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E’ stato sicuramente un anniversario particolare quello che ieri ha celebrato il nostro pianeta. La Giornata Mondiale della Terra, istituita dall’ONU il 22 aprile 1970, ieri è stata una ricorrenza che ha assunto un significato più profondo per la concomitanza con la pandemia da coronavirus che ci impone una riflessione generale sul futuro del pianeta.
L’ambiente è sempre stato al centro delle politiche del settore agricolo, che nel corso degli anni ha sviluppato anche nuove tecniche all’avanguardia rivolte al rispetto e alla salvaguardia dell’ecosistema. Gli agricoltori hanno puntato sempre di più l’attenzione verso un sistema alimentare sano, efficiente, sostenibile e di qualità, ben consapevoli di quale dono sia la terra e quante responsabilità comporti la sua coltivazione, o al contrario il suo abbandono, per le successive generazioni.
Secondo il recente rapporto ISPRA, dal 1990 al 2018, l’agricoltura ha ridotto le emissioni di ammoniaca di circa il 23%, quelle di gas serra del 13%, mentre quelle di PM10 del 30%. Per quanto riguarda i mezzi tecnici, invece, dal 2003 al 2018 si registra una riduzione dell’uso di agrofarmaci di circa il 28% e dei concimi chimici del 60%.
L’ISPRA ha quindi evidenziato che le emissioni (in calo) del settore agricoltura e allevamento costituiscono appena il 7% delle emissioni di gas serra.
Sono risultati incoraggianti – afferma Ezio Veggia, rappresentante di Confagricoltura Astiche ci danno lo stimolo a proseguire su questa strada, insieme a tutta la filiera, al mondo scientifico e allo stesso consumatore. Esiste oggi una maggiore consapevolezza dell’impatto che può avere l’uomo sull’ambiente, ma soltanto tutti insieme possiamo raggiungere traguardi migliori”.
Occorrono grandi competenze e investimenti – sottolinea Veggia – per garantire una produzione agroalimentare sicura, sana, che risponda al fabbisogno di cibo e soddisfi sia il consumatore, sia le imprese che ogni giorno si mettono in gioco. E’ necessario investire su un progetto di sviluppo economico e di innovazione che consenta anche di ridurre la pressione su alcune aree e valorizzi le potenzialità di altre risorse naturali capaci di mitigare il cambiamento climatico”.
La sfida climatica è assai complessa e la capacità di mantenere la Terra in salute richiede uno sforzo che non può essere lasciato soltanto agli agricoltori. Non può essere la battaglia di un’azienda o di un Paese – conclude Veggia – ma un impegno globale che richiede politiche economiche nazionali e internazionali”.

La lunga attesa è finita: finalmente dopo innumerevoli anni i cantieri dell’Asti – Cuneo riaprono i battenti. Il nuovo piano finanziario che affida il completamento dell’opera alla società concessionaria del gruppo Gavio è stato approvato ieri mattina dal Cipe, presieduto dal premier Giuseppe Conte, dopo il rinvio della scorsa settimana.
I lavori, fermi dal 2012, consistono nel completamento dei 9 chilometri di autostrada, con una spesa prevista intorno ai 350 milioni di euro: il nuovo progetto prevede infatti l’ultimazione dell’opera rinunciando alla galleria in località Verduno (intervento che aveva fatto lievitare i costi del collegamento a oltre un miliardo e 400 milioni) che sarà sostituita da una “bretella” di 5 chilometri che unirà il moncone dell’autostrada in località Cherasco alla tangenziale di Alba.
Questa è una giornata storica. E’ una notizia bellissima che attendevamo da moltissimo tempo: ora finalmente possono ripartire i cantieri di un’infrastruttura strategica per il nostro territorio che i piemontesi aspettano da più di 30 anni“, hanno affermato soddisfatti il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore a Infrastrutture e Trasporti Marco Gabusi.
Esprimono soddisfazione anche i vertici di Confagricoltura Asti attraverso il loro rappresentante Ezio Veggia (nella foto): “Finalmente è arrivato lo sblocco dei lavori di un’infrastruttura fondamentale per lo sviluppo del territorio, anche per quanto riguarda il comparto agricolo che otterrà grandi benefici in seguito al completamento dell’opera”.