Dal prossimo anno, stando agli annunci ufficiali della multinazionale americana, McDonald’s commercializzerà una linea di prodotti vegetali, denominata McPlant, alternativi ai classici hamburger di carne e alle crocchette di pollo.
La produzione verrà realizzata in collaborazione con Beyond Meat, azienda di Los Angeles nata nel 2009, che si è sviluppata anche grazie ai cospicui investimenti di Bill Gates e Leonardo di Caprio, produttrice di sostituti per la carne e prodotti caseari a base di vegetali.
La nuova linea McPlant non conterrà nessun ingrediente di origine animale.
Il mercato finanziario, che fino a ora ha premiato Beyond Meat, ha accolto con freddezza la notizia dell’accordo con McDonalds, spiazzando gli investitori. Il 9 novembre Beyond Meat Inc al Nasdaq di New York quotava 162 dollari per azione, mentre ieri alla chiusura il prezzo era di poco inferiore ai 129 dollari, con un calo del 27,3%. E questo nonostante la notizia che l’azienda leader nella produzione di polpette a base vegetale che assomigliano a una bistecca (chiamarli hamburger non sarebbe corretto) abbia annunciato un accordo con McDonald’s per lanciare un sostituto degli hamburger per il pubblico vegano.
L’obiettivo dell’azienda è soddisfare una domanda di proteine di origine vegetale che, secondo McDonald’s, “è reale e sostenuta”. Le vendite al dettaglio di polpette vegetali congelate negli Stati Uniti sono aumentate del 38,5% su base annua (settembre 2019 – settembre 2020).
In Italia il mercato al momento non desta ancora preoccupazioni agli allevatori di bovini da carne. “I consumatori italiani continuano a privilegiare un alimento sano, nutriente e importante per l’economia e per le nostre tradizioni enogastronomiche – sottolinea Mariagrazia Baravalledirettore di Confagricoltura Asti, riprendendo quanto affermato in questi giorni da Enrico Allasiapresidente di Confagricoltura Piemonte – e questo perché la carne rossa rappresenta un valore insostituibile nella dieta equilibrata”.
In Piemonte si allevano circa 790.000 capi bovini, dei quali 220.000 di razza piemontese e circa l’8% dei capi di questa razza si trova negli allevamenti della provincia di Asti.
L’impatto del lockdown primaverile e di questi giorni sui nostri allevamenti, le cui produzioni sono destinate prevalentemente al canale della ristorazione e delle macellerie di qualità, è stato rilevante: per la scarsa domanda – precisa l’organizzazione astigiana – il prezzo dei vitelloni maschi piemontesi della coscia nella prima quindicina di novembre è sui 3,10 – 3,40 euro al Kg, poco sopra a quello dei vitelloni di razze estere da carne”.
Prima della pandemia il prezzo dei vitelloni piemontesi, che per il tipo di allevamento richiesto presentano costi di produzione più elevati rispetto alle altre razze, era superiore a 4 euro al kg.
Non sono le polpette vegetali a intimorire gli allevatori astigiani – conclude Baravalle – ma gli effetti della pandemia. L’auspicio è che l’emergenza possa finire presto per poter ripartire con azioni di informazione dei consumatori e di valorizzazione delle nostre specialità in occasioni di sagre e manifestazioni, oltre che con la ripresa delle vendite nella ristorazione e con le esportazioni. Non temiamo confronti dal punto di vista qualitativo, abbiamo soltanto bisogno di bisogno di poter far apprezzare le nostre produzioni”.