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Sulla Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre scorso è stato pubblicato il Decreto Legge 229 del 30 dicembre 2021 che introduce misure urgenti per il contenimento della diffusione dell’epidemia da Covid-19 e disposizioni in materia di sorveglianza sanitaria, tra le quali il Green Pass rafforzato – il cui utilizzo è ampliato a partire dal 10 gennaio 2022 fino alla cessazione dello stato di emergenza – e i criteri di applicazione della quarantena preventiva. Il decreto prevede, in estrema sintesi, una serie di misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, tra le quali:

dal 1° febbraio 2022 la durata del green pass da vaccinazione (completamento del ciclo primario e dose di richiamo) e guarigione post vaccinazione sarà ulteriormente ridotta da 9 a 6 mesi;

dal 25 dicembre 2021 viene esteso l’uso del green pass rafforzato anche alla ristorazione al banco nei locali al chiuso, già richiesto per la consumazione al tavolo;

dal 10 gennaio 2022 il green pass rafforzato sarà esteso ad altre attività: al chiuso per piscine, palestre e sport di squadra; musei e mostre; al chiuso per i centri benessere; centri termali (salvo che per i livelli essenziali di assistenza e attività riabilitative o terapeutiche); parchi tematici e di divertimento; al chiuso per centri culturali, centri sociali e ricreativi (esclusi i centri educativi per l’infanzia); sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò;

– esteso l’uso del green pass ai corsi di formazione privati svolti in presenza;

dal 30 dicembre 2021 i visitatori possono accedere alle strutture residenziali, socio-assistenziali, socio-sanitarie e hospice soltanto muniti di green pass rafforzato e tampone negativo oppure vaccinazione con terza dose.

La Circolare del Ministero della Salute del 30 dicembre 2021 ha successivamente fissato le disposizioni relative all’aggiornamento delle misure di quarantena e isolamento in seguito alla diffusione a livello globale della nuova variante VOC SARS-CoV-2 Omicron.

Di seguito i link al decreto legge e alla circolare del Ministero della Salute

Decreto 30 dicembre 2021

Circolare ministero_220101_115347

 

Con il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 198 – Attuazione della direttiva (UE) 2019/633 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare, nonché dell’articolo 8 della legge 22 aprile 2021, n. 53, in materia di commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentari si disciplinano le relazioni fra acquirenti e fornitori di prodotti agricoli ed alimentari, indipendentemente dal loro fatturato.
Il decreto regolamenta le modalità con cui le relazioni commerciali si devono svolgere, adottando misure per il contrasto alle pratiche commerciali sleali e prevede, tra l’altro, che i contratti di cessione debbano essere conclusi obbligatoriamente mediante atto scritto, stipulato prima della consegna dei prodotti, indicando la durata, le quantità e le caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo, le modalità di consegna e di pagamento. Il prezzo deve essere determinato o determinabile sulla base di criteri stabiliti nel contratto. Il contratto di cessione dei prodotti agricoli (ivi compresi fra quelli conclusi fra imprenditori agricoli) deve dunque essere obbligatoriamente perfezionato in forma scritta. La disposizione in questione costituisce norma imperativa, per cui è nulla qualunque pattuizione o clausola contrattuale contraria. Al fine di considerare assolto l’obbligo della forma scritta, si prevede che le condizioni possano essere riportate anche nei documenti di trasporto o di consegna, nella fattura, nell’ordine di acquisto, purché gli elementi contrattuali obbligatori siano stati concordati fra acquirente e fornitore in un accordo quadro. Così gli ordini di acquisto e le comunicazioni antecedenti alla consegna dei prodotti, come le fatture ed i documenti di trasporto rappresentano modalità esecutive di un precedente accordo quadro, che costituisce il testo base sul quale si radica e trae giustificazione la successiva documentazione.
La durata del contratto non può essere inferiore ai 12 mesi. La deroga a detta durata può intervenire negli accordi contrattuali solo se motivata, anche in ragione della stagionalità del prodotto venduto. La motivazione deve risultare dall’accordo fra le parti, anche assistite dalle organizzazioni professionali maggiormente rappresentative, tramite le proprie articolazioni territoriali. La durata inferiore a quella minima prevista, non motivata o non concordata con le modalità di cui sopra, è ricondotta a quella minima.
Il prezzo non deve essere inferiore al costo di produzione (art. 5 lett. b). Il richiamo ai costi medi di produzione era già presente nell’art. 10 quater della L. 44/2019 (recante la disciplina dei rapporti commerciali nell’ambito delle filiere agroalimentari). Il regime di durata minima non si applica ai contratti cessione in cui l’acquirente esercita attività di somministrazione di alimenti e bevande nei pubblici esercizi (art. 5 L. n. 287/1991).
La regolamentazione contrattuale sulla durata, sul prezzo, sulla consegna e sui termini di pagamento deve necessariamente essere prevista nell’accordo ed osservare le indicazioni contenute nella legge, pena in difetto l’inserimento nel contratto, in base all’art. 1339 c.c., di quanto prescritto dalla legge. La nuova normativa affida alle Organizzazioni Professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale presenti nel CNEL o in almeno cinque Camere di Commercio (tra le quali Confagricoltura), nella dinamica delle relazioni commerciali, un ruolo fondamentale, soprattutto nella fase genetica e comunque di formazione del contratto di cessione dei prodotti agricoli. Si tratta di riaffermare un modello di assistenza contrattuale già collaudato e sperimentato nella contrattazione agraria, come testimonia l’applicazione dell’art. 45 della L. 203/82, che ha consentito la buona tenuta del sistema delle relazioni contrattuali nella delicata fase della conclusione dei contratti costitutivi dell’impresa agricola (come l’affitto).
Possono essere conclusi in deroga alla disciplina sulle cessioni di prodotti agricoli, accordi con l’assistenza delle organizzazioni professionali agricole in materia di: a) durata del rapporto contrattuale (che non può essere inferiore a dodici mesi salvo deroga motivata per la stagionalità dei prodotti), attraverso la individuazione di un tempo di durata diverso da quello legale (art. 3 comma IV). b) Accordi e contratti di filiera, che si considerano (in via presuntiva) di per sé attuativi dei principi di trasparenza, buona fede e correttezza nelle relazioni commerciali tra acquirente e fornitori (art. 6 I comma).
L’art. 13 del D.Lg.vo n. 102/2005 prevede, infine, l’applicazione della disciplina civilistica in materia di inadempimento, nell’ipotesi di violazione degli obblighi derivanti da un accordo quadro da parte dei soggetti aderenti alle organizzazioni di produttori firmatarie dell’accordo stesso.
L’art. 4 del decreto elenca una serie di comportamenti ed azioni ritenute pratiche commerciali sleali e per l’effetto vietati e sanzionati.
La norma di cui all’articolo 6 del decreto identifica, quale concreta attuazione dei principi di trasparenza, buona fede e correttezza nelle relazioni commerciali tra acquirenti e fornitori dei prodotti agricoli e alimentari, gli accordi ed i contratti di filiera che abbiano durata di almeno tre anni, nonché i contratti conformi alle condizioni negoziali definite nell’ambito degli accordi quadro, ovvero che siano conclusi con la assistenza della rispettiva organizzazioni professionali maggiormente rappresentative al livello nazionale. Al comma 2 si prevede che gli accordi e i contratti per essere considerati buone pratiche commerciali, debbono essere retti sia nella loro negoziazione, sia nella successiva esecuzione, dai criteri di coerenza tra il concordato e l’eseguito, dalla correttezza e trasparenza delle informazioni fornite in sede precontrattuale, dalla giustificabilità delle richieste, nonché dall’assunzione ad opera di tutti i protagonisti della filiera dei propri rischi imprenditoriali. Il comma 3, invece, prevede che per la vendita dei prodotti agricoli e alimentari oggetto dei contratti di cessione dei beni, possono essere utilizzati messaggi pubblicitari del tipo “prodotto conforme alle buone pratiche commerciali nella filiera agricola e alimentare”.
Di un certo interesse è anche la specifica previsione indicata all’articolo 7 del decreto legislativo che esula dai contenuti della direttiva comunitaria in materia di pratiche sleali ma che ha inteso integrare la disciplina nazionale relativa alla “vendita sottocosto” al dettaglio disciplinata dal decreto legislativo in materia di riforma del settore del commercio – D. L.vo 31 marzo 1998, n. 114 e relativo DPR 6 aprile 2021, n. 218.
Si fa notare da subito che questa normativa regolamenta la vendita sottocosto e promozionale al dettaglio ed è quindi concettualmente strumento – già preesistente peraltro – distinto dalla misura introdotta con il decreto legislativo in commento che ha vietato in via generale (art. 5 c. 1 lett. b) – v. sopra), in quanto pratica sleale, l’imposizione al venditore di condizioni contrattuali che includano la vendita di prodotti agricoli e alimentari a prezzi al di sotto i costi di produzione. Con l’articolo 7 invece si limita la possibilità di prevedere “vendite sottocosto” (come intese ai sensi della normativa citata) per i prodotti freschi e deperibili che sono consentite solo in due casi e cioè nel caso: – di prodotto invenduto a rischio deperibilità nonché – di operazioni commerciali programmate e concordate con il fornitore in forma scritta.
La nuova normativa, come appare evidente, è decisamente innovativa e richiede approfondimenti puntuali delle varie tematiche trattate e regolamentate, con particolare riferimento alle modalità di intervento delle organizzazioni professionali agricole, sia in sede di accordi individuali, sia nell’importante attività di formulazione degli accordi quadro. Torneremo pertanto sull’argomento con specifici chiarimenti.
Di seguito in allegato il testo del provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale

Prot 503_AllegatoD.LGS 198-2021

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto-legge n. 146 del 21 ottobre 2021 recante “Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”, cosiddetto Decreto Legge Fiscale e sicurezza sul lavoro.
In considerazione degli effetti economici derivanti dall’emergenza Covid-19, sono adottate alcune norme volte a tutelare i contribuenti maggiormente in difficoltà. In particolare:
• è previsto il differimento del versamento delle rate delle definizioni agevolate dei carichi affidati alla riscossione (cosiddetti “Rottamazione-ter” e “Saldo e Stralcio”) originariamente in scadenza a decorrere dal 2020. In particolare, potranno essere versate entro il 30 novembre 2021 le rate in scadenza nel 2020 e in scadenza dal 28 febbraio al 31 luglio 2021;
• viene prolungato a 150 giorni dalla notifica, in luogo di 60, il termine per l’adempimento spontaneo delle cartelle di pagamento notificate dal primo settembre al 31 dicembre 2021. Fino allo scadere del termine dei 150 giorni non saranno dovuti interessi di mora e l’agente della riscossione non potrà agire per il recupero del debito;
• per i piani di rateizzazione già in essere prima dell’inizio del periodo di sospensione della riscossione, viene esteso da 10 a 18 il numero delle rate che, se non pagate, determinano la decadenza dalla rateizzazione concessa.
Sono previsti alcuni correttivi alla disciplina al credito di imposta in Ricerca e Sviluppo al fine di superare alcune incertezze interpretative connesse all’originaria formulazione della misura.

Sono previste inoltre semplificazioni della disciplina della patent box.

La Gazzetta Ufficiale del 9 settembre ha pubblicato il decreto legge n. 120 recante “Disposizioni per il contrasto degli incendi boschivi e altre misure urgenti di protezione civile”. Il provvedimento interviene con un ampio dispiegamento di misure in materia di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, allo scopo di integrare e rafforzare il dispositivo normativo ed operativo esistente.
Viene inoltre integrato e rafforzato il dispositivo volto alla prevenzione e repressione dei reati di incendio boschivo e delle altre fattispecie connesse, unitamente ad una revisione e integrazione delle prescrizioni in materia di obblighi, divieti e sanzioni, sulla base delle esperienze maturate nel corso degli oltre 20 anni di applicazione della legge n. 353 del 2000. Il provvedimento, infine, interviene con alcune disposizioni urgenti volte a mantenere e rafforzare la capacità operativa del Servizio nazionale della protezione civile e per l’accelerazione delle attività in materia di previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi.

La Gazzetta Ufficiale n. 135 dell’8 giugno 2021 pubblica il Decreto Ministeriale 20 aprile 2021 relativo agli incentivi in favore dell’autoimprenditorialità giovanile in agricoltura. Il decreto chiarisce che le domande dovranno essere presentate tramite ISMEA, ente che deve ora inviare al MIPAAF ed al MEF lo schema delle istruzioni applicative volte a definire i criteri, le modalità di presentazione delle domande, la modalità di concessione e liquidazione nei limiti relativi agli interventi finanziabili. Ottenuto il via libera dai due ministeri si potranno presentare le domande di contributo per il subentro nella conduzione di un’impresa agricola con progetti per lo sviluppo e consolidamento dell’azienda attraverso iniziative nei settori della produzione e della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, oppure, per le imprese attive da almeno due anni, si potranno presentare progetti per lo sviluppo e il consolidamento di iniziative nei settori della produzione e della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli.
Le agevolazioni consistono in mutui agevolati a tasso zero della durata massima di dieci anni (oppure quindici anni per le iniziative di produzione agricola), comprensiva del periodo di preammortamento e di importo non superiore al 60% della spesa ammissibile. Inoltre, beneficiano di un contributo a fondo perduto nella misura massima del 35% della spesa ammissibile.
Per informazioni contattare i tecnici delle Unione Agricoltori.