Con una serie di provvedimenti e l’istituzione del codice tributo, sono state rese note le modalità di calcolo ed utilizzo del credito d’imposta a favore delle aziende per i pagamenti ricevuti in modalità elettronica.
Per quanto riguarda il settore agricolo, il credito può essere interessante per tutte quelle aziende che vendono prodotti al dettaglio (ossia a consumatori privati) sia in azienda che in punti vendita e mercati, nonché per le attività agrituristiche.
Riassumiamo brevemente cosa prevede la norma.

A chi spetta il credito d’imposta ed in che misura

Il credito d’imposta interessa tutti i soggetti che esercitano attività agricola, d’impresa, arte o professioni che, nell’anno d’imposta precedente, abbiano avuto un fatturato non superiore ad euro 400mila.
Il predetto credito d’imposta spetta alle aziende che ricevono pagamenti attraverso modalità elettronica ossia tramite bancomat, carta di credito, carta di debito, prepagate emesse da operatori finanziari ma anche attraverso altri strumenti di pagamento elettronici tracciabili quali, a titolo esemplificativo, Paypal, Satispay, SumUp, Nexi ecc.
E’ pari al 30% delle commissione applicate all’azienda da parte degli operatori finanziari o da coloro che sono autorizzati al servizio di pagamento elettronico. Ricordiamo anche che, se per tutti i soggetti citati vale l’obbligo di accettare pagamenti elettronici, le sanzioni originariamente previste dal “Decreto Fiscale” sono state abrogate dalla legge di bilancio 2020, ragion per cui ad oggi questo resta un obbligo generalizzato, ma non sanzionato. Si è invece abbassata a 1.999,99 euro dal primo luglio la soglia per il divieto di pagamenti in contanti.
Nel caso di effettuazione od accettazione di somme in contanti superiore al predetto limite, le sanzioni esistono e sono piuttosto importanti (da 2.000 a 50.000 euro).

Adempimenti

Gli adempimenti spettano principalmente agli operatori finanziari o agli altri soggetti che mettono a disposizione delle aziende i sistemi che consentono il pagamento elettronico in quanto spetta a loro comunicare all’Agenzia delle entrate le informazioni necessarie a controllare la spettanza del credito d’imposta ossia il numero e l’elenco delle transazioni eseguite, la modalità e l’ammontare delle commissioni incassate.
Le medesime informazioni devono essere trasmesse alle imprese che usufruiscono del servizio di pagamento elettronico tramite pec o con la pubblicazione nell’online banking degli stessi, entro il ventesimo giorno del mese successivo al periodo di riferimento.
Sulla base dei dati ricevuti l’azienda potrà provvedere al calcolo del credito d’imposta pari, come detto, al 30% delle commissioni pagate sulle transazioni effettuate in un determinato periodo.

Modalità di utilizzo: il codice tributo

Il credito cui l’azienda ha diritto potrà essere utilizzato esclusivamente in compensazione sul modello F24 utilizzando il codice tributo 6919; andranno anche valorizzati il mese e l’anno di maturazione del bonus che coincide con il momento di effettivo addebito della commissione da parte della banca o degli altri operatori che mettono a disposizione il servizio di pagamento con modalità elettronica.
L’importo del credito calcolato potrà essere utilizzato a partire dal mese successivo a quello di pagamento delle commissioni; allo stato attuale non sono previsti limiti temporali all’utilizzo.
Il credito maturato ed utilizzato dovrà essere indicato nella dichiarazione dei redditi in una apposita sezione del quadro RU che è dedicata ai vari crediti d’imposta.