Ispra ha presentato l’Annuario dei dati ambientali 2019, un quadro aggiornato sullo stato di salute del nostro Paese.
L’Italia risulta tra i Paesi europei più ricchi di biodiversità e con livelli elevatissimi di endemismo (specie esclusive del nostro territorio); un patrimonio che vede però alti livelli di minaccia per flora e fauna.
Nel complesso, il sistema delle aree protette nazionali/regionali, insieme alla Rete Natura 2000, copre un’estensione superiore ai 9 milioni di ettari (pari a circa il 30% della superficie nazionale).
Quanto allo stato di salute della fauna in Italia, tra i vertebrati sono i pesci d’acqua dolce quelli più minacciati (48%), seguiti dagli anfibi (36%) e dai mammiferi (23%), mentre tra le piante più tutelate dalle norme UE, il 42% è a rischio.
Le minacce più gravi vengono dal costante aumento delle specie esotiche introdotte in Italia (più di 3300 nell’ultimo secolo), nonché dal degrado, dall’inquinamento e dalla frammentazione del territorio.
In merito al consumo di suolo, il rapporto evidenzia come continui a gravare sulla perdita di biodiversità, con 23.000 km2persi ad una velocità di quasi 2 m2/sec tra il 2017 e il 2018. Sebbene il fenomeno mostrasse segnali di rallentamento, probabilmente a causa della congiuntura economica, dal 2018 il consumo di suolo ha ripreso a crescere.
Il territorio italiano risulta fortemente esposto anche al dissesto idrogeologico, con quasi 1,3 milioni (pari al 2,2% del totale) di abitanti residenti in aree esposte al rischio frane con pericolosità elevata e molto elevata.
Rispetto all’Europa, l’Italia cresce molto di più nell’uso circolare dei materiali, risultando terza per la cosiddetta “produttività delle risorse”, un indice usato in Europa per descrivere il rapporto tra il livello dell’attività economica (prodotto interno lordo) e la quantità di materiali utilizzati dal sistema socio-economico (CMI – consumo di materiale interno).
In merito alle emissioni di gas serra, in Italia è stata registrata una diminuzione del 17,2% nel medio periodo (1990-2018). Nel primo trimestre di quest’anno, a causa del lockdown, si stima una riduzione dei gas serra del 5,5%, a fronte di una variazione del PIL pari a -4,7 %. Nel 2018 la diminuzione era stata dello 0,9%, rispetto all’anno precedente e per il 2019 la tendenza è di una riduzione del 2,0% rispetto al 2018.
Per quanto riguarda la quota di energia da fonti rinnovabili, questa è risultata pari al 18,3% rispetto al consumo finale lordo, valore superiore all’obiettivo del 17% da raggiungere entro quest’anno. Prossimo obiettivo da raggiungere sarà il 32% entro il 2030.
Per i rifiuti urbani si stima per il 2019 una produzione pari a quella del 2018, mentre gli scenari al
La situazione rimane preoccupante anche per gli inquinanti atmosferici. In particolare, il Bacino padano è una delle aree dove l’inquinamento atmosferico è più rilevante in Europa. Guardando ai dati del 2019, il valore limite giornaliero del PM10 è stato superato nel 21% delle stazioni di monitoraggio (50 microgrammi per metro cubo, da non superare più di 35 volte l’anno). Rispettati invece i limiti per i PM2,5 nella maggior parte delle stazioni di rilevamento.
Per quanto riguarda infine le sostanze chimiche, a preoccupare sono soprattutto i prodotti fitosanitari: nelle acque superficiali il 24,4% dei punti monitorati mostra concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientale, mentre il 6% presenta non conformità nelle acque sotterranee.
Secondo l’ultimo rapporto ISPRA, nel 2018 sono stati immessi in commercio circa 114 mila t di prodotti fitosanitari, con una diminuzione del 12% rispetto al 2014, anno di entrata in vigore del Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN); mentre estendendo il periodo, dal 2011 al 2018, la riduzione è stata di quasi il 20%.