Nell’emergenza coronavirus il florovivaismo ha subìto i contraccolpi più pesanti rispetto agli altri comparti agricoli: a fronte di un 2019 da record per quanto riguarda l’export, il 2020 si sta rivelando terribile per le aziende del comparto.
A causa del divieto di assembramenti, di celebrare cerimonie, della chiusura dei cimiteri e del contingentamento della mobilità sul territorio, le vendite delle produzioni floricole primaverili sono pressoché azzerate.
Sono crollati gli acquisti di fiori e di piante ornamentali e fino a pochi giorni fa – ricorda Confagricoltura – era anche impossibile svolgere le attività di manutenzione dei parchi e dei giardini. Un vero e proprio disastro per il Piemonte, dove il comparto fattura oltre 120 milioni di euro all’anno.
In base alle stime di Confagricoltura le perdite subite dalle 1.485 aziende florovivaistiche piemontesi in alcuni casi superano il 60% del fatturato annuale, con conseguenze preoccupanti non solo in termini di programmazione dei futuri investimenti, ma anche per la tenuta e la sopravvivenza di molte realtà produttive e per un drastico ridimensionamento dell’occupazione.
A fronte di questa situazione – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasiaabbiamo chiesto alla Regione di dichiarare lo stato di crisi del comparto e di individuare procedure amministrative snelle e attuabili nel breve periodo per l’accertamento e il riconoscimento dei danni, che si basino sostanzialmente sulla segnalazione delle perdite del fatturato da parte delle imprese coinvolte”.
Complessivamente in Italia il florovivaismo occupa circa 100.000 addetti in 27.000 aziende. Il fatturato annuale è di 2,9 miliardi di euro complessivi: 1,32 miliardi di euro di fiori recisi e piante in vaso e 1,55 miliardi di euro di piante ornamentali.

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