La Commissione Europea ha adottato il nuovo Piano d’azione sui fertilizzanti con l’obiettivo di affrontare la crisi che sta colpendo il comparto agricolo, aggravata dall’impennata dei costi energetici e delle materie prime conseguente alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz. L’iniziativa arriva in un momento di forte pressione sui mercati internazionali: la regione mediorientale rappresenta infatti una quota significativa delle esportazioni mondiali di ammoniaca e urea e le recenti tensioni hanno provocato un brusco aumento dei prezzi dei fertilizzanti azotati.
“In un contesto come quello attuale – commenta Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – dove il costo dell’urea è arrivato a 1.000 euro a tonnellata e il prezzo del gasolio è fuori controllo, ci saremmo aspettati iniziative più coraggiose da parte dell’Europa, ad esempio l’immediata sospensione della “carbon tax” doganale dell’Ue, la cosiddetta CBAM, e non solo un suo allentamento, ma anche interventi sulla Politica Agricola Comune con risorse aggiuntive, e non con quelle già programmate, con particolare riferimento alla riserva di crisi. Sul fronte energia, poi, oltre alle somme del fondo di coesione, che dovrebbero essere messe a disposizione per lo sviluppo di biogas e biometano, bisognerebbe garantire maggiore flessibilità delle regole per la realizzazione degli impianti e la loro alimentazione”.
Positiva invece l’attenzione che viene dedicata allo sviluppo della filiera del biogas e del biometano agricolo. Per la prima volta, digestato, biogas e biometano vengono riconosciuti come elementi strategici per la sicurezza energetica e alimentare europea, grazie alla loro capacità di ridurre la dipendenza dai fertilizzanti minerali importati e di favorire un modello produttivo più circolare e sostenibile.
Tra le misure annunciate figura anche l’intenzione della Commissione di estendere l’impiego in agricoltura di concimi azotati ottenuti dal trattamento di reflui zootecnici (come letame, liquami e digestato), facilitandone l’utilizzo nelle aree soggette ai vincoli della Direttiva nitrati. Tali fertilizzanti possono sostituire quelli chimici minerali, riducendo le importazioni. Prevista inoltre l’apertura di strumenti sperimentali per semplificare il quadro normativo relativo all’utilizzo del digestato e dei sottoprodotti agricoli.
In sintesi, nonostante le aperture contenute nel piano, la reazione delle principali organizzazioni agricole europee e italiane è stata fortemente critica. In particolare, Copa-Cogeca e Confagricoltura giudicano le misure insufficienti e prive di interventi immediati in grado di fronteggiare l’emergenza economica che sta investendo il settore, alleviando i costi di produzione e i problemi di liquidità delle imprese agricole. Questo prima ancora di concentrarsi sulle misure strutturali per fronteggiare a lungo termine la congiuntura.
Secondo Confagricoltura Piemonte, il protrarsi dell’attuale crisi rischia di determinare un aumento dei fallimenti aziendali, una riduzione della capacità produttiva del bacino europeo e inevitabili ripercussioni sui prezzi alimentari e sulla sicurezza alimentare dell’Unione.
Il confronto tra Commissione europea e rappresentanze agricole resta aperto, mentre il settore attende misure concrete e tempestive per evitare un ulteriore aggravamento della crisi.
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Nel corso del Comitato Speciale per l’Agricoltura dello scorso dicembre e della Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale (COMAGRI) del Parlamento europeo di lunedì 12 gennaio, è stata approvata la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, il cosiddetto “Pacchetto Vino”, che modifica i Regolamenti (UE) n. 1308/2013, n. 2021/2115, n. 251/2014 con riferimento alle regole di mercato e alle misure di supporto al settore vitivinicolo, e il Regolamento (UE) n. 1143/2024 per alcune disposizioni in materia di etichettatura. Il testo dovrà ancora passare al vaglio della plenaria del Parlamento Europeo prevista per febbraio.
Oltre alle misure di controllo della produzione e più coperture finanziarie dall’Ue contro i rischi climatici (fino all’80% dei costi ammissibili), il pacchetto aggiorna anche le denominazioni dei vini a bassa gradazione o analcolici, proponendo termini come “alcol free” (con contenuto alcolico inferiore allo 0,5%); “0,0%” (inferiore allo 0,05%) o “a ridotto contenuto alcolico” (superiore allo 0,5% ma almeno inferiore del 30% rispetto alla gradazione standard).
Qui di seguito elencate le novità di maggiore interesse per i produttori:
1) Regime delle autorizzazioni per gli impianti vitati
1.1) Durata del sistema di autorizzazioni
Il sistema delle autorizzazioni per gli impianti vitati non prevede più un termine al 2045: il sistema sarà prorogato con revisioni decennali, la prima delle quali è prevista nel 2028, per valutarne l’efficacia e l’eventuale aggiornamento.
1.2) Decorrenza e validità delle autorizzazioni
Per semplificarne la gestione amministrativa, la validità delle autorizzazioni non dipenderà più dalla data di rilascio. Tutte le autorizzazioni avranno come riferimento la campagna di commercializzazione, che termina il 31 luglio di ogni anno.
Pertanto, le autorizzazioni concesse nel corso di un anno decorreranno dal 31 luglio successivo e scadranno il 31 luglio dell’ultimo anno di validità.
1.3) Durata delle autorizzazioni
Per le autorizzazioni a nuovi impianti è confermata la durata a 3 anni, calcolati, come anticipato dalla fine della campagna di commercializzazione. Solo in caso di forza maggiore o circostanze eccezionali, per specifiche aree, gli Stati membri potranno concedere una proroga di 12 mesi.
Per le autorizzazioni ai reimpianti, come richiesto dalla Confederazione, la durata estesa fino a 8 anni, anche in questo caso si parte dalla fine della campagna di commercializzazione in cui l’autorizzazione è concessa. Le nuove disposizioni sulle autorizzazioni di reimpianto si applicano anche alle autorizzazioni già valide al momento dell’entrata in vigore del regolamento.
1.4) Sanzioni per mancato utilizzo
Le autorizzazioni di nuovo impianto concesse prima del 1° gennaio 2025 non sono soggette a sanzioni in caso di mancato utilizzo, tenuto conto della contrazione della domanda di vino. Per le autorizzazioni concesse dopo tale data, restano applicabili le sanzioni amministrative, al fine di evitare comportamenti speculativi.
1.5) Limiti quantitativi e criteri nazionali
Gli Stati membri potranno limitare il rilascio di nuove autorizzazioni fino allo 0% a livello regionale o per specifiche aree e applicare restrizioni per vini a DOP/IGP o per determinate tipologie. Sono inoltre rivisti i criteri di ammissibilità e priorità per l’assegnazione delle autorizzazioni. Gli Stati membri possono subordinare il rilascio delle autorizzazioni di reimpianto a specifiche condizioni, in particolare nelle aree caratterizzate da squilibri strutturali di mercato, favorendo metodi di produzione tradizionali e tipologie di vino che non aumentino significativamente le rese medie.
2) Vini dealcolati e parzialmente dealcolati
E ‘stata aggiornata la terminologia per vini con titolo alcolometrico inferiore a 0,5% vol con la sostituzione del termine “dealcolato” con “alcol free” (si resta in attesa dalla traduzione in italiano) (può essere indicato “0.0%” se il contenuto non supera 0,05% vol.). Il termine “alcol reduced” (anche qui in attesa di traduzione) è utilizzabile per vini con titolo alcolometrico compresa tra 0,5% vol. e il 30% in meno rispetto al minimo previsto per la categoria di origine. In etichetta dovrà essere chiaramente indicato che il prodotto è ottenuto mediante dealcolizzazione.
È consentito applicare la dealcolizzazione anche a “una parte” del prodotto e secondo quanto riportato nei considerando potrà essere ammesso il “blending” tra vino dealcolato e non dealcolato per ottenere vini parzialmente dealcolati, al fine di migliorare la sostenibilità economica del processo.
3) Etichettatura: ingredienti e dichiarazione nutrizionale
In deroga alle disposizioni generali, i vini destinati esclusivamente all’esportazione sono esentati dall’obbligo di riportare la lista degli ingredienti e la dichiarazione nutrizionale. Sono, inoltre, previsti atti delegati per normare l’etichettatura elettronica con l’uso di pittogrammi o simboli in luogo della dicitura “ingredienti”.
4) Finanziamenti e interventi nel settore vitivinicolo
4.1 Pagamenti nazionali in caso di crisi
I pagamenti nazionali in situazioni di crisi giustificate, attualmente previsti per la sola distillazione di crisi, potranno essere estesi, anche a vendemmia verde e estirpazione dei vigneti.
Per l’estirpazione l’aiuto non potrà superare il costo diretto dell’operazione più una compensazione fino al 100% della perdita di reddito stimata per un anno. I beneficiari degli aiuti per estirpazione non potranno richiedere autorizzazioni per nuovi impianti per le dieci campagne di commercializzazione successive.
4.2 Interventi strutturali finanziati con fondi europei
È stata data la possibilità agli Stati membri di ampliare il menu degli interventi settoriali finanziabili dall’Unione europea tramite il Piano strategico della PAC (ex fondi OCM). Da evidenziare che tali nuovi interventi sono ammessi a parità di risorse attribuite a ciascun Stato membro.
a) Investimenti per l’enoturismo. Il turismo del vino è riconosciuto come attività economica strategica per molte aziende vitivinicole; pertanto, fra gli investimenti ammissibili dagli Stati membri sono state inserite anche le strutture e gli strumenti per la commercializzazione finalizzati alla vendita diretta e allo sviluppo dell’enoturismo. Possono accedere a tali aiuti per l’enoturismo le organizzazioni professionali, organizzazioni di produttori vitivinicoli, associazioni di produttori di vino, secondo quanto stabilito dagli Stati membri nei rispettivi Piani strategici della PAC.
b) Attività di consulenza. È introdotta la possibilità di finanziare attività di consulenza, in particolare concernenti le condizioni di lavoro, le vendite dirette, la sostenibilità ambientale e la diversificazione della produzione vitivinicola. ll contributo UE copre fino al 50% delle spese ammissibili.
c) Interventi contro le fitopatie È stato istituito un nuovo tipo di intervento dedicato alla prevenzione e al contenimento delle fitopatie, con particolare riferimento alla flavescenza dorata. Tale intervento può beneficiare di un sostegno fino al 100% dei costi ammissibili.
d) Estirpazione permanente dei vigneti con fondi europei. È stata inserita la possibilità di finanziare l’estirpazione permanente dei vigneti, l’aiuto UE non può superare il 70% della somma dei costi diretti di estirpazione e la perdita di reddito stimata per un anno. Gli Stati membri possono integrare con un contributo nazionale fino al 30%. Anche in questo caso i beneficiari non potranno richiedere autorizzazioni di nuovo impianto per i 10 anni successivi all’estirpazione.
e) Ristrutturazione e riconversione dei vigneti. Gli Stati membri possono aumentare il sostegno fino all’80% dei costi ammissibili quando gli interventi di ristrutturazione e riconversione sono finalizzati all’adattamento climatico.
f) Misura di promozione. La durata standard delle operazioni è di 3 anni, gli Stati membri potranno autorizzare due proroghe, ciascuna fino a 3 anni, ne consegue che un beneficiario può ricevere aiuti per lo stesso mercato per un massimo di 9 anni consecutivi. L’intensità dell’aiuto può arrivare fino al 60% delle spese ammissibili con possibilità di contributo nazionale aggiuntivo fino al 20%.
Per micro, piccole e medie imprese, il contributo nazionale può arrivare fino al 30%. Gli Stati membri devono garantire un accesso semplificato ai fondi per i piccoli produttori.
g) Investimenti. È previsto un incremento dell’aiuto fino all’80% dei costi ammissibili per investimenti che contribuiscono a mitigare gli effetti del cambiamento climatico.
Entrata in vigore
Il regolamento entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, tranne che per alcune disposizioni specifiche che entreranno in vigore in maniera differita successivamente.
La proposta di regolamento presenta diversi elementi positivi per il settore, accogliendo molte delle proposte che erano state formulate da Confagricoltura, in particolare per quanto riguarda la gestione del potenziale produttivo e degli interventi settoriali.
La modifica del regime delle autorizzazioni con l’ampliamento della durata delle autorizzazioni al reimpianto, insieme a una maggiore flessibilità e semplificazione nella gestione degli interventi, rappresenta una nostra istanza prioritaria che ha trovato riscontro nel testo della proposta.
L’aumento della percentuale di aiuto sulle spese ammissibili per alcuni interventi ed in particolare per gli investimenti è un elemento positivo e potrà sostenere le aziende nel contrasto agli effetti del cambiamento climatico sebbene il beneficio potenziale risulti in parte mitigato dalla disponibilità invariata delle risorse complessive. Positiva anche la modifica relativa alla misura di promozione del vino europeo nei Paesi terzi. In particolare, l’estensione della durata dei progetti fino a 9 anni consentirà di consolidare le attività promozionali già avviate, favorendo la costruzione di relazioni più solide e durature con i consumatori.
Confagricoltura accoglie con favore l’annuncio della Commissione europea relativo alla sospensione temporanea dei dazi su ammoniaca e urea e alla possibile deroga sull’applicazione del meccanismo CBAM. La decisione di Bruxelles recepisce le istanze che la Confederazione ha presentato negli ultimi mesi al governo italiano e alle autorità comunitarie per calmierare i costi delle produzioni agricole.
L’apertura della Commissione verso una sospensione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) – potenzialmente retroattiva dal 1° gennaio 2026 – rappresenta un passaggio cruciale. Confagricoltura aveva evidenziato a più riprese come l’applicazione del regolamento in assenza di parametri tecnici definiti avrebbe generato incertezza operativa e un insostenibile aumento dei costi per le imprese.
I fertilizzanti incidono oggi tra il 15% e il 30% dei costi totali di produzione. In un contesto già segnato dall’aumento dei prezzi post-conflitto in Ucraina e dai recenti dazi su Russia e Bielorussia (che hanno pesato per un ulteriore 15%), l’eliminazione dei dazi rimanenti è considerata dalla Confederazione una misura necessaria per riequilibrare il mercato.
Confagricoltura sottolinea come il recepimento di queste proposte consenta di evitare una distorsione della concorrenza a danno degli agricoltori europei, che si sarebbero trovati a scontare l’aumento dei fattori produttivi mentre le importazioni agricole da Paesi terzi ne rimanevano esenti.
La Confederazione continuerà a seguire l’iter affinché l’operatività del taglio dei dazi si concretizzi nel minor tempo possibile, garantendo alle aziende agricole italiane la stabilità necessaria per la programmazione della nuova annata agraria.
Confagricoltura conferma le forti perplessità per l’impatto sul comparto agricolo dell’accordo UE-Mercosur, dopo il primo SI’ a maggioranza arrivato oggi dalla riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri (Coreper).
Rimangono, infatti, alcune criticità che non possono essere ignorate. La perplessità principale riguarda il principio di reciprocità, fondamentale per garantire un commercio internazionale equo e trasparente.
L’accordo, nella sua forma attuale, rischia di consolidare un’evidente asimmetria: mentre alle imprese agricole italiane ed europee viene richiesto il rispetto di standard elevatissimi in termini di sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e diritti dei lavoratori, le stesse regole non sono attuate per le importazioni dai Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay).
Questa genera di fatto una forte disparità di condizioni di concorrenza e competitività. Aprire il mercato unico a prodotti realizzati con vincoli e costi nettamente inferiori a quelli imposti ai nostri agricoltori significa penalizzare il modello produttivo italiano ed europeo, che fa della qualità e della sicurezza i suoi tratti distintivi.
Alla luce di quanto emerso oggi a Bruxelles, Confagricoltura annuncia che continuerà a monitorare con estrema attenzione i prossimi passaggi dell’iter di ratifica. La Confederazione si riserva di valutare ogni possibile iniziativa volta a tutelare le imprese agricole e a difendere la tenuta economica delle nostre filiere.
Martedì 21 ottobre Confagricoltura ha partecipato all’azione di sensibilizzazione guidata da Copa-Cogeca davanti alla sede del Parlamento europeo di Strasburgo. L’iniziativa aveva un obiettivo chiaro: richiamare l’attenzione degli eurodeputati sulle criticità della proposta della Commissione relativa al nuovo quadro finanziario pluriennale e alla PAC post 2027, ritenuta inaccettabile dalle organizzazioni agricole europee. La mobilitazione è stata un successo, con un’ampia partecipazione di parlamentari provenienti da tutti i gruppi politici. Un risultato che conferma quanto il mondo agricolo europeo sia riuscito a far emergere con forza il rischio di un indebolimento strutturale della PAC, proprio in un momento in cui sicurezza alimentare, competitività e stabilità delle imprese agricole dovrebbero essere al centro dell’agenda politica.
Durante l’azione, il Copa-Cogeca ha illustrato le dieci red lines che rendono la proposta della Commissione irricevibile: dai tagli alle risorse alla mancanza di un adeguamento all’inflazione, dal rischio di rinazionalizzazione della PAC alla perdita del suo carattere di politica realmente comune. Questi ed altri punti sono stati presentati agli eurodeputati come base imprescindibile per una revisione sostanziale del testo.
Dal confronto con i parlamentari europei è emerso un messaggio forte e inequivocabile: se la Commissione non sarà pronta a cambiare impostazione, il Parlamento europeo si dirà pronto a respingere la proposta. Una posizione che apre a un confronto politico serrato nelle prossime settimane.
Confagricoltura continuerà a seguire l’evoluzioni al livello delle istituzioni europee per garantire che la PAC rimanga una politica comune, dotata di risorse adeguate e in grado di sostenere le imprese agricole in una fase di profonde trasformazioni economiche e ambientali. L’azione di Strasburgo è stata un primo passo importante.
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