La Regione ha convocato d’urgenza, nella giornata di martedì 13 aprile, il Tavolo per la gestione dei rischi in agricoltura, al quale ha partecipato il rappresentante di Confagricoltura Piemonte Riccardo Garrione (che è anche presidente del Consorzio di difesa di Vercelli e di Coordifesa). Nel corso della riunione Garrione, che aveva già effettuato una ricognizione dei danni sull’intero territorio regionale, prendendo in esame tutte le coltivazioni, ha ribadito alla Regione Piemonte quanto già chiesto dal presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia, invitando l’ente a procedere con celerità nella definizione delle pratiche del PSR e ad anticipare i pagamenti dei contributi, anche per quanto riguarda la domanda unica (PAC).
Nella giornata di martedì si è riunita anche la Federazione Nazionale di Prodotto Vitivinicola di Confagricoltura per la valutazione dei danni da gelo: per il Piemonte ha partecipato il presidente della sezione vitivinicola regionale Gianluca Demaria.
Anche il presidente della Federazione Nazionale di Prodotto Frutticoltura Michele Ponso ha avviato, con i rappresentanti delle altre regioni frutticole, un monitoraggio dei danni: le risultanze delle federazioni nazionali di prodotto verranno portate all’attenzione della giunta confederale che richiederà al Ministero interventi straordinari per fronteggiare l’emergenza.

Qui di seguito la lettera che Confagricoltura Piemonte ha inviato alla Regione Piemonte:

“A seguito del drastico calo delle temperature che si è verificato la scorsa settimana a causa dello stazionamento sulla nostra Regione di un’ondata di aria artica, evidenziamo che, da una prima ricognizione compiuta dai nostri tecnici, i danni sembrano essere particolarmente gravi e distribuiti su diverse colture in tutte le province piemontesi.
Le basse temperature, accompagnate da gelate notturne, eventi atmosferici non infrequenti in questo periodo dell’anno, hanno sostanzialmente messo in ginocchio la frutticoltura in tutti gli areali, a partire dalle coltivazioni di drupacee le cui produzioni appaiono seriamente compromesse, pesco in primis con una perdita di oltre il 50%.
Guasti significativi si registrano sui germogli di actinidia, sui ciliegi e, in tutte le province del Piemonte, su piante orticole e floricole fuori serra. Si sono anche osservati danni importanti su piante ornamentali nei vivai.
L’ondata di gelo purtroppo ha creato gravi danni anche ai vigneti soprattutto su alcune varietà precoci e in avanzato stato di vegetazione dove si stima una perdita del 30% della produzione.
A fronte di questa situazione, abbiamo già invitato gli agricoltori nostri associati a segnalare tempestivamente i danni ai Comuni, affinché codesta Regione possa delimitare le aree danneggiate per verificare l’opportunità di attivare le provvidenze previste dalla legge in caso di calamità atmosferiche.
Lo scenario appena descritto, che va a peggiorare la crisi generalizzata dei comparti agricoli dovuta all’emergenza Covid-19, ci porta a chiedere a codesta Regione di intervenire al fine di attenuare le difficoltà delle imprese, accelerando per quanto possibile i tempi di pagamento dei contributi previsti dalla Politica agricola comunitaria (Domanda unica, PSR misure a superficie e strutturali compresa la misura 21, etc.), semplificando ulteriormente le procedure burocratiche funzionali all’ottenimento degli aiuti.
Confidando che le richieste avanzate possano trovare un’adeguata attenzione per un settore già da tempo alle prese con una pesante congiuntura sfavorevole e che, ancora una volta, mostra tutta la sua fragilità di fronte ad eventi atmosferici impossibili da controllare completamente“.

L’ondata di aria artica che da martedì staziona sul Piemonte sta provocando pesanti danni all’agricoltura. Lo evidenzia Confagricoltura, che con oltre 40 tecnici impegnati sul territorio subalpino sta compiendo una ricognizione dei danni che si preannunciano particolarmente gravi. “Abbiamo già invitato i nostri associati a segnalare tempestivamente i danni ai Comuni, affinché la Regione possa delimitare le aree danneggiate per verificare l’opportunità di attivare le provvidenze previste dalla legge in caso di calamità atmosferiche – dichiara Gabriele Baldi, presidente di Asti Agricolturae chiediamo alla Regione di intervenire per quanto possibile per attenuare le difficoltà delle imprese, accelerando i tempi di pagamento dei contributi previsti dalla politica agricola comunitaria e snellendo le procedure burocratiche per l’ottenimento degli aiuti”.
L’agricoltura è il settore produttivo più esposto alle conseguenze dei cambiamenti climatici e le gelate di questi giorni sono arrivate paradossalmente in un periodo di siccità che in alcune aree sta rendendo difficili le semine primaverili.
E’ ancora presto per formulare una valutazione accurata sull’ammontare dei danni provocati. Tuttavia, dalle segnalazioni che stiamo ricevendo, si evince che l’impatto è sicuramente pesante”, spiega il direttore di Asti Agricoltura Mariagrazia Baravalle. “Purtroppo in agricoltura l’unica difesa valida è quella passiva, ossia assicurare le produzioni agricole da gelo, vento forte, inondazioni, grandine e altri eventi atmosferici. La conta dei danni è ancora in corso e nell’arco di qualche giorno avremo un quadro più preciso”.
Nell’Astigiano, nella zona di Nizza Monferrato e nella Val Tiglione, le temperature sono scese a 4 gradi sottozero per oltre tre ore, producendo danni sui vigneti di barbera che nelle aree meglio esposte sono già in avanzato stato di vegetazione. Si segnalano danni anche sulle varietà di vigneti precoci che raggiungono il 30 – 40% della produzione. Sembra essere stata abbastanza risparmiata l’area tra Canelli e Santo Stefano Belbo, all’interno della quale si sono registrati sporadici casi di gelate quasi esclusivamente a fondovalle con danni alle barbatelle.
Per quanto riguarda invece il nocciolo, fortunatamente, per il momento, non si evidenziano danni rilevanti.
Un commento anche del tecnico di Asti Agricoltura Enrico Masenga : “Il Piemonte, in modo particolare l’Astigiano, aveva già vissuto questo devastante fenomeno nell’aprile del 2017, anno in cui il brusco abbassamento delle temperature, verificatosi il 19-20 e 21 aprile (fino a circa -10 gradi), aveva quasi decimato le produzioni colturali. A differenza di quell’annata però ora la vegetazione si trova in una fase più arretrata e questo ritardo ha contribuito a risparmiare alcune colture, anche se purtroppo nelle aree colpite il danno sembra essere ingente. Nei prossimi giorni si prevede un lento miglioramento con temperature che si attesteranno intorno agli 0 gradi sia durante la notte che nelle prime ore del giorno”.

 

Le conseguenze delle gelate verificatesi in questi giorni

Nonostante i limiti imposti dall’emergenza sanitaria, gli agricoltori francesi e spagnoli hanno deciso di scendere in piazza per protestare contro le prospettive di riforma della politica agricola comune (PAC). Alcune manifestazioni si sono già svolte, evidenzia Confagricoltura, ed altre iniziative sono in programma per l’intero mese di aprile. Le proteste sono motivate dalle ipotesi di riduzione dei trasferimenti diretti della PAC, soprattutto a scapito delle imprese di maggiore dimensione economica. In Spagna, in particolare, il governo punta a stabilire un aiuto uguale per tutti gli agricoltori, indipendentemente dalle specializzazioni produttive e dalla diversa struttura dei costi di produzione.
Seguiamo con molta attenzione le iniziative varate dalle principali organizzazioni degli agricoltori francesi e spagnoli. E condividiamo le loro preoccupazioni”, dichiara il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. “Gli aiuti diretti della PAC costituiscono una rete di protezione per il reddito degli agricoltori. Rimetterla in discussione avrebbe un pesante effetto negativo sulla competitività delle imprese e sull’efficienza del sistema agroalimentare – sottolinea Giansanti – di cui proprio oggi l’Istat ha certificato la solidità. L’agricoltura è il settore produttivo che ha registrato la minore riduzione del valore aggiunto lo scorso anno. Indicatore che è addirittura aumentato per il comparto alimentare”. “La PAC deve adattarsi alla domanda dei consumatori e alle nuove esigenze poste dai cambiamenti climatici – aggiunge il presidente di Confagricolturama deve restare a tutti gli effetti una politica con finalità economiche di tutela e valorizzazione delle produzioni”.
Il negoziato in corso tra Parlamento Europeo, Consiglio e Commissione sulla nuova PAC dovrebbe concludersi entro il prossimo mese di giugno. A seguire, entro la fine dell’anno corrente, gli Stati membri dovranno trasmettere alla Commissione europea i propri piani strategici per l’applicazione del nuovo assetto normativo.
In altri Paesi il lavoro di redazione è già stato avviato da tempo, con una stretta collaborazione tra amministrazione centrale, regioni e organizzazioni professionali – conclude il presidente di Confagricoltura. “Le proteste degli agricoltori francesi e spagnoli stanno ad indicare la complessità del lavoro che ci aspetta ai fini della tutela delle imprese e della salvaguardia del potenziale produttivo dell’agricoltura dell’Unione Europea”.

Confagricoltura ha aderito al “Protocollo nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti SARS-CoV-2/Covid-19 nei luoghi di lavoro”, sottoscritto tra il governo e le parti sociali.
Con il Protocollo viene data – commenta Sandro Gambuzza, vicepresidente di Confagricoltura con delega al Lavoro – una risposta concreta all’interesse manifestato da diverse imprese agricole associate di medie-grandi dimensioni a porre in essere tutte le iniziative necessarie per la vaccinazione dei propri dipendenti”.
Il settore primario, che ha confermato il suo ruolo strategico anche nell’emergenza sanitaria in atto, potrà dunque fornire il suo fattivo contributo alla realizzazione del Piano vaccinale nazionale, anche se il lavoro agricolo è classificato a “basso rischio” dall’INAIL rispetto al contagio da Covid. Infatti le denunce di infortunio sul lavoro da coronavirus segnalate dall’inizio dell’epidemia in agricoltura rappresentano soltanto l’1,5% del totale delle denunce pervenute (dati INAIL del 6-4-21).
L’adesione al Protocollo da parte delle imprese agricole è assolutamente volontario, ricorda Confagricoltura e potranno aderire tutti i datori di lavoro del settore, indipendentemente dal numero di lavoratori occupati, anche se, verosimilmente, saranno le imprese di certe dimensioni ad essere maggiormente interessate, potendo contare su spazi adeguati. In ogni caso l’adesione al piano di vaccinazione nei luoghi di lavoro potrà essere supportata o coordinata dalle sedi territoriali di Confagricoltura.
La somministrazione del vaccino potrà avvenire secondo tre diverse modalità: somministrazione diretta in azienda (con costi a carico del datore di lavoro, salvo i vaccini che saranno forniti dalle autorità sanitarie regionali); somministrazione in convenzione con strutture sanitarie private (anche per il tramite delle sedi territoriali di Confagricoltura); somministrazione per il tramite dell’INAIL (per i datori di lavoro che non sono tenuti alla nomina del medico competente ovvero non possano fare ricorso a strutture sanitarie private).
Attraverso la vaccinazione in azienda, le imprese agricole – conclude Sandro Gambuzza – vogliono fornire il loro contributo ad un ritorno graduale alla normalità, condizione necessaria per la ripresa economica del Paese”.

 

L’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha pubblicato il report sui residui dei farmaci veterinari e contaminanti negli animali e negli alimenti di derivazione animale. I dati del report, emersi dal monitoraggio dei dati raccolti nel 2019, dimostrano come i residui dei farmaci e dei contaminanti mantengano, in tutta l’Europa, un tasso di conformità elevato rispetto ai limiti di legge e sono, dunque, conformi ai livelli di sicurezza raccomandati e stabiliti dall’Unione Europea. I campioni su cui hanno riferito gli Stati membri, l’Islanda e la Norvegia, sono stati 671.642 in totale. La percentuale di campioni che ha superato i livelli massimi consentiti è stata dello 0,32%, percentuale che rientra nell’intervallo 0,25%-0,37% già riferito negli ultimi 10 anni.
Rispetto ai due anni precedenti, la non conformità è aumentata leggermente per gli agenti antitiroidei e gli steroidi ed è diminuita per i lattoni dell’acido resorcilico, le sostanze vietate, gli antibatterici, gli anticoccidi e i coloranti. Per gli elementi chimici (compresi i metalli), la non conformità è stata superiore a quella del 2018, ma inferiore a quella del 2017.
I dati di ogni paese sono disponibili su Knowledge Junction link , una piattaforma on-line di libero accesso creata e curata dell’Efsa per migliorare la trasparenza, la riproducibilità e la riusabilità delle evidenze scientifiche nella valutazione dei rischi per la sicurezza di alimenti e mangimi.