Articoli

Confagricoltura ha più volte evidenziato come i problemi riscontrati nella gestione dell’attuale Psr siano a volte conseguenza delle disposizioni introdotte da Bruxelles, ma spesso anche riconducibili a regole e vincoli stabiliti a livello di programmazione regionale. Sul piano delle rigidità provenienti dall’Unione Europea, che andrebbero comunque rimosse o attenuate aprendo un confronto costruttivo, anche di respiro nazionale, con Bruxelles, occorre in primo luogo evidenziare le difficoltà determinate dall’obbligo di dover associare ad ogni intervento previsto da una misura/operazione del Psr la “Focus Area” (F.A.) di riferimento, con una specifica dotazione finanziaria. Questo meccanismo, che lega strettamente l’intervento alla F.A. e, di conseguenza, al suo budget finanziario ha provocato non poche complicazioni nella stesura dei progetti – poiché molti interventi sono riconducibili contemporaneamente a più Aree di interesse – forti appesantimenti della fase istruttoria di valutazione e, spesso, carenza o eccesso di risorse economiche sulle singole F.A. Tale impostazione ha esplicato in modo palese i suoi effetti negativi soprattutto sull’Operazione 1.1.1 – Formazione, che non ha dato i risultati attesi, da una parte perché fortemente squilibrata verso F.A. di scarso interesse per i potenziali fruitori dei corsi, dall’altra per i numerosi contrasti emersi in fase istruttoria, riguardo proprio alla collocazione dei corsi all’interno delle F.A. . Sul fronte della programmazione regionale si sono invece riscontrate forti criticità conseguenti ad una non ottimale calibrazione di alcune misure/operazioni, per cui gli interventi o gli impegni previsti non sempre si sono dimostrati allineati con le effettive esigenze delle imprese agricole, del mercato e del territorio. A tale riguardo rammentiamo che, nell’ambito delle misure agroambientali, i premi eccessivamente ridotti per determinati impegni e per alcuni comparti, quali quelli cerealicolo e risicolo, hanno spinto gli agricoltori ad aderire a ulteriori interventi facoltativi, con premi più elevati, ma di difficile applicazione da parte delle aziende. È il caso, per esempio, degli “erbai autunno-vernini da sovescio”, che espongono le aziende al rischio di pesanti sanzioni per inadempienza a causa delle condizioni climatiche, non di rado sfavorevoli a un sufficiente sviluppo delle colture intercalari. Altra operazione che ha riscosso scarsa adesione da parte delle delle aziende è quella relativa all’imboschimento dei terreni agricoli (Op. 8.1.1), con particolare riferimento all’arboricoltura da legno a rapido accrescimento (pioppicoltura), per la quale l’imposizione, anche fortemente suggerita dall’U.e, di inserire nell’impianto particolari cloni resistenti alle fitopatie, ha finito per scoraggiare l’adesione all’intervento a causa della minore produttività di queste varietà e del loro scarso valore commerciale. A questo riguardo riteniamo che occorra incentivare maggiormente le coltivazioni di specie arboree a rapido accrescimento, o comunque a ciclo breve-medio, soprattutto nelle aree collinari e di pianura dove le filiere sono più integrate. Nel contempo andrebbero create condizioni più favorevoli per lo sviluppo di specifiche filiere nelle aree montane. Un ulteriore esempio di non completa coerenza del Psr con la realtà dell’agricoltura piemontese è riscontrabile nella Misura 4 (Op. 4.1.1 e 4.1.2), dedicata al miglioramento della competitività delle aziende agricole e nell’operazione 6.1.1 (premio insediamento giovani). Abbiamo segnalato più volte come nell’ambito dei principi e dei criteri di selezione utilizzati per costruire le graduatorie dei progetti di investimento ammissibili o meno a finanziamento, vi sia una pesante discriminazione in capo alle aziende di medie e medio-grandi dimensioni, che non hanno potuto beneficiare né dei punteggi di priorità previsti per la produzione standard (limitata ad appena 100 mila euro), né di altri punteggi attribuiti per la sostenibilità ambientale, per la presenza di produzioni certificate di qualità o per l’aumento dell’occupazione. Questo pesante limite andrebbe quindi rimosso, alla luce del fatto che tali aziende, per lo più appartenenti ai settori cerealicolo e risicolo, non avendo potuto accedere ai sostegni comunitari per gli interventi strutturali, hanno ridotto la loro capacità di investire e perso competitività, pur contribuendo in modo sostanziale alla produzione lorda vendibile del settore agricolo piemontese. Un altro elemento problematico su cui lavorare, anche perché determina per ricaduta ulteriori pesanti criticità, è quello della complessità che caratterizza molti bandi dell’attuale Psr, legata all’individuazione di un numero eccessivo di casistiche particolari, che porta a un appesantimento elevato dal punto di vista burocratico e amministrativo e alla richiesta di una mole esorbitante di documentazione già in fase di predisposizione dei progetti. Ciò comporta, da un lato, il forte rischio di vedere dichiarate irricevibili le domande di finanziamento proprio per assenza di qualche documento, dichiarazione, firma, etc. e, dall’altro, dilata a dismisura i tempi di tutte le fasi successive, dall’istruttoria al controllo amministrativo fino alla rendicontazione. Andrebbe anche limitato il ricorso alle dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà, sia nella fase di progettazione, sia in quella di rendicontazione. Come già ribadito in più occasioni occorre costruire i bandi in un’ottica di semplificazione e di efficacia, anche sul piano dell’adesione da parte dei soggetti interessati, con poche regole, esplicitate in modo chiaro, senza dare adito a incertezze e dubbi interpretativi, come spesso invece è avvenuto in passato. Ciò determinerebbe anche indubbie ricadute positive sull’efficacia della spesa e sulla rapidità dei pagamenti, accelerando la perfomances del Psr, che attualmente collocano il Piemonte nelle prime posizioni fra le Regioni italiane, ma che indicano una percentuale di utilizzo di poco più della metà dell’importo complessivamente assegnato alla nostra Regione. A titolo puramente esemplificativo citiamo come ascrivibili a quest’ultima criticità i bandi della Misura 1 (formazione e informazione), della Misura 2 (consulenza), della Misura 16, (con particolare riferimento alle operazioni 16.1 (progetti pilota dei Pei) e 16.9 (progetti di agricoltura sociale). A questo processo di semplificazione dei bandi e di generale sburocratizzazione dovrebbe anche seguire una profonda revisione del sistema dei controlli, attribuendo maggiore importanza alle verifiche sostanziali, eseguite a tempo debito, in campo e in azienda sull’effettiva realizzazione degli impegni e degli investimenti. Anche attraverso un dialogo costruttivo con Bruxelles, occorrerà alleggerire le penalità e le riduzioni previste in caso di errori formali o di lievi inadempienze, assegnando più importanza agli aspetti concreti rispetto a quelli che attengono alla forma, riducendo così il rischio di contenziosi che potrebbero dilatare ulteriormente i tempi di realizzazione dei progetti. Sempre in un’ottica di miglioramento dell’efficacia del PSR sarebbe opportuno mettere mano al testo del bando dell’Operazione 10.1.3 – azione 3 (apporto di sostanza organica) che già nella precedente programmazione ha provocato inconvenienti agli agricoltori che hanno aderito all’intervento di distribuzione del compost. In sostanza, ogni anno risulta problematico acquistare questo prodotto per la sua scarsa reperibilità sul mercato. Ne consegue che occorrerebbe introdurre regole più elastiche al fine di venire incontro alle difficoltà delle aziende, che spesso corrono il rischio di vedersi cancellato il sostegno comunitario per cause indipendenti dalla loro volontà. Riteniamo che il superamento delle criticità appena sopra accennate costituisca un presupposto fondamentale per un migliore avanzamento in termini di efficacia dell’attuale Psr, che andrebbe quindi realizzato già in occasione dell’avvio del periodo transitorio, al termine del quale si potrebbero svolgere verifiche sulla validità delle modifiche richieste. Per quanto riguarda l’allocazione delle risorse finanziarie che verranno assegnate al Piemonte per il periodo transitorio, formuliamo di seguenti alcune proposte. In primo luogo occorrerà assicurare il finanziamento delle misure relative all’ambiente e all’agricoltura biologica (misure 10 e 11), possibilmente ampliando la platea dei beneficiari. E’ altresì importante prevedere la riapertura di bandi sulla Misura 4, in particolare per le Operazioni 4.1.1 e 4.1.2 (miglioramento della competitività nelle aziende agricole condotte da giovani e non), per l’Operazione 4.2.1 (agroindustria), nonché per la Misura 6 (premio investimenti giovani), da attuare in forma di progetto integrato con l’operazione 4.1.2. A questo riguardo sottolineiamo la necessità che si introduca un meccanismo per cui vengano contemporaneamente finanziate sia le domande relative alla misura 6, sia quelle collegate con la misura 4, per evitare che i giovani insediati in agricoltura non dispongano delle opportunità necessarie per costruire immediatamente un sistema produttivo competitivo in grado di consentire un adeguato sviluppo aziendale. Si ritiene opportuno rifinanziare la Misura 3, che sostiene i costi di certificazione delle produzioni di qualità e la promozione di queste ultime tramite la partecipazione a fiere ed eventi di respiro nazionale ed europeo. Reputiamo anche importante destinare fondi per rifinanziare un bando sull’Operazione 5.1.1 (reti antigrandine) e sull’Operazione 8.1.1 (imboschimento terreni agricoli). Per quanto concerne infine la nuova programmazione del Psr valgono le considerazioni già espresse riguardo alle criticità, che brevemente ricapitoliamo integrandole con alcune altre proposte:

– revisione critica delle misure inserite nell’attuale Psr che porti all’esclusione di quelle con scarse, basse o nulle adesioni;
– definizione di bandi che possano meglio intercettare l’interesse del mondo agricolo, più coerenti quindi con le esigenze delle imprese e del mercato, e che abbiamo a disposizione un’adeguata dotazione finanziaria;
– semplificazione dei bandi e consistente snellimento degli aspetti burocratico-amministrativi, per esempio spostando, in tutti i casi possibili, la presentazione della documentazione di appoggio alla fase successiva a quella di costruzione della graduatoria di finanziabilità delle domande/progetti;
– accelerazione complessiva dell’iter dei bandi, e quindi della capacità di spesa del Psr, valutando l’opportunità di ricorrere anche al sistema a sportello, soprattutto nel caso di progetti immediatamente cantierabili;
– miglioramento del coordinamento e omogeneizzazione degli interventi previsti dal Psr piemontese con quelli delle Regioni confinanti, per garantire un livello uniforme di competitività e concorrenza per gli agricoltori;
– in relazione ai progetti “collettivi”, sulla base dell’esperienza maturata, riteniamo che sia necessario sostenere sia le imprese individuali – forme societarie con meno di cinque agricoltori
– sia le imprese cooperative, diversificando gli ambiti di intervento in base agli obiettivi che si intendono raggiungere. Per esempio, per evitare lo sviluppo disordinato ed eccessivo della meccanizzazione sarà opportuno prevedere dimensioni minime per uno sfruttamento ottimale delle macchine, tenendo presenti elementi quali superfici, aziende, tipo di coltivazione, ecc. per garantire il pieno utilizzo e di conseguenza la redditività dell’investimento;
– individuazione di misure specifiche per sostenere gli allevatori nell’adozione di tecniche e sistemi di gestione aziendali che vadano oltre i requisiti minimi del benessere animale, nell’ottica di una maggiore sostenibilità delle aziende anche nei confronti del consumatore;
– potenziamento delle misure destinate a favorire l’adesione a sistemi volontari di certificazione della qualità dei processi e delle produzioni (Misura 3 dell’attuale Psr);
– possibilità di realizzare progetti integrati che comprendano interventi paesaggistico ambientali, turistici e di miglioramento degli edifici, con l’obiettivo di coniugare l’accoglienza e gli itinerari turistici con la possibilità di conoscere, degustare e acquistare direttamente i prodotti delle aziende in locali ristrutturati per la degustazione, la ristorazione e/o il pernottamento.

L’UE e la Cina hanno firmato oggi un accordo bilaterale per proteggere da usurpazioni e imitazioni 100 indicazioni geografiche europee in Cina e 100 indicazioni geografiche cinesi nell’UE. L’accordo, inizialmente concluso nel novembre 2019, dovrebbe generare vantaggi commerciali reciproci e consentire ai consumatori di entrambe le parti di avere accesso a prodotti di qualità garantiti. Esso è il segno della volontà dell’UE e della Cina di tener fede all’impegno assunto in occasione dei precedenti vertici UE-Cina e di aderire alle norme internazionali come base per le relazioni commerciali.
Janusz Wojciechowski, Commissario per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale, ha dichiarato: “Sono orgoglioso dell’ulteriore passo avanti compiuto verso l’entrata in vigore di questo accordo, che è segno del nostro impegno a collaborare strettamente con i nostri partner commerciali mondiali, quale la Cina. I prodotti delle indicazioni geografiche europee sono rinomati per la loro qualità e la loro diversità ed è importante proteggerli sia a livello UE che a livello mondiale per garantirne l’autenticità e preservarne la reputazione. Questo accordo darà un contributo in tal senso, e allo stesso tempo rafforzerà le nostre relazioni commerciali, a beneficio del nostro settore agroalimentare e dei consumatori di entrambe le parti“.
Il mercato cinese presenta un elevato potenziale di crescita per i prodotti alimentari e le bevande europei. Nel 2019 la Cina è stata la terza destinazione dei prodotti agroalimentari dell’UE, raggiungendo 14,5 miliardi di EUR, nonché la seconda destinazione delle esportazioni di prodotti protetti come indicazioni geografiche (per 9% del valore), tra cui vini, prodotti agroalimentari e bevande spiritose. Inoltre, grazie a questo accordo, i consumatori europei potranno scoprire le vere specialità cinesi.
L’elenco UE delle indicazioni geografiche da proteggere in Cina comprende prodotti quali Cava, Champagne, Feta, Irish whiskey, Münchener Bier, Ouzo, Polska Wódka, Porto, Prosciutto di Parma e Queso Manchego. Tra le indicazioni geografiche cinesi nell’elenco figurano ad esempio Pixian Dou Ban (pasta di fagioli Pixian), Anji Bai Cha (tè bianco Anji), Panjin Da Mi (riso Panjin) e Anqiu Da Jiang (zenzero Anqiu).
Dopo la firma e l’approvazione del Parlamento europeo, l’accordo sarà adottato ufficialmente dal Consiglio e dovrebbe entrare in vigore entro la fine del 2021.
Entro quattro anni dall’entrata in vigore l’ambito di applicazione sarà ampliato in modo da includere altre 175 indicazioni geografiche di entrambe le parti. Per queste denominazioni si dovrà seguire la stessa procedura di approvazione seguita per le 100 già comprese nell’accordo (ossia valutazione e pubblicazione per osservazioni).

Contesto

Con oltre 3 300 denominazioni UE registrate come indicazioni geografiche, la politica di qualità dell’UE intende proteggere le denominazioni di prodotti specifici per promuoverne le caratteristiche uniche legate all’origine geografica e alle competenze tradizionali.
Nell’UE sono inoltre protette circa 1 250 indicazioni geografiche di paesi terzi, grazie ad accordi bilaterali, come quello concluso con la Cina. Questi accordi proteggono anche le indicazioni geografiche dell’UE nei paesi partner: circa 40 000 casi di protezione delle indicazioni geografiche dell’UE in tutto il mondo.
In termini di valore, il mercato delle indicazioni geografiche dell’UE è pari a circa 74,8 miliardi di €, ossia il 6,8% dei prodotti alimentari e delle bevande dell’UE, con esportazioni per 16,9 miliardi €, che rappresentano il 15,4% di tutte le esportazioni UE di prodotti alimentari e bevande.
La cooperazione UE-Cina in questo settore, avviata nel 2006, ha consentito nel 2012 di proteggere 10 indicazioni geografiche di entrambe le parti. Quell’accordo iniziale ha permesso di porre le basi della cooperazione odierna.

La Direzione Generale Agricoltura dell’Unione europea ha pubblicato la “tabella di marcia” per la “Visione a lungo termine per le aree rurali”, per ora disponibile soltanto in inglese al link: https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/12525-Long-term-vision-for-rural-areas
A settembre verrà lanciata una consultazione pubblica on-line sull’argomento. Il documento precisa che le regioni prevalentemente rurali ospitano 96 milioni di persone e coprono il 45% del territorio dell’UE. Gli studi – si legge nel documento – hanno dimostrato che molte persone in queste aree rurali si sentono politicamente trascurate. Secondo l’Unione europea molti servizi ecosistemici (produzione di alimenti, mangimi, materie prime, regolamentazione delle acque, biodiversità, etc.) dipendono e sono generati nelle zone rurali. Inoltre, la crisi Covid-19 può introdurre cambiamenti significativi nella società (aumento del telelavoro, apprezzamento per gli spazi verdi) di cui le aree rurali potrebbero beneficiare. Su queste basi è previsto un ampio processo di consultazione per garantire che la voce di tutte le parti interessate siano ascoltate. La consultazione pubblica che partirà a settembre sarà resa nota in tutte le lingue dell’UE sul sito web della Commissione “Dite la vostra”. Sulla base delle prove raccolte e delle necessità individuate, la comunicazione fornirà indicazioni per future iniziative di approfondimento.

Le richieste della Confederazione in vista del Consiglio Agricoltura della Ue del 13 maggio

Le misure varate finora dalla Commissione Europea per l’emergenza coronavirus sono assolutamente insufficienti. Occorre mobilitare nuove risorse finanziarie ed ampliare la sfera degli interventi di mercato. Sul settore vitivinicolo e delle carni suine è indispensabile agire con la massima urgenza”. Sono le richieste avanzate dal presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, in vista della riunione, in programma il 13 maggio, del Consiglio Agricoltura della UE.
Nel recente rapporto sulle prospettive economiche – rileva Giansanti – la Commissione ha indicato che la crisi in atto è senza precedenti e può addirittura minare il funzionamento del mercato unico. In questo scenario è stata prevista per l’agricoltura una spesa straordinaria limitata a 80 milioni di euro. E’ un importo del tutto inadeguato. Basti guardare a quanto deciso fuori dalla UE”.
Negli Stati Uniti, sottolinea Confagricoltura, solo per il sostegno della filiera dei biocarburanti è stato varato un intervento superiore a quello complessivo della UE. E nel Regno Unito non ci saranno limiti di spesa per supportare il reddito dei produttori di latte. In Canada, per compensare i costi per l’acquisto dei dispositivi di sicurezza sanitaria, gli agricoltori riceveranno un contributo pubblico di 55 milioni di dollari USA.
Alla luce di questi dati – dichiara il presidente Giansanti – è di tutta evidenza che l’Unione europea deve fare molto di più per sostenere un settore che, assieme alle altre parti della filiera, garantisce la sicurezza alimentare”.
Adotteremo tutte le azioni necessarie per rispondere in tempi rapidi e in modo efficace alle richieste delle imprese – conclude Giansanti – sapendo di poter fare affidamento anche sulle iniziative annunciate dal Parlamento europeo”.
Nei giorni scorsi, ricorda Confagricoltura, i coordinatori del gruppo del gruppo PPE e dei Socialisti Democratici, Dorfmann e De Castro, hanno inviato una lettera alla Commissione Europea per annunciare il voto contrario della Commissione Agricoltura dell’Europarlamento sulle misure varate “in assenza di un significativo miglioramento”.

Il Governo ha varato misure di assoluto rilievo per limitare l’impatto economico della pandemia Covid-19. In attesa di approfondire l’esame del testo del Decreto Legge sulla liquidità in relazione alle specificità del nostro settore, rileviamo fin d’ora che la reale efficacia delle misure dipende dalla semplificazione burocratica e dai tempi di erogazione. Occorre agire con urgenza, anche per quanto riguarda tutti i pagamenti in sospeso della Pubblica Amministrazione verso le imprese, a partire dalla PAC e dal PSR”.
E’ la presa di posizione della Giunta di Confagricoltura che si è riunita in videoconferenza per fare il punto sulla situazione economica del settore.
Resta inoltre ancora aperto il problema legato alla carenza di manodoperasottolinea il presidente, Massimiliano Giansanti. “Abbiamo presentato le nostre proposte e siamo pronti a discutere qualsiasi ipotesi di soluzione. In altri Stati membri grandi produttori di beni agricoli, le decisioni sono state già prese. Stiamo accumulando un clamoroso ritardo. Come Confagricoltura abbiamo cercato di dare una prima risposta, mettendo in contatto domanda e offerta con la piattaforma AgriJob, che ha ricevuto oltre un migliaio di richieste in pochi giorni”.
La Giunta di Confagricoltura ha passato in rassegna la situazione dei diversi settori di produzione. Il crollo della domanda e le conseguenze del “lockdown” hanno causato pesanti danni economici, che occorre compensare, a carico del florovivaismo, del vino e delle attività agrituristiche. Per effetto della chiusura degli esercizi pubblici, già si registrano sensibili cali del prezzo del latte nei più importanti Stati membri. Sono in difficoltà le produzioni zootecniche e quelle ortofrutticole. La contrazione delle esportazioni pesa sui settori vitivinicolo e dell’olio d’oliva.
Le nostre imprese hanno continuato a produrre per garantire, insieme alle altre parti della filiera agroalimentare, i rifornimenti e la sicurezza alimentare, ma le difficoltà stanno aumentando – puntualizza Giansanti – sia dal lato dei mercati, sia dal lato dello svolgimento dell’attività produttiva. Sta emergendo un problema di liquidità. Apprezziamo i segnali di attenzione pervenuti dal Senato in sede di conversione del DL ‘Cura Italia’ e contiamo che si traducano in interventi strutturali nel nuovo decreto per le imprese annunciato dopo Pasqua“.
Dall’Unione Europea sono arrivate finora misure positive, ma di portata limitata, sugli aiuti diretti della PAC. Non sono state, invece, mobilitate risorse aggiuntive per fronteggiare la pesante crisi in atto – rileva la Giunta di Confagricoltura. “E’ stato solo annunciato un provvedimento che dà la possibilità di riassegnare i fondi non ancora impegnati sui programmi di sviluppo rurale. Insomma, solo uno spostamento di risorse già assegnate al mondo agricolo”.
Palazzo Della Valle sollecita l’attivazione degli strumenti di gestione delle crisi di mercato, già previsti dalla normativa UE: dai ritiri di mercato agli aiuti allo stoccaggio dei prodotti colpiti dalla contrazione della domanda. Anche il canale degli aiuti alimentari va adeguatamente rafforzato.
Gli effetti economici della pandemia non si esauriranno in tempi brevi – conclude il presidente Giansanti – è un interesse strategico quello di sostenere la continuità produttiva delle imprese agricole e l’efficienza del sistema agroalimentare”.