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Con 345 miliardi di euro generati negli ultimi anni dalla bioeconomia e oltre due milioni di occupati, soprattutto nel comparto legato alla filiera agroalimentare, l’Italia si colloca al terzo posto a livello europeo per valore della produzione di bio-economia circolare, dopo Germania e Francia. Numeri questi che ci dicono quanto il nostro Paese sia il vero protagonista della bioeconomia”. Così la presidente di Agronetwork Luisa Todini ha aperto i lavori del seminario “Bioeconomia Circolare per una ripartenza green”, moderato dal segretario generale di Agronetwork Daniele Rossi, a cui hanno partecipato autorevoli esponenti del mondo istituzionale e imprenditoriale italiano, tra cui Ezio Veggia, imprenditore astigiano, ex presidente di Confagricoltura Asti, attualmente alla guida della Federazione nazionale di prodotto “Bioeconomia” di Confagricoltura.
La bioeconomia circolare è uno strumento essenziale delle strategie e delle politiche europee del New Green Deal – ha continuato Todini – in cui le imprese agricole avranno un ruolo determinante. Nulla deve essere sprecato, e tutto ciò che può tornare ad essere circolare rappresenta il vero petrolio di questa parte di economia, che oggi è in grado anche di attrarre grandi investimenti”.
L’agricoltura può dare un contributo determinanti al raggiungimento degli obiettivi 2030 proprio grazie allo sviluppo dell’economia circolare – ha detto il presidente Massimiliano Giansanti intervenendo al seminario organizzato da Agronetwork – perché è chiaro che sui temi ambientali ci giochiamo il nostro futuro. La bioeconomia circolare è una grande opportunità per rispondere alle sfide del cambiamento climatico, per ridurre la dipendenza dalle fonti energetiche tradizionali sviluppando quelle rinnovabili; per imparare a gestire meglio le risorse naturali, per rendere più efficiente e puntuale la nostra modalità di produrre, per innovare nei materiali e nei processi, per distribuire in maniera equa il nuovo valore aggiunto generato dalla circolarità e dalla precisione”.
Gli investimenti e i processi innovativi – ha aggiunto Giansanti – dovranno dunque orientarsi, in questa transizione europea e globale, verso nuovi modelli produttivi, energetici, gestionali e di business; verso nuovi servizi da collegare all’evoluzione delle infrastrutture, del digitale, delle rinnovate esigenze dei consumatori. Per questo dobbiamo utilizzare al meglio le importanti risorse che il Recovery Fund mette a disposizione della bioeconomia con un progetto coerente con quelle che sono le caratteristiche dell’agricoltura italiana e dei suoi territori. L’Italia ha tutte le carte in regola per essere leader in Europa in questo percorso”.
Al seminario è intervenuto anche il Sottosegretario per l’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare Roberto Morassut. “Sui temi dell’economia circolare – ha detto – siamo in un momento di transizione abbastanza positivo, che ci spinge verso impegni e azioni pratiche. Il recepimento delle quattro direttive europee su questa materia ci impone ora di predisporre un programma nazionale di gestione del ciclo dei rifiuti che abbia come obiettivo quello di affrontare il riequilibrio del sistema territoriale e tecnologico. Ma ci sono ancora alcuni problemi da risolvere, come quello dello squilibrio tra la quantità di materia riciclata e il suo riutilizzo, o la questione impiantistica, che deve essere affrontata con piena consapevolezza, anche per non alimentare il ciclo illegale dell’economia dei rifiuti”.

Confagricoltura ha indetto la seconda edizione del Premio nazionale per l’innovazione nel settore dell’agricoltura. Le iscrizioni sono aperte da mercoledì 23 settembre.
Il Premio ha l’obiettivo di assegnare un riconoscimento alle aziende agricole, in forma singola e associata, che hanno introdotto negli ultimi tre anni innovazioni:

– di prodotto, di processo, organizzative o di marketing;
– riguardanti l’azienda, la filiera o, in generale, il rapporto tra l’azienda ed altri attori della filiera;
– riguardanti prettamente la dimensione agricola o la sua connessione con quella urbana, culturale, artistica, sociale, etc.

In questa edizione particolare attenzione sarà assegnata ad alcune tematiche strategiche per il settore agricolo ed agroalimentare: qualità del prodotto, lotta ai cambiamenti climatici, bioeconomia circolare, sostenibilità ambientale, economica e sociale, efficientamento dei processi produttivi, digitale, con particolare riferimento alle soluzioni adottate nell’emergenza Covid-19, e valorizzazione delle aree interne.
Con l’obiettivo di favorire la più ampia partecipazione delle imprese, il premio è aperto a tutte le imprese agricole, in forma collettiva od individuale, con sede legale in Italia, iscritte nel Registro delle Imprese, con i codici Ateco A 01 – 02 – 03.
Le tempistiche per l’avvio del premio e della presentazione delle domande sono le seguenti:

– 23 settembre 2020 – apertura del bando;
– 23 ottobre 2020 chiusura del bando;
– novembre 2020 – valutazione delle domande e selezione dei vincitori;
– novembre- dicembre 2020 – premiazione.

Rispetto allo scorso anno, l’intera procedura è stata semplificata, a partire dalla domanda di partecipazione. Tra i cambiamenti, ad esempio, evidenziamo l’eliminazione delle categorie di partecipazione nonché sono previsti fino ad un massimo di nove vincitori di pari livello (i premi sono costituiti da onorificenze simboliche di eccellenza che saranno consegnati in uno specifico evento
celebrativo).
L’avvio dell’iniziativa, e quindi della presentazione delle domande sarà formalizzata con la pubblicazione sul sito Web di Confagricoltura (www.confagricoltura.it) della documentazione di riferimento (anticipata in allegato alla presente circolare) e del Bando, nel quale saranno indicate tutte le informazioni relative alla procedura di partecipazione, riassunte di seguito.
La documentazione dovrà essere compilata ed inviata al seguente indirizzo e-mail: direzione@confagriasti.com, unitamente ad eventuale ulteriore documentazione a supporto dell’innovazione.
La Scheda di descrizione dell’innovazione, in alternativa al formato word, potrà essere compilata seguendo la procedura digitale indicata sempre nella sezione Premio innovazione in agricoltura (https://www.confagricoltura.it/ita/attivita/premio-innovazione).
Per qualsiasi informazione contattare: Confagricoltura Asti – tel: 0141434943 – E-mail: direzione@confagriasti.com

Domanda di partecipazione e Allegati Premio Confagricoltura_rev 18.9

Lettera soci_Premio2020_17.9

Prot 530_Circolare Direttore Generale_PremioInnovazione 2020_17.9 (003)

REGOLAMENTO_Premio 18.9

Scheda di descrizione innovazione

Il consumatore ha capito l’importanza del settore primario, ora è importante far conoscere anche il ruolo positivo dell’agricoltura nella gestione delle risorse naturali”. Lo ha detto Ezio Veggia, delegato alla bioeconomia di Confagricoltura, intervenendo alla presentazione del VI Rapporto Bioeconomia in Europa di Intesa Sanpaolo.
Il rapporto ha evidenziato come l’agricoltura, insieme alla silvicoltura, facciano la parte del leone nella bioeconomia. In Italia il settore primario, ricorda Confagricoltura, è stato anche capace di ridurre, dal 1990 ad oggi, del 13% le emissioni e sequestrare CO2 dall’atmosfera grazie alla fotosintesi clorofilliana. La coltivazione dei suoli agricoli e la gestione attiva delle superfici forestali consentono di produrre cibo ed energia assorbendo CO2, grazie all’adozione di tecnologie che permettono di ottimizzare l’uso di risorse strategiche come acqua, suolo e biomasse.
Un ruolo centrale lo ha il suolo – ha spiegato Veggia – ed è essenziale migliorarne fertilità, con l’apporto anche di concimi organici prodotti dalle matrici agricole vegetali ed animali. E’ importante anche il ruolo dell’agricoltura nella trasformazione del carbonio residuale (ad esempio il letame) in energia, sostituendo petrolio e altri idrocarburi, partecipando così, in modo significativo, alla decarbonizzazione del settore energetico”.
Per rispondere alla sfida della sostenibilità – ha concluso Veggia – va ripensato il modello di sviluppo economico, dando maggiore attenzione alla bioeconomia. Servono normative chiare e risorse aggiuntive perché il percorso intrapreso dagli agricoltori in campo energetico è di successo, ma oneroso e non può pesare esclusivamente sulla politica agricola Comune (PAC). Per questo chiediamo che vengano incrementate le risorse per le bioenergie (biogas, biomasse) superando alcune incertezze normative che stanno frenando l’avvio del biometano agricolo come biocarburante avanzato”.

Sempre più assiduamente sul territorio astigiano si sta parlando di bioeconomia anche se sono già molte le realtà locali che da anni hanno adottato questa pratica. Un settore in forte espansione su tutto il territorio nazionale culminato nella costituzione, lo scorso mese di ottobre, della Federazione nazionale di Confagricoltura denominata “Bioeconomia: prodotti e processi innovativi”. Una Federazione che presenta diversi temi molto importanti ma che al centro di tutto mette il suolo. A presiederla Ezio Veggia, commissario straordinario di Confagricoltura Asti, già vicepresidente nazionale di Confagricoltura e delegato alle agroenergie dell’Organizzazione. “Il suolo riveste un ruolo di grandissima importanza – afferma Veggia – ma al tempo stesso è essenziale anche la ricostituzione della sua componente organica, con l’apporto di concimi appositi per evitare la desertificazione”. Quindi il suolo come elemento imprescindibile dal quale derivano le coltivazioni (biomasse). La missione principale rimane comunque quella della produzione di food per il settore primario, vero e proprio orgoglio del Made in Italy, anche se una parte di esse viene destinata ai mangimifici e alle varie trasformazioni in diversi prodotti innovativi nell’ambito della bioplastica, bioedilizia, ecc. Un altro aspetto su cui maggiormente si concentra la bioeconomia è rappresentato dalla produzione da digestione anaerobica, ovvero l’utilizzo di tutto il carbonio residuale (ad esempio il letame) che può essere utilizzato al posto del petrolio e di altri idrocarburi, evitando quindi l’immissione di anidride carbonica nell’atmosfera. Il tutto ovviamente completato da un’innovazione tecnologica costituita da sofisticati strumenti di precisione utili a svolgere queste funzioni.
E’ già da parecchi anni che le aziende astigiane si sono affacciate a queste pratiche, operando nei settori vitivinicolo, cerealicolo e zootecnico – continua Veggia – “mentre per quanto riguarda l’attività cerealicola e zootecnica si sta già assistendo a vere e proprie applicazioni pratiche di produzione di energia rinnovabile, invece per il comparto vitivinicolo siamo ancora in una fase progettuale, ma verrà ben presto sperimentata la possibilità di recuperare il carbonio non utilizzato, derivante da potature, per la produzione di compost utilizzabile per l’agricoltura biologica”. “Da alcuni anni esistono già diverse aziende sul territorio che lavorano secondo i principi della bioeconomia – conclude Veggia – ma serve una maggiore competitività che può essere resa possibile solamente con la costituzione di reti di impresa necessarie per creare coesione e sinergia tra tutte le realtà. Confagricoltura dal canto suo continuerà l’opera di sensibilizzazione nei confronti di queste attività e fornirà supporto e assistenza a tutti gli associati che hanno già intrapreso o intenderanno intraprendere queste pratiche colturali”.
Un tema molto caro anche alla Regione Piemonte che recentemente ha realizzato sul proprio sito web la “Piattaforma Tecnologica Bioeconomia”: uno spazio informativo che mette a disposizione di tutti gli utenti informazioni dettagliate e bandi sempre aggiornati inerenti a questo settore. Progetti rivolti a raggruppamenti e aggregazioni di piccole, medie e grandi imprese, organismi di ricerca pubblici e privati del Piemonte che, sul territorio regionale, intendono sviluppare in forma collaborativa progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale sul tema della bioeconomia, nei settori della “Chimica Verde/Cleantech”, dell’“Agroalimentare” e della loro intersezione secondo l’approccio cosiddetto di ’”Economia Circolare”. Per maggiori informazioni è possibile collegarsi al seguente link: www.regione.piemonte.it/attivitaProduttive/web/fondi-strutturali-por-fesr-2014-2020/bandi-e-finanziamenti/piattaforma-tecnologica-bioeconomia