Articoli

Siamo contrari all’ennesimo aumento delle accise sulle sigarette previsto dal ddl Bilancio 2020, perché se fosse accolto rischierebbe di impattare con forza sull’intero mercato tabacchicolo, bloccando definitivamente lo sviluppo dell’intera filiera, colpendo le imprese e i lavoratori”. Lo sottolinea il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, in vista della ripresa dei lavori della Commissione Bilancio del Senato.
Non sono stati accolti emendamenti diretti ad annullare o abbassare le accise e questo – osserva il Coordinamento – non può che preoccupare la filiera tabacchicola italiana, che nel suo complesso, grazie a 50mila lavoratori e 3mila aziende agricole sull’intero territorio nazionale, fornisce un importante contributo alle finanze e al bilancio dello Stato”.
Ad avviso di Agrinsieme, “non va dimenticato che ulteriori rincari avrebbero un effetto controproducente in relazione al gettito erariale, perché spingerebbero molti consumatori verso un’altra tipologia di filiera: quella illecita che, come è noto, finisce per essere la principale beneficiaria di drastici interventi fiscali che hanno inevitabilmente ripercussioni sul prezzo finale di vendita”.
Gli operatori del mercato legale, dall’agricoltura alla trasformazione e dalla distribuzione alla vendita, non possono perdere posti di lavoro e stabilità sociale”, conclude Agrinsieme.

Roma, 16 ottobre 2019 – “Quella della canapa industriale è una coltura che vanta una tradizione secolare nel nostro Paese, che fino alla metà del Novecento ne era il maggior produttore europeo e il secondo a livello mondiale. Parliamo di una coltura dal grandissimo potenziale, agricolo e non solo dal momento che da essa possono essere ottenuti numerosi prodotti derivati, che è inoltre fondamentale per diversificare il reddito, poiché rappresenta una risposta concreta alle diverse sfide che si trova a dover affrontare il primario, in termini ad esempio di sostenibilità economica, ma anche ambientale vista la minore richiesta di risorse naturali e energetiche che la coltivazione della canapa comporta”. Lo ha sottolineato il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, intervenendo in audizione in Commissione agricoltura della Camera nell’ambito della discussione di alcune risoluzioni sull’uso agricolo dei prodotti derivati dalla cannabis sativa.
Il rilancio della canapa industriale deve pertanto rappresentare una priorità. La sua importanza è legata anche alla multifunzionalità e alla bioeconomia: gli utilizzi della canapa industriale, infatti, vanno dalla biocosmesi alle bioenergie, passando per la bioedilizia, per la nutraceutica e per i biotessuti, senza dimenticare la biocarta e la bioplastica; dai semi di canapa, inoltre, si estrae un olio saturo di grassi essenziali e una farina priva di glutine”, ha ricordato il Coordinamento.
A livello normativo, la Legge 242/2016 con disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa ha dato un grande impulso allo sviluppo della coltura, che attualmente occupa diverse migliaia di produttori agricoli, anche se è necessario sgomberare il campo dalla confusione e dall’incertezza che affliggono il settore; a tal proposito, appare necessario implementare le macrocategorie di prodotti che si possono ottenere dalla pianta di canapa nella sua interezza e integrare il percorso normativo sulle singole destinazioni d’uso”, ha osservato Agrinsieme.
Occorre in particolare impegnare il Governo affinché venga adottata un’apposita iniziativa normativa volta a chiarire e integrare l’attuale quadro normativo sia per quanto riguarda la coltivazione che la successiva trasformazione. In particolare, auspichiamo venga definitivamente chiarita la possibilità di utilizzare tutte le parti della pianta e quindi semi, foglie, fusto e infiorescenze nei diversi ambiti. Allo stesso scopo, sono auspicabili interventi volti a promuovere investimenti in ricerca varietale, meccanizzazione dei sistemi di raccolta e trasformazione della canapa industriale, nonché l’individuazione di misure ad hoc nei PSR. Fondamentale infine la costituzione di un tavolo di settore al Mipaaf, che faciliterebbe la promozione di accordi di filiera con i produttori dei settori alimentare, tessile, edile e cosmetico, nonché norme e regolamenti specifici concordati con tutti gli attori interessati”, ha concluso il Coordinamento.

Confagricoltura, Cia e Alleanza delle Cooperative, riunite nel coordinamento di Agrinsieme Piemonte hanno scritto una lettera agli assessori regionali all’Agricoltura e all’Ambiente per chiedere un incontro sull’ampliamento delle zone vulnerabili da nitrati. La Regione Piemonte, entro il 30 novembre prossimo, dovrà adottare le proprie determinazioni per la chiusura della procedura di infrazione 2018/2249. L’ipotizzata designazione dell’areale a monte idrogeologico di ciascuno degli 8 pozzi non conformi, localizzati nella pianura cuneese, in quella pinerolese e nel biellese, pur consentendo di rispondere alle richieste della Commissione Europea – scrive il coordinamento di Agrinsieme – espone le imprese agricole a pesanti oneri di ordine operativo e gestionale. Per Confagricoltura, Cia e Alleanza delle Cooperative la presenza di azoto, pur tenendo presente la pressione esercitata dall’attività agricola, sia determinata anche dall’esistenza di numerosi scarichi civili. Ed è proprio partendo da queste considerazioni che occorre ribadire i risultati dello studio ISPRA che evidenziano come la zootecnia in molti casi non sia determinante nella contaminazione delle acque da nitrati; risultati evidenziati anche da altre ricerche effettuate in alcune regioni interessate da importanti realtà zootecniche. Le organizzazioni agricole chiedono anche alla Regione di valutare attentamente, sia in termini di interventi di carattere finanziario, sia per quanto concerne la durata del periodo di adeguamento, le azioni che dovranno essere attivate per il sostegno e l’accompagnamento delle imprese agricole che dovessero risultare interessate dall’ampliamento delle zone vulnerabili.

 

 

(foto tratta da: terraoggi.it)

Per l’imprenditoria femminile in agricoltura avviare con urgenza un progetto strategico che garantisca l’insediamento, la permanenza e la crescita ed interventi strutturali che permettano alle donne di dedicarsi all’impresa ed al contempo alla famiglia. Lo ha richiesto la rappresentante di Agrinsieme Alessandra Oddi Baglioni nel corso dell’audizione presso la Commissione Agricoltura della Camera, nell’ambito della discussione congiunta delle risoluzioni concernenti misure per il lavoro e per l’imprenditoria femminile in agricoltura.
Per Agrinsieme – che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari – c’è la stringente necessità di avere politiche che promuovano le competenze imprenditoriali delle donne, una maggiore formazione professionale e l’istruzione continua, una maggiore consulenza finanziaria e il miglioramento della qualità e dell’accesso alle infrastrutture, auspicando una promozione dell’imprenditoria e uno sviluppo sostenibile delle aree rurali.
Entrando quindi nel merito delle risoluzioni oggetto dell’audizione, Agrinsieme ha favorevolmente accolto l’iniziativa volta a ricostituire, presso il ministero delle Politiche agricole, l’Osservatorio per l’imprenditoria ed il lavoro femminile in agricoltura (ONILFA). Il Coordinamento di Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari ha sempre sostenuto la necessità di uno specifico organismo che si occupi di valorizzare e salvaguardare il ruolo delle imprenditrici agricole nel settore primario, così come già proposto e ottenuto in occasione della Giornata europea dell’agricoltrice, svoltasi nell’ormai lontano 1996 a Bruxelles.
Tale Osservatorio, oltre ad essere ripristinato con i compiti che all’epoca gli vennero affidati, dovrà essere messo nelle condizioni di potersi confrontare con le nuove sfide che vengono poste dal mercato, hanno osservato le rappresentanti di Agrinsieme nell’audizione a Montecitorio. Appare allora più che mai necessario mettere a disposizione delle imprenditrici agricole: normative, percorsi guidati per accedere ai finanziamenti, informazioni rapide e certe circa la pubblicazione di bandi, soluzioni per eventuali problemi di carattere procedurale e un punto di contatto con i competenti uffici delle regioni e delle province autonome, nonché strumenti che consentano di mettere a frutto le esperienze e le conoscenze delle agricoltrici italiane, rapportandole con quelle europee e quelle dei Paesi in via di sviluppo.
L’ONILFA dovrà studiare e sollecitare provvedimenti adeguati ed anche linee di intervento delle future politiche di sviluppo rurale e strutturali.
Questo potrebbe rappresentare – ad avviso di Agrinsieme – un primo passo nella giusta direzione, purché si tenga sempre bene a mente che tale indirizzo dovrà essere sostenuto da politiche decise, volte a sostenere l’imprenditoria femminile, dismettendo la figura arcaica e anacronistica di agricoltura rappresentata da alcune norme legate a modelli non più attuali.
Agrinsieme ha ricordato che il 31% delle imprese agricole è guidata da una donna. A livello europeo su 26,7 milioni di persone regolarmente occupate nell’agricoltura nell’Unione, circa il 42% è costituito da donne e almeno un’azienda agricola su cinque (intorno al 29%) è diretta da una donna. Circa il 7% delle cooperative hanno una base sociale in maggioranza femminile, circa l’8% dei dirigenti cooperativi è donna e circa il 24% dei soci di cooperative sono donne. Tali dati, oltre il loro mero valore statistico, evidenziano come le imprenditrici agricole generino economia reale.
Il Coordinamento di Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, in conclusione, ha chiesto una rapida discussione e approvazione delle risoluzioni all’esame del Parlamento, alle quali faccia seguito, nel breve periodo, un confronto circa una proposta di legge che abbia a specifico indirizzo le misure per agevolare e rafforzare l’agricoltura al femminile.

La proposta di legge con disposizioni per la valorizzazione della produzione enologica e gastronomica italiana, all’esame della Commissione Agricoltura di Palazzo Montecitorio, è espressione di un’ampia condivisione in Parlamento. Il testo presenta spunti interessanti che adeguatamente sviluppati possono contribuire concretamente a promuovere il patrimonio enogastronomico italiano, in grado di raccontare in modo significativo la ricchezza culturale, storica e artistica del Paese”. Lo ha sottolineato nell’intervento in audizione alla Camera il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.
L’agroalimentare italiano, da intendersi come insieme di territori, marchi e materie prime, ma anche di capitali, va infatti a tutti gli effetti riconosciuto come il cuore economico pulsante del Paese. Vale la pena di ricordare che il settore muove circa 300 miliardi di euro, dando un concreto sostegno all’occupazione, con circa 2,5 milioni di persone impegnate a vario titolo in attività collegate al comparto primario. Questo contribuisce positivamente al saldo della bilancia commerciale, aiutando al contempo a promuovere un flusso notevole di export e rappresentando un asse portante della nostra economia”, ricorda Agrinsieme.
In ragione di ciò, si esprime apprezzamento per il concreto sostegno alla ricerca tecnologica applicata al settore vinicolo e gastronomico italiano previsto dalla proposta di legge, nella quale si parla espressamente della promozione di programmi di ricerca e innovazione, nonché di percorsi formativi e di aggiornamento in materia di sicurezza e salubrità degli alimenti. Analoga soddisfazione scaturisce dall’attenzione riservata nel testo alle attività di promozione dell’enogastronomia nazionale e della dieta mediterranea”, conclude il Coordinamento.