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Il pacchetto licenziato dalla Commissione Europea per contrastare la crisi energetica include alcuni elementi di criticità per le imprese che dovranno essere superati nel prosieguo della discussione”. E’ il commento del coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.
Oltre a contestare l’assenza di qualsiasi riferimento alla fissazione di un tetto al prezzo delle importazioni di gas – prosegue il Coordinamento – evidenziamo la necessità che il taglio obbligatorio dei consumi energetici nelle ore di punta dovrà essere modulato con le esigenze e la specificità dei cicli produttivi delle imprese”.
La produzione di energia elettrica con fonti diverse dal gas è meno costosa. E’ giusto tenerne conto nella situazione di emergenza che stiamo attraversando” – prosegue Agrinsieme – allo stesso tempo, però, occorre fare in modo di non ostacolare la diffusione delle fonti rinnovabili che rappresentano la via immediata e diretta a disposizione per annullare la dipendenza dalle importazioni di gas dalla Federazione Russa e supportare la transizione ecologica”.
Le proposte della Commissione Europea prevedono forme di tassazione dei “superprofitti”, il cui gettito sarebbe a disposizione degli Stati membri per intervenire in modo discrezionale a sostegno di famiglie e imprese. Il gettito stimato dalla Commissione è di 140 miliardi. La soluzione non appare, allo stato, particolarmente convincente, attesa l’aleatorietà del concetto di extraprofitto e le difficoltà oggettive di incamerare tali risorse, attestate dall’esperienza maturata a livello nazionale. Sotto altro profilo – sottolinea Agrinsieme – non si possono sottacere preoccupazione sui tempi necessari al reperimento delle predette risorse, che potrebbero rivelarsi troppo dilatati e tali da non incidere in modo tempestivo sulla situazione contingente di grave crisi che sta affliggendo le nostre imprese.
Inoltre, la discrezionalità – rileva il Coordinamento – potrebbe condurre a distorsioni di concorrenza tra le imprese a seconda delle decisioni assunte a livello nazionale. In questo modo, sarebbe compromesso il regolare funzionamento del mercato unico”.
La nostra proposta è che, per quanto riguarda l’agricoltura, vengano recuperate risorse nel bilancio unionale da destinare al settore secondo criteri condivisi a livello europeo. Puntiamo a compensare una parte significativa dei maggiori costi sostenuti dalle imprese agricole e dalle cooperative agroalimentari per il caro energia alimentato dal prezzo del gas salito in un anno di oltre 10 volte. Al contempo, chiediamo con decisione che l’UE non abbandoni l’ipotesi di introduzione del price cap all’acquisto di gas, unica misura capace di contrastare fenomeni speculativi e riportare un po’ di normalità nel mercato energetico. Non va trascurata, peraltro, la possibilità di introdurre strumenti eccezionali, così come avvenuto durante la pandemia da Covid 19, che garantiscano alle imprese quella liquidità finanziaria sufficiente e necessaria per continuare a produrre e superare questa fase complessa”.
La sicurezza alimentare non è acquisita una volta per tutte. Dipende dalla vitalità economica delle imprese del settore”, conclude Agrinsieme.

I risultati raggiunti in agricoltura sulle rinnovabili consentono alle imprese di contribuire ad una produzione energetica più sostenibile e competitiva. Il settore agricolo concorre per l’8,5% della produzione elettrica da fonti d’energia rinnovabile (FER) di cui il 2,5% da fotovoltaico, contribuendo al 13% della produzione fotovoltaica. Lo ha sottolineato il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, intervenendo in audizione in Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare del Senato.
L’attuale contesto impone di accelerare sullo sviluppo della produzione di energia rinnovabile. Le imprese agricole e le cooperative possono dare un contributo decisivo al raggiungimento degli obiettivi del Green Deal, fornendo risposte concrete alla grave emergenza, con azioni indicate nel RepowerEU. Le novità introdotte dall’art. 8 del DL Aiuti sono un passo in avanti con il superamento dell’autoconsumo. Ora occorre convincere la Commissione per riuscire ad applicare questa impostazione anche agli investimenti previsti nel PNRR a partire del Parco Agrisolare.
Il contesto socioeconomico impone l’aumento della produzione di energia rinnovabile, ma il decreto, nel caso delle aziende agricole di produzione primaria, limita gli interventi precludendo la possibilità di realizzare impianti destinati anche alla vendita di energia”, ha sottolineato Agrinsieme, secondo cui “c’è anche il timore che nei periodi di picchi stagionali produttivi non si riesca nemmeno a soddisfare integralmente il fabbisogno di energia elettrica dell’azienda”.
Tra le criticità segnalate, la possibile inammissibilità di alcuni tipi di strutture, nonché di comparti. Secondo Agrinsieme, è inoltre necessario affiancare la misura Parco Agrisolare con un percorso di incentivazione della produzione di energia, che accompagni gli investimenti al 2030.
Per gli impianti fotovoltaici sui terreni – ha concluso il Coordinamento – occorre privilegiare l’agrovoltaico e le superfici non utilizzabili per la produzione agricola, prevedendo l’incentivazione di quelli realizzati e gestiti da imprese agricole, mettendo ordine tra le normative regionali e quelle nazionali, così da evitare difformità nel trattamento di aziende che operano in territori diversi”.

Le conseguenze dell’aumento dei costi di produzione e quelli delle materie prime, che si riflettono sull’intero tessuto economico nazionale, preoccupano il coordinamento di Agrinsieme. La situazione non sembra destinata a migliorare, con la novità di questi giorni che vede anche alcuni Paesi partner che stanno anche attivando misure di limitazione alla libera circolazione delle merci all’interno del mercato unico. Questi gli argomenti che sono stati affrontati martedì scorso tra il Ministro Stefano Patuanelli e il coordinamento che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.
L’agroalimentare – ha affermato Agrinsieme è il primo settore produttivo del Paese. E’ necessario sostenere le produzioni con specifici e rapidi interventi che assicurino la tenuta della competitività delle imprese, in particolare quelle zootecniche che stanno affrontando i rincari senza però poter ammortizzare questi maggiori costi. E’ urgente tutelare il potenziale produttivo nazionale, specificatamente per il comparto seminativi e ripensare ad alcune scelte europee anche in campo energetico, intervenendo ove possibile anche supportando i consumi delle famiglie.
Il coordinamento, alla luce della difficile situazione attuale, ha espresso sintonia e supporto alle Istituzioni confermando che gli agricoltori sono pronti a fare tutto il necessario per garantire produzioni sufficienti e di qualità con un pieno utilizzo delle superfici disponibili. E’ il momento – ha sottolineato Agrinsiemedi agire compatti a livello nazionale ed europeo“.
Il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, il presidente di Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri, il presidente di Copagri Franco Verrascina e il vicepresidente di Cia-Agricoltori Italiani Mauro Di Zio, presenti all’incontro, hanno espresso il massimo supporto alle azioni che il ministro vorrà intraprendere sulla moratoria dei debiti e sugli scostamenti di bilancio, così come per l’emissione di un debito comune europeo.

In un recente incontro della Direzione generale per l’Igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione e il coordinamento di Agrinsieme (Confagricoltura, Cia, Copagri e Alleanza delle Cooperative) sono state affrontate le questioni relative all’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 32/2021, che stabilisce le modalità di finanziamento dei controlli ufficiali eseguiti dalle autorità competenti per verificare la conformità alla normativa in materia di sicurezza alimentare.
Il nuovo provvedimento, difatti, ha modificato in modo sostanziale la precedente normativa di cui al D.Lvo 194/2008 che aveva escluso dall’ambito di applicazione gli imprenditori agricoli per l’esercizio delle attività di cui all’articolo 2135 del codice civile, comprese le attività connesse.
In mancanza di specifici chiarimenti sull’ambito di applicazione (il d.lgs. 32/21, rispetto al d.lgs. 94/08, circoscrive l’esclusione alla produzione primaria ed alle operazioni associate, prevalentemente trasporto dei prodotti), si è creata una forte incertezza sulle imprese agricole obbligate all’invio, entro il 31 gennaio 2022, alla Azienda sanitaria locale dell’autodichiarazione e soprattutto su quelle assoggettate alla tariffa forfettaria prevista.
Su quest’ultimo aspetto in particolare sui criteri per individuare le imprese escluse dal pagamento della tariffa che commercializzano all’ingrosso ad altri operatori o ad altri stabilimenti – diversi da quello annesso e da quello funzionalmente connesso che vende o somministra al consumatore finale – una quantità inferiore al 50% della propria merce.
Al fine di una corretta applicazione delle nuove disposizioni il Ministero della Salute ha condiviso la necessità di fornire alcuni chiarimenti applicativi, in particolare:
• definendo in modo più preciso l’ambito di esclusione delle imprese agricole (su questo aspetto si è chiesto di riferirsi anche alle imprese agricole che trasformano i prodotti prevalentemente coltivati nella propria azienda agricola);
• specificando che l’autodichiarazione da inviare alle ASL non riguarda le imprese agricole non soggette;
• escludendo dalla definizione di commercio all’ingrosso, non solo la vendita diretta ma anche quella al dettaglio (quindi ad esempio anche la GDO ed il canale Ho.Re.Ca).

In relazione alle crescenti difficoltà e complessità che il settore sta riscontrando nella gestione dei prodotti fitosanitari ed in particolare delle emergenze fitosanitarie, Agrinsieme ha inviato una lettera ai Ministri competenti in materia per segnalare le diverse problematiche nonché l’esigenza di affrontarle in modo organico, anche attraverso una maggiore condivisione dei processi decisionali.

 

Lo scrivente Coordinamento, le cui organizzazioni rappresentano una larga parte della filiera agricola italiana, esprime forte preoccupazione in merito alle crescenti difficoltà e complessità che le imprese agricole nostre associate si trovano ad affrontare nel tentativo di impostare una corretta difesa fitosanitaria per far fronte alle numerose, e spesso imprevedibili, emergenze fitosanitarie che il mondo produttivo è chiamato a contrastare. Il contesto generale in cui ci si muove è quello impostato dalla strategia Farm to Fork e dagli atti ad essa collegati. Come noto, l’Europa punta ad una riduzione dell’uso degli agrofarmaci del 50% entro il 2030, ma tale obiettivo generale, oltre a non tener conto degli sforzi già compiuti dai vari Paesi finora, si innesta a sua volta su una situazione generale molto complessa sotto diversi aspetti, primo tra tutti il processo di revisione dell’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari (direttiva 91/414/CEE e successivo regolamento 1107/2009) che, nel corso degli ultimi venti anni, ha ridotto del 70% le sostanze attive disponibili per la difesa fitosanitaria. Peraltro, la revisione della normativa, oltre ad aver comportato l’uscita dal mercato di numerose sostanze attive, sta determinando forti limitazioni anche per i prodotti a base di sostanze autorizzate, attraverso l’introduzione del principio della valutazione comparativa e delle sostanze attive approvate come candidate alla sostituzione.
La situazione è resa ancor più critica, da un lato, per il fatto che per diverse colture non si è proceduto a registrare molecole di più recente concezione, con conseguente impoverimento dei mezzi di difesa; dall’altro, dai cambiamenti climatici che hanno l’effetto di prolungare l’attività stagionale di parassiti e malattie, causandone un aumento, in particolare nelle regioni più fredde dove temperature più calde possono consentire più cicli riproduttivi di insetti nocivi; a ciò si aggiunge la proliferazione di insetti alieni, come nel caso della cimice asiatica, che sta mettendo a rischio la stessa sopravvivenza di diverse colture, soprattutto della pericoltura, a causa sia della mancanza di prodotti fitosanitari che dello scarso successo della lotta biologica. La conseguenza del quadro descritto è che per alcune avversità ed alcune colture risulta sempre più complesso impostare una corretta difesa fitosanitaria e gestire il possibile sviluppo di resistenze agli agrofarmaci da parte dei patogeni. Situazione ancora più difficile per diverse produzioni tipiche italiane, classificate come colture minori, che, pur essendo caratterizzate da superfici investite ridotte, hanno un elevato valore commerciale per la filiera agroalimentare. A fronte di ciò gli agricoltori riscontrano sempre più difficoltà a causa del numero limitato di prodotti fitosanitari disponibili dovuto allo scarso interesse economico delle ditte produttrici di agrofarmaci, in relazione agli elevati costi degli studi richiesti per l’autorizzazione all’uso e per il suo mantenimento. Tale situazione, nel tempo, ha determinato peraltro la necessità di ricorrere sempre più alle richieste di usi di emergenza, soprattutto da parte degli Stati Membri del Sud Europa, che oggi costituiscono per gli agricoltori italiani uno strumento fondamentale per la difesa fitosanitaria.
Per questo motivo, alcune problematiche che si stanno evidenziando nella revisione delle procedure, con i relativi ritardi nel concedere gli usi di emergenza, stanno creando apprensione nella gestione delle emergenze sanitarie di quest’anno. Nel condividere la necessità di aggiornare le procedure vigenti, soprattutto per quanto riguarda la certezza delle tempistiche per la valutazione delle istanze, dobbiamo però ravvisare che, nonostante il percorso non sia stato completato ufficialmente, di fatto, le nuove modalità vengono già applicate in fase valutativa, sulla base di criteri non pienamente noti a tutte le parti coinvolte.
Siamo tuttavia preoccupati che tale disallineamento, a valere sulle istanze già presentate per la campagna 2022 con le attuali procedure, sta determinando per lo scrivente Coordinamento la necessità di tornare più volte sulle stesse richieste al fine di fornire ulteriori indicazioni, con conseguente allungamento dei tempi ed il rischio concreto di perdere la possibilità di autorizzare i prodotti nei periodi previsti. Questa situazione rischia di rendere sempre meno efficace il lavoro che si sta già portando avanti da parte dello scrivente Coordinamento finalizzato alla selezione e riduzione del numero delle richieste di autorizzazioni ex art. 53 ai soli principi attivi strettamente necessari per affrontare le emergenze fitosanitarie, cercando di evitare sovrapposizioni ed eliminando le sostanze per le quali non si è riscontrato un adeguato supporto da parte delle ditte produttrici di agrofarmaci.
In tal senso, richiamiamo l’attenzione sull’importanza strategica del recepimento di una procedura semplificata che consenta l’inquadramento delle istanze sugli usi minori come estensioni d’uso ex art 51 e favorisca concretamente l’accesso al mutuo riconoscimento previsto all’art. 40 del Regolamento UE n. 1107/2009.
Inoltre, l’aggiornamento e adeguamento del Decreto Ministeriale 16 settembre 1999, con il quale è stato stabilito l’elenco delle colture definite minori, creerebbe i presupposti per avvalersi compiutamente delle citate estensioni d’impiego riducendo il ricorso agli usi d’emergenza.
Altro aspetto non trascurabile riguarda i tempi di avvio dell’iter autorizzativo delle richieste inviate tramite posta certificata. Difatti, a seguito di una serie di problemi burocratici, si accumulano ritardi tali da far venir meno la possibilità di avere a disposizione i mezzi tecnici nel periodo utile per le colture, con il serio rischio di arrecare gravi danni economici ad interi comparti agricoli.
In relazione al quadro descritto, che si è ulteriormente acuito negli ultimi mesi, chiediamo un intervento che acceleri le procedure volte al rilascio degli usi di emergenza, garantendo nel contempo ai richiedenti un accesso alle informazioni riguardanti lo stato di avanzamento dell’iter autorizzativo.
Per tutte le considerazioni che precedono, al fine di avviare un dialogo continuo e strutturato sulle diverse tematiche connesse all’utilizzo dei prodotti fitosanitari, si propone di costituire con urgenza un tavolo di confronto e concertazione che coinvolga i produttori e tutte le Amministrazioni competenti per poter valutare, con spirito costruttivo, le complesse problematiche evidenziate e, in tal modo, poter fornire risposte alle diverse esigenze degli agricoltori legate alla difesa delle colture, coniugando le esigenze di sostenibilità con quelle di produttività e qualità dei prodotti agricoli“.