Confagricoltura accoglie con soddisfazione le novità introdotte dalla legge di conversione del Decreto Flussi n. 146/2025, che ha recepito anche alcune proposte della Confederazione stessa. Il testo è stato approvato in via definitiva in Senato ed è composto da dodici articoli.
Tra le misure più rilevanti per il settore agricolo – evidenzia la Confederazione – vi è l’allungamento del termine sia per la conferma dell’interesse ad assumere da parte del datore di lavoro, che passa da 7 a 15 giorni, sia per la sottoscrizione del contratto di soggiorno (da 8 a 15 giorni dall’ingresso in Italia).
In entrambi i casi le nuove scadenze evitano il rischio precedente di compromettere definitivamente tutto l’iter di ingresso e di assunzione del lavoratore a causa dell’esiguità dei giorni a disposizione per tali procedure.
Sempre sul fronte agricolo, sono positive le novità che riguardano i lavoratori formati nel Paese di provenienza che potranno contribuire a incentivare ulteriormente questa particolare modalità di ingresso in Italia.
Nel nostro Paese sono un milione gli addetti in agricoltura, di cui 1/3 stranieri. Il fabbisogno è di circa 100.000 stagionali.
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E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 15 ottobre 2025 il DPCM di programmazione dei flussi di ingresso legale in Italia dei lavoratori stranieri per il triennio 2026 – 2028. A tal proposito, si ricorda che – come previsto dal DPCM 2/10/2025 – le quote autorizzate per motivi di lavoro stagionale nei settori agricolo e turistico, per l’anno 2026 sono 88.000 e che, tra queste, alle istanze presentate dalle organizzazioni professionali dei datori di lavoro (tra cui Confagricoltura) sono riservate, per l’anno 2026, 47.000 quote.
Si segnala che i lavoratori stagionali già ammessi a lavorare in Italia almeno una volta negli ultimi 5 anni precedenti maturano – rispetto a coloro che non hanno mai fatto regolare ingresso in Italia – un diritto di precedenza per il rientro in Italia per ragioni di lavoro stagionale presso lo stesso o altro datore di lavoro ove abbiano rispettato le condizioni indicate nel permesso di soggiorno e siano rientrati nello stato di provenienza alla scadenza del medesimo
Il citato decreto legge ha confermato che le quote stagionali nei settori agricolo e turistico-alberghiero sono riservate esclusivamente a cittadini provenienti da Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Ecuador, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Gambia, Georgia, Ghana, Giappone, Giordania, Guatemala, India, Kirghizistan, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Perù, Repubblica di Macedonia del Nord, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Thailandia, Tunisia, Ucraina, Uzbekistan.
Con riferimento alle richieste di nulla osta per i lavoratori provenienti dal Bangladesh, dal Pakistan, dallo Sri Lanka e dal Marocco, si ricorda che il rilascio del nulla osta da parte dello Sportello Unico per l’Immigrazione è sempre subordinato al parere favorevole della Questura competente, nonché alla preliminare verifica da parte dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) (in collaborazione con AGEA per il settore agricolo), quindi le procedure sono molto più lunghe.
Anche quest’anno nell’ambito delle quote è riservata una specifica quota – pari a 47.000 unità – alle istanze presentate, in nome e per conto dei datori di lavoro, alle organizzazioni professionali che verranno valutate in maniera prioritaria.
Si precisa che viene fissato un numero massimo alle istanze di nulla osta al lavoro, pari a tre, che possono essere presentate da singoli datori di lavoro che non si affidano ad intermediari abilitati. Tale limite non si applica infatti alle richieste presentate tramite le organizzazioni datoriali di categoria per le quali potranno essere presentate un numero di domande proporzionali al volume d’affari o ai ricavi o compensi dichiarati ai fini dell’imposta sul reddito, ponderato del numero di dipendenti e del settore di attività dell’impresa.
ATTENZIONE! Anche quest’anno:
vi è l’obbligo di conferma dell’interesse ad assumere da parte del datore di lavoro, da effettuarsi entro 7 giorni dalla richiesta di visto di ingresso al Consolato italiano da parte del lavoratore. Tutta la procedura sarà gestita in modalità informatica e, in caso di mancata conferma, l’istanza di nulla osta si intende rifiutata e il nulla osta revocato (art. 1, c. 1, lettera e), punto4);
vi è l’informatizzazione della procedura di sottoscrizione del contratto di soggiorno che deve essere firmato digitalmente dal datore di lavoro (può contenente anche la firma autografa del lavoratore) e trasmesso telematicamente allo Sportello Unico per l’Immigrazione entro 8 giorni dall’ingresso del lavoratore in Italia (art. 1, c.1, lettera e) punto 5);
vi è l’obbligo per il datore di lavoro di fornire all’Amministrazione un domicilio digitale (PEC) iscritto in uno dei cd. “indici nazionali” per consentire l’invio certo di comunicazioni essenziali alla prosecuzione dell’iter della domanda (art. 1, c. 1, lettera e, punto 1.4);
è considerata irricevibile la domanda presentata dal datore di lavoro che nei tre anni precedenti non ha sottoscritto il contratto di soggiorno con stranieri autorizzati all’ingresso, salvo prova di causa non imputabile al datore di lavoro (art. 1, c.1, lettera e) punto 2) e dal datore di lavoro nei cui confronti, al momento della presentazione stessa, risulti emesso decreto che dispone il giudizio per i reati di cui agli articoli 600,601,602 e 603 bis (Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro) o emessa sentenza di condanna non definitiva per i predetti reati.
Si ricorda comunque che le quote saranno assegnate sulla base dell’ordine cronologico di presentazione (il cosiddetto CLICK DAY che è fissato per le ore 9 del 12 GENNAIO 2026).
Le domande dovranno essere precaricate esclusivamente dal 23 ottobre al 30 novembre 2025.
Per informazioni e richieste rivolgersi con cortese urgenza all’Ufficio Paghe di Asti Agricoltura agli indirizzi: paghe3@confagriasti.com (Daniela) e paghe5@confagriasti.com (Raffaella)
Inverno demografico e scarsità di lavoratrici e lavoratori sono due temi, strettamente legati l’uno all’altro, e sui quali aumentano le iniziative per agevolare l’incontro tra domanda e offerta lavorativa. Un esempio è stato il convegno organizzato dall’Associazione Nazionale Famiglie degli Emigrati (Anfe) nella sede del Ministero del Made in Italy, a cui ha partecipato anche il direttore generale di Confagricoltura Roberto Caponi.
Il focus dell’evento sono stati i punti di contatto tra gli italobrasiliani e italoargentini di seconda e terza generazione e lo Stivale. Tanti, tra loro, sarebbero pronti a trasferirsi in Italia per lavorare nei più disparati settori, tra cui quello sanitario e quello ingegneristico – i due su cui l’Anfe si è concentrata durante il dibattito.
Tutti d’accordo su un tema: strumenti come il decreto Flussi, risultano ormai inadeguati rispetto alle moderne dinamiche del mondo del lavoro. Ciò che manca è, infatti, la capacità di attrarre persone in età lavorativa e di metterle a disposizione delle aziende in tempi brevi e soprattutto, utili.
Argomento, quest’ultimo, a cui è molto sensibile il settore primario, che lamenta da tempo l’eccessiva lentezza delle autorizzazioni necessarie alla manodopera extra-Ue per arrivare sul suolo italiano. “La produzione agricola deve fare i conti con i tempi della natura – ha detto Caponi, intervenuto insieme ad altri rappresentanti dei settori produttivi (Federitaly, Anpit, Fiap) – c’è una stagione per la semina e una per la raccolta e le aziende devono essere messe nelle condizioni di svolgere le attività necessarie quando è necessario che vengano svolte”.
I tempi attuali per il reclutamento di lavoratori non tengono conto, invece, di questa peculiarità del comparto. “Sono necessari circa nove mesi per avere materialmente le persone richieste tramite il decreto Flussi – ha proseguito il dg – così le imprese si ritrovano con personale che non possono utilizzare appieno e a cui non possono prospettare una regolarizzazione del contratto”.
Non dare seguito a rapporti lavorativi che, invece, meriterebbero di essere coltivati, ha un effetto negativo anche per i territori su cui insistono le colture che soffrono la carenza di personale. Territori che, spesso, appartengono alle aree interne e rurali del Paese, dove l’agricoltura, ha ricordato Caponi, rappresenta spesso l’unica economia strutturata.
Ma se si parla di agricoltura, ormai, non si parla più soltanto di manodopera non specializzata. Le nuove tecnologie, le pratiche di agricoltura 4.0 e rigenerativa richiedono un livello di formazione non indifferente. Da qui, ha sottolineato Roberto Caponi, la necessità di “professionalizzazione delle persone interessate a lavorare nel nostro settore. Persone che – ha ricordato – sono per 1/3 non italiane e non europee”.
In tal senso si muovono gli accordi di Confagricoltura con la Tunisia e più recentemente, con l’Uzbekistan; e l’iniziativa del servizio digitale ConfagriJob, realizzato dalla confederazione in collaborazione con Umana e Indeed.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il dpcm sulla “Programmazione dei flussi d’ingresso legale in Italia dei lavori stranieri per il triennio 2023-2025”, che era stato fortemente voluto da Confagricoltura proprio allo scopo di alleviare l’endemica difficoltà del settore primario a reperire manodopera disponibile e adeguatamente qualificata. La componente di lavoratori stranieri nel comparto presenta un’incidenza superiore a tutti gli altri settori produttivi.
Confagricoltura Piemonte ha accolto positivamente la notizia di questo decreto flussi integrativo, che permetterà l’ingresso nel nostro Paese di altre 40 mila unità, interamente destinate al lavoro stagionale nei settori agricolo e turistico-alberghiero, a valere sulle domande già presentate nel click-day del 27 marzo scorso. Apprezzabile anche l’opportunità di programmare, auspicando con un iter snello, in un arco temporale triennale, le necessità di manodopera stagionale.
“Poter contare su un ulteriore contingente di lavoratori – ha affermato Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – è essenziale per poter programmare la raccolta dei prodotti piemontesi, frutta in primis. Da 67 mila operai agricoli censiti nel 2021, di cui una significativa parte è rappresentata dagli stagionali, siamo passati ai quasi 81 mila necessari nel 2022 e non si esclude un ulteriore incremento anche quest’anno, in controtendenza rispetto al dato nazionale che vede diminuire gli occupati del settore primario. Auspichiamo ora che il provvedimento possa essere rapidamente adottato per consentire alle aziende di poter utilizzare i lavoratori in tempo utile per le operazioni di raccolta”.
Confagricoltura ha sottoscritto il Protocollo di Intesa tra Ministero del Lavoro e Organizzazioni datoriali previsto nel quadro di attuazione delle procedure semplificate per gli ingressi per lavoro nell’ambito del decreto flussi adottato per il 2021 e di quello da adottarsi per il 2022 ai sensi del cosiddetto decreto “semplificazioni” (decreto-legge 21 giugno 2022, n. 73). Con la sottoscrizione del protocollo non sarà necessario presentare la cosiddetta “asseverazione” per le domande di nulla osta al lavoro presentate, per conto degli associati, dalle associazioni datoriali che lo hanno sottoscritto.
Il protocollo impegna per due anni le organizzazioni datoriali firmatarie con riferimento alle istanze di nulla osta al lavoro già presentate a valere sul DPCM 21/12/2021 relativo all’anno 2021 e, ai fini della comunicazione della proposta di contratto di soggiorno per lavoro subordinato, per le procedure a valere sul DPCM relativo all’annualità 2022 (ancora da emanare).
Le associazioni firmatarie del Protocollo si impegnano a garantire da parte dei propri associati il rispetto dei requisiti concernenti l’osservanza delle prescrizioni dei contratti collettivi e la congruità delle richieste presentate nell’ambito del decreto flussi rispetto alla capacità economica, ai fini della concessione del nulla osta al lavoro subordinato.
Concretamente, le organizzazioni acquisiranno da parte del datore di lavoro associato una dichiarazione che attesti il possesso dei requisiti nonché la documentazione comprovante, che dovrà essere conservata per un periodo di cinque anni (come indicato nella circolare n. 3/2022 dell’INL); resta infatti ferma la possibilità, per l’Ispettorato del Lavoro e l’Agenzia delle Entrate, di effettuare controlli a campione su requisiti e procedure.
Usufruendo del canale riservato alle organizzazioni datoriali, il datore di lavoro è esonerato dalla presentazione – unitamente alla richiesta di nulla osta o in fase di sottoscrizione del contratto di soggiorno – dell’asseverazione prevista dalle nuove norme al posto delle verifiche prima a carico dell’ITL.
L’Ufficio Paghe della Confagricoltura di Asti è a disposizione dei datori di lavoro per ulteriori informazioni.
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