“Diffusione degli insetti esotici in agricoltura”: è questo il titolo dell’incontro organizzato da Confagricoltura Asti nell’ambito delle iniziative di informazione previste dalla Misura 1 del Programma di sviluppo rurale che avrà luogo giovedì 27 settembre alle ore 10, nell’Aula Magna dell’Università di Asti. Un’occasione per parlare di nuove specie di parassiti che da alcuni anni stanno minando in misura crescente anche l’agricoltura del nostro territorio, causando numerosi danni alle colture.
L’incontro contempla la presenza di esperti autorevoli che illustreranno, tra l’altro, anche eventuali soluzioni in grado di arginare l’azione distruttiva di questi pericolosi vettori: Giovanni Bosio, entomologo del Settore Fitosanitario della Regione Piemonte e Silvia Moraglio del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino. E se l’intervento di Giovanni Bosio verterà sulla proliferazione dei “nuovi” parassiti, in particolar modo della popilia iapponica, insetto dannoso per tutte le colture ma in particolar modo per vite e cereali, quello di Silvia Moraglio si concentrerà invece sulla cimice asiatica e sui danni provocati prevalentemente all’interno dei noccioleti. A moderare gli interventi, Luisella Torchio, responsabile dell’Ufficio Tecnico di Confagricoltura Asti.
“La prevenzione è sicuramente molto meglio della cura – afferma Enrico Masenga, consulente tecnico specialistico di Confagricoltura Asti – ed è per questo motivo che già da diversi anni stiamo monitorando attentamente e periodicamente tutte le colture. Grazie ai numerosi trattamenti effettuati lo scorso anno, siamo riusciti a contenere gli effetti della cimice asiatica, ma non bisogna abbassare la guardia. Fortunatamente non abbiamo ancora riscontrato casi di popilia iapponica, ma le probabilità che giunga anche in questa zona sono purtroppo abbastanza alte. Non dobbiamo ripetere lo stesso errore commesso nel 1999 nei confronti della flavescenza dorata – conclude Masenga – quando, all’epoca, i casi rari e isolati – che hanno fatto la loro prima comparsa nel Casalese – sono stati completamente trascurati diffondendo così a poco a poco la malattia in tutto il Piemonte, fino a diventare un fenomeno incontrollato. E’ necessario quindi agire in fretta prima che sia troppo tardi”.