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Art. 1 – Contributi e credito di imposta per le imprese turistiche

L’articolo in esame intende migliorare, attraverso l’utilizzo della leva fiscale, la qualità dell’offerta ricettiva, come previsto dalla Misura M1C3, investimento 4.2.1, del PNRR (con particolare riferimento all’ aumento della qualità dell’ospitalità turistica con investimenti finalizzati alla sostenibilità ambientale, alla riqualificazione e all’aumento degli standard qualitativi delle strutture ricettive italiane). Viene, infatti, stabilito che i soggetti operanti nel settore turistico (tra cui gli agriturismi), possono beneficiare di un credito d’imposta fino all’80%, ed, altresì, di un contributo a fondo perduto, non superiore al 50%, delle spese sostenute dal 07/11/2021 al 31/12/2024, relative alla riqualificazione / accessibilità delle strutture e alla digitalizzazione delle stesse.

Si evidenzia che il comma 3 della disposizione in commento, stabilisce la cumulabilità del credito d’imposta e del contributo a fondo perduto a condizione che la somma delle due misure non comporti il superamento del costo sostenuto per gli interventi (tenuto conto anche del risparmio fiscale derivante dalla non concorrenza del valore del credito e dell’ammontare del fondo perduto, alla determinazione del reddito imponibile e dell’IRAP). Viene inoltre stabilito, al comma 7, che per le spese ammissibili inerenti al medesimo progetto, non coperte dalle predette agevolazioni, è possibile fruire di un finanziamento a tasso agevolato a condizione che almeno il 50% di tali costi sia dedicato agli interventi di riqualificazione energetica.

 

SOGGETTI BENEFICIARI

In base all’art. 1, comma 4, sono destinatari delle misure agevolative i seguenti soggetti:

  • imprese alberghiere;
  • strutture che svolgono attività agrituristica, come definita dalla Legge n. 96/2006 e dalle pertinenti norme regionali;
  • strutture ricettive all’aria aperta;
  • imprese del comparto turistico, ricreativo, fieristico e congressuale, ivi compresi stabilimenti balneari, complessi termali, porti turistici, parchi tematici.

 

SPESE AGEVOLABILI

Il comma 5 dell’articolo in commento individua le spese che possono beneficiare del credito d’imposta / contributo a fondo perduto, includendo tra esse anche quelle di progettazione. In particolare, possono beneficiare delle agevolazioni, le spese sostenute per:

–  l’incremento dell’efficienza energetica delle strutture / riqualificazione antisismica;

–  l’eliminazione delle barriere architettoniche ai sensi della Legge n. 13/89 e del DPR n. 503/96;

–  gli interventi edilizi di cui all’art. 3, comma 1, lett. b), c) e d), DPR n. 380/2001 ossia, manutenzione    straordinaria, restauro / risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, funzionali alla realizzazione dei predetti interventi;

– la realizzazione di piscine termali e acquisizione di attrezzature/apparecchiature per lo svolgimento delle attività termali, relativi alle strutture di cui all’art. 3, Legge n. 323/2000;

–  la digitalizzazione previste dall’art. 9, comma 2, DL n. 83/2014, (ossia  impianti wi-fi, solo a condizione che l’esercizio ricettivo metta a disposizione dei propri clienti un servizio gratuito di velocità di connessione pari ad almeno 1 Megabit/s in download; siti web ottimizzati per il sistema mobile;  programmi e sistemi informatici per la vendita diretta di servizi e pernottamenti, purché  in grado di garantire gli standard di interoperabilità necessari all’integrazione con siti e portali di promozione pubblici e privati e di favorire l’integrazione fra servizi ricettivi ed extraricettivi; spazi e pubblicità per la promozione e commercializzazione di servizi e pernottamenti turistici sui siti e piattaforme informatiche specializzate, anche gestite da tour operator e agenzie di viaggio; servizi di consulenza per la comunicazione e il marketing digitale; strumenti per la promozione digitale di proposte e offerte innovative in tema di inclusione e di ospitalità per persone con disabilità; servizi relativi alla formazione del titolare o del personale dipendente).

Gli interventi agevolabili devono essere eseguiti nel rispetto “dei principi della «progettazione universale» di cui alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità” ex Legge n. 18/2009 ed essere conformi alla Comunicazione della Commissione UE 2021/C 58/01 e non arrecare un danno significativo agli obiettivi ambientali ai sensi dell’art. 17, Regolamento UE n.2020/852.

 

DETERMINAZIONE DEL CREDITO D’IMPOSTA

Il credito d’imposta è riconosciuto fino all’80% delle spese ammissibili sostenute per la realizzazione degli interventi agevolabili, evidenziando che si considerano “sostenute” quelle in base al principio di competenza ex art. 109 del TUIR.

Viene inoltre stabilito, al comma 13, che tra i fondi utilizzati per il finanziamento del credito in esame rientrano quelli destinati al credito d’imposta riqualificazione / miglioramento delle strutture ricettive turistico-alberghiere di cui all’art. 10, DL n. 83/2014 (credito d’imposta del 65%). Conseguentemente, per il 2022, quest’ultimo credito non è più “confermato”. Il comma 11 stabilisce, inoltre, che le disposizioni in merito al credito d’imposta, sono applicabili anche agli interventi avviati successivamente l’1.2.2020 e non ancora conclusi il 7.11.2021, a condizione che le relative spese siano sostenute a decorrere dal 7.11.2021. Per gli interventi conclusi prima del 7.11.2021 continuano ad applicarsi, le disposizioni di cui all’art.79, DL n. 104/2020, c.d. “Decreto Agosto”, in merito al predetto credito d’imposta riqualificazione /miglioramento delle strutture ricettive turistico-alberghiere.

 

MODALITA’ DI UTILIZZO

Il credito d’imposta può essere utilizzato esclusivamente in compensazione tramite il mod. F24 avvalendosi dei servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate (Entratel / Fisconline) pena il rifiuto dell’operazione di versamento, a decorrere dall’anno successivo a quello in cui gli interventi sono stati realizzati.

Si ricorda che non operano i limiti di:

– € 700.000 annui per l’utilizzo in compensazione dei crediti, ex art. 34, Legge n. 388/2000

(aumentato a € 2.000.000, per il 2021, dall’art. 22, DL n. 73/2021, c.d. “Decreto Sostegni-bis”);

– € 250.000 annui previsto per i crediti da indicare nel quadro RU del mod. REDDITI, ex art. 1,

comma 53, Legge n. 244/2007;

Il Ministero del Turismo, preventivamente alla comunicazione alle imprese beneficiarie, trasmette all’Agenzia delle Entrate, l’elenco delle imprese ammesse a fruire dell’agevolazione e del relativo ammontare, unitamente a quello del contributo a fondo perduto.

Nel decreto viene, inoltre, stabilito, al comma 8, che il credito è cedibile, in tutto o in parte, a terzi, con possibilità di successiva cessione ad altri soggetti (comprese banche e altri intermediari finanziari). Per le modalità operative relative alla cessione e alla tracciabilità del credito d’imposta, da effettuare in via telematica, anche avvalendosi di un soggetto abilitato alla trasmissione telematica delle dichiarazioni, il decreto rinvia al Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate dell’8.8.2020, in merito all’esercizio delle opzioni previsto per le detrazioni spettanti per gli interventi di ristrutturazione edilizia. Il cessionario usufruirà del credito d’imposte con le stesse modalità con le quali sarebbe stato utilizzato dal soggetto cedente.

 

DETERMINAZIONE DEL CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO

Il comma 2, definisce le modalità di determinazione del contributo a fondo perduto stabilendo che non può essere superiore al 50% delle spese sostenute, e comunque  è concesso per un ammontare massimo di € 40.000, aumentabile, anche cumulativamente:

  • fino ad ulteriori € 30.000, qualora l’intervento preveda una quota di spese per la digitalizzazione              e l’innovazione delle strutture in chiave tecnologica ed energetica di almeno il 15% dell’importo totale dell’intervento;
  • fino ad ulteriori € 20.000, qualora l’impresa/società abbia i requisiti previsti dall’art. 53, D.Lgs. n. 198/2006, per l’imprenditoria femminile, per le società cooperative e le società di persone, costituite in misura non inferiore al 60% da giovani, le società di capitali le cui quote di partecipazione sono possedute in misura non inferiore ai 2/3 da giovani e i cui organi di amministrazione sono costituiti per almeno i 2/3 da giovani, e le imprese individuali gestite da giovani, che operano nel settore del turismo. Per giovani si intendono le persone con età compresa tra i 18 anni e 35 anni non compiuti alla data di presentazione della domanda;
  • fino ad ulteriori € 10.000, per le imprese con sede operativa nelle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Si evidenzia che il limite massimo di contributo concedibile è pari a € 100.000; esso è erogato in un’unica soluzione a conclusione dell’intervento, fatta salva la facoltà di concedere, previa domanda, un’anticipazione non superiore al 30% del contributo a fronte della presentazione di:

–  garanzia fideiussoria rilasciata da banche / assicurazioni / intermediari finanziari;

–  cauzione costituita, a scelta del beneficiario, in contanti / con bonifico / in assegni circolari / in

titoli del debito pubblico garantiti dallo Stato al corso del giorno del deposito.

 

MODALITA’ DI RICHIESTA DELLE AGEVOLAZIONI

Le agevolazioni sono riconosciute previa presentazione telematica di un’apposita domanda, nella quale deve essere dichiarato il possesso dei requisiti necessari per la fruizione delle stesse.

In ordine alle modalità operative per l’erogazione delle agevolazioni in esame e l’individuazione delle relative spese agevolabili, è prevista l’emanazione di un apposito provvedimento del Ministero del Turismo, entro il 7.12.2021.

Gli incentivi in esame sono erogati, secondo l’ordine cronologico delle domande nel limite di:

  • € 100 milioni di per il 2022;
  • € 180 milioni per il 2023 e 2024;
  • € 40 milioni per il 2025;

con una riserva del 50% dedicata agli interventi finalizzati al supporto degli investimenti di riqualificazione energetica.

L’esaurimento delle risorse sarà comunicato dal Ministero del Turismo con un avviso pubblicato sul proprio sito Internet.

Gli incentivi in commento, non sono cumulabili con altri contributi, sovvenzioni e agevolazioni pubbliche concesse per gli stessi interventi e sono riconosciuti nel rispetto delle condizioni e dei limiti previsti dal Regolamento UE n. 1407/2013 in materia di aiuti “de minimis” e dalla Comunicazione 19.3.2020 C(2020) 1863 della Commissione UE contenente il “quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19”.

Il Ministero del Turismo provvede agli adempimenti degli obblighi inerenti al Registro Nazionale Aiuti di Stato.

 

Articolo 45 – Compensazione per le imprese agricole

L’articolo 45 dispone alcune modificazioni alla vigente disciplina che autorizza gli organismi pagatori a compensare gli aiuti comunitari con i contributi previdenziali dovuti dall’impresa agricola beneficiaria, già scaduti alla data del pagamento degli aiuti medesimi, compresi gli interessi di legge a qualsiasi titolo maturati e le somme dovute a titolo di sanzione.
In particolare:
• si introduce l’espresso riferimento al rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato:
• si espunge la clausola che limitava ai soli contributi dovuti per le prestazioni lavorative effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2006 l’applicazione delle disposizioni che subordinano l’accesso ai benefici ed alle sovvenzioni comunitarie, anche per la realizzazione di investimenti, alla presentazione del documento unico di regolarità contributiva da parte delle imprese di tutti i settori;
• tra le disposizioni applicabili alle imprese agricole, si introduce l’espresso richiamo all’articolo 31 del D.L. n. 69/2013 (L. n. 98/2013), concernente la disciplina del documento unico di regolarità contributiva (DURC)57;
• la previsione relativa alla compensazione con i contributi previdenziali dovuti viene ora estesa anche agli aiuti nazionali.
A tal fine, si novella l’articolo 01, comma 16, del D.L. n. 2/2006 (L. n. 81/2006).
La disposizione qui novellata, e già più volte modificata, prevedeva, nel testo previgente, che per le imprese agricole le seguenti disposizioni si applicassero limitatamente ai contributi dovuti per le prestazioni lavorative effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2006.
Si tratta in primo luogo dell’articolo 10, comma 7, del D.L. n. 203/2005 (L. n. 248/2005), il quale subordina l’accesso ai benefici ed alle sovvenzioni comunitari da parte delle imprese di tutti i settori alla presentazione del documento unico di regolarità contributiva introdotto dall’articolo 2, comma 2, del D.L. n. 210/2002 (L. n. 266/2002).
In secondo luogo, si tratta dell’articolo 1, comma 553, della L. n. 266/2005 (legge finanziaria 2006), il quale prevede che, per accedere ai benefìci ed alle sovvenzioni comunitarie per la realizzazione di investimenti, le imprese di tutti i settori sono tenute a presentare il documento unico di regolarità contributiva introdotto dall’articolo 2, comma 2, del D.L. n. 210/2002 (L. n. 266/2002). Tali disposizioni continuano ad applicarsi alle imprese agricole, senza alcun riferimento temporale alla decorrenza dei contributi.

 

Articolo 19 – Gestione del fine vita degli impianti fotovoltaici

L’articolo 19, comma 1, modifica – in sede referente – quanto previsto dall’articolo 24-bis del D.lgs. 49/2014, introdotto dal D.lgs. 188/2020, per dare maggiore certezza agli operatori nella gestione del fine vita anche in vista degli investimenti sul fotovoltaico previsti nel PPRN.

Fermo restando che in generale il finanziamento della gestione dei rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche di fotovoltaico (RAEE) rimane a carico dei produttori indipendentemente dalla data di immissione sul mercato di dette apparecchiature e dall’origine domestica o professionale, fatti salvi gli strumenti di garanzia finanziaria attivati dai produttori per la gestione del fine vita dei pannelli incentivati, le modifiche riguardano:

  • le modalità di prestazione della garanzia finanziaria da parte dei soggetti responsabili degli impianti fotovoltaici per la gestione dei Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) derivanti da apparecchiature incentivate ed installate precedentemente all’entrata in vigore dell’articolo 24-bis del D.lgs. 49/2014, introdotto dal D.lgs. 188/2020 (lett. a) comma 1);
  • il termine entro il quale il Gestore dei servizi energetici (GSE) è tenuto a definire le modalità operative del finanziamento della gestione del fine vita degli impianti fotovoltaici (lett. b) comma1);
  • la regolamentazione del finanziamento della gestione del fine vita degli impianti fotovoltaici nelle ipotesi di ammodernamento tecnologico dei medesimi (lett. c) comma 1).

 

Inoltre, con il comma 1-bis – introdotto in sede referente – viene modificato l’articolo 40, comma 3, del decreto legislativo n. 49 del 2014 in materia di finanziamento della gestione dei rifiuti derivanti da pannelli fotovoltaici, allo scopo di garantire la completa realizzazione delle disposizioni per i RAEE da fotovoltaico.

 

In particolare con la modifica introdotta dalla lett. a) al secondo periodo del comma 1 dell’articolo 24-bis viene meglio coordinato e precisato che la prestazione della garanzia finanziaria da parte dei soggetti responsabili degli impianti fotovoltaici – sulla base delle previsioni del disciplinare tecnico stabilito dal Gestore dei servizi energetici – GSE S.p.a. – debba riferirsi alla gestione dei RAEE derivanti da AEE di fotovoltaico incentivato precedentemente al 27 settembre 2020 (non ci si riferisce più all’entrata in vigore del Dlgs 49/2014 ma all’entrata in vigore dell’articolo 24-bis introdotto dal D.lgs. 118/2020) relativamente ai decreti ministeriali riferiti al c.d. “Conto Energia” che si sono succeduti in questi anni (DM 28 luglio 2005, DM 19 febbraio 2007, DM 6 agosto 2010, DM 5 maggio 2011, DM 5 luglio 2012).

 

Viene in aggiunta stabilito che:

  • in alternativa al trattenimento delle quote a garanzia, i soggetti responsabili degli impianti fotovoltaici possono prestare la garanzia finanziaria nel trust di uno dei sistemi collettivi riconosciuti in base agli importi determinati dallo stesso GSE secondo criteri di mercato e sentiti, ove necessario, i citati sistemi collettivi;
  • i soggetti responsabili degli impianti incentivati ai sensi del IV e V Conto Energia (DM 5 maggio 2011 e DM 5 luglio 2012) adeguano la garanzia finanziaria per la completa gestione a fine vita dei moduli fotovoltaici all’importo della trattenuta stabilita dal GSE dai meccanismi incentivanti negli ultimi dieci anni di diritto all’incentivo, allo scopo di garantire la copertura dei costi di gestione ai sensi dell’art. 40, comma 3, d. lgs. n. 49 del 2014.

 

Con la lettera b) del comma 1 viene introdotto un termine di scadenza entro il quale le modalità operative per il finanziamento della gestione di fine vita degli impianti fotovoltaici debbano essere definite dal GSE. Si prevede al riguardo che il GSE definisca le predette modalità operative entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. Si prevede anche che il GSE provveda alle eventuali variazioni che si rendessero necessarie dall’adeguamento delle presenti disposizioni per le AEE di fotovoltaico incentivate con proprie istruzioni operative (anziché con proprie deliberazioni e disciplinari tecnici, come invece previsto nel testo originario del decreto legge).

 

La lettera c) del comma 1 – nell’aggiungere due nuovi periodi all’art. 24, comma 1, del D.Lgs. n. 49 del 2014 – prevede che nei casi di ammodernamento tecnologico (“revamping“) degli impianti fotovoltaici incentivati esistenti, si debba provvedere ad opera del GSE al trattenimento della garanzia finanziaria dei moduli fotovoltaici sostituiti o dismessi, ad eccezione delle ipotesi in cui i soggetti responsabili degli impianti abbiano già prestato la predetta garanzia nel trust di uno dei sistemi collettivi riconosciuti. Si prevede altresì che gli importi trattenuti siano restituiti ai soggetti responsabili solo dopo una puntuale verifica della documentazione che attesti la avvenuta e corretta gestione del fine vita dei pannelli fotovoltaici sostituiti o dismessi.

 

Viene introdotta, in sede di conversione (comma 1-bis), una ulteriore modifica al D.lgs. 49/2014 ed in particolare all’articolo 40 (Disposizioni transitorie e finali); ciò al fine di garantire la completa razionalizzazione delle disposizioni concernenti i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche da fotovoltaico. In particolare, si prevede che le modalità di finanziamento stabilite al primo periodo del comma 3 dell’articolo 40 si riferiscono alla gestione dei rifiuti immessi sul mercato prima dell’entrata in vigore del D. Lgs. n. 49 del 2014, derivanti da pannelli fotovoltaici, domestici e professionali non incentivati. Si generalizza altresì l’applicazione delle modalità di finanziamento stabilite al primo periodo del comma 3 dell’articolo 40 (ovverosia che tale finanziamento sia a carico dei produttori presenti sul mercato nello stesso anno in cui si verificano i rispettivi costi, in proporzione alla rispettiva quota di mercato, ai sensi dell’articolo 23, comma 1, nonché sia a carico del produttore nel caso di fornitura di una nuova apparecchiatura elettrica ed elettronica in sostituzione di un prodotto di tipo equivalente ovvero sia a carico del detentore negli altri casi, secondo quanto previsto dall’articolo 24, comma 1) attraverso la soppressione del riferimento alla ripartizione degli oneri eventualmente già definita in conformità alle disposizioni precedenti. Inoltre, si prevede che la somma trattenuta a garanzia della copertura dei costi di gestione dei rifiuti prodotti dai pannelli fotovoltaici che beneficiano dei meccanismi incentivanti di cui al d. lgs. n. 387 del 2003, venga determinata sulla base dei costi medi di adesione ai consorzi ovvero con riferimento ai costi determinati dai sistemi collettivi RAEE riconosciuti e del medesimo importo per tutti i meccanismi incentivanti individuati dai Conti Energia. Infine, si stabilisce che la definizione da parte del GSE, del metodo di calcolo della quota da trattenere e delle relative modalità operative a garanzia della totale gestione dei rifiuti da pannelli fotovoltaici avvenga previa approvazione del MITE.

 

Articolo 19-bis – Misure urgenti a sostegno della produzione di energia da fonti rinnovabili

L’articolo 19-bis – introdotto in sede referente – interviene sull’articolo 56 del D.L. n. 76/2020, eliminando le limitazioni previste dal comma 4 per la riammissione al sistema di incentivi per i produttori di energia elettrica da FER che non avevano optato per la rimodulazione degli incentivi (Spalma-incentivi volontario – D.L. n. 145 del 2013).

Si ricorda a questo proposito che il comma 3 del suddetto D.L. ha stabilito che i suddetti produttori di energia possono partecipare, con progetti di intervento sullo stesso sito dei predetti impianti, ai bandi pubblicati dal GSE successivamente alla data di entrata in vigore del decreto, nonché ad eventuali ulteriori strumenti incentivanti a carico dei prezzi o delle tariffe dell’energia elettrica successivamente approvati, anche in esecuzione del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima.

Il successivo comma 4 aveva stabilito che gli impianti di cui sopra inseriti in posizione utile nelle graduatorie, sono ammessi agli incentivi nel limite della potenza che, in ciascuna procedura e per ciascun gruppo di impianti, non dovesse essere assegnata agli impianti diversi da quelli di cui allo stesso comma 3, e con l’applicazione di una decurtazione percentuale della tariffa di riferimento, pari ad un’ulteriore riduzione di 5 punti percentuali rispetto a quella offerta dal produttore. Per gli impianti a registri, la tariffa di riferimento è ridotta di 3 punti percentuali.

Come già accennato quest’ultima previsione viene soppressa.

 

Articolo 8-bis – Disposizioni in materia di distretti turistici

Il decreto legge n. 70 del 2011 (art. 4 comma 3) ha da tempo previsto la possibilità – con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, previa intesa con le Regioni interessate e su richiesta delle imprese del settore che operano nei territori interessati – di istituire i Distretti turistici con il fine di riqualificare e rilanciare l’offerta turistica a livello nazionale e internazionale, di accrescere lo sviluppo delle aree e dei settori del Distretto, di migliorare l’efficienza nell’organizzazione e nella produzione dei servizi, di assicurare garanzie e certezze giuridiche alle imprese che vi operano, con particolare riferimento alle opportunità di investimento, di accesso al credito, di semplificazione e celerità nei rapporti con le PP.AA.

Con l’articolo 8-bis in commento si provvede:

– Ad aggiornare i riferimenti del decreto legge n. 70/2011 al Ministero del Turismo che ha sostituito il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact);
– A prorogare dal 31 dicembre 2021 al 31 dicembre 2023 il termine ultimo per procedere alla delimitazione dei distretti turistici come previsto dall’art. 5 comma 3 del decreto legge n. 70/2011 più volte citato.

E’ positivo che, nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sia contenuto un pacchetto dedicato al rilancio del turismo, all’interno del quale gli agriturismi italiani rappresentano un importante segmento di offerta. Si tratta di risorse importanti, un primo decisivo passo considerato il peso economico del settore e l’importanza strategica della sua ripresa”. Questo il commento di Augusto Congionti presidente di Agriturist allo stanziamento di 2,4 miliardi di euro del “Pacchetto Turismo”. “Riteniamo estremamente efficace – continua Congionti – oltre al credito d’imposta dell’80%, aver considerato prioritario l’ammodernamento delle strutture e l’eliminazione delle barriere architettoniche. Indispensabile è stata la dotazione per il miglioramento delle strutture turistiche, ma ugualmente importante destinare altrettante risorse al miglioramento dell’ambiente”.
Agriturist sottolinea che l’ambiente più esteso è proprio l’agroambiente, che comprende anche gli spazi rurali e i boschi, in gran parte privati e gestiti dagli imprenditori agricoli. E’ fondamentale sostenere, curare e valorizzare il paesaggio a vantaggio dell’intera offerta turistica italiana, considerata la grande attrattiva che esercita nelle scelte dei luoghi dove passare le vacanze.
Gli agriturismi sono un elemento chiave del tessuto produttivo nazionale con 24.000 aziende agrituristiche, dotate di oltre 250.000 posti letto e più di 400.000 posti a tavola, che attira quasi 14 milioni di presenze l’anno e occupa 100.000 addetti. E’ una formula di vacanza in crescita costante e dedicare risorse per la valorizzazione del patrimonio edilizio rurale, per promuovere le produzioni agricole, è un’opportunità per rilanciare la fruizione dello spazio rurale.
Tutto – conclude il presidente di Agriturist va realizzato con una visione collegata alla sostenibilità energetica e ambientale della ricettività agrituristica, che vede gli imprenditori agricoli estremamente interessati e già operativi”.

In attesa che il Piano di Ripresa e Resilienza italiano venga approvato dal Consiglio Europeo, dopo il via libera della Commissione Europea del 22 giugno, forniamo un primo approfondimento delle misure e i progetti afferenti ai temi dell’economia circolare, contenuti nell’Allegato (COM (2021) 344 final) della proposta di decisione di esecuzione del Consiglio relativa all’approvazione della valutazione del piano per la ripresa e la resilienza dell’Italia (SWD (2021) 165 final).
Sono misure e progetti afferenti alla MISSIONE 2 COMPONENTE 1 (economia circolare e agricoltura sostenibile) composta con riferimento al tema dell’economia circolare e rifiuti dalle seguenti misure di investimento e riforme:
– Investimento 1.1: Realizzazione nuovi impianti di gestione rifiuti e ammodernamento di impianti esistenti con una dotazione pari a 1,50 miliardi di euro;
– Investimento 1.2: Progetto “faro” di economia circolare con una dotazione pari a 0.60 miliardi di euro;
– Riforma 1.1: Strategia Nazionale per l’Economia Circolare”;
– Riforma 1.2: Programma nazionale per la gestione dei rifiuti
La prima misura, legata agli Investimenti 1.1 e 1.2, che verrà finanziata nel terzo trimestre 2021, M2C1-14, riguarderà progetti in materia di economia circolare presentati dai Comuni sulla base di un decreto che dovrà specificare i criteri per la selezione degli stessi. Sono previsti, ad esempio, interventi per il miglioramento e la meccanizzazione della rete di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, la realizzazione di nuovi impianti di trattamento/riciclaggio di rifiuti organici, multimateriale, vetro, imballaggi in carta, e la costruzione di impianti innovativi, tra cui anche impianti per il trattamento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche come i pannelli fotovoltaici, etc.
A partire dal secondo trimestre del 2022 verrà adottata la misura M2C1-1 recante la “Strategia Nazionale per l’Economia Circolare” (Riforma 1.1) che avrà il compito di individuare le azioni chiave per traghettare l’economia lineare verso quella circolare tra cui interventi relativi al nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti, incentivi fiscali alle attività di riciclaggio dei rifiuti e utilizzo delle materie prime secondarie, revisione del sistema di tassazione ambientale sui rifiuti, sostegno a progetti di simbiosi industriale attraverso strumenti normativi e finanziari, etc.
Inoltre, nel medesimo periodo verrà adottata anche la misura M2C1-13 recante il “Programma nazionale per la gestione dei rifiuti” (Riforma 1.2) che avrà il compito di individuare le azioni necessarie per raggiungere gli obiettivi in materia di rifiuti posti della normativa europea e nazionale.
Le misure potranno riguardare interventi per:
• adattare la rete di impianti necessari per la gestione integrata dei rifiuti;
• affrontare lo scarso tasso di raccolta dei rifiuti e disincentivare il conferimento in discarica;
• colmare le lacune nella gestione dei rifiuti e il divario tra diverse regioni e zone del territorio nazionale per quanto riguarda la capacità degli impianti e gli standard di qualità vigenti, con l’obiettivo di recuperare i ritardi;
• combattere gli scarichi di rifiuti illegali e l’incenerimento all’aria aperta (per esempio nella Terra dei fuochi) mediante misure quali l’introduzione di un nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti, anche attraverso l’impiego di satelliti, droni e tecnologie di intelligenza artificiale.
A fine 2023, invece, inizieranno una serie di interventi per ridurre le discariche abusive, oggetto di una procedura di infrazione ancora aperta (misure M2C1-15, M2C1-15bis, M2C1-16, M2C1-16 bis, e misure per ridurre le differenze regionali nella raccolta differenziata (M2C1-15 ter, M2C1-16 ter), in conformità alla Riforma 1.1 (Strategia -nazionale per l’economia circolare) e l’Investimento 1.1. Verrà sostenuta la costruzione di nuovi -impianti di trattamento e riciclaggio rifiuti e il miglioramento tecnico di quelli esistenti. Inoltre, con la misura M2C1-15 quater viene prevista l’entrata in vigore dell’obbligo di raccolta differenziata dei rifiuti organici entro il 31 dicembre 2023 conformemente al piano d’azione dell’UE per l’economia circolare.
A fine 2025, invece, si procederà all’implementazione di misure (M2C1-17, M2C1-17 bis, M2C1-17 ter, M2C1- 17 quater, M2C1-17 quinquies, M2C1-17 sexies, M2C1-17 septies, M2C1-17 -octies, M2C1-17 nonies, M2C1- 17 decies) che permettono di raggiungere i seguenti target di riciclaggio di:
• rifiuti urbani: almeno il 55 %;
• rifiuti di imballaggio: almeno il 65 % in peso;
• rifiuti di imballaggi in legno: almeno il 25 % in peso;
• rifiuti di imballaggi di metalli ferrosi: il 70 % in peso;
• rifiuti di imballaggi in alluminio: almeno il 50 % in peso;
• rifiuti di imballaggi di vetro: almeno il 70 % in peso;
• rifiuti di imballaggi di plastica: almeno il 50 % in peso.
Anche se dal quadro rappresentato non emergono misure o interventi specificatamente dedicati al settore agricolo, le riforme che accompagnano gli interventi in materia di economia circolare avranno un impatto anche sul settore agricolo.
Basti pensare ai temi che dovrà affrontare la Strategia Nazionale in materia di economia circolare quali ad esempio l’implementazione del nuovo Registro Nazionale dei Rifiuti (R.E.N.), il cui prototipo è ora in fase di sperimentazione, oppure la revisione del sistema di tassazione ambientale sui rifiuti, nonché il sostegno a progetti di simbiosi industriale attraverso strumenti normativi e finanziari. Quest’ultimo tema potenzialmente può essere molto interessante per alcune tipologie di residui di origine agricola che potrebbero trovare una diversa collocazione rispetto alla qualifica di rifiuti.
Queste riforme se ben attuate permetteranno di colmare il ritardo sull’impiantistica e il divario fra le regioni, in linea con gli obiettivi europei nonché permettere la chiusura dei cicli produttivi verso un modello a rifiuto zero.

E’ stato convertito in legge il decreto 6 maggio 2021 n. 59 (c.d. Decreto Fondone), che integra, con risorse nazionali, gli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), per complessivi 30,6 miliardi di euro per gli anni dal 2021 al 2026.
Segnaliamo in particolare la significativa dotazione di 1,2 miliardi di euro assegnata al Mipaaf per il finanziamento dei contratti di filiera e di distretto per i settori agricoli e alimentari, compresi pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo.

Tali risorse sono ripartite negli anni come segue:

– 200 milioni di euro per l’anno 2021;
– 300,83 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023;
– 258,81 milioni di euro per l’anno 2024;
– 122,5 milioni di euro per l’anno 2025;
– 20,33 milioni di euro per l’anno 2026.

E’ stato previsto, in sede di conversione, un preciso vincolo di destinazione di tali risorse che dovranno essere destinate per un quarto “esclusivamente alle produzioni biologiche italiane ottenute conformemente alla normativa europea e a quella nazionale di settore”.
Da notare che il decreto legge non prevede specifici requisiti, modalità di accesso, criteri selettivi, aliquote di finanziamento e spese ammissibili per gli interventi. E’ ipotizzabile anche se tutto da confermare che lo schema possa ricalcare i precedenti bandi già emanati dal Mipaaf per finanziare contratti di filiera (giunti ormai al quarto bando, tuttora aperto anche se in via di chiusura definitiva) e di distretto.
Tornando alla dotazione finanziaria di 30,6 miliardi di euro contenuta nel provvedimento, essa è ripartita tra la Presidenza del Consiglio ed i vari Dicasteri per il finanziamento di specifiche iniziative o progetti mentre una porzione notevole di risorse, pari al 15 per cento del totale della dotazione sarà destinata al rifinanziamento del cosiddetto “Superbonus 110%”. Notevole anche la dotazione per il finanziamento complementare del programma Transizione 4.0 (già Impresa 4.0 e Industria 4.0) gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico e già finanziato in buona parte dal PNRR. Tale dotazione assomma a circa 5 miliardi di euro.

Le imprese agricole sono pronte a investire per aumentare il contributo alla lotta contro il cambiamento climatico e per accrescere la sostenibilità ambientale. Gli obiettivi, però, vanno raggiunti puntando sulle innovazioni, e non solo attraverso restrizioni. Una risposta deve arrivare dalla puntuale e piena applicazione del PNRR, che ha nella transizione ecologica un punto fondamentale”.
Lo ha detto il presidente di Massimiliano Giansanti nella relazione di apertura della 101^ Assemblea di Confagricoltura a Palazzo Della Valle, a Roma, a cui hanno partecipato anche il Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, e della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani. All’Assemblea di Confagricoltura ha partecipato, in modalità on-line, anche il presidente di Asti Agricoltura Gabriele Baldi, che ha ascoltato con attenzione tutti gli interventi che si sono alternati durante la mattinata, esercitando infine il proprio diritto di voto.
In un recente studio diffuso dalla Commissione UE si rileva che l’impronta climatica dell’agricoltura europea, misurata in termini di unità di prodotto, si è ridotta a partire dal 1990. “Si tratta di risultati importanti – ha sottolineato Massimiliano Giansantima sappiamo che occorre fare di più: le energie rinnovabili, con il biometano, il fotovoltaico agricolo, il biogas, possono dare nuovo slancio a modelli virtuosi in cui città e campagna si incontrano“.
Altra questione di fondamentale importanza per il futuro dell’agricoltura è la nuova PAC, che entrerà in vigore nel 2023, ma per la quale già entro la fine di quest’anno gli Stati membri dovranno inviare alla Commissione Europea i programmi strategici nazionali. Una novità assoluta, in quanto dovranno contenere sia le scelte sui pagamenti diretti, sia i programmi di sviluppo rurale a livello regionale.
Abbiamo espresso e motivato le nostre riserve sull’accordo che è stato raggiunto – ha dichiarato Giansanti – ora c’è molto lavoro da fare e in tempi stretti, in considerazione anche del fatto che la PAC dovrà essere integrata con i progetti di investimento del Recovery Plan, senza dimenticare l’urgenza della riforma della pubblica amministrazione, della semplificazione e degli investimenti in infrastrutture e logistica”.
Più gli imprenditori saranno capaci di intercettare l’innovazione, più lo Stato potrà accompagnare gli investimenti“, ha affermato il Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli. “Dobbiamo essere in grado di guardare sia vicino, sia all’orizzonte: nel PNRR ci sono misure pensate per fare entrambe le cose. Abbiamo compiuto delle scelte e dovremo continuare a farne, assieme ai settori produttivi di cui l’agroalimentare è uno dei massimi rappresentanti. PAC e PNRR sono le due grandi occasioni che non possiamo mancare”.
La grande sfida della sostenibilità è trovare un punto di incontro tra l’aumento della domanda di cibo nel mondo e la necessità di conservare le risorse naturali“, ha aggiunto il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani. “L’agroalimentare può vincere questa sfida puntando sulla razionalizzazione dell’uso dell’energia, dell’acqua e della chimica, ma anche sul potenziamento del patrimonio forestale e della digitalizzazione”.
Ad avviso di Confagricoltura, resta la necessità di un piano strategico di lungo periodo, che sappia valorizzare la produzione agricola e la competitività delle imprese. Una competitività che è già una realtà, ma che deve essere implementata, come è emerso dallo studio del professor Marco Fortis, direttore della Fondazione Edison e docente di Economia all’Università Cattolica, sulle eccellenze agroalimentari italiane: “Conoscere i propri punti di forza – ha spiegato – è fondamentale per l’elaborazione di una strategia efficace”.

 

Il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, insieme al Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli e al Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani