È stato recentemente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, il decreto ministeriale Mipaaf che detta le modalità attuative del Fondo per la filiera della ristorazione.
Il Fondo, come noto, è stato istituito per intervenire a favore della filiera della ristorazione soggetta a cali di fatturato a causa delle misure di contenimento della pandemia di Covid-19 e per sostenere indirettamente la fornitura di beni agricoli e alimentari derivanti da filiere completamente “Made in Italy”.
Al fondo sono stati destinati finanziamenti per 600 milioni di euro nel 2020. Il direttore di Confagricoltura Asti Mariagrazia Baravalle commenta: “Ottimo l’inserimento degli agriturismi in qualità di potenziali beneficiari e la premialità inserita proprio all’utilizzo di prodotti agricoli tutti italiani ma, ahimè, si riscontrano problemi operativi connessi alla peculiarità del settore primario che speriamo non ne inficino l’applicabilità ed i conseguenti benefici effetti”.
I nostri uffici sono a disposizione per tutti i chiarimenti del caso e possono coadiuvare le aziende per la predisposizione delle domande.

Imprese ammesse

Sono ammesse le imprese di ristorazione con – teorica – estensione agli agriturismi che effettuano somministrazione di cibi e bevande.
Condizione necessaria per la presentazione della domanda è la riduzione del fatturato medio del periodo marzo-giugno 2020 rispetto al medesimo periodo dell’anno 2019, riduzione che deve essere pari ad almeno il 25%. La riduzione di fatturato non è necessaria se l’azienda ha iniziato l’attività dopo il 1° gennaio 2019.

Il contributo

Il contributo potrà coprire fino al 100% dell’ammontare dei prodotti della filiera italiana acquistati; se le richieste saranno superiori alle risorse stanziate, queste saranno distribuite fra i richiedenti in misura percentualmente proporzionale. Viene comunque garantito a tutte le imprese un contributo minimo di 1.000 euro.
Il contributo viene erogato con un meccanismo di acconto e saldo con un acconto pari al 90% dell’importo sulla base della documentazione fiscale presentata e poi il saldo a seguito della presentazione delle quietanze di pagamento degli acquisti.

I prodotti ammessi al contributo

Sono ammessi al contributi gli acquisti di prodotti delle filiere agricole e alimentari al 100% Made in Italy, anche Dop e Igp, inclusi quelli vitivinicoli, effettuati dopo il 14 agosto 2020 e fino al momento di presentazione della domanda. In pratica saranno ammessi al contributo gli acquisti di prodotti DOP e IGP oppure acquistati direttamente presso i produttori agricoli od ottenuti “da filiera nazionale integrale dalla materia prima al prodotto finito”.
Gli acquisti devono riguardare almeno “tre differenti tipologie di prodotti agricoli e alimentari” ed il “prodotto principale” non può superare il 50% della spesa totale documentata e per la quale viene richiesto il contributo.  Per tipologia di prodotto si intende la categoria merceologico (es. frutta, latte, carne, formaggio, uova ecc.).  Sono considerati acquisti prioritari quelli di prodotti Dop e Ipg e quelli ad alto rischio di spreco come latte 100 % italiano, prosciutto crudo e prosciutto cotto 100% italiano, olio extra vergine di oliva 100% italiano e/o e altri prodotti di origine italiana.
E’ importante sottolineare che in sede di domanda è necessario dimostrare la tracciabilità del pagamento dei prodotti ammessi al contributo attraverso copia del bonifico, copia della matrice dell’assegno, ricevuta pagamento bancomat o carta di credito ecc.

Come richiedere il contributo

Le domande possono essere presentate – dal 16 al 28 novembre p.v., – di persona presso gli Uffici postali oppure attraverso il sito www.portaleristorazione.it, effettuando l’accesso tramite lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale personale). Allo stato attuale non è prevista la presentazione della domanda tramite intermediario.
Andranno accluse alla domanda:
– documento di identità
– visura camerale
– copia dei documenti fiscali certificanti gli acquisti nelle categorie previsti dal decreto
– quietanze associate ai documenti fiscali
– copia del versamento dell’importo di adesione all’iniziativa pari a 30,00€ da effettuarsi tramite bollettino postale sul c/c 32025009 intestato a Poste Italiane;
– dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che indichi tra l’altro gli aiuti de minimis percepiti nell’ultimo triennio ed il calcolo della riduzione del fatturato del periodo marzo-giugno 2020 rispetto al medesimo periodo del 2019 (pari, come detto, ad almeno il 25%).

Il problema degli agriturismi

Abbiamo già detto come anche gli agriturismi sarebbero destinatari del contributo ma rimane a tutt’oggi irrisolta la “solita” problematica legata al codice attività. La norma, infatti, prevede che le aziende che richiedono il contributo abbiamo quale codice attività prevalente uno fra quelli identificati nel decreto. Come ben noto la normativa nazionale e regionale in materia di agriturismo prevede che tale attività non possa avere connotazione di attività prevalente ma debba necessariamente essere connessa con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali che dovranno comunque rimanere prevalenti. Inoltre sembra siano esclusi dal contributo i passaggi interni fra diverse attività.  Anche in questo caso il legislatore non ha tenuto in considerazione il fatto che l’agriturismo per sua natura e per adempiere alle norme di legge in materia, si approvvigiona prevalentemente con i prodotti agricoli aziendali e il passaggio di tali prodotti dall’attività agricola a quella agrituristica avviene attraverso fatturazione di detti passaggi interni.
Ultimo ma non meno importante è il dubbio che permane in merito a quale fatturato prendere in esame per dimostrare la riduzione accusata nel periodo marzo-giugno 2020 rispetto al medesimo periodo del 2019. Quello relativo a tutte le attività esercitate (agricola ed agrituristica)?
Quello relativo sola attività agrituristica di somministrazione? Ma in questo caso come potrà essere scorporata rispetto a quella di pernottamento magari con annessa mezza o intera pensione?
Confagricoltura fin dall’emanazione delle bozze del provvedimento ha segnalate le diverse “anomalie” proponendo emendamenti e modifiche che consentano di fugare i molti dubbi attuali e consentire alle aziende agrituristiche di ottenere un contributi necessario in un momento di completa chiusura dell’attività.
Purtroppo a pochi giorni dal termine di presentazione delle domande (28 novembre) molto dubbi rimangono. Ritorneremo sull’argomento non appena in possesso di nuove indicazioni e chiarimenti.