Un’annata che ricorderemo tutti per gli effetti dei cambiamenti climatici che sono sempre più evidenti e che mettono sempre più in difficoltà le attività agricole. Da ricordare le gelate di aprile e la siccità che è perdurata fino all’autunno”. Così ad AGRICOLAE il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti tirando le somme sul 2017 con u occhio già al 2018. “Il segnale è anche quello di un’agricoltura sempre più globalizzata e connessa ma ancora non competitiva come vorremmo che fosse”, precisa. Secondo Giansanti il 2017 per certi versi è un anno di svolta perché ha dimostrato che l’innovazione digitale avrà un impatto decisivo sulla redditività delle aziende. Sto dicendo da tempo che avrà lo stesso effetto dell’introduzione della meccanizzazione in agricoltura. Proprio da qui si parte per recuperare il gap di competitività. Ne è un esempio la precision farm”.

E dal prossimo anno cosa si aspetta? “più che altro dal prossimo governo mi aspetto che possa essere guidato da persone che vorranno ascoltare chi ha le aziende e chi fa l’Italia tutti i giorni. Nello specifico per l’agricoltura abbiamo bisogno di adeguare le strutture portuali e aeroportuali al fine di poter vendere i prodotti made in Italy nel mondo”, prosegue. Ma non solo: “Anche di tutti gli strumenti, a partire dal una maggiore aggregazione dell’offerta e le organizzazioni interprofessionali, che mettano il nostro paese nelle condizioni di poter competere ad armi parti con i competitor stranieri. Per questo servono delle politicbe adeguate, come l’Ocm”. E dall’Europa? “ Ci aspettiamo che possa iniziare una seria discussione sulla Pac in termini sia di budget che di rivisitazione. Si tratta di una politica comune che nasce nel ‘60 con lo scopo di sostenere il reddito degli agricoltori. Tale deve restare”.

Da ricordare infine – spiega ancora il presidente di Confagricoltura – un importante accordo tra agricoltura e industria sulla pasta. “Chi ha a cuore il futuro del comparto riesce a trovare delle soluzioni sinergiche per il bene di tutti. Perché gli agricoltori si aspettano dalle proprie organizzazioni di categoria di essere tutelati e rappresentati nella valorizzazione dei propri interessi. Come riporta l’articolo 1 dello statuto della Confagricoltura”, conclude.

FONTE: AGRICOLAE