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Confagricoltura ha costituito un gruppo di lavoro per approfondire la tematica della conformità alle norme di prevenzione incendi per gli impianti di essiccazione e stoccaggio di cereali e vegetali con l’obiettivo di valutare le problematiche esistenti e finalizzare una proposta di semplificazione da portare all’attenzione del Ministero dell’Interno/Vigili del Fuoco.
Per tali impianti, infatti, la normativa in materia di prevenzione incendi è sempre stata di difficile applicazione anche per la mancanza di una specifica regola tecnica che tenesse conto di tutti gli aspetti peculiari dell’attività di essiccazione e stoccaggio (i carichi di incendio riferiti ai magazzini di stoccaggio hanno valori di rischio – vita, beni e ambiente – bassi, le attività sono inserite in contesti rurali, spesso al di fuori dai centri abitati, con numero limitato di operatori e periodi di essiccazione ridotti principalmente a soli 15-30 giorni all’anno).

Il registro telematico di carico e scarico dei cereali, introdotto nell’ultima Legge di Bilancio, potrebbe anche apparire opportuno nell’ottica della trasparenza del settore, ma è stato concepito in maniera troppo restrittiva e generalizzata e rischia di mettere in seria difficoltà i soggetti coinvolti, soprattutto gli agricoltori e gli allevatori. Lo sottolinea Confagricoltura, chiarendo che “bisogna stare attenti a non far diventare uno strumento utile – che replica in sostanza quanto già previsto con la registrazione telematica delle produzioni vitivinicole e oleicole per ottenere una radiografia completa di tutto il flusso della materia prima cerealicola – in un appesantimento burocratico”.
Per Confagricoltura è troppo rigida la soglia delle 5 tonnellate annue per il quale va introdotto il registro. Occorre bilanciare l’obiettivo di una maggior trasparenza di mercato con il carico amministrativo sulle aziende. “Per questo – osserva Confagricolturachiediamo una proroga nell’avvio del registro in modo da poter introdurre delle modifiche all’impianto normativo nella direzione di un alleggerimento degli oneri, escludendo la parte iniziale e finale della filiera (produttori cerealicoli e allevatori)“.
Confagricoltura ricorda l’importanza del comparto dei cereali, con un valore della produzione agricola pari a 3.746 milioni di euro, con circa 415 mila aziende e con 3,5 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata.

Dal 1° marzo prossimo aumenterà del 100% la tassa sulle esportazioni di grano dalla Federazione Russa. Il prelievo – rileva Confagricoltura – passerà da 25 a 50 euro a tonnellata e resterà in vigore fino al 30 giugno, data di conclusione della campagna di commercializzazione. Sempre dall’inizio di marzo, una tassa sarà introdotta anche sull’export di mais e orzo.
Le autorità russe hanno dichiarato che la tassazione delle esportazioni di cereali punta a contenere l’aumento dei prezzi sul mercato interno”, rileva il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. “Le decisioni prese a Mosca stanno a indicare la fragilità e le condizioni di profonda incertezza che continuano a caratterizzare i mercati mondiali a causa della pandemia. Nel 2020, secondo gli ultimi dati del WTO, il commercio internazionale ha subito una contrazione di circa l’8% rispetto all’anno precedente. Le misure prese a livello europeo per contrastare la seconda ondata della pandemia e le nuove varianti del virus continuano a frenare i consumi alimentari extra-domestici”. “In questo quadro – prosegue Giansanti – è assolutamente giustificata la proposta lanciata dalla Commissione europea di rivedere il quadro straordinario per la concessione degli aiuti di Stato alle attività produttive durante la pandemia, con l’estensione della durata fino al 31 dicembre prossimo e l’aumento dei massimali per azienda“.
La proposta della Commissione è stata trasmessa per consultazione agli Stati membri e va nella direzione che abbiamo sollecitato nei giorni scorsi”, evidenzia il presidente di Confagricoltura. “Ci auguriamo, quindi, che venga accolta e varata in tempi brevi, per assicurare la possibilità di destinare alle imprese agricole i sostegni pubblici necessari al fine di continuare a garantire la produzione e i rifornimenti dei prodotti destinati all’alimentazione”.

Il mercato nazionale – si legge sul sito: www.informatoreagrario.it  è rimasto praticamente isolato dal resto d’Europa, visto che il trasporto su gomma dall’estero verso il nostro Paese è sostanzialmente fermo a causa dell’epidemia di Covid-19. La conseguenza è che, anche in presenza di forti ribassi sui mercati internazionali nella settimana dal 9 al 13 marzo, i prezzi nazionali hanno retto senza particolari problemi. La scorsa settimana è stata poi caratterizzata da una generale ripresa delle quotazioni, che in Italia ha riguardato il frumento tenero, il mais e l’orzo, mentre sono rimasti invariati il frumento duro e i semi di soia.