capi suini”. Lo ha detto Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, intervenendo al consiglio regionale aperto sull’emergenza peste suina africana che si è tenuto martedì mattina a Palazzo Lascaris.
Abbiamo chiesto questo consiglio regionale aperto per rappresentare al mondo politico istituzionale la gravità della situazione; siamo in presenza di un aumento incontrollato delle popolazioni di ungulati che devono essere ricondotti a un numero accettabile non solo per il rischio del dilagare della malattia, ma anche per gli ingentissimi danni che arrecano alle coltivazioni durante tutto l’anno”, ha aggiunto Allasia.
Il presidente di Confagricoltura ha chiesto di conoscere, in modo dettagliato, quanti abbattimenti di cinghiali sono stati effettuati finora, dove e qual è il piano di eradicazione programmato.
Il rappresentante di Confagricoltura ha anche evidenziato i danni che stanno subendo le aziende faunistico venatorie, per il divieto di praticare qualsiasi forma di caccia, di prelievo o contenimento, che perdura da quasi sette mesi. Alcune di queste aziende hanno personale dipendente che non riescono più a remunerare a causa dei mancati introiti: Confagricoltura ha proposto che i danni provocati dalla fauna selvatica all’interno delle aziende agricole facenti parte del comprensorio faunistico-venatorio vengano temporaneamente risarciti dalla Regione Piemonte, fino al ripristino della situazione ordinaria.

La Gazzetta Ufficiale di lunedì 4 luglio – informa Confagricoltura Piemonte in una nota – ha pubblicato l’Ordinanza del Commissario Straordinario per la Peste Suina Africana che definisce le misure di eradicazione, controllo e prevenzione da attuare per il contenimento della diffusione della malattia nel selvatico e nel domestico.
L’ordinanza – chiarisce Confagricoltura Piemonte – presenta provvedimenti più restrittivi in merito alle misure di biosicurezza da applicare negli allevamenti e limitazioni di allevamento a quelli di tipo familiare e semibrado soprattutto nelle zone in restrizione. Inoltre l’ordinanza prevede misure più stringenti per il contenimento della fauna selvatica applicando caccia di selezione e metodi di cattura e abbattimento dei cinghiali nonché la costruzione di una barriera fisica o rafforzamento delle barriere fisiche eventualmente già presenti nella zona infetta, o comunque nei punti di passaggio naturali o artificiali al fine di creare una delimitazione dell’area di circolazione attiva dei cinghiali.
A questo riguardo – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasianel Consiglio regionale aperto che si terrà nelle prossime settimane, convocato su richiesta di Confagricoltura, chiederemo un’intensificazione delle misure di contenimento dei selvatici per procedere immediatamente all’abbattimento dei cinghiali in sovrannumero. L’’emergenza della Peste Suina Africana e le criticità di produzione causate dalla siccità – aggiunge Allasia – stanno mettendo in forte difficoltà nel settore primario: è necessario agire con urgenza, intervenendo in ogni modo per evitare che sì comprometta la tenuta del nostro comparto suinicolo”.

Richiesta dello stato di emergenza per l’intero territorio e dello stato di calamità per l’agricoltura, rilascio di acque dai bacini utilizzati per produrre energia idroelettrica a supporto dell’irrigazione delle colture e deroga al minimo deflusso vitale dei fiumi: sono le principali misure che la Regione Piemonte sta mettendo in campo per fronteggiare la crisi idrica che sta colpendo l’Italia a causa del prolungarsi della siccità.
Le decisioni – evidenzia la Regione in una nota – sono state assunte venerdì scorso nel corso dell’insediamento del tavolo permanente voluto dal presidente della Giunta regionale Alberto Cirio (per Confagricoltura Piemonte sono intervenuti il direttore Ercole Zuccaro e il vicedirettore Paolo Bertolotto) per monitorare e affrontare la situazione di emergenza e del quale fanno parte le organizzazioni agricole, i consorzi irrigui, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, le Autorità d’ambito del servizio idrico integrato e l’ANBI (Associazione nazionale Bonifiche Irrigazioni Miglioramenti Fondiari).
Il coordinamento dell’attività del tavolo, che rimane convocato fino al superamento della crisi, è stato affidato all’assessore all’Ambiente Matteo Marnati.
È stata inoltre valutata la possibilità di agire, in accordo con i gestori degli invasi, per rilasciare un quinto delle acque contenute nei bacini idroelettrici, operazione che permetterebbe di garantire 15-20 giorni di respiro e salvare il raccolto e le produzioni agricole grazie all’aumento della portata dei fiumi e dei canali di irrigazione.
Altra misura sul tavolo la deroga al minimo deflusso vitale dei fiumi, procedura che compete alle Province e che consente di prelevare più acqua di quella prevista garantendo la quantità necessaria per mantenere l’equilibrio stesso del fiume e la vita degli organismi che ne popolano le acque.
Con Lombardia e Canton Ticino si sta valutando, inoltre, l’eventualità di provvedere ad un maggior rilascio di acqua anche dai laghi.
Si tratta di una crisi idrica peggiore di quella del 2003, tanto che il Po ha una portata d’acqua inferiore del 72% di quella naturale. La criticità riguarda l’acqua di sorgente, perché non c’è neve sulle montagne.
L’assessore Marnati, che coordinerà tutte le iniziative correlate alla carenza idrica, ha affermato che verranno messe in campo tutte le iniziative possibili per contrastare la crisi e salvare il comparto agricolo in un momento particolarmente delicato per le coltivazioni.
Gli operatori del comparto idroelettrico, nonostante la situazione in Piemonte indichi che gli invasi siano al minimo storico e mostrino una riduzione del 40 o addirittura del 50% rispetto alla media storica, hanno espresso la massima disponibilità alla collaborazione e la volontà di cooperare con i consorzi irrigui.
I prossimi 15 giorni saranno quelli cruciali per salvare le colture e proprio per questo è stata avanzata la richiesta di disponibilità a rilasciare la massima acqua possibile, al netto delle esigenze del settore idroelettrico altrettanto strategico.
Dall’approfondimento sull’emergenza è emersa anche l’esigenza di portare avanti la realizzazione degli invasi – in Italia risultano essere circa 1000 le richieste – motivo per il quale appare necessario accelerare. Su questo punto l’assessore intende farsi portavoce presso il Governo per la costituzione di un tavolo dedicato.
La Regione ha anche assunto il coordinamento delle azioni delle Province, in modo da definire linee guida e procedure omogenee.

L’avviso pubblico della Regione Piemonte per la valorizzazione del patrimonio architettonico e del paesaggistico rurale scadrà il 23 maggio prossimo, c’è quindi ancora la possibilità di elaborare un progetto di riqualificazione, usufruendo di questa interessate opportunità che mira a migliorare la qualità paesaggistica del nostro territorio. Rammentiamo che possono presentare domanda le persone fisiche, i soggetti privati profit e non profit, gli enti del terzo settore e le altre associazioni, fondazioni, cooperative, imprese in forma individuale o societaria, che siano proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili appartenenti al patrimonio culturale rurale. Sono ammissibili anche progetti che intervengano su beni del patrimonio architettonico e paesaggistico rurale di proprietà pubblica, dei quali però i soggetti privati abbiano la piena disponibilità. Sono inoltre ammessi progetti d’ambito, presentati unitariamente aggregando almeno tre domande relative a beni che insistono su aree contigue.
Le tipologie di architettura rurale destinatarie degli interventi sono le abitazioni o le strutture destinate ad attività funzionali all’agricoltura (fienili, stalle, scuole rurali, essiccatoi, forni, pozzi, sistemi idraulici, fontane, etc). Sono ammissibili anche i manufatti tipici della tradizione popolare e religiosa (cappelle, edicole votive, etc.), dei mestieri e della tradizione, connessi alla vita delle comunità.
I progetti potranno riguardare interventi di risanamento conservativo e recupero funzionale, di manutenzione del paesaggio rurale e di allestimento spazi da destinare a piccoli servizi culturali, sociali, ambientali turistici (escluso l’uso ricettivo).
Le risorse messe a disposizione con l’Avviso ammontano a circa 39 milioni di euro, a valere sul PNRR, Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, Component 3 – Cultura 4.0 (M1C3), Misura 2 “Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale”. Il contributo è concesso, fino ad un massimo di 150.000,00 euro come forma di cofinanziamento per un’aliquota dell’80% (100% se il bene è oggetto di dichiarazione di interesse culturale). Verranno presi in considerazione unicamente progetti con un costo totale dell’intervento superiore a 10.000,00 euro.
Le domande possono essere presentate esclusivamente tramite l’applicativo predisposto dalla Cassa Depositi e Prestiti

La Regione ha messo a disposizione una pagina internet dedicata al bando.

Sono inoltre disponibili le FAQ, generali e tecniche, cliccando qui.

La selezione degli interventi da finanziare avviene, fino ad esaurimento dei fondi, attraverso una procedura a sportello. I progetti saranno poi valutati da una commissione e dovranno superare un punteggio minimo di ammissibilità. Per questa ragione è consigliabile appoggiarsi per la loro redazione a professionisti esperti di materia urbanistica. L’ufficio tecnico di Asti Agricoltura è comunque a disposizione per tutti gli approfondimenti del caso.

Le aziende agricole, fino al prossimo 8 giugno, potranno aderire al Bando aperto dalla Regione Piemonte per accedere ai sostegni delle polizze assicurative zootecniche stipulate nel 2021. La garanzia assicurativa può riguardare lo smaltimento dei capi morti in allevamento per qualunque causa oppure per mortalità ordinaria, per epizozia, per calamità naturali, per avversità atmosferiche e per attacchi di predatori. Oltre a questi danni, si possono anche coprire le spese per il recupero in montagna con mezzi aerei o speciali dei capi morti, oltre a quelle conseguenti a morte o abbattimento dei capi per calamità o avversità naturali.
Il contributo spettante al singolo beneficiario sarà erogato fino al 75% del costo complessivo se si tratta di polizze agevolate con la sola contribuzione regionale e fino al 25% se la polizza è sostenuta anche dagli incentivi nazionali (Misura 17 del PSN – Gestione del rischio).
La dotazione finanziaria stanziata dal Piemonte è di oltre 1,7 milioni di euro.
Per ogni ulteriore informazione è possibile rivolgersi all’ufficio tecnico di Asti Agricoltura.