DANNI DA FAUNA SELVATICA: RELAZIONE TECNICA DA PARTE DI ISPRA
ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, in collaborazione con le Regioni, ha pubblicato una relazione in merito ai danni da fauna selvatica sull’agricoltura e sugli incidenti stradali elaborata nell’ambito dei lavori del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale (CTFVN).
Dalle analisi e dalle elaborazioni condotte sui dati a disposizione, la relazione mette in evidenza che i danni causati in Italia dalla fauna selvatica sono in aumento e hanno raggiunto negli ultimi anni cifre significative. Solamente per lupo e cinghiale superano i 23 milioni di euro/anno, ma gli impatti reali sono fortemente sottostimati. Il cinghiale è responsabile del maggior danno agricolo, con una stima che supera i 171 milioni di euro nel periodo 2015-2023. Il lupo invece, con la sua espansione, impatta maggiormente sulla zootecnia, dove tra il 2015 e il 2019, sono stati registrati quasi 18.000 eventi di predazione, con la perdita di oltre 43.700 capi soprattutto ovicaprini, ma anche bovini, equini, suini e in alcuni casi specie avicole. L’impatto si concentra in specifiche aree geografiche rendendo spesso la gestione inefficace.
Il documento segnala anche l’impatto crescente dei cervidi, come cervo, daino e capriolo; benché le perdite economiche siano numericamente inferiori, queste specie colpiscono in modo specifico vigneti, frutteti e vivai forestali, specialmente nelle aree dove le popolazioni sono in espansione verso il fondovalle.
Come già specificato, Ispra sottolinea che si tratta di dati sottostimati rispetto al fenomeno reale, sia a causa della non sempre puntuale trasmissione dei dati, sia perché per diverse specie, come ad esempio la nutria, gli impatti non vengono indennizzati e di conseguenza non vengono nemmeno denunciati dagli agricoltori; un limite strutturale è rappresentato dalla mancanza di un sistema di raccolta omogeneo a livello nazionale, che rende le informazioni trasmesse dalle Regioni e dalle Province autonome estremamente frammentate per contenuti, dettagli e aggiornamento, impedendo di fatto una valutazione critica e una comparazione su scala nazionale.
In allegato la relazione di ISPRA







