Si è svolto mercoledì, a Palazzo Della Valle, un webinar di approfondimento sui temi di stretta attualità del settore primario. L’incontro, coordinato dal presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, ha visto la partecipazione del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, e dei rappresentanti locali della Confederazione.
Nel corso del confronto è stata analizzata con preoccupazione la situazione internazionale e il suo impatto diretto sui costi di produzione agricoli. In particolare, l’attenzione è stata posta sull’aumento dei prezzi dei fertilizzanti e delle materie prime, fattori che stanno comprimendo i margini di reddito delle aziende agricole italiane.
È stata inoltre affrontata la questione del prezzo del latte, che continua a far registrare quotazioni eccessivamente basse e non più sostenibili per il comparto lattiero-caseario.
Durante l’incontro sono stati illustrati i traguardi raggiunti dalla Confederazione, sia in ambito sindacale che operativo. Sono state inoltre evidenziate le attività e le soluzioni introdotte per affrontare le crisi del settore. Un esempio emblematico è il successo della misura Parco Agrisolare: Confagricoltura ne è stata fin dall’inizio la principale sostenitrice, e l’efficacia del progetto ha spinto la Commissione europea a innalzare il finanziamento fino a 3,15 miliardi di euro.
Guardando alle sfide del futuro prossimo, il presidente Giansanti ha indicato la rotta per l’azione confederale nel 2026, individuando nella produttività, nella competitività e nel mercato i tre pilastri fondamentali per garantire la tenuta e lo sviluppo del settore primario.
In conclusione, il presidente di Confagricoltura ha posto come obiettivo programmatico prioritario il ripristino di Agricoltura 4.0. Secondo la Confederazione, è indispensabile tornare a investire con decisione nell’innovazione tecnologica e digitale per assicurare alle imprese strumenti adeguati a rispondere alle sfide della sostenibilità e dell’efficienza produttiva.
Archivio per mese: Marzo, 2026
Durante la riunione di martedì a Palazzo Chigi per la Cabina di Regia sul Piano Mattei, coordinata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, il Governo ha fornito aggiornamenti sul secondo Vertice Italia-Africa del 13 febbraio scorso, insieme a una ricognizione sui progetti in corso dedicati alla formazione professionale e alla gestione delle risorse idriche in molti Paesi africani. Presente anche il sottosegretario del Masaf, Patrizio La Pietra.
Per Confagricoltura era presente il vicepresidente nazionale, Luca Brondelli di Brondello. “Nel 2024 Confagricoltura ha aderito a TANIT, progetto dedicato alla sicurezza alimentare, attraverso il potenziamento e l’efficientamento delle risorse idriche. In particolare in Tunisia, Paese con cui abbiamo in corso importanti progetti”, ha spiegato Brondelli.
“Si tratta di iniziative dedicate al recupero delle acque reflue urbane da destinare al settore primario tunisino e al miglioramento della sua produttività, attraverso formazione professionale, tecnologia, digitale e nuovi modelli di governance aziendale”, ha proseguito.
“Confagricoltura è pronta per la prossima fase prevista dal Piano che prevede la strutturazione di alcune filiere (cereali, foraggio, olivicoltura, patate), ritenute prioritarie da Tunisi”.
“Il dialogo con la Tunisia – ha aggiunto Brondelli – è costante e punta a un processo di modernizzazione della sua agricoltura attraverso temi chiave quali digitalizzazione, gestione efficiente e sostenibile delle risorse naturali, e modelli di associazionismo capaci di aumentare la massa critica delle imprese”.
“Fondamentale è, quindi, l’aspetto formativo del ruolo di Confagricoltura in Tunisia – ha proseguito il vicepresidente – con percorsi specifici, dedicati ai diversi attori del sistema agricolo tunisino e pianificati insieme all’ente di formazione della Confederazione, Enapra, e al know-how di un partner come UMANA”.
“Il modello si sta dimostrando vincente e Confagricoltura è pronta ad applicarlo anche in altri Paesi africani del Piano. C’è tutta la nostra disponibilità ad offrire assistenza tecnica all’uso delle tecnologie digitali e dei macchinari agricoli, alla valutazione del potenziale agricolo dei terreni e, come si sta facendo in Tunisia, alla organizzazione di filiere. Tutte attività, queste, che potranno essere avviate dopo un confronto con i Governi e un ascolto delle loro priorità ed esigenze”, ha concluso Brondelli.

Un momento dell’incontro di martedì a Palazzo Chigi per la Cabina di Regia sul Piano Mattei. Foto: ufficio stampa Confagricoltura
Tornano in Sicilia, a dieci anni di distanza, gli agricoltori “con i capelli bianchi” di ANPA Confagricoltura. Dal 12 al 27 marzo, l’hotel Caesar Palace di Giardini Naxos (Messina) ospita il 44° Soggiorno Pensionati ANPA (Associazione Nazionale Pensionati Agricoltori), un appuntamento che richiama 800 partecipanti da tutta Italia.
Il “Soggiorno Pensionati” di ANPA è un prezioso momento di vacanza e socialità che fa da cornice a una forte rivendicazione sindacale per un’associazione di 140 mila iscritti, sintetizzata nello slogan: “Custodi della terra, pilastri del futuro: la dignità non va in pensione”.
“I nonni agricoltori fungono da ammortizzatore sociale per le famiglie, ma i dati INPS sono impietosi: quasi il 60% delle nostre pensioni è sotto la soglia di sopravvivenza – denuncia il presidente dell’associazione, Rodolfo Garbellini -. Le mancate rivalutazioni hanno bruciato 3.400 euro di potere d’acquisto in dieci anni. È ora di dire basta. Pretendiamo l’aggancio all’indice europeo IPCA sui rincari reali e l’adeguamento delle minime ai 750 euro indicati dall’Europa”.
All’emergenza reddito si unisce quella socio-sanitaria. “Chi vive in campagna non è un cittadino di serie B – incalza il segretario nazionale ANPA Angelo Santori -. Scontiamo anni di tagli alla sanità e un inaccettabile digital divide. Chiediamo di potenziare la medicina territoriale e sollecitiamo il Parlamento ad approvare rapidamente il Ddl del governo sui caregiver per sostenere chi regge il peso della non autosufficienza”.
Un impegno che ANPA e Confagricoltura portano avanti anche nel sociale: “Con la nostra Onlus Senior L’Età della Saggezza ETS – ricorda Santori – finanziamo ogni anno progetti di agricoltura sociale e di solidarietà, dimostrando che i pensionati sono una risorsa attiva per il Paese”.
Il Soggiorno Pensionati a Giardini Naxos è anche l’occasione per ribadire il valore del patto intergenerazionale, fondamentale per la tenuta dell’intero comparto agricolo.
L’Asti Docg ha chiuso un 2025 complicato, stretto a tenaglia tra i dazi statunitensi – primo mercato per il Moscato d’Asti – e il conflitto in Ucraina, con la Russia prima destinazione per l’Asti Spumante. Il risultato, rileva il Consorzio Asti Docg su base Nielsen IQ, si riassume in un calo a volume delle vendite globali in Gdo e retail (quasi 75 milioni di bottiglie) del 9%. “Che la fase sia difficile, non solo per la nostra denominazione, non è una novità – ha detto il presidente del Consorzio Asti Docg, Stefano Ricagno -, ma per noi alla contrazione generale dei consumi si aggiungono le tensioni in 2 piazze che da sole sommano oltre il 40% delle nostre vendite, e questo ha pesato. Ma in un anno di tensioni – ha aggiunto Ricagno – non sono mancate le note positive, a partire da una crescita evidente della domanda asiatica, Cina in primis, che sta assumendo dimensioni importanti e che fa ben sperare. Abbiamo estrema necessità di allargare il nostro spettro commerciale”.
Secondo l’analisi del Consorzio, è l’Asti Spumante a pagare di più (-12,4%, a 49,3 milioni di bottiglie 0,75/l), mentre il Moscato d’Asti chiude con una perdita più contenuta, a -1,8% (25 milioni di bottiglie). “Al netto del calo negli Usa (-7,6%, 58% lo share sul totale commercializzato) – rileva il direttore del Consorzio, Giacomo Pondini – il Moscato d’Asti avrebbe chiuso in positivo, forte della relativa tenuta in Europa (-0,6%) ma soprattutto della crescita (+11,3%) nei Paesi asiatici a cominciare dalla Cina, che mette a segno un +55% diventando così il terzo principale mercato per la tipologia. La quota dell’Asia sul totale delle bottiglie vendute all’estero sale così al 18%”.
Più complicato lo scenario dello Spumante, dove a pesare è il gap riscontrato soprattutto in Europa (-14%, -4,2 milioni di bottiglie vendute sul 2024) e negli Usa (-50%, -2,6 milioni di bottiglie) prima ancora che in Russia, dove limita la discesa a -3%, con 14,1 milioni di bottiglie vendute. Pesanti le contrazioni in alcune destinazioni chiave europee, come la Gran Bretagna (-13%), la Germania (-49%) e la Polonia (-26%) mentre a Est risultano in buona crescita Ungheria e Lituania. Nell’extra-Ue, l’Asia conferma un alto gradimento anche verso l’Asti Spumante (+20%, 3,3 milioni di bottiglie vendute) grazie soprattutto a Giappone, Emirati Arabi, Kazakistan e Cina, mentre nelle Americhe prosegue il trend positivo del Messico, che supera il milione di bottiglie commercializzate seguito, a 750 mila pezzi, dal Perù, che aumenta di un terzo la propria domanda di bollicine astigiane. In calo, infine, la piazza interna, che vale circa il 10% della produzione: -5,7% per l’Asti Spumante (4,25 milioni di bottiglie) e -6,9% per il Moscato d’Asti (2,5 milioni)
Nel 2026, dopo la partecipazione al Salone del Vino di Torino, il Consorzio farà rotta su Verona per la 58^ edizione di Vinitaly (12-15 aprile). Sul fronte della promozione nei mercati internazionali, il Consorzio investirà circa un milione di euro in attività rivolte principalmente agli Stati Uniti, tra eventi, degustazioni e campagne promozionali distribuite nel corso dell’anno.
Fonte: ufficio stampa Consorzio Asti docg isopress
Nella foto sottostante, Stefano Ricagno e Giacomo Pondini, rispettivamente presidente e direttore Consorzio Asti docg (foto: ufficio stampa Consorzio Asti isopress)

Al Teatro Ariston di Acqui Terme, presentato il piano triennale di rilancio dell’ecosistema vitivinicolo
Economia, turismo e territorio UNESCO al centro di una visione condivisa
Il Monferrato sceglie di fare sistema e affida al vino la regia del proprio futuro. Il 3 marzo 2026 si è svolto, presso il Teatro Ariston di Acqui Terme, il convegno “Il futuro del Monferrato nasce dal vino – Economia, società, paesaggio”, momento fondativo di un percorso strategico condiviso dai tre principali Consorzi del territorio: il Consorzio Tutela Vini d’Acqui, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato e il Consorzio per la Tutela dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti DOCG.
Un appuntamento che ha visto la presentazione di un piano triennale di rilancio dell’ecosistema vitivinicolo del Monferrato, superando la dimensione delle singole denominazioni per adottare una visione integrata, sistemica e territoriale. Un progetto che punta a riconoscere nella filiera vitivinicola il baricentro economico, sociale e culturale delle colline patrimonio mondiale UNESCO dal 2014.
L’incontro, moderato dal giornalista Raffaele Ricciardi, si è aperto con i saluti istituzionali dell’Assessore Regionale Paolo Bongioanni, del Sindaco di Acqui Terme Danilo Rapetti, del Vicepresidente del Consiglio Regionale Domenico Ravetti e del Consigliere Regionale Marco Protopapa, confermando la portata strategica dell’iniziativa.
A seguire, l’intervento dei Presidenti dei tre Consorzi promotori – Paolo Ricagno, Vitaliano E. Maccario e Stefano Ricagno – che hanno sancito pubblicamente un’alleanza che si propone di affrontare congiuntamente le sfide del mercato globale, del ricambio generazionale e della sostenibilità economica delle imprese agricole, mettendo al centro il valore del territorio nel suo complesso.
“È tempo di riportare la filiera al centro del sistema vitivinicolo. Dietro ogni bottiglia di vino non c’è solo un prodotto, ma un intero mondo che parte dal viticoltore e coinvolge ogni attore sociale ed economico.” ha asserito Stefano Ricagno, Presidente del Consorzio per la Tutela dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti DOCG. “Abbiamo semplificato troppo la comunicazione negli anni passati; ora la nostra missione è far capire e valorizzare le peculiarità di questa filiera, lavorando concretamente affinché torni a essere il vero motore del futuro del Monferrato.”
“Il Piemonte enologico è un mosaico di diversità che va tutelato nella sua interezza. Dalle grandi cooperative ai piccoli produttori, ognuno è un tassello fondamentale per affrontare mercati complessi e instabilità geopolitiche.” ha continuato Vitaliano E. Maccario, Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. “Abbiamo un patrimonio di vitigni autoctoni unico al mondo: l’unione di questi tre Consorzi nasce proprio dalla volontà di trasformare questa varietà in un’unica, potente idea comune per la difesa e la promozione del territorio.”
“Fare squadra tra Consorzi è un atto di coraggio e visione: da soli non si vincono le sfide dei mercati globali. Rappresentiamo un territorio che esprime cinque denominazioni di prestigio e 150 milioni di bottiglie: non abbiamo nulla da invidiare ad altri territori.” ha concluso Paolo Ricagno, Presidente del Consorzio Tutela Vini d’Acqui. “Dobbiamo essere i primi ambasciatori orgogliosi della nostra terra, facendo sì che ogni turista che arriva tra queste colline trovi nei nostri vini l’anima del Monferrato.”
Il quadro strategico è stato arricchito da autorevoli contributi scientifici. Il Rettore dell’Università Bocconi e Professore di Demografia Francesco Billari, ha evidenziato come la demografia sia una chiave per leggere il futuro: dai record globali 2024–2025 ai dati italiani e delle province di Alessandria e Asti, emerge che il calo della natalità e la riduzione del peso delle nuove generazioni impongono nuove strategie per tutelare il capitale umano. In questo scenario, l’Italia si configura come laboratorio di innovazione per garantire la tenuta del sistema produttivo.
Magda Antonioli, Senior Professoressa di Economia e Politica del Turismo, Direttrice del Master in Economics of Tourism e Responsabile del Tourism Lab (CLEACC) presso l’Università Bocconi, ha sottolineato come il turismo esperienziale e l’enogastronomia siano leve decisive di sviluppo: a una domanda internazionale più consapevole deve corrispondere un’offerta integrata e una comunicazione capace di parlare anche alla Gen Z. Nel confronto con Langhe e Roero, il Monferrato – pur UNESCO – è chiamato a costruire il proprio brand, valorizzando identità, paesaggio e coinvolgimento della comunità locale.
Matteo Casagrande Paladino, Direttore Generale di Colline e Oltre S.p.A., società partecipata da Intesa Sanpaolo insieme a Fondazione Banca del Monte di Lombardia e Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore, ha presentato la case history dell’Oltrepò Pavese. Con sede a Pavia, città che ospita anche la Direzione Agribusiness di Intesa Sanpaolo dedicata alle aziende dell’agroalimentare italiano, Colline e Oltre si occupa dal 2021 di definire come un’azione coordinata tra finanza, istituzioni e operatori locali possa generare interventi concreti di rilancio e qualificazione nei settori alberghiero, ristorativo ed enogastronomico, offrendo un modello di riferimento per il Monferrato.
Le linee guida del piano triennale sono state illustrate da Andrea Pirola, CEO di WHITEmc e advisor marketing e strategico del progetto, che ha delineato una roadmap operativa 2026-2028 fondata su una visione di lungo periodo, volta a rigenerare la competitività del territorio. Il piano punta a trasformare il Monferrato in un brand territoriale forte attraverso tre fasi: ricostruzione, espansione e consolidamento. Tra i macro-obiettivi figurano il sostegno del prezzo medio per proteggere la marginalità della filiera e l’intercettazione di nuovi trend di consumo, quali la mixology, la moderazione e la convivialità informale. Il progetto, definito da Pirola come “sistemico, misurabile e replicabile“, vuole preparare una solida base per la futura fase di export, utilizzando un mix di canali classici (TV, Media, GDO e Trade) e moderni (social, ambassador ed esperienze sul territorio) per comunicare autenticità e sostenibilità a un pubblico globale.
Dal Teatro Ariston è emerso con chiarezza un messaggio: il vino non è soltanto una produzione di eccellenza, ma un’infrastruttura economica e sociale capace di generare reddito, occupazione, coesione e attrattività. Il 3 marzo ha rappresentato un momento importante per il Monferrato, volto a segnare l’inizio di una nuova stagione di collaborazione tra Consorzi, con l’obiettivo di restituire centralità economica e prospettiva di sviluppo duraturo a uno dei territori vitivinicoli più identitari d’Italia.
Qui sotto due foto del convegno

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