Sempre più assiduamente sul territorio astigiano si sta parlando di bioeconomia anche se sono già molte le realtà locali che da anni hanno adottato questa pratica. Un settore in forte espansione su tutto il territorio nazionale culminato nella costituzione, lo scorso mese di ottobre, della Federazione nazionale di Confagricoltura denominata “Bioeconomia: prodotti e processi innovativi”. Una Federazione che presenta diversi temi molto importanti ma che al centro di tutto mette il suolo. A presiederla Ezio Veggia, commissario straordinario di Confagricoltura Asti, già vicepresidente nazionale di Confagricoltura e delegato alle agroenergie dell’Organizzazione. “Il suolo riveste un ruolo di grandissima importanza – afferma Veggia – ma al tempo stesso è essenziale anche la ricostituzione della sua componente organica, con l’apporto di concimi appositi per evitare la desertificazione”. Quindi il suolo come elemento imprescindibile dal quale derivano le coltivazioni (biomasse). La missione principale rimane comunque quella della produzione di food per il settore primario, vero e proprio orgoglio del Made in Italy, anche se una parte di esse viene destinata ai mangimifici e alle varie trasformazioni in diversi prodotti innovativi nell’ambito della bioplastica, bioedilizia, ecc. Un altro aspetto su cui maggiormente si concentra la bioeconomia è rappresentato dalla produzione da digestione anaerobica, ovvero l’utilizzo di tutto il carbonio residuale (ad esempio il letame) che può essere utilizzato al posto del petrolio e di altri idrocarburi, evitando quindi l’immissione di anidride carbonica nell’atmosfera. Il tutto ovviamente completato da un’innovazione tecnologica costituita da sofisticati strumenti di precisione utili a svolgere queste funzioni.
E’ già da parecchi anni che le aziende astigiane si sono affacciate a queste pratiche, operando nei settori vitivinicolo, cerealicolo e zootecnico – continua Veggia – “mentre per quanto riguarda l’attività cerealicola e zootecnica si sta già assistendo a vere e proprie applicazioni pratiche di produzione di energia rinnovabile, invece per il comparto vitivinicolo siamo ancora in una fase progettuale, ma verrà ben presto sperimentata la possibilità di recuperare il carbonio non utilizzato, derivante da potature, per la produzione di compost utilizzabile per l’agricoltura biologica”. “Da alcuni anni esistono già diverse aziende sul territorio che lavorano secondo i principi della bioeconomia – conclude Veggia – ma serve una maggiore competitività che può essere resa possibile solamente con la costituzione di reti di impresa necessarie per creare coesione e sinergia tra tutte le realtà. Confagricoltura dal canto suo continuerà l’opera di sensibilizzazione nei confronti di queste attività e fornirà supporto e assistenza a tutti gli associati che hanno già intrapreso o intenderanno intraprendere queste pratiche colturali”.
Un tema molto caro anche alla Regione Piemonte che recentemente ha realizzato sul proprio sito web la “Piattaforma Tecnologica Bioeconomia”: uno spazio informativo che mette a disposizione di tutti gli utenti informazioni dettagliate e bandi sempre aggiornati inerenti a questo settore. Progetti rivolti a raggruppamenti e aggregazioni di piccole, medie e grandi imprese, organismi di ricerca pubblici e privati del Piemonte che, sul territorio regionale, intendono sviluppare in forma collaborativa progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale sul tema della bioeconomia, nei settori della “Chimica Verde/Cleantech”, dell’“Agroalimentare” e della loro intersezione secondo l’approccio cosiddetto di ’”Economia Circolare”. Per maggiori informazioni è possibile collegarsi al seguente link: www.regione.piemonte.it/attivitaProduttive/web/fondi-strutturali-por-fesr-2014-2020/bandi-e-finanziamenti/piattaforma-tecnologica-bioeconomia