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L’approvazione all’unanimità dell’ODG al Dl Sostegni, che impegna il governo a prevedere anche gli aiuti agli agriturismi, è apprezzato da Confagricoltura e Agriturist che avevano fortemente sollecitato un’iniziativa parlamentare/governativa in quest’ottica. “Siamo soddisfatti – ha detto il presidente di Agriturist Augusto Congiontiperché è stato recepito che il settore agrituristico è stato fortemente penalizzato dai provvedimenti per l’emergenza pandemica e ha perso oltre un miliardo e duecento milioni di euro. Ma ora contiamo di riuscire a ripartire, ritornando ad operare a pieno regime”.
Il 90% degli agriturismi non ha avuto, finora, accesso ai sostegni. Confagricoltura ha chiesto che si faccia riferimento al fatturato delle sole attività connesse, in questo caso l’agriturismo, e non sull’intero fatturato dell’azienda agricola. Il problema infatti si è verificato perché si tratta, comunque, di aziende agricole con la stessa partiva Iva seppure con contabilità separata. E il calcolo delle perdite è stato misurato sull’intero fatturato, senza considerare le perdite di guadagno dell’attività agrituristica, che ha margini molto superiori a quella agricola.
L’ospitalità nelle aziende agricole è un’importante fonte di reddito integrativo per le aziende, nell’ottica della multifunzionalità, della sostenibilità e dell’interazione inter-settoriale, che permette di valorizzare i territori e le attività innestate su di essi grazie all’ospitalità rurale. “D’altronde – ha concluso Congionti – quest’attività è nata cinquantasei anni fa, con Agriturist di Confagricoltura, da cui deriva il nome agriturismo, proprio per sostenere il comparto agricolo. La priorità è voltare pagina, rimettendo subito in moto il nostro settore, che offre buon cibo, territorio ed esperienze uniche nelle nostre splendide campagne, in linea con la transizione verde”.

 

Una domanda/risposta inserita nella lista delle FAQ del Portale Ristorazione https://www.portaleristorazione.it/ tratta la cessione di prodotti agricoli tra azienda agricola e azienda che svolge ristorazione come attività connessa.

DOMANDA: “Ai fini della documentazione ammissibile per la concessione del contributo rientrano anche le fatture riguardanti le cessioni di prodotti agricoli tra azienda agricola e azienda agrituristica connessa?”.
RISPOSTA: “Si. Le fatture inerenti alla cessione di prodotti agricoli tra azienda agricola e azienda agrituristica connessa sono ammissibili ai fini della concessione del contributo. Considerato che si tratta di beni autoprodotti e quindi di un mero passaggio interno, per dimostrare che tali fatture siano quietanzate è necessario compilare il modulo “Dichiarazione di pagamento tracciabile” indicando per ciascuna fattura la dicitura “Bene Autoprodotto”. Per esempio: Fattura n. 1234567 – modalità “Bene Autoprodotto””.

Si tratta di un importante chiarimento, richiesto da Confagricoltura, di una più trasparente applicazione della norma per le imprese agricole che effettuano attività di ristorazione.
Le domande di contributo si potranno presentare fino al 15 dicembre: per informazioni rivolgersi alle Unioni Agricoltori.

È stato recentemente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, il decreto ministeriale Mipaaf che detta le modalità attuative del Fondo per la filiera della ristorazione.
Il Fondo, come noto, è stato istituito per intervenire a favore della filiera della ristorazione soggetta a cali di fatturato a causa delle misure di contenimento della pandemia di Covid-19 e per sostenere indirettamente la fornitura di beni agricoli e alimentari derivanti da filiere completamente “Made in Italy”.
Al fondo sono stati destinati finanziamenti per 600 milioni di euro nel 2020. Il direttore di Confagricoltura Asti Mariagrazia Baravalle commenta: “Ottimo l’inserimento degli agriturismi in qualità di potenziali beneficiari e la premialità inserita proprio all’utilizzo di prodotti agricoli tutti italiani ma, ahimè, si riscontrano problemi operativi connessi alla peculiarità del settore primario che speriamo non ne inficino l’applicabilità ed i conseguenti benefici effetti”.
I nostri uffici sono a disposizione per tutti i chiarimenti del caso e possono coadiuvare le aziende per la predisposizione delle domande.

Imprese ammesse

Sono ammesse le imprese di ristorazione con – teorica – estensione agli agriturismi che effettuano somministrazione di cibi e bevande.
Condizione necessaria per la presentazione della domanda è la riduzione del fatturato medio del periodo marzo-giugno 2020 rispetto al medesimo periodo dell’anno 2019, riduzione che deve essere pari ad almeno il 25%. La riduzione di fatturato non è necessaria se l’azienda ha iniziato l’attività dopo il 1° gennaio 2019.

Il contributo

Il contributo potrà coprire fino al 100% dell’ammontare dei prodotti della filiera italiana acquistati; se le richieste saranno superiori alle risorse stanziate, queste saranno distribuite fra i richiedenti in misura percentualmente proporzionale. Viene comunque garantito a tutte le imprese un contributo minimo di 1.000 euro.
Il contributo viene erogato con un meccanismo di acconto e saldo con un acconto pari al 90% dell’importo sulla base della documentazione fiscale presentata e poi il saldo a seguito della presentazione delle quietanze di pagamento degli acquisti.

I prodotti ammessi al contributo

Sono ammessi al contributi gli acquisti di prodotti delle filiere agricole e alimentari al 100% Made in Italy, anche Dop e Igp, inclusi quelli vitivinicoli, effettuati dopo il 14 agosto 2020 e fino al momento di presentazione della domanda. In pratica saranno ammessi al contributo gli acquisti di prodotti DOP e IGP oppure acquistati direttamente presso i produttori agricoli od ottenuti “da filiera nazionale integrale dalla materia prima al prodotto finito”.
Gli acquisti devono riguardare almeno “tre differenti tipologie di prodotti agricoli e alimentari” ed il “prodotto principale” non può superare il 50% della spesa totale documentata e per la quale viene richiesto il contributo.  Per tipologia di prodotto si intende la categoria merceologico (es. frutta, latte, carne, formaggio, uova ecc.).  Sono considerati acquisti prioritari quelli di prodotti Dop e Ipg e quelli ad alto rischio di spreco come latte 100 % italiano, prosciutto crudo e prosciutto cotto 100% italiano, olio extra vergine di oliva 100% italiano e/o e altri prodotti di origine italiana.
E’ importante sottolineare che in sede di domanda è necessario dimostrare la tracciabilità del pagamento dei prodotti ammessi al contributo attraverso copia del bonifico, copia della matrice dell’assegno, ricevuta pagamento bancomat o carta di credito ecc.

Come richiedere il contributo

Le domande possono essere presentate – dal 16 al 28 novembre p.v., – di persona presso gli Uffici postali oppure attraverso il sito www.portaleristorazione.it, effettuando l’accesso tramite lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale personale). Allo stato attuale non è prevista la presentazione della domanda tramite intermediario.
Andranno accluse alla domanda:
– documento di identità
– visura camerale
– copia dei documenti fiscali certificanti gli acquisti nelle categorie previsti dal decreto
– quietanze associate ai documenti fiscali
– copia del versamento dell’importo di adesione all’iniziativa pari a 30,00€ da effettuarsi tramite bollettino postale sul c/c 32025009 intestato a Poste Italiane;
– dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che indichi tra l’altro gli aiuti de minimis percepiti nell’ultimo triennio ed il calcolo della riduzione del fatturato del periodo marzo-giugno 2020 rispetto al medesimo periodo del 2019 (pari, come detto, ad almeno il 25%).

Il problema degli agriturismi

Abbiamo già detto come anche gli agriturismi sarebbero destinatari del contributo ma rimane a tutt’oggi irrisolta la “solita” problematica legata al codice attività. La norma, infatti, prevede che le aziende che richiedono il contributo abbiamo quale codice attività prevalente uno fra quelli identificati nel decreto. Come ben noto la normativa nazionale e regionale in materia di agriturismo prevede che tale attività non possa avere connotazione di attività prevalente ma debba necessariamente essere connessa con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali che dovranno comunque rimanere prevalenti. Inoltre sembra siano esclusi dal contributo i passaggi interni fra diverse attività.  Anche in questo caso il legislatore non ha tenuto in considerazione il fatto che l’agriturismo per sua natura e per adempiere alle norme di legge in materia, si approvvigiona prevalentemente con i prodotti agricoli aziendali e il passaggio di tali prodotti dall’attività agricola a quella agrituristica avviene attraverso fatturazione di detti passaggi interni.
Ultimo ma non meno importante è il dubbio che permane in merito a quale fatturato prendere in esame per dimostrare la riduzione accusata nel periodo marzo-giugno 2020 rispetto al medesimo periodo del 2019. Quello relativo a tutte le attività esercitate (agricola ed agrituristica)?
Quello relativo sola attività agrituristica di somministrazione? Ma in questo caso come potrà essere scorporata rispetto a quella di pernottamento magari con annessa mezza o intera pensione?
Confagricoltura fin dall’emanazione delle bozze del provvedimento ha segnalate le diverse “anomalie” proponendo emendamenti e modifiche che consentano di fugare i molti dubbi attuali e consentire alle aziende agrituristiche di ottenere un contributi necessario in un momento di completa chiusura dell’attività.
Purtroppo a pochi giorni dal termine di presentazione delle domande (28 novembre) molto dubbi rimangono. Ritorneremo sull’argomento non appena in possesso di nuove indicazioni e chiarimenti.

Apprezziamo l’intervento della Regione Piemonte che concede alle attività agrituristiche le stesse opportunità, in termini di vendita con asporto e consegna domicilio, previste per, ristorazione bar e caffetterie”. Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, esprime soddisfazione per la decisione dell’assessore regionale al Turismo Vittoria Poggio che ha risposto positivamente alle richieste avanzate da Confagricoltura e Agriturist Piemonte per conto delle oltre 1.300 aziende agrituristiche operanti sul territorio subalpino.
Nei giorni scorsi – dichiara il presidente di Agriturist Piemonte Lorenzo Morandiavevamo evidenziato alla Regione le nuove difficoltà del comparto agrituristico, già duramente colpito dalle conseguenze del lock-down primaverile che, oltre all’attività di ristorazione, aveva danneggiato le fattorie didattiche a causa della sospensione dell’attività scolastica”.
In questo periodo, con i vini nuovi, nocciole, funghi e tartufi, le aziende agrituristiche diventano una meta ambita per i cittadini, per conoscere da vicino le attività agricole o semplicemente per una gita fuori porta: l’indotto dell’enoturismo, ossia i produttori vitivinicoli che fanno degustare i loro vini ai turisti, si è sviluppato molto negli ultimi anni e interessa ormai circa 680 imprese in Piemonte. “Si tratta – chiarisce il direttore di Confagricoltura Piemonte Ercole Zuccarodi un numero di imprese in continua crescita, che fattura già mensilmente oltre 1 milione di euro”.
Con il provvedimento della Regione in questa fase emergenziale resta consentita “la ristorazione per asporto o con consegna a domicilio anche per le strutture agrituristiche, come già precedentemente indicato con nota di chiarimento del 20 marzo 2020 pubblicata sul sito web regionale. Il servizio della consegna dei pasti a domicilio – spiega la circolare della Regione Piemonte – può configurarsi infatti, in un’ottica più generale nell’attuale contesto emergenziale, quale regime capace da un lato di contribuire alla limitazione degli spostamenti delle persone assumendo altresì valore anche dal punto di vista sociale, assicurando un’opportuna copertura di tali servizi nelle aree rurali e a vantaggio di fasce di popolazione più debole”.

In allegato la delibera della Regione Piemonte che autorizza gli agriturismi al servizio a domicilio e da asporto

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In Piemonte sono attive 1.316 aziende agrituristiche (5,6% della quota nazionale), delle quali 914 con alloggio. Le aziende con ristorazione sono 793 (60 % del totale); quelle che offrono un servizio di degustazione (tipo enoturismo, per esempio) sono 687 (52 % del totale). Sono 1.013 (il 77% del totale) quelle che svolgono altre attività legate all’agriturismo: fattoria didattica, ippoturismo, attività ludiche – educative, agri-asilo. “Queste attività in primavera, in particolare nel periodo pasquale e in occasione del ponte del 1° maggio hanno subito danni rilevanti – spiega il presidente regionale di Confagricoltura Enrico Allasiae ora per loro si prospetta di nuovo un periodo estremamente complicato”.
In vista delle nuove restrizioni adottate dal Governo, Confagricoltura Piemonte ha chiesto alla Regione di consentire le consegne di pasti a domicilio da parte degli agriturismi. “La competente Direzione della Regione – dichiara Enrico Allasia – ci ha assicurato che verrà adottato un provvedimento per venire incontro alla nostra richiesta”.
Per quanto riguarda gli aiuti all’agriturismo il Decreto Ristori pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 ottobre scorso prevede un contributo a fondo perduto per coloro che sono titolari di Partita Iva attiva alla data del 25 ottobre 2020 e che svolgono come attività prevalente una di quelle contenute nell’elenco allegato al Decreto stesso. Confagricoltura Piemonte ricorda che sono interessate, per esempio, le attività di agriturismo (alloggio o ristorazione) e altre legate all’intrattenimento, lo sport, il turismo. Il contributo spetta a condizione che i ricavi di aprile 2020 siano inferiori ai 2/3 dei ricavi di aprile 2019 (questo requisito non è necessario per coloro che hanno iniziato l’attività dopo il 1° gennaio 2019).
Per quanto riguarda la procedura, sono previste due modalità: coloro che hanno già beneficiato del contributo previsto dal precedente Decreto Rilancio non dovranno fare nulla, in quanto l’aiuto verrà accreditato dall’Agenzia delle Entrate direttamente sul conto corrente già comunicato; gli altri soggetti invece dovranno presentare una specifica istanza in via telematica, entro il termine che verrà stabilito con un prossimo provvedimento. L’importo del contributo si calcola applicando un apposito coefficiente legato al codice attività ATECO (per gli agriturismi con alloggio è pari al 150% – per quelli con ristorazione al 200%) all’importo spettante secondo le norme del Decreto Rilancio.
Il Decreto Rilancio cancella anche la seconda rata IMU 2020, in scadenza al 16 dicembre, con riferimento agli immobili e relative pertinenze in cui si esercitano le attività agrituristiche e di affittacamere, bed and breakfast, case vacanze. Per beneficiare dell’agevolazione, è necessario che i proprietari degli immobili siano anche direttamente gestori delle attività che vi vengono esercitate.
Per i datori di lavoro privati dell’agriturismo con alloggio e ristorazione sono sospesi i termini relativi ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria dovuti per la competenza del mese di novembre 2020. Tali pagamenti saranno effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 16 marzo 2021 o mediante rateizzazione fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 marzo 2021.