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Le norme attualmente in vigore sulla commercializzazione dei prodotti fitosanitari ad uso professionale stabiliscono, fra l’altro, che i distributori hanno l’obbligo di accertare la validità del certificato di abilitazione all’acquisto ed utilizzo dei prodotti fitosanitari e l’identità dell’acquirente. Per agevolare tale accertamento la Regione Piemonte ha attivato un servizio on line di consultazione per verificare la validità e titolarità di un certificato di abilitazione per prodotti fitosanitari rilasciati dalla Regione Piemonte. Grazie a tale servizio, inserendo il codice fiscale dell’acquirente, che dovrà essere presentato unitamente al documento di identità per l’opportuna verifica dell’identità dello stesso, è possibile visualizzare a video il nome e cognome del titolare, la tipologia e il numero del certificato, le date di rilascio e di scadenza. Nel caso in cui l’acquirente non fosse in possesso di un certificato di abilitazione in corso di validità (perché scaduto o sospeso o revocato), a video non comparirà alcun risultato. Successivamente la procedura on line sarà l’unica modalità per verificare la titolarità e la validità di un certificato di abilitazione poiché a breve non saranno più rilasciati certificati di abilitazione in formato cartaceo. Il servizio di consultazione on line è raggiungibile all’indirizzo: http://www.sistemapiemonte.it/pateweb/public/ricercapatentini/index.shtml

Nel 2018 sono stati immessi in commercio circa 114 mila tonnellate di prodotti fitosanitari, con una diminuzione del 12% rispetto al 2014, prima dell’entrata in vigore del Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN).
Di questi – sulla base dei dati recentemente diffusi dall’Ispa – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – il 47% è costituito da fungicidi, il 18% da insetticidi e acaricidi, il 17,7% da erbicidi e il 17,3% da vari altri prodotti antiparassitari. Per quanto riguarda il contenuto in principi attivi, pari a circa 54 mila tonnellate, si registra un calo complessivo dal 2014 dell’8,9%, pari a -5.266 tonnellate.
Il 57,8 % del totale di principi attivi è costituito dai fungicidi; seguono, nell’ordine, i vari (18,6 %), gli erbicidi (12,7%), gli insetticidi e gli acaricidi (9,9%) e i biologici (0,9%).
Dall’analisi di un periodo più ampio (2008–2018), la distribuzione dei prodotti fitosanitari presenta una contrazione di mercato del 23,7%. Cala il quantitativo di tutte le categorie di fitosanitari acquistati: fungicidi, insetticidi e acaricidi, erbicidi e dei vari altri.

“Il piano di azione nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari è un documento estremamente importante che riguarda il futuro dell’agricoltura del nostro Paese che dovrà confrontarsi sempre più con i temi legati alla produttività e alla sostenibilità”. Lo ha detto il componente della Giunta di Confagricoltura Giovanna Parmigiani che è intervenuta a Roma al Forum di confronto sul PAN, attualmente in fase di consultazione pubblica.
Il piano prevede diverse misure relative all’utilizzo degli agrofarmaci in un’ottica prettamente ambientale. Attualmente il sistema europeo di autorizzazione e controllo degli agrofarmaci è il più stringente al mondo e l’Italia dimostra di essere ancora più virtuosa in questo senso: il ministero della Salute ha attestato che i residui non conformi ai limiti di legge sono inferiori all’1% rispetto a una media europea del 2,5%. Questi risultati – ha evidenziato Confagricoltura – sono il frutto dell’impegno degli agricoltori e di una nuova sensibilità, ma occorre anche ricordare che i fitofarmaci consentono un generale miglioramento della qualità e delle rese dei prodotti agricoli, in particolare di fronte alle nuove necessità causate dai cambiamenti climatici. Secondo stime FAO, infatti, la produzione agricola mondiale calerebbe del 30% senza interventi di difesa.
“In questo contesto l’agricoltura biologica va sì incentivata, ma con particolare riguardo alla sostenibilità economica e non in modo generalizzato – ha osservato Parmigiani – Deve cioè favorire un’alta imprenditorialità che permetta, anche in zone marginali e svantaggiate di collina e montagna, di avere buoni ricavi che non si potrebbero avere con l’agricoltura convenzionale”.
“Il biologico e il convenzionale sono due sistemi che non possono e non devono essere in conflitto – ha rilevato – Sono modi di fare agricoltura diversi per territorialità, tipologia di investimenti e soprattutto per mercati e consumatori finali. Pertanto il PAN deve adottare scelte consapevoli, altrimenti il rischio è che l’agricoltura si trovi sempre più in difficoltà a difendere le colture, ed in particolare dalle nuove emergenze, come ad esempio nel caso della cimice asiatica, potendo disporre di un numero sempre minore di principi attivi”.
A ciò occorre aggiungere che nel nuovo PAN vi sono diversi nuovi adempimenti per le imprese agricole, che vanno ad aggravare un quadro già complesso, non solo legati agli aspetti formali e burocratici, ma anche all’effettiva difficoltà a rispettare le numerose indicazioni operative nell’utilizzo dei prodotti e delle attrezzature fitosanitarie.
Per Confagricoltura occorre contestualizzare il sostegno allo sviluppo del biologico, ma valorizzare anche quell’agricoltura convenzionale che punta su innovazione e sostenibilità, avvalendosi di nuove tecniche di precisione per un uso attento delle risorse disponibili, con meno acqua, meno chimica e più rispetto per l’ecosistema. Ed occorre dare maggiore rilievo a ricerca e innovazione, anche in campo genetico, che possono contribuire a dare strumenti in più agli agricoltori per difendere le colture.
“C’è una crescita di attenzione del consumatore per il benessere fisico e maggiore aspettativa di vita, dovuto alle migliori qualità salutistiche del cibo, che è il frutto del lavoro di agricoltori sempre più impegnati a produrre meglio – ha concluso Giovanna Parmigiani -. La sostenibilità però deve diventare anche una sfida economica, altrimenti le aziende agricole più virtuose, paradossalmente, saranno quelle meno competitive sul mercato globale. Per questo il nostro Paese deve pretendere la reciprocità nelle produzioni in termini di sicurezza alimentare, tutela del lavoro e dell’ambiente”.