Si riporta la lettera del presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia, su prosecuzione PSR e apertura bandi 2021-22, inviata alla Regione Piemonte.

Facendo seguito alle riunioni tecniche del tavolo del comparto agricolo tenutesi il 22 e il 24 febbraio scorsi, desideriamo ribadire la nostra posizione riguardo alla prosecuzione del Psr e agli orientamenti di codesto Assessorato sull’apertura di bandi relativi alle misure a superficie e alle misure strutturali. Per quanto concerne la tabella di allocazione delle risorse per la prosecuzione della misura 10 (azioni agroambientali) e della misura 11 (agricoltura biologica), confermiamo la richiesta di prosecuzione dell’Operazione 10.1.1 (agricoltura integrata) per un triennio o, in alternativa, l’apertura di un nuovo bando triennale, qualora l’ipotesi di una proroga di tre anni fosse effettivamente preclusa dall’art. 7, comma 2 del Regolamento comunitario di transizione 2020/2220 che, al proposito, non sembra sufficientemente chiaro.
La necessaria disponibilità finanziaria (30 meuro) potrebbe essere recuperata tramite il taglio di alcune altre operazioni della misura 10 così come già da noi proposto in precedenza, oltre che attraverso la riduzione (nell’attuale tabella) a 6 meuro della disponibilità finanziaria accordata all’Operazione 10.1.9 (gestione ecosostenibile dei pascoli) e a 21 meuro di quella assegnata complessivamente alla misura 11 sull’agricoltura biologica. Inoltre, qualora fosse possibile, sarebbe opportuno rivedere i bandi, anche in prosecuzione, per stabilire un limite più congruo all’importo minimo di premio ammissibile (passando da 250 a 500 euro), oltre che rivedere al ribasso, nel caso di nuovi bandi, il contributo ad ettaro o a capo che riteniamo eccessivamente elevato per alcune operazioni quali ad esempio la 10.1.4 (sistemi colturali ecocompatibili), la 10.1.5 (riduzioni emissioni gas serra) e la 10.1.8 (razze minacciate di abbandono). Ciò consentirebbe di ampliare la platea dei beneficiari senza incrementare le risorse messe a bando.
Non di meno riteniamo importante, a parità di risorse stanziate (7,5 meuro), finanziare l’azione 1 – minima lavorazione dell’Operazione 10.1.3 (tecniche di agricoltura conservativa) che ha riscosso risultati confortanti nell’areale della risicoltura con l’abbinamento all’intervento del sovescio e non invece l’azione 2 – semina su sodo che, pur avendo notevole valenza ambientale, non ha suscitato un interesse significativo da parte degli agricoltori.
La nostra richiesta di revisione della tabella per quanto riguarda l’operazione 10.1.1 parte dalla considerazione che, con la proroga di appena due anni dell’attuale bando ipotizzata da codesta Regione, si corre il concreto rischio di non riuscire ad aprire un nuovo ciclo quinquennale sull’agricoltura integrata entro la primavera del 2023, a causa dei tempi, non certamente ristretti, necessari per l’approvazione a livello nazionale del nuovo Psr da parte dell’Unione europea, con l’impossibilità quindi di dare continuità a questi interventi di sostenibilità ambientale.
Pur considerando positiva l’intenzione di aprire, già dal 2021, un nuovo bando sull’Operazione 10.1.1 riservato ai giovani insediati, di durata triennale con un importo di circa 2 meuro l’anno, riteniamo che tale ipotesi non costituisca una valida alternativa rispetto a quanto da noi proposto che, per di più, non sembra aver incontrato il favore della Commissione europea che è sempre stata fortemente critica sull’apertura di operazioni mirate o specifiche per l’agricoltura integrata.
Per quanto riguarda invece la prosecuzione del Psr sotto il profilo delle misure strutturali, condividiamo la tabella di allocazione delle risorse finanziarie pari a 119,6 meuro, illustrata nel corso della riunione del 24 febbraio scorso.
Tuttavia intendiamo ancora una volta ricordare come la modifica del Psr per il biennio 2021 – 2022 costituisca un’occasione importante anche per ovviare a delle criticità che abbiamo registrato su alcune operazioni e sui relativi bandi aperti nel periodo 2014-2020.
Ci riferiamo alle richieste di variazioni da apportare alle Operazioni 4.1.1 (investimenti nelle aziende agricole con titolari over 41) e 4.1.3 (riduzione emissioni gas serra e ammoniaca) al fine di ampliare la platea dei beneficiari il cui accesso ai bandi finora emanati non è stato significativo o è stato molto esiguo rispetto alle attese.
Sull’Operazione 4.1.1, come anche confermato da codesto Assessorato, le aziende cerealicole e risicole sono state finora quasi del tutto escluse dalle provvidenze strutturali del Psr.
Allo scopo di rendere meno difficoltosi l’adesione e il finanziamento dei cerealicoltori e dei risicoltori, la strada più semplice da seguire sarebbe, a nostro giudizio, quella di prevedere graduatorie settoriali riservando a questi comparti specifiche dotazioni finanziarie; tuttavia questa ipotesi non sembra accoglibile dai servizi della Commissione Europea.
Un percorso alternativo, anche se più complesso e dall’esito più incerto sul piano dell’obiettivo di favorire l’accesso ai settori esclusi, è quello di mettere mano alla tabella dei criteri di selezione e ai relativi punteggi, così come abbiamo illustrato al tavolo del comparto agricolo e che di seguito riassumiamo per sommi capi:
– intervenire sul secondo criterio di selezione riducendo a non più di 3 le fasce di priorità della produzione standard (PS) e di conseguenza anche il divario di punteggio tra la PS più bassa e quella più alta, elevando nel contempo da 100 mila euro a 200 -250 mila euro la soglia massima di PS;
– azzerare il quinto criterio sull’incremento di occupazione poiché non coerente con i principi di gestione delle aziende, volti a contenere il più possibile i costi di produzione;
– rivedere il primo criterio di selezione affinché i comparti in questione riescano a intercettare i punteggi sui fabbisogni dei sottosettori,
– introdurre una forma di priorità sugli interventi per l’agricoltura di precisione che possano cogliere l’interesse da parte di cerealicoltori e risicoltori.
Naturalmente ci rendiamo fin d’ora disponibili a fornire il nostro contributo sulla predisposizione di questi adeguamenti, che dovranno essere sottoposti all’approvazione di Bruxelles con opportune giustificazioni ed eventuali variazioni della strategia del Psr.
Sul piano più generale concordiamo sul fatto che i progetti presentati dai beneficiari sull’Operazione 4.1.1, al fine di accelerare la loro conclusione e il loro pagamento, dovranno essere il più possibile completi di documentazione al momento della presentazione della domanda, fatta eccezione per il permesso di costruire per il quale dovrà considerarsi sufficiente l’istanza inoltrata al Comune.
Anche le eventuali proroghe alla realizzazione dei progetti dovranno essere più contenute, sempre per la necessità di rendicontare al più presto le spese effettuate.
Per quanto concerne, invece l’Operazione 4.1.3 apprezziamo l’impegno assunto da codesto Assessorato a far sì che un maggior numero di imprenditori zootecnici, rispetto ai precedenti bandi, possa beneficiare dei sostegni, attraverso la riduzione significativa del punteggio per l’adesione all’Operazione 10.1.5 (tecniche di riduzione emissioni ammoniaca), l’azzeramento delle priorità per le zone vulnerabili da nitrati poiché poco incisivo relativamente all’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria e una sorta di punteggio aggiuntivo per le coperture dei vasconi di stoccaggio dei liquami finora poco richieste.
Siamo anche favorevoli ad un innalzamento della spesa ammessa da 50 mila a 100 mila euro per gli interventi non collettivi, mentre non concordiamo sull’ipotesi di aprire un’operazione ex novo (la 4.4.4) finalizzata al sostegno delle coperture dei vasconi esistenti. Ciò per una serie di ragioni riconducibili alle tempistiche (lunghe) di approvazione di una nuova operazione, non compatibili con la necessità di acquisire rapidamente il placet dell’U.e sulla prosecuzione del Psr, al fatto che la platea dei beneficiari, con un contributo dell’80%, ovvero doppio rispetto a quello fissato per l’Operazione 4.1.3, si riduce della metà in termini numerici quando invece sussiste la forte esigenza di favorire l’accesso a questi sostegni al maggior numero possibile di allevatori.
Un altro elemento che ci spinge a non condividere l’apertura di un bando 4.4.4 è rappresentato dall’ingiustificabile disparità di trattamento che si verrebbe a
determinare all’interno del settore zootecnico tra chi, con un esborso finanziario consistente, deve costruire vasconi aggiuntivi coperti e/o acquistare macchinari per l’interramento dei liquami avvalendosi del bando 4.1.3 con un contributo del 40% e chi invece richiede solo strutture di copertura a vasconi esistenti, beneficiando del contributo all’80% dell’operazione 4.4.4 a fronte di un investimento modesto, che in media varia dai 10 ai 20 mila euro per vascone.

Restando in attesa di riscontro porgiamo cordiali saluti