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L’assessore regionale alla Sanità Luigi Genesio Icardi ha nominato Giorgio Sapino commissario per l’emergenza della Peste suina africana nel territorio della provincia di Alessandria. Sapino, già responsabile dei Servizi Veterinari e direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Asl Cn1, dovrà occuparsi della corretta applicazione delle misure di controllo e prevenzione disposte dal Ministero della Salute per la zona infetta.
D’intesa con i presidenti delle Regioni Piemonte e Liguria, Alberto Cirio e Giovanni Toti, verrà inoltre richiesta al Ministero della Sanità la nomina di un commissario interregionale nella figura di Angelo Ferrari, attuale direttore dell’Istituto sperimentale zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, che già opera con valenza sovraregionale.

Nel frattempo il 18 gennaio la Direzione Generale della Sanità animale e dei farmaci veterinari ha emanato un dispositivo con il quale vengono disposte “Misure di controllo e prevenzione della diffusione della Peste suina africana”.
Con la nota il Ministero definisce i provvedimenti da mettere in atto in tre distinte “zone”: la zona infetta in restrizione, una zona che si può definire “cuscinetto” compresa nell’area di 10 Km confinante con la zona infetta e il resto del territorio nazionale.
In linea generale il provvedimento prevede:

A) Zona infetta in restrizione

a. Suini selvatici – si applicano le limitazioni alle attività venatorie e all’aperto come da precedente ordinanza del Ministero della Salute d’intesa con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, l’intensificazione della ricerca di carcasse e la loro gestione e smaltimento e il divieto di movimentazione al di fuori della zona infetta di carne e prodotti a base di carne, di trofei e ogni altro prodotto che sia stato ottenuto da suini selvatici cacciati o comunque macellati;
b. Suini detenuti – Si applica:
1. un accurato censimento di tutti gli stabilimenti che detengono suini;
2. la macellazione immediata dei suini detenuti all’interno di allevamenti bradi e semibradi e allevamenti misti che detengono suini, cinghiali o loro meticci e divieto di ripopolamento per 6 mesi dalla data del
presente dispositivo;
3. la macellazione immediata dei suini detenuti all’interno degli allevamenti familiari previa visita clinica e sotto controllo ufficiale e divieto di ripopolamento per 6 mesi dalla data del presente dispositivo;
4. programmazione delle macellazioni dei suini presenti negli allevamenti di tipo commerciale e divieto di riproduzione e di ripopolamento per 6 mesi dalla data del presente dispositivo;
5. allo scadere dei 6 mesi dal divieto di ripopolamento di cui ai punti 3) e 4), se la situazione epidemiologica lo permetterà sarà possibile il ripopolamento degli allevamenti previa verifica da parte dei servizi veterinari competenti dell’adozione e dei livelli di misure di biosicurezza;
6. esecuzione del controllo virologico di tutti i suini morti e dei casi sospetti;
7. controllo sugli eventuali trattamenti terapeutici sui suini;
8. divieto di movimentazione di suini detenuti in stabilimenti siti in zona infetta ad eccezione della movimentazione finalizzata alla macellazione che dovrà avvenire in vincolo e previa autorizzazione dei Servizi
veterinari competenti;
9. divieto di movimentazione di suini detenuti da e verso la zona infetta;
10. divieto di movimentazione di partite di materiale germinale,
sottoprodotti e partite di carni fresche e prodotti a base di carne, compresi i budelli, ottenuti da suini detenuti nella zona infetta al di fuori di tale zona.

B) Zona “cuscinetto” – le Regioni applicano:

a) rafforzamento della sorveglianza anche attraverso la programmazione dell’attività di ricerca attiva delle carcasse di suini selvatici;
b) regolamentazione dell’attività venatoria e delle altre attività all’aperto di natura agro-silvo-pastorale;
c) censimento di tutti gli stabilimenti che detengono suini e/o cinghiali;
d) divieto di movimentazione diversa da quella finalizzata alla macellazione di cinghiali catturati in aree protette e in altri istituti faunistici;
e) esecuzione puntuale del controllo virologico di tutti i verri e le scrofe morti;
f) controllo sugli eventuali trattamenti terapeutici sui suini non già precedentemente pianificati;
g) adozione di misure di biosicurezza rafforzate negli stabilimenti e verifica dei livelli di biosicurezza di tutti gli allevamenti, dando priorità a quelli di tipologia “semibrado”, attraverso la compilazione delle apposite check list nel sistema Classyfarm.it. In caso di riscontro di non conformità i Servizi veterinari della ASL territorialmente competente, fatta salva l’adozione di specifici provvedimenti sanzionatori, prescrivono modalità e tempi per la risoluzione delle non conformità. Se l’operatore non adempie alle prescrizioni si provvede alla macellazione dei suini detenuti ed al divieto di ripopolamento fino a risoluzione delle stesse;
h) i suini detenuti in allevamenti di tipologia “semibrado” compresi i cinghiali detenuti, laddove i Servizi veterinari della ASL territorialmente competente verifichino l’assenza di strutture che garantiscono l’effettiva separazione con i suini selvatici a vita libera in ogni forma di recinzione, sono trasferiti e trattenuti all’interno di un edificio dell’azienda. Qualora ciò non sia realizzabile o qualora il loro benessere sia compromesso, si provvede alla macellazione ed al divieto di ripopolamento fino alla risoluzione delle carenze riscontrate;
i) rafforzamento della vigilanza sulle movimentazioni dei suini e inserimento dell’obbligo di validazione del Modello 4 da parte del Servizio veterinario della ASL territorialmente competente;
j) macellazione tempestiva dei suini detenuti negli allevamenti familiari e divieto di ripopolamento fino alla revoca della zona infetta;
k) divieto di movimentazione di suini detenuti al di fuori dalla zona salvo derogare tale divieto applicando le condizioni generali e speciali previste dal Regolamento di esecuzione (UE) 2021/605.
Le Regioni interessate dalla zona infetta, limitatamente alla parte indenne, e le Regioni confinanti con l’area infetta dispongono almeno le misure di cui ai punti g), h) e j) e possono disporre di provvedimenti in merito alle attività venatorie.

C) Resto del territorio nazionale

a) censimento di tutti gli stabilimenti che detengono suini ed immediato aggiornamento della BDN;
b) divieto di movimentazione di cinghiali catturati presenti in aree protette e negli altri istituti faunistici diversa da quella finalizzata alla macellazione;
c) verifica dei livelli di biosicurezza degli allevamenti, dando priorità a quelli di tipologia “semibrado”, attraverso la compilazione delle apposite check list nel sistema Classyfarm.it. In caso di riscontro di non conformità i Servizi veterinari della ASL territorialmente competente, fatta salva l’adozione di specifici provvedimenti sanzionatori, prescrivono modalità e tempi per la risoluzione delle non conformità. Se l’operatore non adempie alle prescrizioni si provvede alla macellazione dei suini detenuti ed al divieto di ripopolamento fino a risoluzione delle stesse. Con successivo dispositivo del Ministero della salute sarà concordata la programmazione di detta verifica, fermi restando i livelli già stabiliti nel piano di sorveglianza nazionale;
d) Obbligo di recinzione degli allevamenti della tipologia “semibrado” ed identificazione individuale di tutti i riproduttori ivi presenti.
Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano garantiscono il controllo virologico di tutte le carcasse di cinghiali ritrovati sul proprio territorio ed il controllo virologico di tutti i suini morti negli allevamenti familiari e semibradi presenti nel territorio di competenza.
I provvedimenti presi dal Ministero della Salute interessano non solo gli allevamenti della zona infetta già definita, ma dell’intero territorio nazionale soprattutto in merito ai livelli di biosicurezza. Per quanto sia comprensibile agire con rapidità e in maniera incisiva per circoscrivere l’epidemia ed eradicarla il prima possibile mettendo in sicurezza gli allevamenti suinicoli, sarà altrettanto necessario prevedere dei fondi per permettere agli agricoltori di adeguare i livelli di biosicurezza come richiesto ed indennizzare gli allevatori colpiti dalle conseguenze economiche di tali misure.

Dopo oltre dieci anni dall’ultima pubblicazione, il Ministero della Salute ha pubblicato le nuove linee guida contenenti “Indicazioni per la gestione delle scorte giacenti di prodotti fitosanitari” al fine di aggiornare le precedenti disposizioni all’evoluzione normativa sia di settore (regolamento 1107/2009), che trasversale (regolamento 1272/2008, noto come CLP, che si applica a tutte le sostanze e miscele pericolose). Trattandosi di una linea guida, il nuovo testo non ha valore di legge, ma fornisce indicazioni su come dovrà essere regolamentato lo smaltimento delle scorte nei provvedimenti emanati per ogni specifica casistica, in modo differenziato a seconda del tipo di modifica autorizzativa del prodotto fitosanitario.
Tra le novità si segnala in particolare la possibilità di non fissare alcuna scadenza per lo smaltimento delle scorte per i prodotti le cui autorizzazioni subiranno modifiche di carattere meramente formale, che non riguardano aspetti sanitari, ambientali e agronomici del prodotto.
Negli altri casi, la norma europea concede un periodo per lo smaltimento scorte dei prodotti revocati fino a 6 mesi per la commercializzazione e fino a 18 mesi per l’utilizzo delle scorte.
Tra le situazioni più complicate da disciplinare ricadono sicuramente quelle dovute a modifiche delle condizioni di autorizzazione dell’etichetta di prodotti fitosanitari a seguito di adeguamento a normative comunitarie concernenti la classificazione, l’imballaggio e l’etichettatura delle miscele pericolose. La difficoltà risiede nel dover conciliare quanto previsto dalla normativa di settore (il regolamento 1107/2009 sui prodotti fitosanitari) e da quella trasversale (nel caso specifico il regolamento CLP, che si applica a tutte le sostanze e miscele pericolose, tra cui anche i prodotti fitosanitari e i coadiuvanti). In questo caso, secondo le nuove linee guida, il titolare dell’autorizzazione deve rietichettare il prodotto non ancora posto in commercio e fornisce ai rivenditori e/o distributori autorizzati un facsimile della nuova etichetta che andrà consegnata all’utilizzatore finale per il periodo massimo consentito dal termine stabilito a livello comunitario. Vista la delicatezza del tema, in caso di dubbi, si consiglia sempre di chiedere maggiori informazioni al rivenditore del prodotto.

In seguito alla nota ministeriale DGSAF 9763 del 20 aprile 2021 con la quale il Ministero della Salute fornisce indicazioni sulle tempistiche da rispettare in merito alla identificazione e registrazione dei capi a seguito dell’entrata in applicazione del Regolamento (UE) 2016/429 “Normativa in materia di sanità animale”, Confagricoltura ha inviato una lettera per maggiori chiarimenti, viste le criticità che si stanno riscontrando a livello territoriale.
La nota, infatti, non chiarisce adeguatamente le tempistiche da rispettare in merito soprattutto alla identificazione e registrazione delle nascite dei capi con possibile irrigidimento a dover espletare entrambe le operazioni in massimo 7 giorni, come risulta stiano già richiedendo alcuni servizi sanitari territoriali. Confagricoltura ha chiesto quindi di confermare le attuali tempistiche per tutte le operazioni da svolgere in merito alla identificazione e registrazione dei capi fino all’entrata in vigore del relativo decreto legislativo in stesura.

Il Ministero della Salute ha organizzato, in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (IZSAM), l’evento formativo online “Il registro elettronico dei trattamenti e la semplificazione” che si terrà il 13 maggio prossimo alle 16.
A partire da aprile 2019 è stata resa obbligatoria sull’intero territorio nazionale la ricetta veterinaria elettronica. La sua introduzione, attraverso l’alimentazione del Sistema informativo nazionale per la farmacosorveglianza, consente di tracciare l’intero ciclo di gestione dei medicinali e dei mangimi medicati/prodotti intermedi destinati all’uso in veterinaria, dalla loro prescrizione-erogazione fino alla registrazione delle informazioni dei trattamenti effettuati agli animali destinati alla produzione di alimenti. La dematerializzazione del registro elettronico dei trattamenti rappresenta l’ultimo passo fondamentale per la completa digitalizzazione della tracciabilità del medicinale veterinario e del monitoraggio del consumo dei farmaci, anche in chiave di contrasto all’antibiotico-resistenza per la definizione di indicatori di consumo degli antibiotici. L’appuntamento è rivolto ai veterinari e agli allevatori. Le iscrizioni all’evento sono gestite attraverso il sistema informativo dell’IZSAM, raggiungibile all’indirizzo: http://formazione.izs.it

Per perfezionare le iscrizioni sarà necessario inserire il codice di seguito riportato: RET_21 (valido fino al 10 maggio).

Nella gestione della grave situazione di crisi in Italia e nell’intera Europa, tenuto conto anche del Regolamento di Esecuzione (UE) n. 466/2020 del 30 marzo 2020 relativo a misure temporanee volte a contenere rischi sanitari diffusi per l’uomo, per gli animali e per le piante e per il benessere degli animali in occasione di determinate gravi disfunzioni dei sistemi di controllo degli Stati membri dovute alla malattia da coronavirus (COVID-19), la Commissione Europea ha stabilito, per almeno due mesi, regole straordinarie per facilitare la pianificazione e l’esecuzione dei controlli ufficiali e delle altre attività ufficiali durante la crisi connessa alla pandemia Covid-19.
Al riguardo, si premette che i Servizi Veterinari e i Servizi IAN parte integrante del Sistema Sanitario Nazionale, rivestono un ruolo di supporto rilevante nell’attuale situazione emergenziale. Svolgono, infatti, attività essenziali di controllo e vigilanza per garantire che nonostante le difficoltà legate all’epidemia, sia assicurato il rispetto rigoroso dei requisiti di sicurezza alimentare e salute e benessere degli animali a tutela della salute pubblica.
Ciò premesso, il Ministero della Salute, in continuità con le precedenti disposizioni, ha individuato le attività indifferibili, che devono essere assicurate su tutto il territorio nazionale per motivi di rischio sanitario e/o per elevato impatto economico, e quelle che le Regioni e Province Autonome sulla base di una specifica valutazione del contesto e rischio sanitario sul proprio territorio, possono rimodulare e/o differire per ulteriori 30 giorni.

In allegato la nota del Ministero della Salute

Allegato – 04.08 Attività veterinarie differibili e non differibili