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Agrinsieme – il coordinamento di Confagricoltura, Cia, Copagri e Alleanza delle Cooperative Italiane – di recente ha scritto ad ANCI chiedendo un incontro per approfondire la problematica legata alla nuova definizione di rifiuti urbani ed alla TARI con l’obiettivo di facilitare il percorso di transizione delle imprese agricole che producono rifiuti simili agli urbani (per esempio agriturismi, vendita diretta di prodotti agricoli) e le modalità per aderire, se ritenuto opportuno, al servizio pubblico.
Ciò anche in relazione al fatto che la Fondazione IFEL di ANCI lo scorso 25 maggio 2021 ha pubblicato nel suo sito una “nota introduttiva”, che descrive e analizza le principali modifiche che determinano l’attuale assetto normativo, e lo “schema di regolamento TARI”, supporto ai Comuni per aggiornare i Regolamenti TARI.
L’interpretazione fornita da IFEL mette in discussione la qualifica di impresa agricola rispetto alle attività connesse, soprattutto per gli agriturismi e le aziende agro-industriali, arrivando alla conclusione che le predette attività agricole “potranno continuare ad essere assoggettate alla Tari, limitatamente alle superfici produttive di rifiuti urbani. Rimane ferma, ovviamente la facoltà di fuoriuscita dal servizio pubblico delle aziende in questione, nonché la loro possibilità di sottoscrivere una convenzione col gestore per il conferimento dei rifiuti speciali, la quale però si pone al di fuori del campo di applicazione della TARI”.
Ciò sembra contraddire quanto esplicitato dalla Circolare del Mite del 12 aprile 2021 che ha precisato che i rifiuti agricoli sono sempre rifiuti speciali in linea con quanto previsto dalla Direttiva europea, dando comunque la possibilità, in ogni caso, di concordare a titolo volontario con il servizio pubblico di raccolta modalità di adesione al servizio stesso per le tipologie di rifiuti quali ad esempio rifiuti di imballaggi, rifiuti indifferenziati, rifiuti biodegradabili.
Infine, si sta intervenendo anche con il Ministero della Transizione Ecologica per attivare tutte le sinergie per arrivare ad un quadro il più possibile chiaro per tutta la filiera dei rifiuti.

Confagricoltura ha recentemente rivolto la propria attenzione verso la classificazione dei residui di potatura derivanti da attività di manutenzione del verde, alla luce delle novità introdotte dal D.lgs. n.116/2020 alla Parte IV del D.lgs. 152/2006. Questo decreto esclude i residui agricoli dal campo di classificazione dei rifiuti urbani, ad eccezione dei residui derivanti dalla manutenzione del verde pubblico, come foglie, sfalci d’erba e potature di alberi, che sono compresi tra i rifiuti urbani.
Una decisione che crea parecchia perplessità da parte degli agricoltori i quali, a fronte del loro importante lavoro di tutela e salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, speravano di essere equiparati anche agli operatori della manutenzione del verde pubblico. Gli sfalci e le potature derivanti dall’attività di manutenzione del verde pubblico, se realizzati dall’imprenditore agricolo nell’esercizio dell’attività agricola, sono infatti classificati come rifiuti speciali ai sensi della lett. a), comma 3, dell’art. 184. Questi residui possono essere utilizzati in agricoltura, nella silvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa. Inoltre, è ancora permesso all’imprenditore agricolo che non utilizzi direttamente i residui vegetali nel ciclo aziendale, cederli anche a terzi per il riutilizzo in agricoltura o per la produzione di energia (sempre nel regime di esclusione dalla normativa sui rifiuti).
Per tale motivo in questo momento di incertezza si ritiene che gli operatori del settore debbano valutare la possibilità di qualificare i loro residui della manutenzione come sottoprodotti rispettando le condizioni di cui all’articolo 184-bis e le regole del DM 264/2016.
Qualora vengano classificati rifiuti, è opportuno attenersi alle modalità operative già utilizzate in precedenza. Ci risulta, ad esempio, che alcuni territori abbiamo gestito i rifiuti della manutenzione del verde pubblico e privato come rifiuti speciali, attribuendo loro il codice CER 20 02 01.

In relazione al quadro descritto, ed alle numerose incertezze applicative delle nuove norme, Confagricoltura :
• si è fatta promotrice di un emendamento all’interno del ddl C. 2845 di conversione del D.L. 83/2020 (milleproroghe 2021) diretto a prorogare l’entrata in vigore delle disposizioni connesse alla nuova definizione di rifiuto urbano;
• sta coinvolgendo le amministrazioni competenti per avere gli opportuni chiarimenti;
• sta procedendo ad approfondimenti ulteriori al fine di fornire:
1. nel caso di classificazione dei residui della manutenzione del verde pubblico e privato come rifiuti, un quadro completo sui codici CER utilizzati e sulla tipologia di autorizzazione rilasciata dall’Albo nazionale gestori ambientali (fino ad ora è stato rilevato l’utilizzo del codice CER 20 02 01 ed il rilascio dell’autorizzazione in categoria 2 bis);
2. per la qualificazione come sottoprodotto dei residui della manutenzione del verde, indicazioni sulle procedure a cui attenersi, sui documenti da predisporre;
3. un quadro sulle opportunità/criticità di sviluppare a livello territoriale esperienze di compostaggio sul luogo di produzione e di comunità, anche in relazione al rafforzamento di questa attività in relazione al nuovo art. 182 ter sui rifiuti organici.

Sui tre approfondimenti eventuali contributi possono essere inviati al seguente indirizzo di posta elettronica: areambiente@confagricoltura.it.

Entrerà in vigore il 26 settembre prossimo il D.lgs n. 116, con cui vengono recepite due delle quattro direttive comunitarie del 2018 che costituiscono il cosiddetto “Pacchetto Economia Circolare”. La materia trattata dal decreto riguarda principalmente i rifiuti e gli imballaggi, ma sono state anche apportate modifiche sostanziali alla parte IV del D.lgs 152/06, quella che disciplina la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati.
Le novità di maggiore rilievo introdotte fanno capo essenzialmente alla responsabilità estesa del produttore per tutto ciò che riguarda la prevenzione della produzione di rifiuti e la loro preparazione per il riutilizzo, riciclaggio e recupero. Le misure sono in particolar modo finalizzate a incoraggiare una progettazione che miri a ridurre gli impatti ambientali e la produzione di rifiuti durante tutto il ciclo di vita di un qualsiasi prodotto. Vi sono poi azioni mirate a favorire il riutilizzo degli imballaggi e l’adesione, da parte dei produttori, a consorzi di gestione, oltre a modifiche al decreto del ministro dell’Ambiente 8 aprile 2008 sui centri di raccolta differenziata dei rifiuti urbani.
Il decreto comprende anche dei nuovi allegati che contengono esempi di strumenti economici per incentivare l’applicazione della gerarchia dei rifiuti e aggiornano l’elenco delle attività che producono rifiuti.