E’ stato pubblicato il secondo rapporto condotto nell’ambito del progetto Life-PREPAIR, volto a valutare gli effetti delle misure anti Covid-19 sulle emissioni in atmosfera e sulla qualità dell’aria nel bacino padano. La prima fase dello studio si è conclusa a giugno 2020 ed il Report di Fase 1 è pubblicato sul sito di progetto www.lifeprepair.eu.
Il secondo rapporto prende in esame i primi cinque mesi dell’anno 2020, quindi il periodo che comprende la diffusione della pandemia, l’attivazione progressiva delle misure di contenimento e le fasi 2 e 3 di riapertura graduale delle attività socio-economiche sul territorio nazionale e di bacino padano.
Analogamente al Report di Fase 1, il secondo rapporto presenta un’analisi delle condizioni meteorologiche e della loro influenza sui dati di qualità dell’aria osservati, analizza le variazioni delle emissioni e le cause delle variazioni (i determinanti), valutando infine come queste variazioni hanno influito sulla qualità dell’aria. I dati considerati si riferiscono all’intero dominio di studio PREPAIR, il bacino padano, una delle aree più complesse d’Europa per quanto riguarda le emissioni, che è, purtroppo, anche tra le aree più drammaticamente colpite dall’emergenza sanitaria, e sono composti da stazioni di monitoraggio, inventari delle emissioni e modellistica di valutazione della qualità dell’aria condivisi dai partner nell’ambito del progetto.
Come noto, nei primi mesi del 2020, la crisi sanitaria causata dalla pandemia Covid-19 e le conseguenti misure di contenimento adottate hanno generato una drastica e repentina riduzione di alcune tra le principali sorgenti di inquinamento atmosferico.
In tale contesto, le informazioni e i dati raccolti potranno costituire un’importante e solida base non solo a supporto delle politiche di miglioramento della qualità dell’aria ma anche di eventuali studi di tipo epidemiologico volti a individuare i possibili legami tra la diffusione del Covid-19 e l’inquinamento atmosferico.
Per queste ragioni, lo Steering Committee del progetto PREPAIR, costituito dalle Regioni e Province autonome del Bacino Padano, dalle Città di Bologna, Milano e Torino, dalle Agenzie ambientali del Bacino Padano e della Slovenia, da ART-ER e FLA, ha deciso di anticipare la realizzazione di rapporti periodici sulla qualità dell’aria nel bacino padano, realizzando un approfondimento ad hoc per valutare l’effetto delle misure di contenimento sulla qualità dell’aria.
L’obiettivo di tali approfondimenti è quello di mettere a confronto i risultati delle analisi del periodo del lock-down con gli scenari definiti dal progetto Prepair per verificare la validità dei piani e delle misure ivi previste.

Criticità ambientali

Come è noto le principali criticità sulla qualità dell’aria nel bacino padano riguardano il superamento del valore limite annuale e giornaliero di PM10 e il valore limite annuale di NO2. Nell’ambito del progetto PREPAIR si è valutato che la piena applicazione delle misure previste dai piani per la qualità dell’aria delle regioni e dagli accordi interregionali e nazionali, oltreché dal progetto stesso, consentirebbe di ottenere il rispetto dei limiti su gran parte della pianura padana, riducendo significativamente l’esposizione della popolazione agli agenti inquinanti.
Per poter incidere sulla concentrazione di PM e NO2, i piani hanno previsto misure che agiscono non solo sulle emissioni dirette di questi inquinanti, ma anche sui principali precursori, ovvero quegli inquinanti che danno luogo al complesso di processi fisico-chimici che, sotto l’influenza delle condizioni meteorologiche, determinano la formazione di PM cosiddetto secondario. Si tratta di ammoniaca (NH3), composti organici volatili (COV) e ossidi di zolfo (SOX), oltre che gli stessi ossidi di azoto (NOX). Le emissioni di questi precursori sono dovute a molte attività umane (traffico, agricoltura, riscaldamento degli ambienti, industria).
Le riduzioni emissive associate allo scenario dei piani e delle misure di PREPAIR, che consentirebbero di rientrare nei limiti, sono dell’ordine del 40% per PM10 e NOX e del 20 % per NH3.

Effetti del lock-down sulle emissioni

I risultati delle analisi sul periodo di lock-down hanno fornito l’occasione per verificare la validità di queste valutazioni e confrontarle con i dati di riduzione delle emissioni e le concentrazioni in una inedita condizione di contrazione generalizzata delle attività umane. Le valutazioni delle variazioni emissive relative al periodo di lock-down possono infatti essere messe a confronto con le riduzioni obiettivo dei piani. In particolare, questo confronto indica che:

– le emissioni di NOX hanno avuto un decremento comparabile a quello previsto dai piani, con un massimo settimanale dell’ordine del 40% (variazioni da settimana a settimana e andamenti simili nelle varie regioni). Questo decremento è attribuibile principalmente alla riduzione della circolazione dei veicoli che ha raggiunto l’80% per i veicoli leggeri ed il 50 – 60 % dei veicoli commerciali pesanti;
– le emissioni di PM10 (primario) hanno avuto un decremento massimo settimanale dell’ordine del 20%, sensibilmente inferiore a quello previsto dai piani (-40%), con variazioni da settimana a settimana e andamenti diversificati nelle varie regioni. Il minore decremento delle emissioni di PM10 è attribuibile principalmente al riscaldamento degli ambienti, le differenze tra le regioni sono dovute principalmente al diverso consumo di biomassa legnosa;
a partire dalla prima settimana di maggio, in corrispondenza dell’inizio della fase 2 (DPCM 26 aprile 2020) si ha una inversione di tendenza per entrambi gli inquinanti e le emissioni progressivamente aumentano man mano che procede la ripresa delle attività;
– le emissioni di ammoniaca non risultano ridotte, in quanto le attività agricole/zootecniche, che emettono oltre il 90% dell’ammoniaca, non hanno subito variazioni durante il lock-down. Piccole variazioni (-1% circa) sono dovute alla riduzione dei veicoli circolanti (marmitte catalitiche).

Le principali ipotesi per spiegare la minor riduzione del PM rispetto a NO2 sono:

– le emissioni di PM10 primario non si sono sufficientemente ridotte, a causa in particolare delle emissioni dovute al riscaldamento degli ambienti;
– alcuni precursori, principalmente (NH3) non sono diminuiti. La miscela dei gas precursori potrebbe essere rimasta tale da mantenere un elevato potenziale di produzione di secondario anche in presenza di proporzioni variate (meno NOX, NH3 costante);
– l’elevata insolazione di marzo ha aumentato la produzione di PM secondario di origine fotochimica.

I risultati del secondo report, in relazione a quanto indicato nelle conclusioni, sembrano confermare la correttezza della strategia dei piani di qualità dell’aria adottati dalle Regioni e Province autonome del Bacino del Po, e portano a confermare alcuni punti chiave della pianificazione:

1) il raggiungimento degli obiettivi europei di qualità dell’aria rende necessario conseguire riduzioni delle emissioni di NOX dell’ordine del 40% sull’intera pianura padana. Queste variazioni sembrano essere sufficienti per ridurre la concentrazione in aria di NO2 e confermano la necessità di agire sul settore dei trasporti attraverso azioni finalizzate alla diminuzione consistente dei flussi di traffico ed alla promozione di modalità di spostamento più sostenibili (mobilità ciclistica, elettrica, micro-mobilità, ecc.);
2) la riduzione delle emissioni di NOX dell’ordine del 40%, accompagnata da una riduzione delle emissioni di PM primario dell’ordine del 20% può non essere sufficiente, nelle condizioni meteorologiche di stagnazione tipiche della pianura padana, a garantire il rispetto del valore limite giornaliero e annuale. Sono quindi necessarie misure che consentano di ridurre maggiormente le emissioni di PM10 primario:
– in particolare nell’ambito del riscaldamento degli ambienti;
– è inoltre necessario agire anche sulle emissioni dei precursori non direttamente legate al settore dei trasporti, come l’ammoniaca derivante dalle attività agricole/zootecniche.
Nella terza fase dello studio verranno verificate queste ipotesi in base ai dati derivanti dalle analisi chimiche previste all’interno del progetto PREPAIR che permetteranno di comprendere se e come la composizione del particolato, soprattutto del secondario, sia cambiata.

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