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La riduzione dei gas serra e la lotta ai cambiamenti climatici è una sfida che gli agricoltori stanno affrontando con impegno, perché l’aumento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera impatta in modo rilevante sull’attività del settore primario. Siamo convinti di poter svolgere un ruolo chiave in questo contesto contribuendo a ridurre le emissioni e implementando tecniche e pratiche agricole per migliorare le prestazioni climatiche”. Lo ha affermato Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, intervenendo ieri pomeriggio (lunedì 21 febbraio) al Consiglio regionale aperto sul tema dell’emergenza ecoclimatica e sulla riduzione delle emissioni climalteranti.
Il presidente regionale di Confagricoltura, in riferimento alle misure che la Regione Piemonte si appresta ad adottare per ridurre le emissioni di ammoniaca nel comparto agricolo con il Piano stralcio agricoltura nell’ambito del Piano regionale della qualità dell’aria ha chiesto che “rispettando l’impostazione la sostanza del provvedimento, si possa definire una normativa che salvaguardi la tutela dell’ambiente senza mettere a repentaglio la possibilità di produrre e, di conseguenza, la sostenibilità economica dell’attività agricola. Siamo disponibili a fare la nostra parte – ha aggiunto Allasia rivolto agli esponenti politici – assumendoci l’onere di sacrifici che sappiamo saranno pesantissimi, ma dovete aiutarci a non far chiudere le nostre imprese”.
Il cambiamento climatico in atto – ha affermato il rappresentante di Confagricoltura – si dovrà contrastare introducendo pratiche virtuose, modificando i nostri modelli di vita e anche aumentando la produzione energetica da fonti rinnovabili. Per questo si dovrà puntare con decisione anche sulle installazioni fotovoltaiche, tenendo presente che si dovrà adottare una pluralità di interventi.
Una parte degli impianti fotovoltaici, per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione Europea di riduzione del 55% delle emissioni di anidride carbonica, sarà necessario collocarli a terra. Le stime di Confagricoltura prevedono un utilizzo di superficie agricola tra i 30 e i 40.000 ettari a livello nazionale, un valore inferiore allo 0,5% della superficie agricola totale.
L’agro fotovoltaico – ha dichiarato Allasia – potrà essere sviluppato nelle aree a rischio di abbandono per la scarsa redditività, ma potrà anche essere un’occasione di sviluppo e integrazione dell’attività agricola con l’attività energetica anche nelle aree produttive. Su questi temi – ha concluso Allasia – ci sentiamo fortemente impegnati e siamo pronti e disponibile al confronto con le istituzioni per contribuire a ridurre le emissioni di gas serra, intervenendo in primo piano nel contrasto al cambiamento climatico”.

Ha avuto luogo venerdì 29 giugno il convegno dal titolo “Cambiamenti climatici e coltivazione della vite” che si è svolto presso l’aula magna del Polo Universitario di Asti.
Un incontro organizzato dal Consorzio del Barbera e dei Vini del Monferrato, durante il quale molti illustri ospiti ed esperti del settore hanno fatto il punto della situazione su quello che è lo stato dell’arte della produzione vitivinicola alla luce dei repentini cambiamenti climatici che negli ultimi anni hanno messo in difficoltà questo comparto.
Entro la fine del secolo la geografia del vino potrebbe mutare. Le cause sono i cambiamenti climatici, le temperature e alcuni eventi atmosferici anomali sempre più frequenti”, hanno affermato gli esperti.
Queste anomalie atmosferiche hanno comunque già causato i primi danni nel breve periodo in occasione della vendemmia 2017, che è stata, a livello europeo, fortemente ridimensionata dal clima che ha decurtato la produzione di uva con percentuali dal 10% fino a sfiorare il 30% con conseguenti ripercussioni sulla produzione e sul reddito dei vignaioli.
Occorre ripensare le tecniche colturali – ha affermato il presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, Filippo Mobriciper questo abbiamo deciso di organizzare questo incontro tra esperti, uno dei primi mai realizzati nel nostro territorio. Intendiamo fare il punto sui cambiamenti climatici in atto, poiché la situazione è delicata: o spostiamo le nostre viti o ci adeguiamo. Il ricorso all’irrigazione, non solo quella prevista in casi di emergenza, potrebbe divenire fondamentale non solo per il futuro della viticoltura in Piemonte, ma anche per poter mantenere gli standard qualitativi”.
Quello dei cambiamenti climatici è infatti un fenomeno da approfondire e trattare sotto un ampio raggio di aspetti e competenze – ha dichiarato nel suo intervento conclusivo l’assessore regionale all’Agricoltura Giorgio Ferrero il nostro intento è quello di operare sempre all’insegna della tutela del territorio”. In merito alla questione relativa all’irrigazione di soccorso, l’assessore ha espresso perplessità soprattutto a causa di un forte dispendio economico. “In un territorio collinare come quello di Langhe e Monferrato, la realizzazione di nuovi sistemi irrigui richiederà un ingente impegno economico per la creazione, la gestione e la regolamentazione degli stessi. È dunque necessario ponderare sia il rapporto tra i costi e i benefici, sia la direzione che la viticoltura Piemontese vorrà intraprendere”.

 

Alcune foto del convegno