Confagricoltura valuta positivamente la disponibilità dei Ministeri dell’Ambiente e delle Politiche Agricole ad affrontare nell’immediato l’emergenza, per l’utilizzazione agronomica di effluenti e digestato, in cui si trovano le aziende agricole, a causa delle piogge abbondanti che hanno impedito le lavorazioni nei campi.
Alla riunione di stamani al ministero dell’Ambiente, Giovanna Parmigiani, componente della Giunta di Confagricoltura delegata per l’Ambiente, ha ribadito la necessità di un intervento entro questa settimana per risolvere la situazione, prevedendo la possibilità di specifici periodi, a dicembre e gennaio, per l’utilizzazione agronomica di effluenti e digestato; anche in funzione delle semine autunno-vernine necessariamente ritardate.
Confagricoltura ricorda che, nella lettera inviata ai ministeri competenti il 19 novembre scorso, aveva sollecitato a intervenire, dal momento che, per la situazione di ristagno idrico dei terreni per le incessanti piogge, non si poteva entrare nei campi per effettuare le operazioni colturali.
I Ministeri hanno inoltre preso atto del fatto che ormai le condizioni climatiche impongono un aggiornamento del decreto che disciplina la materia per rendere più flessibile il calendario dei lavori di fertilizzazione organica.
Nell’attesa di un atto risolutivo dell’emergenza da parte dei Ministeri, Confagricoltura ricorda che i danni già riscontrati – dovuti al ritardo o alla distruzione nelle semine – in alcuni casi, come in Lombardia, hanno superato il 50% della superficie. Il provvedimento è atteso con urgenza in modo particolare anche in Emilia Romagna, Piemonte e Veneto.

 

foto: agrariapertutti.altervista.org

Le continue piogge del mese di novembre hanno causato danni ingenti alle campagne: i terreni si trovano in una situazione di ristagno idrico che non permette né le lavorazioni – compresa l’utilizzazione agronomica degli effluenti zootecnici e del digestato – né la semina dei cereali.
Confagricoltura è tornata pertanto a ribadire che tale situazione è estremamente preoccupante e ha chiesto ai ministeri Ambiente e Politiche agricole una serie di interventi volti, da un lato a permettere l’utilizzazione agronomica degli effluenti anche nei mesi di dicembre e di gennaio, dall’altro a non considerare quest’anno nel computo degli anni per rispettare la rotazione colturale per le produzioni biologiche e per quelle di agricoltura integrata.
A partire dal 1° dicembre è scattato il divieto continuativo, per almeno 60 giorni (dal 1° dicembre al 31 gennaio), di spandimento degli effluenti di allevamento e del digestato, nonostante che, a causa della situazione dei terreni, non si sia potuti entrare in campo neanche un giorno nel mese di novembre.
Nella situazione attuale si rischia di avere un periodo sospensione degli spandimenti da fine ottobre, inizio delle perturbazioni, fino a fine gennaio con la conseguenza, tra le altre, di non avere sufficiente capienza per lo stoccaggio degli effluenti zootecnici e del digestato. E’ inoltre impossibile concimare in presemina nei terreni che, a causa del maltempo, non sono ancora stati seminati. C’è poi il rischio che le imprese agricole non riescano ad adempiere agli impegni previsti, relativamente al rispetto del ciclo delle rotazioni colturali dei cereali autunno-vernini. Il risultato è che si sono riscontrati danni – dovuti al ritardo o alla distruzione nelle semine – che in alcuni casi, come in Lombardia, raggiungono il 50% della superficie.
Per tale motivo Confagricoltura ha chiesto un intervento urgente, a carattere straordinario, volto a permettere l’utilizzazione agronomica anche nel mese di dicembre, prevedendo specifici periodi in relazione all’andamento climatico. Nello stesso tempo l’Organizzazione ha sollecitato una riflessione più generale: i cambiamenti climatici in corso implicano che la gestione degli effluenti zootecnici e del digestato sia il più possibile flessibile.

È stata più avara d’uva rispetto al 2018, ma la vendemmia 2019 in Piemonte va premiata con le Quattro Stelle. Questa l’analisi fatta da enologi, agronomi e giornalisti di settore in Piemonte Anteprima Vendemmia 2019, l’annuale pubblicazione curata da Vignaioli Piemontesi e Regione Piemonte in cui si analizzano dati tecnici e valutazioni sulla vendemmia appena passata e sull’andamento economico generale del comparto vitivinicolo. Un lavoro che Vignaioli Piemontesi porta avanti dal 1992, raccogliendo minuziosamente i dati regionali di maturazione delle uve e dell’andamento climatico in varie zone vitivinicole del Piemonte e svolgendo un’attività di coordinamento di tutti i tecnici viticoli e agronomi presenti sul territorio. L’ultima pubblicazione è stata presentata a Villa Ottolenghi, ad Acqui Terme.
Un 2019 vitivinicolo che si classifica dunque tra l’ottimo e l’eccellente, nonostante sia stata l’“annata dei record meteorologici”: dall’anticipo del germogliamento legato all’andamento record caldo e asciutto dell’inverno alla super escursione termica nel mese di marzo, dal ritorno di freddo “storico” a maggio inoltrato alle punte estreme di temperature massime di fine giugno.
L’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte Marco Protopapa fa la sua analisi: “Occorre essere consapevoli che abbiamo un territorio dalle infinite potenzialità, di grande bellezza ma anche di estrema fragilità che dobbiamo gestire, preservare e tutelare nel miglior modo possibile. Le ultime avversità atmosferiche hanno messo in risalto molte criticità del nostro territorio: dobbiamo trovare soluzioni per incentivare il ritorno a una manutenzione puntuale dei terreni specie di quelli non più interessati da colture onde prevenire gravi danni strutturali che rovinano i raccolti e che richiedono poi enormi impegni economici per i ripristini“.
Il presidente di Vignaioli Piemontesi Giulio Porzio aggiunge: “Tutto gira attorno a tre temi: sostenibilità, reddito, dimensioni. Sostenibilità è il grande tema di oggi e del futuro, a cui è collegata la fondamentale gestione del territorio che è sempre stata fatta dai nostri viticoltori. Ma se non garantiamo loro il reddito minimo per sopravvivere, i risultati sono quelli che abbiamo visto con il maltempo delle ultime settimane: smottamenti, frane, allagamenti. Altra riflessione va fatta sulle dimensioni delle aziende vitivinicole piemontesi. Piccolo è bello, ma ci limita. Non abbiamo la capacità di fare massa, né investimenti economici“.
Il giornalista Giancarlo Montaldo si è soffermato, poi, sugli aspetti legati all’economia del Piemonte vitivinicolo 2019. In genere, le dinamiche di mercato vedono l’ulteriore potenziamento dei vini piemontesi nel contesto mondiale conclude Il primo dato da evidenziare è quello sulla superficie vitata: “Dopo parecchi anni di flessioni, nel 2017 la tendenza si è invertita – rileva Montaldo – grazie al fatto che il vigneto piemontese ha ricominciato a mettere a dimora nuovi ettari. La tendenza è proseguita anche nel 2018 e si sta confermando anche nel 2019“. Guardando ai numeri, negli ultimi sette anni (2013 – 2019), il vigneto piemontese ha evidenziato un andamento sostanzialmente stabile e con una situazione di incremento nella fase finale. Nel 2013 la superficie vitata piemontese disponeva di 44.169 ettari, nel 2014 di 43.893, nel 2015 di 43.553, nel 2016 di 43.500, nel 2017 di 44.202, nel 2018 di 44.449 e nel 2019 di 44.677 ettari (dato aggiornato al 21 novembre 2019). In particolare crescono gli autoctoni rari: in dieci anni, tra il 2008 e il 2018, la superficie occupata da queste varietà è passata da 1.487,50 ai 1.962,38 ettari. L’aumento è stato di quasi 475 ettari, pari al 31,92%.

 

Alcune immagini della presentazione dell’annata vitivinicola che ha avuto luogo ieri mattina ad Acqui Terme

 

Dal 1° gennaio 2020 i soggetti che effettuano operazioni di “commercio al minuto e attività assimilate” (ex-art. 22 DR 633/72), per le quali non è obbligatoria l’emissione della fattura (se non richiesta dal cliente), devono certificare i corrispettivi incassati tramite memorizzazione e trasmissione telematica degli stessi all’Agenzia delle Entrate. Tra i soggetti interessati, oltre ai commercianti, albergatori, ristoratori, artigiani, etc., per quanto riguarda il settore agricolo vi rientrano coloro che attualmente emettono ricevute fiscali: agriturismi e soggetti che effettuano vendite a privati consumatori.
Le aziende interessate dovranno dotarsi del “registratore telematico” o adattare il proprio registratore di cassa. Per l’acquisto del registratore telematico o per l’adattamento del vecchio registratore di cassa, solo per anni 2019 e 2020, è stato previsto un contributo sotto forma di credito d’imposta del 50% della spesa sostenuta, per un massimo di 250 euro in caso di acquisto e di 50 euro in caso di adattamento.
La mancata memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi, o quando gli stessi vengono memorizzati o trasmessi con dati incompleti o non veritieri, comporta l’applicazione delle sanzioni previste dal decreto legislativo n. 471/1997. In particolare, la sanzione è pari al 100% dell’imposta relativa all’importo non correttamente documentato con un minimo di 500 euro.

 

 

foto: www.tomshw.it